Diane Chamberlain.

OLTRE LA NEBBIA IL CIELO.
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Titolo originale: Cypress Point.
Traduzione di: Paola Como.
2003 Harlequin Mondadori, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Una California insolita, perennemente
avvolta dalla nebbia.
Due amiche unite da un legame profondo,
da una lealt reciproca capace
di superare qualsiasi prova.
Ma un evento imprevedibile, sconvolgente come
la malattia, devasta la vita di entrambe
e di chi vive loro accanto.
Poi, dopo tanto dolore, una donna che viene
dal passato, una donna dotata di poteri molto
particolari, sapr regalare un po' di serenit
alla vita di tutti.
Joelle ha desiderato un figlio per anni.
Ma quando scopre di essere incinta il
mondo le crolla addosso. L'uomo giusto
nel momento sbagliato.
A separarla dal padre di suo figlio,
Liam, c' un groviglio di sensi di colpa
e di sofferenza, e una moglie, Mara -
la migliore amica di Joelle - che da un
anno  costretta in una casa di cura.
Joelle e Liam per mesi hanno condiviso
il dolore e la preoccupazione per
la sorte della donna, da mesi si sono
alternati accanto al suo letto, a
quel sorriso ormai vuoto e spento.
Ogni giorno. Tranne uno.
Carlynn Shire, anziana guaritrice
dai poteri inauditi, potrebbe tentare
il miracolo in cui tutti ormai hanno
smesso di sperare.
Tra le pieghe del tempo e dei ricordi,
tra luoghi carichi di fascino e di
suggestione, si rincorrono donne forti,
coraggiose, generose; e dall'intreccio
dei loro rapporti prende forma una
trama avvincente che esplora in
profondit il terreno dei sentimenti
svelandone i limiti e le risorse infinite.
Una storia d'amore, d'amicizia e di
solidariet.
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Questa  un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti persone della vita reale  puramente casuale.
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Ai miei meravigliosi fratelli,
Tom e Rob,
e alla mia affezionata sorella, Joann.
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Niente male come anno, non vi pare?
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PROLOGO.
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Big Sur, California, 1967.
La nebbia, un'ovatta bianca e corposa, avvolgeva la costa e
si muoveva lenta e pigra nell'aria. Chi non conosceva Big
Sur, difficilmente avrebbe individuato i dodici piccoli capanni
della Comune di Cabrial che punteggiavano la scogliera
a picco sull'oceano. La nebbia non era un fenomeno
straordinario per quella zona, ma negli ultimi sette giorni
non si era mai diradata. Per tornare a casa, i venti adulti e i
dodici ragazzini della Comune dovevano indovinare quale
fosse la strada che portava alle loro abitazioni; e solo una
volta entrati potevano essere sicuri di averla trovata. I genitori
raccomandavano ai figli di non giocare vicino all'orlo della scogliera e le madri pi ansiose li costringevano a
restare in casa al mattino, quando la foschia era pi densa.
Gli uomini che lavoravano negli orti erano costretti a chinarsi
fino a terra, per non strappare i germogli di lattuga e
dei cavolini di Bruxelles invece delle erbacce. Qualcuno, di
notte, ne approfittava per infilarsi in un letto diverso dal
proprio, per quanto non occorressero pretesti: nella Comune
l'amore era libero ed era bandita ogni forma di gelosia.
In quella terza settimana d'estate, gli abitanti della Comune
di Big Sur avevano l'impressione di essere ciechi: i
rumori giungevano soffocati, la sirena delle navi si riduceva
a un lamento di cui non si percepiva la provenienza, e
non capivano neppure se il mare si apriva di fronte a loro
oppure alle spalle.
Un suono, tuttavia, riusc a fendere la nebbia. Le grida
giungevano da uno dei capanni e i bambini, alcuni nudi,
smisero di giocare a nascondino e cercarono di capire da
dove provenissero quei lamenti. I pi sensibili, o i pi paurosi,
rabbrividirono. Alla fine realizzarono ci che stava accadendo.
A Cabrial non esistevano segreti, neppure per i
pi piccoli. Nella casetta numero quattro, il capanno Arcobaleno,
Ellen Liszt stava partorendo.
Nella piccola radura di fianco al capanno, Johnny Angel
era impegnato a spaccare legna. Si era levato il giubbotto
e la felpa e li aveva appoggiati sulla balaustra traballante
del portico, rimanendo a petto nudo. Malgrado la
nebbia, era una giornata afosa.
Felicia, la levatrice, all'interno del capanno sterilizzava
i ferri e le forbici su una minuscola stufa. Johnny intu che ci
sarebbe stato bisogno di altra legna, sebbene ne avesse gi
tagliata molta. Sollev di nuovo l'ascia e la fece ricadere pi
volte, quasi ipnotizzato dalla violenza con cui infieriva sui
ceppi. Ogni tanto s'interrompeva per aspirare una boccata
di fumo dalla sigaretta appoggiata sulla balaustra, e nei momenti
di pausa sentiva il cuore battere all'impazzata. Gli tremava
la mano per la fatica, ma non era solo quello il motivo,
lo sapeva. Trasaliva a ogni grido di dolore che proveniva
dalla camera da letto, e non smetteva di vibrare colpi d'ascia,
nella speranza assurda di far tacere le grida.
Non sarebbero durate ancora per molto, si disse. Le doglie
erano iniziate di notte. Come aveva stabilito con Ellen,
Johnny si era precipitato al capanno Raggio di luna, avanzando
a tentoni nella nebbia e nel buio. Aveva svegliato Felicia
e lei, afferrata la borsa con gli strumenti, si era diretta
al capanno Arcobaleno. Quando aveva visto Ellen alla luce
della lanterna, Johnny si era spaventato: sembrava molto
pi giovane e pi piccola dei suoi diciott'anni, una ragazzina
piena di paura. Johnny non riusciva ad avvicinarsi,
non sapeva cosa dire, come toccarla, come aiutarla. Ellen
aveva il viso sudato, respirava a fatica. Johnny temeva
che potesse vomitare, e lui odiava vedere qualcuno vomitare,
lo faceva star male.
Aveva lasciato sole le due donne ed era uscito dal capanno
per andare alla catasta di legna. Non si aspettava
che ci volesse tanto tempo. Quante ore erano passate? Sapeva
soltanto che aveva fumato due pacchetti di Kools e il
mentolo era sul punto di incendiargli la gola.
Felicia gli aveva chiesto se desiderava assistere al parto
e Johnny era rimasto immobile, con gli occhi sbarrati.
Non voleva restare in quella stanza. Ora per si sentiva un
vigliacco. Sapeva di uomini che si erano battuti per il diritto
di entrare in sala parto con le proprie donne, e due abitanti
di Cabrial avevano assistito le compagne mentre davano
alla luce i loro bambini. Ma Johnny aveva diciannove
anni e non era come quegli uomini. E poi Ellen non si
trovava in una sala parto, era sdraiata sul vecchio materasso
matrimoniale steso sul pavimento, nella piccola stanza
che avevano condiviso negli ultimi sei mesi. Al posto
delle lenzuola c'erano fogli di giornale, perch, a sentire Felicia,
il processo di stampa era garanzia di sterilizzazione.
Felicia non era un'ostetrica e neppure una levatrice, era soltanto
la mamma di quattro bambini che in quel preciso
istante giocavano a nascondino nella nebbia.
Quando ne avevano parlato, a Johnny era sembrata una
buona idea che fosse Felicia a far nascere il loro bambino:
le donne, dopotutto, da sempre aiutavano altre donne a
partorire. Ma adesso che stava accadendo, adesso che le urla
di Ellen gli facevano rizzare i capelli, molte delle abitudini
di Cabrial, che prima reputava convincenti, gli parevano
grottesche.
I suoi genitori non avevano nascosto il disappunto
quando lui aveva manifestato l'intenzione di trasferirsi nella
Comune di Big Sur con Ellen. Johnny aveva descritto la
vasta costruzione di pietra, la sala in cui la comunit si riuniva
a mangiare; tutti gli ospiti erano tenuti ad alternarsi
in cucina e nei turni di pulizia, aveva spiegato con entusiasmo.
E sua madre, pronta, gli aveva chiesto perch in
passato non si fosse mai degnato di aiutarla nelle faccende
domestiche. Per un po' i suoi genitori avevano scherzato
sui nomi dei capanni - Arcobaleno, Raggio di luna, Polvere
di stelle - ma quando avevano saputo che alla Comune
non esisteva il telefono si erano preoccupati. Alla fine, lo
avevano minacciato: se si fosse ritirato da Berkeley per trasferirsi
a Big Sur non gli avrebbero mai pi allungato un
centesimo, n per la scuola n per altro. Johnny aveva risposto
che andava bene cos. Non c'era bisogno di molto
denaro per vivere nella Comune. Lui e Ellen avrebbero coltivato
la terra e si sarebbero presi cura l'uno dell'altra.
Eppure, in quel momento, Johnny avrebbe dato qualsiasi
cosa perch sua madre fosse l, con lui. Lei non immaginava
neppure che suo figlio stava per diventare padre.
E l'avrebbe mortificata sapere che il suo primo nipote
nasceva in quel modo, senza assistenza medica, e al di fuori
del matrimonio. Johnny riusciva a stento a immaginare
le reazioni dei suoi genitori di fronte al rituale che sarebbe
seguito alla nascita. Felicia avrebbe sotterrato la placenta,
piantandovi sopra un albero perch l'anima del bambino
rimanesse legata a quella terra di pace.
Il tredicesimo bambino. Di colpo, mentre aggiungeva altri
pezzi di legna alla catasta, a Johnny venne in mente che
suo figlio, o sua figlia, sarebbe stato il tredicesimo nato nella
Comune. Di solito non era superstizioso, ma il pensiero
lo riemp di timori. Non voleva che il suo bambino nascesse
con una maledizione sulla testa. Si chiese se lui e Ellen non
avessero preso quella gravidanza troppo alla leggera. Accese
un'altra sigaretta. Si erano gi immaginati il loro bambino.
Non gli avrebbero mai tagliato i capelli e, se l'avesse
desiderato, gli avrebbero permesso di andarsene in giro nudo,
per non provare imbarazzo verso il proprio corpo. Quel
bambino, o quella bambina, sarebbe cresciuto nella Comune
di Cabrial senza le regole e le costrizioni imposte dalla societ.
Quanto all'educazione, lo avrebbero istruito adulti
che condividevano i medesimi valori. Avevano discusso sui
nomi possibili: Shanti Joy, se fosse nata una femmina, e Sky
Blue, se avessero avuto un maschio. Johnny si era prospettato
una vita idilliaca, ma ora temeva che lui e Ellen avessero
scherzato col fuoco.
Con le braccia doloranti e l'ennesima sigaretta fra le dita,
si sedette su un gradino del portico. In quel momento
Ellen ricominci con i lamenti. Johnny strinse gli occhi per
non sentirla. Amava Ellen? Prima, quando aveva accompagnato
Felicia nel capanno, gli era sembrata un'estranea,
la pelle che luccicava di sudore, le ciocche di capelli scuri
appiccicate al viso. Ellen occupava pi della met del materasso:
aveva messo su un bel po' di chili durante la gravidanza.
Avrebbe fatto la fine di Felicia, che era l'immagine
della Madre Terra. Una donna grassa, dai capelli lunghi,
ricci e grigi. Si vergogn di quei pensieri. Non conta niente,
si disse, l'aspetto non conta. Nelle condizioni di Ellen,
anche lui sarebbe sembrato un mostro. Schiacci il mozzicone
sotto il sandalo, poi scatt in piedi e, accarezzandosi
la barba nera e rada, la barba di un ragazzo, guard fisso
davanti a s, oltre la nebbia. Se la giornata fosse stata limpida
avrebbe potuto scorgere l'oceano al di l dei capanni
e della scogliera a strapiombo sul mare. Ma lo sguardo era
costretto a fermarsi sulle nuvole di nebbia.
All'improvviso si rese conto del silenzio. I lamenti e le
grida erano cessati. Johnny si gir verso la porta. Era tutto
finito? Perch il bambino non piangeva? Sent un rumore
di passi sul pavimento di legno, poi Felicia si affacci dalla
zanzariera, il viso paonazzo, l'aspetto selvatico.
Aiutami, Johnny disse.  una bambina e non respira.
Porta qui subito quella donna arrivata ieri notte, l'amica
di Penny, Carlynn. Lei  medico.
Johnny annu e corse in direzione del capanno Fiordaliso,
dove abitava Penny. Si augur di riconoscerlo nella
nebbia. C'era stato diverse volte, di notte, nei due mesi precedenti.
Era stata Ellen a incoraggiarlo, a spingerlo nelle
braccia di Penny per fare sesso. In quei mesi lei non aveva
voglia di fare l'amore.
Le gambe riconobbero la strada che portava al capanno.
Aveva visto quella donna in soggiorno, la sera prima,
ma non conosceva il suo nome. Sapeva soltanto che era una
vecchia amica di Penny e che era l di passaggio. Una ragazza
minuta e sottile, dai grandi occhi blu. I capelli biondi
e spettinati, lunghi fino alle spalle, le incorniciavano il
viso in maniera molto attraente. Doveva avere circa trentacinque
anni, come la madre di Johnny, ma non aveva un
aspetto materno, e neppure quello di un medico.
Quando Johnny irruppe in soggiorno, Penny e Carlynn
erano sedute alle due estremit del divano, intente a cucire.
Trasalirono per l'intrusione.
La bambina non respira... riusc a dire Johnny.
Carlynn abbandon ago e filo e si precipit verso la porta.
Lui e Penny la seguirono.
Da che parte? chiese Carlynn mentre si faceva strada
nella nebbia.
Johnny le afferr un braccio e la trascin in direzione
del capanno Arcobaleno. Si ferm soltanto quando furono
sugli scalini dell'ingresso.
 qui disse indicando la porta.
Carlynn gli prese il polso e lo tenne stretto: La tua ragazza
ha bisogno di te. Johnny cap di non avere scelta.
L'interno del capanno era soffocante, l'umidit toglieva
il fiato, Ellen piangeva e tremava come se avesse la febbre.
Quando vide Johnny, allung una mano verso di lui.
Johnny si chin a baciarle la fronte bagnata di sudore e fu
sul punto di piangere. Era stato debole e stupido, pens
mentre l'abbracciava, aveva lasciato che sopportasse tutto
da sola. Avrebbe dovuto rimanere l, accanto a lei, durante
il travaglio. Vide Felicia e Carlynn affaccendarsi attorno a
sua figlia. Il tredicesimo bambino.
Il cordone era avvolto intorno al collo spieg Felicia.
Carlynn annu. Si protese sulla neonata e le soffi nel
naso e nella bocca. Una respirazione d'emergenza. Johnny
si aspettava che seguissero pianti e strilli, invece sent solo
il lamento di Ellen che riempiva la stanza.
Carlynn fece un altro tentativo, mentre Felicia si sedeva,
con gli occhi umidi. Se n' andata mormor. Se n'
andata.
Non  possibile, non voglio gemette Ellen. Johnny la
strinse a s e appoggi le guance umide contro le sue.
Poi Carlynn sollev la bambina e Johnny vide le piccole
braccia cadere senza vita lungo i fianchi. La pelle era
quasi grigia. Carlynn abbracciava la piccola in modo strano,
i palmi appoggiati sul petto e sulla schiena, le labbra
contro le tempie bluastre. Teneva gli occhi chiusi e le ciglia
sfregavano rapide le guance; il respiro era lento, profondo.
Nella stanza cadde il silenzio. Johnny dubitava che
Carlynn si comportasse da medico e non capiva quali fossero
le sue intenzioni.
Lei fece un altro respiro profondo, che si trasform in
un lento flusso di calore contro la tempia della bambina.
Dopo qualche istante, si ud un mugolio. Carlynn le alit
ancora sulla fronte e all'improvviso nella stanza esplose un
pianto. La bambina riprese colore, Carlynn la avvolse in
una vecchia coperta di lana e la porse a Ellen.
Johnny abbracci la sua compagna e sua figlia: un senso
d'amore e di gratitudine gli riempiva il cuore. Fuori del
capanno la nebbia si stava diradando e per la prima volta in
quella settimana Big Sur fu abbagliata dalla luce del sole.

 Capitolo 1.

Penisola di Monterey, California, 2001.
A met della notte, Joelle guardava la nebbia galleggiare
fuori della finestra, una nebbia calata all'improvviso che la
separava dal resto del mondo. Non riusciva a dormire. L'insonnia
si faceva sentire soprattutto in estate. Si svegliava
ogni mattina nell'appartamento in penombra, in un condominio
dalle tapparelle bianche. Due anni prima, subito
dopo il divorzio, si era trasferita alla marina di Carmel, attratta
dalla bellezza di una cittadina cos quieta.
In realt, non era soltanto la nebbia a tenerla sveglia in
quella notte di inizio giugno. Joelle si rigirava nel letto, tormentava
in continuazione il cuscino. Da due settimane si
chiedeva se le fitte pungenti che le attraversavano la pancia
fossero dovute all'arrivo del ciclo. Non era mai stata regolare.
A volte passavano mesi senza che avesse le mestruazioni;
altre volte si manifestavano a distanza di una o
due settimane. Proprio la loro imprevedibilit aveva reso
problematico, se non impossibile, il concepimento durante
gli otto anni di matrimonio con Rusty. L'assenza del ciclo
dava a entrambi un'illusione, che si infrangeva non appena
il test di gravidanza aveva esito negativo. Forse era
stata proprio la mancanza di un figlio la causa del fallimento
del loro matrimonio. Due anni prima, quando gli
esami medici non avevano dato risultati chiari, Rusty era
stato molto diretto: aveva incontrato un'altra e le aveva
chiesto il divorzio. Joelle si sarebbe aspettata di soffrire,
invece si era sentita sollevata. La loro unione, ormai, si era ridotta
a un unico obiettivo, e Joelle era stanca di controllare
la temperatura, di ripetere il test delle urine, di farsi visitare
da nuovi medici. Una vita troppo pianificata aveva
sciupato l'amore. Le supposizioni su chi dei due fosse sterile
trovarono conferma quando la nuova moglie di Rusty
rimase incinta. Adesso lui era diventato il padre orgoglioso
di un maschietto e Joelle invece sapeva che non avrebbe
mai avuto figli.
Dalla strada salirono voci di persone che ridevano e
schiamazzavano. Il letto di Joelle era nel mezzo della stanza,
tra le finestre aperte, e per un attimo le sembr che tutta
quella confusione provenisse dalla sua stessa casa, o da
se stessa. Il palazzo dove abitava era a una certa distanza
da Ocean Avenue, la via principale di Carmel, ma i turisti
a volte erano costretti a parcheggiare lontano dal centro.
Joelle immaginava di chi fossero le voci: villeggianti che
non dovevano svegliarsi presto per andare al lavoro, gente
che aveva trascorso la serata dentro e fuori i negozi e le
gallerie d'arte, per concluderla a cena in ristoranti suggestivi.
Si premette il cuscino sulla testa e chiuse gli occhi.
Il suo era uno dei due appartamenti di una casa d'epoca
che, un tempo, era stata la residenza di un'unica famiglia.
Si trovava a soli tre isolati dall'oceano e dalla spiaggia
di sabbia bianca di Carmel. La sera, dalle finestre della
camera da letto e del soggiorno, quando la nebbia non era
troppo fitta, poteva guardare il sole che calava nel Pacifico.
I suoi vicini, Tony e Gary, erano una coppia gay che viveva
nell'appartamento al piano terra. I rapporti con loro
erano cordiali, a volte pranzavano insieme, oppure guardavano
un film sul televisore gigante di Tony e Gary. Avevano
vent'anni e sembravano felici insieme. Quando sentiva
le loro risate provenire dall'appartamento di sotto, Joelle
aveva l'impressione di essere ancora pi sola.
I turisti salirono in macchina, Joelle sent i colpi delle
portiere che sbattevano. Nascose la testa sotto il cuscino.
Non riusciva a prendere sonno.
Gett di lato le coperte e and in bagno. Dall'armadietto
sopra il lavandino prese un vecchio sacchetto di plastica,
lo port con s in camera e sparse il contenuto sul copriletto.
Un termometro per misurare la temperatura basale,
l'occorrente per calcolare il periodo dell'ovulazione e i test
di gravidanza: risalivano ai tempi del matrimonio con
Rusty. Non sapeva nemmeno perch li avesse portati con
s. Guard la confezione di un test, prese la scatola e l'apr
con calma. Gett le istruzioni nel cestino della spazzatura:
non ne aveva bisogno, le aveva gi lette decine di volte.
Torn in bagno e si sedette sul WC: tenne il bastoncino sotto
il getto dell'urina e cont fino a dieci.
Finse indifferenza quando rimise il cappuccio sul tester
e lo capovolse. Poi, davanti allo specchio, si sistem i
capelli arruffati, lunghi e neri. Attese tre minuti, quindi
guard la striscia assorbente. Due linee rosa, una in ciascun
riquadro. Le guard con stupore. Per otto anni aveva sperato
che comparisse la seconda lineetta e non era mai accaduto.
L'intensit del colore era evidente. Il momento sbagliato
per un miracolo.
Cerc di restare calma e controll la data di scadenza
sulla scatola: valida per un anno. Apr un'altra confezione,
di una marca differente. Aveva sempre voluto sperimentare
tutte le marche, nel caso i test mostrassero esiti discordanti.
Un modo per regalarsi una speranza. Questa volta
lesse le istruzioni e le segu scrupolosamente. Il risultato fu
lo stesso. Il test prevedeva un colore diverso, e apparve una
linea blu.
Cerca di essere razionale si disse mentre usciva dal
bagno. Mantieni la calma. Quando si fu stesa sul letto,
con delicatezza pos le mani sulla pancia e fiss il soffitto
avvolto nella penombra.
Non pu succedere pens.  solo un brutto scherzo.
Momento sbagliato, uomo sbagliato.
Era ancora all'inizio, abbastanza per un aborto. Conosceva
la data esatta del concepimento: otto settimane prima.
Scacci dalla mente l'immagine di quella notte, per impedire
che potesse ossessionarla di nuovo. Non le serviva
una gravidanza per ricordare ci che aveva fatto.
Si gir su un fianco: poteva rivolgersi a una clinica specializzata
fuori citt. Conosceva molte ostetriche, dal momento
che lavorava come assistente sociale nel reparto maternit
del Silas Memorial Hospital di Monterey, ma non
osava rivolgersi a qualcuno che conosceva. Otto settimane
soltanto, sarebbe stato facile, avrebbero risolto tutto in fretta.
Si chiese se avrebbe avuto il coraggio di abortire, di ignorare
il desiderio di avere un bambino. E desiderava tanto
averne uno.
Salt gi dal letto e raggiunse la finestra, con lo sguardo
fisso sulla notte nebbiosa. Doveva valutare le diverse
possibilit. Tutte implicavano complicazioni e l'eventualit
di dispiacere agli altri, oltre che a se stessa. Incinta da otto
settimane. Premette la fronte contro il vetro gelido. Il sonno
non sarebbe comparso quella notte. Eppure, malgrado
tutto, un vago e perfino piacevole senso di gioia si nascondeva
tra la preoccupazione, la paura e l'incertezza.
Il giorno successivo, quando Joelle entr al Silas Memorial,
il reparto maternit le apparve diverso dal solito.
Quella mattina, le convalescenti che camminavano lente
per i corridoi e il pianto dei neonati assunsero un nuovo significato.
Qualche mese pi tardi, lei stessa avrebbe potuto
essere una di quelle donne e suo figlio uno di quei bambini
che strillavano affamati. Erano bellissimi.
Trov Serena Marquez, la caposala, in infermeria.
Sei tornata disse Joelle, e la strinse in un abbraccio.
Hai portato le foto?
Certo che ha le foto s'intromise Lydia, un'altra infermiera.
Penso che abbia passato tutto il periodo della
maternit con gli occhi dietro una macchina fotografica.
Spero tu abbia la mattinata libera.
Joelle pos il raccoglitore con le cartelle cliniche. Posso
vederle? chiese a Serena.
Dobbiamo prima parlare dei referti. La neomamma
era raggiante e non vedeva l'ora di mostrare le foto del suo
piccolo, ma si trattenne e indic le cartelle nelle mani della
collega.
Joelle si sedette su uno sgabello, lesse a voce alta i nomi
delle pazienti e studi i casi: due richieste di aiuto a domicilio
inoltrate da un paio di ragazze madri, una difficile
questione di rapporti equivoci tra mamma e figlio, un bambino
nato da una cocainomane, un uomo che negava la paternit,
un bambino nato morto. La normale casistica di un
reparto maternit.
Trattare situazioni problematiche faceva parte del suo
lavoro, ma occuparsi dei familiari di un bambino nato morto
era una delle situazioni peggiori che potessero capitare.
Era la seconda volta che succedeva a quella donna, joelle,
pi colpita e partecipe del solito, guard Serena.
Come sta? si inform.
Non molto bene rispose Serena. Una donna simpatica,
di trentacinque anni. Dopo aver perso il primo bambino,
pare abbiano lottato molto per avere questo.
Trentacinque. Se avesse deciso di tenere il bambino anche
Joelle avrebbe avuto trentacinque anni al momento della
nascita.
Perch  successo?
Serena scosse la testa. Cause ignote.
Che tragedia comment. Tutte e due le volte, e senza
sapere il motivo. Fece a Serena qualche domanda sulla
donna e la sua famiglia, quindi prese in mano le fotografie
del bambino di Serena. Gett una rapida occhiata alla
mamma: aveva le guance colorite e, sebbene non avesse
ancora smaltito tutti i chili presi in gravidanza, esibiva un
aspetto radioso, che Joelle le invidi. Aveva ventotto anni,
era al primo figlio. Si domand se il reparto maternit avesse
assunto un aspetto diverso anche per lei, quando era incinta.
Ma non os chiederlo.
Joelle scelse di incontrare per prima la madre del bambino
nato morto e not subito, mentre varcava la soglia della
camera, che la paziente le assomigliava. Aveva i capelli
lunghi e scuri, con una folta frangia, ed era graziosa, se non
proprio bella. Il marito, seduto accanto a lei, le teneva la
mano, mentre la madre era in piedi all'estremit del letto.
L'atmosfera della stanza lasciava trasparire l'amore che li
legava, era una sensazione quasi palpabile. Ecco la differenza
tra lei e quella paziente, pens. Quella donna era sposata,
con un marito che, senza dubbio, l'amava.
Com' potuto accadere di nuovo? domand la madre
della ragazza, ma era una domanda a cui Joelle non poteva
rispondere. Tutto ci che aveva da offrire era un po'
di conforto e di solidariet. Si intrattenne con loro, lasciando
che piangessero e si sfogassero, quindi chiese se volevano
vedere il bambino.
No disse la donna con decisione. Abbiamo gi visto
l'altro e... Singhiozz e strinse i pugni. Non posso
sopportarlo ancora. Non voglio vederlo.
Joelle era d'accordo. Di solito tentava di persuadere i
genitori, ma in questo caso condivideva la loro decisione.
Sapeva che erano consapevoli di ci che rifiutavano. Non
li biasimava e comunque sarebbe tornata pi tardi, nel caso
avessero cambiato idea. Lasci la stanza mezz'ora dopo.
Era sicura che quella donna che le assomigliava tanto,
che aveva lottato per rimanere incinta, adesso desiderava
rimanere sola con il suo dolore. Due bambini, amati e persi.
Joelle pens alla piccola vita che le cresceva dentro. L'aveva
gi capito la notte passata e ora non aveva pi dubbi.
No, non avrebbe abortito.
La caffetteria dell'ospedale era stata ristrutturata l'anno
precedente con pareti color malva e ampie vetrate che
guardavano sul cortile del Silas Memorial. Joelle si ferm
all'ingresso della zona pranzo con il vassoio. Cercava di
convincersi che il profumo del suo piatto fosse invitante.
Aveva scelto fegato, spinaci e un bicchiere di latte. Ora doveva
mangiare anche per il suo bambino: il bambino che
avrebbe avuto a qualsiasi prezzo.
Cerc tra i tavoli i due colleghi. Li vide vicino alla finestra
e li raggiunse.
Ciao ragazzi li salut, mentre appoggiava il vassoio
sul tavolo. Prese posto accanto a Paul, di fronte a Liam.
Pranzavano sempre tutti e tre insieme, quando i turni lo
consentivano.
Come mai il fegato? fece Paul con una smorfia.
Cos, tanto per cambiare.
Paul Garland si occupava dell'unit pediatrica e dei
malati di AIDS. Lavorava al Silas Memoria! da un anno soltanto,
ma, grazie alla precedente esperienza ospedaliera, si
era inserito bene. Sulle prime, Joelle e Liam avevano pensato
che fosse gay. Era un uomo attraente, sempre vestito
con eleganza, i capelli scuri corti e ben tagliati e gli occhi
verdi che accompagnavano un sorriso seducente. Non c'era
da stupirsi che avesse fatto il modello per una catena di
negozi d'abbigliamento. Poi per Liam e Joelle avevano conosciuto
la fidanzata di Paul e avevano capito che la sua
attenzione per i malati di AIDS non aveva niente a che vedere
con l'omosessualit.
Liam prestava servizio al pronto soccorso, in cardiologia
e nel reparto oncologico. Era l'opposto di Paul, almeno
sul piano fisico. I capelli castano chiaro, piuttosto lunghi e
ondulati, gli sfioravano la punta delle orecchie in un modo
che Joelle trovava fascinoso; gli occhi azzurri erano velati
di malinconia. Le poche volte che Joelle aveva visto
Liam in giacca e cravatta, le era sembrato buffo. Era un uomo
pi adatto alle magliette o alle camicie a scacchi. Purtroppo,
il suo sorriso caldo e aperto era scomparso l'anno
precedente e Joelle sentiva la mancanza del ragazzo solare
che un tempo stava di fronte a lei, dall'altra parte del tavolo.
Joelle lavorava al Silas Memorial da circa dieci anni, nel
padiglione femminile e di chirurgia generale. Ma in caso di
necessit si alternava con Paul e Liam. Se uno di loro aveva
troppo da fare, gli altri due intervenivano in suo aiuto.
Per questo, l'aggiornamento sui casi di cui si occupavano
doveva essere costante.
Come procede oggi la giornata? s'inform Liam,
mentre Joelle portava alla bocca un boccone di fegato. Non
era malvagio, le cipolle mascheravano il sapore.
Tutto bene, eccetto per quel bambino nato morto. Il
secondo.
Il secondo bambino o il secondo nato morto? chiese
Paul.
Il secondo nato morto. Senza una ragione, sembra.
Con la forchetta Joelle raccolse gli spinaci, di un verde opaco:
spinaci in scatola, non c'era da sbagliarsi. Prov l'impulso
di raccontare tutto ai suoi amici, ma sent che non era
pronta a parlare della gravidanza. Avrebbe mantenuto il
segreto su quella scelta, forse irrazionale e imprudente, ancora
per un po'.
A che cosa pensi? si intromise Paul, quasi leggendole
nella mente.
Joelle scosse le spalle e tagli un altro pezzetto di fegato
 perch sei interessata al problema della fertilit
comment Liam. Per questo sei rimasta cos colpita.
Forse  cos concluse lei, per assecondare l'amico.
Ma dimmi che cos' successo nel tuo reparto.
Liam e Paul discussero a turno i loro casi e Joelle li ascolt
come faceva sempre. Ma i suoi pensieri erano altrove.
Intanto, con fatica, riusc a finire il suo piatto.
L'allegria dei tre amici, la gioia di ritrovarsi ogni giorno
e di scambiarsi non solo pareri medici ma soprattutto
affetto, l'anno prima era stata oscurata da un dolore opprimente.
La moglie di Liam, Mara, era stata colpita da un
aneurisma durante il primo parto. Nei giorni seguenti, tutti
i medici e gli infermieri del Silas Memorial, all'ora di colazione,
erano venuti al loro tavolo per avere notizie. Ma a
poco a poco le domande erano diminuite, per poi cessare
del tutto. Si diceva che Mara non sarebbe pi guarita. Solo
gli amici pi intimi di Liam osavano ancora chiedergli come
stava sua moglie.
Mara era stata trasferita dall'ospedale a un centro di riabilitazione,
e di l in una casa di cura. Purtroppo, per, la
riabilitazione non sarebbe stata di nessun aiuto.
A volte Joelle rifletteva sulle gravi conseguenze dell'incidente.
Mara non riconosceva il figlio quando il bambino
andava a trovarla con Liam, sebbene apparisse contenta,
in qualche momento persino felice. I medici definivano
il fenomeno euforia causata da lesioni cerebrali.
Joelle le faceva visita alla casa di cura una volta la
settimana. Mara le riservava grandi sorrisi e sembrava contenta di
vederla, ma non era in grado di riconoscere in lei l'amica
di un tempo. Non riconosceva neppure sua madre. Accoglieva
tutti, senza distinzione, con la medesima espressione
euforica.
Per riconosceva Liam. Lo si capiva dal modo in cui si
muoveva quando lui compariva sulla porta, dai mugolii
che emetteva. Un cucciolo che rivede il padrone dopo una
lunga assenza. Joelle non era certa se quel costante buon
umore rendesse pi facile, per chi l'amava, accettare le sue
condizioni. In passato Mara non era stata una donna troppo
serena e la felicit stampata sul volto le dava un aspetto
artificioso. Solo da qualche mese Joelle riusciva a trattenere
le lacrime, quando lasciava la camera.
Mara era stata per anni la sua migliore amica. Psichiatra,
libera professionista, aveva una specializzazione in psicopatologia
femminile della gravidanza e della sindrome
post partum. Joelle la consultava di tanto in tanto per i casi
in ospedale. L'aveva incuriosita fin dal primo istante. Mara
aveva due anni pi di lei ed era una mescolanza sorprendente
di qualit e interessi. Non era solo un medico
brillante, ma una musicista folk, una cattolica praticante e
un'istruttrice di yoga, parlava alla perfezione diverse lingue
e aveva un debole per lo sport. Quando erano sole,
chiacchieravano per ore come due ragazze. Tra loro si era
creata un'intimit molto forte.
Era stata Joelle a presentare Mara a Liam, dopo che lui
aveva iniziato a lavorare al Silas Memorial, e si era sentita
al colmo della felicit quando le due persone a cui era pi
affezionata si erano innamorate l'una dell'altra.
Mara le mancava moltissimo. Non poteva confidare a
nessuno il problema che ora la tormentava, nessuno poteva
condividere le sue preoccupazioni riguardo alla gravidanza.
E il meno indicato era il padre del bambino che, in
quel momento, era seduto proprio di fronte a lei.

 Capitolo 2.

Alle cinque, Liam salut i colleghi del pronto soccorso e lasci
l'ospedale. Era stata una giornata faticosa. Le numerose
chiamate dall'unit d'emergenza gli avevano impedito
di dedicarsi ai pazienti di oncologia e cardiologia, che
sarebbero stati il suo primo pensiero il giorno dopo. Come
se non bastasse, quella settimana doveva essere reperibile,
cos non pot spegnere il cercapersone quando usc
dall'ospedale diretto al parcheggio.
Per la disponibilit notturna e durante i fine settimana
al pronto soccorso, Liam si alternava con Paul e Joelle. Il
compenso per gli straordinari era soddisfacente, ma quell'impegno
ogni tre settimane nel corso dell'anno era diventato
massacrante. Aveva tentato di persuadere la direzione
ad assumere un altro assistente sociale, una persona
che potesse coprire le notti e i giorni festivi, ma gli avevano
risposto che non c'era denaro a sufficienza. Joelle si era
offerta di accollarsi una settimana di reperibilit extra ogni
mese, ma Liam aveva declinato la proposta. Non lo reputava
corretto, nonostante lei non avesse impegni mentre lui
doveva prendersi cura del figlio.
In un paio di occasioni l'aveva chiamata nel cuore della
notte per chiederle di sostituirlo in ospedale, oppure le
aveva domandato di occuparsi di Sam mentre lui si dedicava
ai pazienti. Ma non voleva che accadesse di nuovo.
Dopo quello che era capitato due mesi prima, non riusciva
pi a domandarle un favore, a incontrarla fuori dell'ambito
lavorativo, e tantomeno a rimanere solo con lei.
In presenza di Paul si sentiva a suo agio, ma quando erano
soli non riusciva a guardarla negli occhi. Per imbarazzo,
forse per paura, o per entrambe le cose.
Adesso, quando riceveva una chiamata notturna dal
pronto soccorso, doveva svegliare Sheila, la mamma di
Mara, e chiederle di rimanere con Sam. La suocera era una
donna attiva. Viveva a meno di un miglio da Liam, in
un'abitazione che Mara chiamava la casa rosa, per via
del colore zucchero filato. Si trovava nei pressi della spiaggia
pubblica di Monterey, dove Sheila portava Sam, ben
coperto e protetto dall'aria fredda, a guardare gli aquiloni
volare alti nel cielo. Sheila era vedova e in pensione da
diversi anni - insegnava russo all'istituto per gli studi
internazionali - e quindi si poteva prendere cura del nipotino
durante il giorno, mentre il genero lavorava. Non si
lamentava neanche quando Liam le chiedeva di accorrere
all'una o alle due del mattino. Per giunta si doveva sobbarcare
parte dell'ipoteca sulla casa: le abitazioni a Monterey
erano piuttosto costose. Liam, da solo, senza le entrate
considerevoli di Mara, non ce l'avrebbe fatta a pagare
la villetta con tre camere da letto che avevano comprato.
Cos dipendeva da Sheila sotto molti aspetti. La famiglia
di Liam - i genitori e una sorella maggiore - viveva
nel Maryland, a tremila miglia di distanza e, nonostante
fossero molto legati e si sentissero spesso, non era in condizioni
di sostenerlo finanziariamente.
Liam guid dal Silas Memorial alla casa di cura di Pacific
Grove, un percorso che, in condizioni di traffico scorrevole,
richiedeva una decina di minuti. Quando arriv al
parcheggio not subito il bambino e la nonna seduti sui
gradini dell'ingresso. Si precipit verso di loro e si impose
di sorridere.
Il giardino era molto bello, curato, ricco di verde e di
vita: una ragione che aveva spinto Liam a scegliere quel posto.
L'interno era pulito e ben tenuto, il cibo buono e presentato
in maniera invitante. Ramment le giornate trascorse
con Sheila e Joelle alla ricerca di una sistemazione
per la moglie. Si erano affannati a valutare tutti gli aspetti
delle diverse case di cura. Ma ormai poche cose avevano
senso per Mara.
Liam si volse verso Sam, che gli trotterell incontro. Il
miglior bambino del mondo, pens per l'ennesima volta.
Era piccolo per la sua et, un bambolotto di quattordici mesi
con i riccioli biondi, che con il tempo si sarebbero fatti
pi scuri: i medesimi occhi scuri e la pelle chiara della mamma.
Sorrideva sempre. Non poteva sapere che la sua nascita
aveva causato una tragedia. Liam sperava di proteggere
il figlio e di impedirgli di collegare i due fatti, almeno
fino a che fosse cresciuto.
Sam saltellava contento alla vista del pap, sembrava
che dovesse cadere da un momento all'altro. A volte, in effetti,
capitava, ma quel giorno riusc a raggiungerlo senza
rotolare a terra. Liam si chin per prenderlo tra le braccia
e dargli un grosso bacio sulla guancia. Sarebbe cresciuto
fin troppo presto. Liam sapeva che ormai il figlio rimaneva
in braccio un attimo soltanto. Sam, fiero di aver imparato
a camminare, non permetteva pi di essere tenuto tra
le braccia a lungo. Sarebbe stato doloroso per il padre vederlo
crescere e andare via; rappresentava tutto ci che gli
era rimasto al mondo.
Abbiamo passato una giornata meravigliosa disse
Sheila alzandosi dal gradino. Si tolse una ciocca di capelli
dal viso. Alla luce del sole, Liam not le rughe sottili intorno
agli occhi della suocera. Gli ricordarono che Sheila da
una settimana aveva passato i sessanta. Cinque anni prima
aveva fatto un lifting al viso. Nonostante fosse una bella
donna, con una pelle poco provata dal tempo, qualche piccolo
segno rivelava l'et. Liam l'aveva notato nell'ultimo
anno: tutti coloro che avevano voluto bene a Mara erano invecchiati.
Sheila, Joelle, Mara e lui stesso. Gli ultimi quattordici
mesi avevano rubato qualcosa a ciascuno di loro.
Allora, Sam, cosa hai fatto oggi? chiese al figlio mentre
si sedeva sul gradino. Il piccolo cerc di divincolarsi dalle
sue braccia, senza rispondere. Non parlava ancora, solo
qualche frase elementare. Da quando aveva scoperto l'uso
delle gambe, era impossibile tenerlo fermo. Liam si stupiva
che Sheila riuscisse a stargli dietro tutto il giorno.
Segu con lo sguardo il figlio che giocava sul vialetto e
rivolse l'attenzione alla suocera.
Come stai? s'inform.
 tutta la mia vita, Liam rispose, riferendosi al piccolo.
 la gioia che mi permette di sopravvivere alla sofferenza.
Non so come potrei resistere senza di lui.
Liam annu. La comprendeva benissimo. Si alz e tese
la mano al figlio. Andiamo dalla mamma. Sam gli si accost
a passi incerti e lasci scivolare le dita tra quelle del
padre.
L'atrio era illuminato da due grandi lampadari e odorava
di pulito. Ma non aveva un aspetto asettico. Era stata
Joelle a consigliare quella casa di cura. Liam la rivide seduta
alla scrivania del suo minuscolo ufficio, con le lacrime
lungo le guance, mentre telefonava per trovare la sistemazione
migliore per l'amica. Era stata una giornata terribile,
da dimenticare.
Dopo quattro mesi nel reparto di terapia intensiva all'ospedale,
il coma, due operazioni e un infruttuoso periodo
di riabilitazione, i dottori di Mara avevano suggerito di
cercare una casa di cura. Liam non aveva saputo reagire,
come paralizzato, e Joelle aveva preso in mano la situazione.
Ogni giorno, quando entrava in quell'edificio, pensava
a lei con silenziosa gratitudine.
Liam aveva insistito che la stanza di Mara fosse quella
in fondo al corridoio, con due ampie finestre, una delle quali
si affacciava sul grazioso giardino con tanto di gazebo.
Passava a trovarla tutti i giorni, da quando era stata trasferita
l, nove mesi prima. Con l'eccezione di quando aveva
trascorso la notte insieme a Joelle. Il giorno dopo non
era stato capace di avvicinare la moglie, di leggere sul suo
viso la gioia di vederlo. Si sentiva colpevole, tormentato
dal pensiero di aver ceduto. Aveva lasciato troppo spazio
all'istinto, aveva permesso al cuore e al corpo di travolgere
la mente, e questo lo amareggiava.
Non appena Liam, Sheila e Sam entrarono nella stanza,
Mara cominci a emettere mugoli di gioia, quelli che
Joelle definiva affettuosamente i versi di un cucciolo. Per
rivolgerle la parola, Liam adott la voce piena di ottimismo
che si imponeva sempre.
Ciao, Mara sorrise, e si chin a baciarla. Quindi prese
il bambino e lo fece sedere sul bordo del letto.
Dovremmo farla alzare disse Sheila, ma un'infermiera
che passava per il corridoio la sent e si affacci sulla
porta. E rimasta sveglia parecchio, oggi pomeriggio, sarebbe
meglio che riposasse.
Liam non lo diede a vedere, ma fu sollevato. Era un'autentica
sofferenza spostare Mara dal letto alla sedia. I movimenti
per cambiarle posizione la mettevano a disagio,
Liam ne era sicuro, perch Mara smetteva di sorridere. Era
in grado di controllare soltanto la testa e il braccio destro,
ma non parlava pi e aveva perduto tutta la sua brillante
intelligenza.
D'accordo rispose Liam, lasciamo che riposi. Noi restiamo
qui.
Il sorriso di Mara si allarg, forse aveva capito. Lo amava
ancora, anche se, quando lo vedeva entrare nella stanza,
poteva esprimersi soltanto con il sorriso, i gridolini di
gioia e uno scintillio nello sguardo. Neppure Sheila, sua
madre, riusciva a suscitare quelle effusioni, nemmeno Joelle,
a cui Mara era legata prima ancora di incontrare il marito.
E neanche Sam. Certo, ora lo riconosceva e a volte sembrava
persino contenta di vederlo, per non immaginava
che fosse suo figlio. Era penoso per Liam. Desiderava con
tutte le sue forze condividere Sam con Mara, la Mara di un
tempo. La donna meravigliosa e in buona salute di cui si
era innamorato.
Si trattennero circa mezz'ora a raccontare i dettagli della
giornata: Sheila e Sam si erano divertiti a correre nelle
onde gelide del bagnasciuga, Liam aveva dovuto occuparsi
di un caso complicato. Quando descriveva gli aspetti psicologici
di un problema, sperava sempre di risvegliare quel
lato di Mara che amava le sfide difficili, che la spingeva ad
aiutare i pazienti pi gravi.
Giocarono anche a nascondino con Sam. Nascosero il
vaso di margherite finte che si trovava sul comodino in vari
angoli della stanza, per distrarre il piccolo e rendergli piacevole
l'incontro. Il sorriso di Mara si allargava alle grida
di gioia del bambino. Ma Liam dubitava che Mara comprendesse
quel gioco.
Nascosero il vaso ancora una volta, finch Liam not
che le palpebre della moglie si socchiudevano: era arrivata
l'ora di lasciarla. Prese la manina del figlio e Sam reag
con disappunto. Teneva lo sguardo fisso sui fiori che Sheila
aveva rimesso a posto sul comodino e non voleva muoversi
di un passo. Il padre lo baci sulla fronte e lo rassicur
che avrebbero ripreso il gioco la prossima volta.
E forse un giorno anche la mamma giocher con te
aggiunse Sheila, che non si rassegnava alla gravit delle
condizioni della figlia. Liam non sopportava quell'atteggiamento,
anche se a volte non poteva trattenersi dal condividerlo.
Quando Sam sarebbe stato grande per capire,
avrebbe dovuto impedire alla suocera di esprimere quei
pensieri ottimistici.
Liam si chin a baciare Mara: gli occhi erano chiusi, non
era pi consapevole della sua presenza.
S'incamminarono lungo il corridoio e, prima di raggiungere
l'uscita, sostarono un momento a discutere della
terapia con un'infermiera. Quando furono sulla porta si imbatterono
in Joelle. Era gioved, la sera in cui lei veniva a
visitare l'amica. Liam se n'era dimenticato e non era preparato
a vederla. Le sue difese erano abbassate e prov un
sentimento di gratitudine e di affetto, insieme all'adrenalina
che accompagnava il desiderio. Seguirono subito i sensi
di colpa e l'impulso di scappare via.
Salve, Joelle attacc Sheila con voce fredda. Liam
aveva notato quel tono nella suocera, di recente, quando
si rivolgeva a Joelle. Era preoccupato: la mamma di Mara
doveva aver intuito la loro ambigua intimit.
Sam indic Joelle e Liam le porse il bambino, sfiorandola
inavvertitamente con la mano. Indietreggi scosso: lei
finse di non accorgersene e strofin il naso contro il collo
del piccolo.
Ciao, tesoro disse stringendolo. Come sta il mio
amore?
Sorrise a Liam, ma si gir subito verso Sheila. Anche
Joelle era imbarazzata e non riusciva a guardarlo negli occhi
senza sentirsi in pericolo.
Come sta Mara?
Domanda stupida, pens Liam. Tutti lo sapevano. Sempre
uguale, da mesi. Ma volevano sperare in un miracolo.
Grandi sorrisi, come sempre rispose Sheila.
Mi spiace,  un po' stanca adesso aggiunse Liam.
Avevo scordato che era gioved.
Non importa. Voglio solo starle vicina e tenerle la mano
concluse Joelle, poi restitu Sam al padre.
Fuori dell'edificio, Liam pos a terra il bambino, che ricominci
le sue esplorazioni.
Che cosa c' tra te e Joelle? chiese improvvisamente
Sheila.
Cosa vuoi dire?
Ho notato una certa freddezza tra voi, negli ultimi
tempi.
 solo la tua immaginazione rispose Liam, ma era
certo di aver colto una nota di soddisfazione nella voce della
donna. Si ricord di alcuni commenti su Joelle: Viene solo una volta alla settimana a trovare Mara, e pensare che erano
tanto amiche. Oppure: Non mi piaceva la gonna che Joelle aveva
oggi, la faceva troppo grassa.
Liam sistem il figlio sul seggiolino della macchina,
quindi abbracci Sheila, ringraziandola.
Spero di non doverti svegliare stanotte disse, e sal
in auto.
Sono sempre a disposizione, se hai bisogno rispose
lei di rimando, con calore. Salut il nipotino con la mano,
poi si diresse a sua volta verso l'auto. Mara era in ospedale,
suo marito era morto di cancro dopo una lunga agonia
e lei non aveva nessun altro al mondo di cui occuparsi se
non quel bambino.
Sulla strada di casa, Liam pens a cosa avrebbe preparato
per cena. Quel semplice compito lo riemp di angoscia.
Sopportava con fatica la depressione che lo aveva colto negli
ultimi tempi. Per un anno intero era riuscito a sopravvivere
senza Mara. Nonostante il dolore era stato forte e
reattivo. Da due mesi invece era completamente a terra: dal
giorno del primo compleanno di Sam. Era la data che avrebbe
ricordato per sempre, il momento in cui Mara aveva perso
il corpo e la mente. Per sempre. Quel giorno tutto era
cambiato. Niente sarebbe mai pi stato come prima.
Eppure, malgrado l'avversione verso il comportamento
ottimistico di Sheila, Liam desiderava concedersi una
speranza. Dopo cena lav i piatti e mise a letto il bambino.
Poi, come faceva ormai tutte le sere, si colleg a Internet,
per leggere le esperienze di parenti e amici di persone colpite
da aneurisma. Avrebbe trovato storie piene di fiducia,
racconti di miracoli che incoraggiavano a ritrovare la serenit,
anche per un istante. In fondo al cuore non aveva smesso
di crederlo: un giorno la moglie cui era ancora cos legato
sarebbe riuscita ad abbracciare il figlio.
 
Capitolo 3.

Joelle guidava diretta a Berkeley, dove abitavano i genitori.
Ascoltava un romanzo inciso su una cassetta ed era costretta
a interrompere e a riavvolgere il nastro in continuazione,
perch non riusciva a seguire la trama. La sua mente
vagava. Alla fine spense il registratore, quel racconto non
era appropriato al momento che stava vivendo.
Era il compleanno del padre e aveva promesso di festeggiarlo.
Festeggiare non era la parola corretta. Sarebbe
stata una cena tranquilla, loro tre soli. I suoi non erano molto
favorevoli alle celebrazioni, e neppure ai regali di compleanno.
Non ne aveva mai ricevuto uno nei suoi trentaquattro
anni di vita, sebbene gliene offrissero in altre occasioni.
Evitavano anche i riti natalizi e le altre festivit religiose,
e preferivano frequentare una piccola chiesa. Joelle
non ne ricordava il nome... qualcosa che onorava la sacralit
della natura. Nella casa dei suoi genitori era normale
vedere un vaso pieno di foglie secche, di conchiglie o di
frutta su una sorta di altare, nella cosiddetta stanza della
meditazione. Alle regole e alle tradizioni imposte dalla societ,
Ellen Liszt e Johnny Angel avevano risolutamente sostituito
le proprie.
Joelle era stata educata secondo quei principi. Aveva vissuto
fino a dieci anni col nome di Shanti Joy Angel nella Comune
di Cabrial, a Big Sur. Un periodo che ricordava con
estrema chiarezza: si nutriva solo con cibi vegetariani, le insegnavano
la venerazione della natura e a non avvicinarsi
alla scogliera. E le veniva raccomandato, pi o meno come
agli altri bambini, di non giocare in mezzo alla strada.
Joelle era cresciuta in quel modo e la magia di Big Sur
per lei era un fatto scontato. Ancora adesso ripensava a
quell'esperienza con nostalgia. Le mancavano la vista dei
promontori, il cui profilo contrastava con il blu dell'acqua,
la foresta scura e fresca, la nebbia onnipresente che al mattino
e nel tardo pomeriggio sommergeva tutto e li separava
dal resto del mondo. Non potevi distinguere chi o che
cosa ci fosse, a pochi passi.
La scuola era un capanno dove si riunivano tutti i ragazzi,
in un'unica classe, e gli insegnanti erano gli adulti
della Comune. Quando Joelle fu iscritta alla scuola pubblica
era molto pi preparata dei nuovi compagni.
Era grata ai suoi per aver vissuto dieci anni cos. Quel tipo
di vita le aveva affinato capacit di cui gli altri bambini
erano privi: riusciva a parlare con chiunque, con persone di
tutte le et e a proposito di ogni argomento; accettava gli altri
senza giudicarli e aveva una vivida immaginazione. Le
avevano insegnato a prendersi cura del prossimo ed era quella
la ragione per cui era diventata assistente sociale.
Tuttavia, negli ultimi ventiquattro anni, Joelle si era adattata
fino in fondo alle convenzioni della societ. Forse l'aveva
influenzata la discussione con i genitori, quando era tredicenne,
tre anni dopo l'esperienza della Comune. I suoi avevano
cominciato a confidarsi con lei, ritenevano che avesse
raggiunto l'et giusta per un certo genere di discorsi: avevano
creduto nell'amore libero, nella condivisione del cibo, dei
vestiti, dei compiti. Sulle prime aveva funzionato. Ma poi la
gelosia, che per dieci anni si erano sforzati di reprimere, aveva
cominciato a tormentarli e si erano detti che il momento
di lasciare Big Sur era arrivato. Forse il modo di vivere della
Comune non era progettato per durare tutta la vita.
Si erano integrati bene a Berkeley, grazie alla cultura
alternativa e alla libert di pensiero che vi regnavano. Joelle
dubitava che avrebbero potuto sistemarsi in un'altra zona
del Paese. Sotto molti aspetti i suoi genitori, che non si
erano mai sposati, a Berkeley non erano poi tanto diversi
da quando vivevano alla Comune.
Quando se ne andarono da Big Sur, Ellen e Johnny lasciarono
che lei cambiasse nome. Per si rifiutavano di chiamarla
Joelle. Eppure aveva scelto il nuovo nome con cura:
aveva riunito i nomi dei genitori, John ed Ellen, e adottato
il cognome del padre, D'Angelo.
Il pap, un uomo sorridente di cinquantatr anni, gestiva
una caffetteria nei pressi dell'universit, mentre la
mamma aveva trasformato le sue doti creative in varie attivit
che le permettevano di guadagnare pi del compagno.
Tesseva, infilava perline, praticava massaggi, leggeva
i tarocchi. A volte lavorava come meccanico presso il benzinaio
vicino a casa.
Negli ultimi due giorni Joelle aveva pensato spesso a
loro. Supponeva fosse naturale: quando si  in procinto di
diventare madre o padre i propri genitori appaiono sotto
una luce differente. Ma non era quella l'unica ragione. Meditava
di lasciare la penisola di Monterey prima del parto,
per evitare di sconvolgere la vita di Liam. Avrebbe abbandonato
il Silas Memorial e l'appartamento di Carmel e si
sarebbe trasferita altrove. Poteva allevare suo figlio senza
rivelare l'identit del padre, cos Liam non avrebbe dovuto
affrontare anche quel problema. E poi, era il momento
giusto per un trasferimento, non soltanto a causa del bambino.
Joelle aveva perso i suoi due migliori amici, Liam e
Mara; gli altri non erano cos importanti. Avrebbe cominciato
una nuova vita e costruito nuove amicizie.
La scelta migliore, riflett, sarebbe stata quella di traslocare
dove gi conosceva qualcuno. Berkeley, vicino al padre
e alla madre, era la meta pi sensata. Avrebbe potuto
vivere con loro, almeno all'inizio. Ma non era il caso di prendere
decisioni affrettate. Per il momento doveva solo decidere
come tenere segreta la gravidanza.
Joelle arriv a casa dei genitori, ai piedi della collina.
Aveva vissuto l tra i dieci e i vent'anni e ora rivedeva il posto
con occhi pi maturi. La casa era piccola ma accogliente,
con il tetto appuntito in stile messicano. L'intonaco era
bianco e blu. Una tettoia di tegole sovrastava la porta principale
e le ampie finestre ad arco del soggiorno.
Parcheggi sul vialetto, oltrepass la piccola aiuola a
semicerchio davanti all'entrata e raggiunse la porta. Era
aperta, come sempre.
Saluti a tutti grid Joelle quando fu nel piccolo ingresso.
Siamo qui, Shanti rispose sua madre dalla cucina.
Sorprese il padre con il grembiule, intento a infilzare verdure
per il kebab. La madre, in jeans e maglietta, mescolava
una caraffa di limonata. Entrambi avevano un bell'aspetto,
magri, con i soffici capelli grigi. Come al solito sembravano
contenti della vita. Joelle non pot fare a meno di sorridere.
La mia bambina. Il padre appoggi lo spiedino, si
pul le mani in uno strofinaccio e la strinse a s.
Buon compleanno, pap disse, appoggiandogli la testa
sulla spalla.
Grazie di essere venuta mormor lui con la voce rotta
dall'emozione. Non era restio a manifestare i propri sentimenti,
per questo Joelle aveva un debole per lui.
Shanti, voglio mostrarti una cosa. La madre la prese
per mano. Devi venire a vedere cosa ho fatto.
Accompagn Joelle nel piccolo giardino sul retro.
Guarda le disse e indic in alto.
Joelle sollev gli occhi e vide una casetta per uccellini
in cima a un palo, al centro del giardino. Si avvicin per
esaminarla meglio. Era l'esatta riproduzione della loro villetta.
Sorrise.
Come hai fatto?  meravigliosa.
Semplice: un po' di gesso, colori e fantasia. Spero che
attiri qualche uccellino con una bella voce. Ellen era accanto
a lei e le cingeva le spalle con il braccio. Joelle all'improvviso
ebbe voglia di piangere. Si chiese se avrebbe
offerto al suo bambino l'amore incondizionato e la devozione
che le erano stati regalati. Fece scivolare il braccio intorno
alla vita della madre e le appoggi la testa sul petto,
con un sospiro.
Cosa c', tesoro?
Nulla...  stata una settimana pesante. Sono felice di
essere qui, con te e pap. Soltanto questo.
Si asciug le lacrime di nascosto, mentre la madre le
mostrava il giardino e le illustrava quali verdure e fiori avesse
intenzione di piantare quell'anno. Joelle pens a quanto
sarebbe stato bello avere un piccolo spazio verde, dove
veder nascere le piante. Non se ne era mai preoccupata, ma
adesso, all'improvviso, sentiva il bisogno di scavare, di
sporcarsi le mani di terra.
A tavola,  pronto... La voce del padre risuon nel
portico.
Kebab di verdure. Joelle sorrise. Chiss come avrebbero
commentato se avessero saputo che pochi giorni prima
aveva mangiato del fegato.
Si sedettero attorno al tavolino da picnic e chiacchierarono
dei vecchi amici di Joelle rimasti a Berkeley, delle cose
che facevano, delle loro vite. Joelle si domand se fosse
giunto il momento di informarli della gravidanza. Ma non
era ancora pronta ad accennare alla possibilit di un trasferimento
a casa loro, anche se sapeva che non l'avrebbero
rimproverata n giudicata, e avrebbero approvato ogni
sua scelta. Quando aveva divorziato da Rusty i genitori le
erano stati molto vicini e l'avevano aiutata. Per la verit,
non avevano mai capito perch l'avesse sposato: a sentir
loro era troppo conservatore, troppo rigido. Alla fine avevano
avuto ragione.
I loro consigli, comunque, erano sempre un po' fuori
dal mondo. La madre l'avrebbe probabilmente nutrita di
erbe e tisane, le avrebbe indicato quali punti del corpo stimolare
con l'agopuntura, magari le avrebbe letto i tarocchi.
Non era ancora pronta per metterli al corrente di quel
segreto che le suscitava emozioni contrastanti. Prefer, invece,
raccontare la storia della paziente a cui era nato il bambino
morto.
Mi rincresce tanto per lei disse Joelle, dopo aver spiegato
la situazione. Fu di nuovo sul punto di piangere e i genitori
se ne accorsero.
Ogni giorno ti capitano situazioni di questo tipo, tesoro.
Ma di solito non ti sconvolgono in questo modo osserv
affettuoso il padre, appoggiando lo spiedino sul bordo del
piatto. A Joelle parve che la guardasse con aria sospettosa.
Lo so ammise. Non capisco come mai mi abbia colpito
cos tanto. Forse perch hanno problemi di fertilit, e
mi sento vicina a loro.
Com' morto il bambino? domand Ellen mentre si
versava altra limonata.
Non sanno perch sia successo.
Mi domandavo se fosse per via del cordone ombelicale.
Sai, come  successo a te.
Joelle scosse la testa. Lasci che la madre fantasticasse
su collegamenti metafisici tra la perdita subita dalla paziente
e la sua nascita problematica. Scommise su chi dei
due avrebbe pronunciato quelle parole: suo padre, probabilmente.
Dovresti metterti in contatto con la guaritrice riprese
lui.
Non si era sbagliata.
Sapevo che lo avresti detto gli sorrise, con un misto
di affetto e noia.
E allora perch non segui il mio consiglio?
Lo sai bene. Joelle non se la sentiva di toccare l'argomento.
Per lei i guaritori erano come gli Ufo e i cerchi nel
grano. Non  compito mio, in quanto assistente sociale,
proporre di consultare un guaritore. Tutto qui.
Sua madre si sporse verso di lei, con un'espressione
molto seria. Se fossi stata qui il giorno della tua nascita
non saresti cos scettica. Si corresse: O meglio, c'eri, insomma
sai cosa intendo.
Mamma, ho iniziato a respirare perch sono stata fortunata.
O forse Carlynn Shire mi teneva in una posizione
che stimolava l'aerazione dei polmoni. Non credo proprio
che sia stato un fenomeno paranormale.
E allora, tutta la gente che ha guarito? continu Ellen.
Cit come esempio una donna che aveva vissuto alla
Comune.
Penny se n' andata prima che Joelle fosse grande abbastanza
da conoscerla disse il padre.
 vero. Ha vissuto alla Comune solo un anno, o forse
meno. Comunque aveva perso la voce e Carlynn gliela ha
fatta ritornare.  riuscita a guarire molte altre persone. E
poi c' stato quel ragazzino di cui ha scritto Life Magazine.
Joelle temeva che potessero ripescare le vecchie copie
di Life, trovate in una bancarella di libri usati. Le conservavano
ancora e Joelle ricordava ancora quando i genitori
le avevano mostrato l'articolo ingiallito. Pareva che Carlynn
Shire avesse guarito un bambino, figlio di una collaboratrice
della rivista, parecchio tempo prima della nascita di
Joelle. Cos era stato pubblicato un articolo entusiastico,
fonte di fama e fortuna per Carlynn.
Alle prese con le verdure del suo spiedino, Joelle ascoltava
i genitori raccontare dettagli sulla donna per l'ennesima
volta. A un tratto, si sorprese a pensare a Liam. Se lo
immagin con Mara nella casa di cura, mentre la accarezzava
con affetto e si sforzava di sorridere. Si sent lacerare
il cuore. Gli occhi di Liam erano colmi di amore quando era
accanto alla moglie... nonostante lei lo ricambiasse soltanto
con gridolini infantili. Joelle pens poi a Sam: era ancora
troppo ingenuo, probabilmente accettava la madre cos
com'era. Presto per il bambino avrebbe scoperto ci che
gli mancava. Sarebbe cresciuto e avrebbe cominciato a provare
disagio per la situazione.
Joelle perse una parte del discorso e quasi sobbalz
quando la madre le mise una mano sul braccio. Ci ascolti,
cara? Sembri assente. Cosa ti rende cos inquieta?
Pensavo a Mara rispose con un sospiro profondo.
Sarebbe la prima ad avere bisogno di un miracolo.
Mara  un caso perfetto per Carlynn ribad il padre.
Joelle cerc di mantenere ferma la voce. I suoi conoscevano
Mara piuttosto bene, era stata a Berkeley diverse
volte. Non l'avete pi vista dopo l'aneurisma. I dottori sostengono
che non guarir pi.
Il padre si chin verso di lei. Non hai niente da perdere
a consultare Carlynn disse.
Mi sentirei stupida.
Se ci fosse anche solo una minima speranza che la tua
amica possa essere aiutata incalz il padre, dovresti sentirti
stupida a non tentare.
Certo, ma... Joelle scosse la testa. Dubito che qualcuno
possa chiamarla e chiederle di guarire una persona.
Se le dici chi sei intervenne la madre, se le ricordi
che sei la bambina che ha salvato a Big Sur trentaquattro
anni fa, scommetto che...
Per quanto sussurr il padre, forse non desidera che
le sia ricordato quel periodo.
Perch no? Joelle era perplessa.
A causa dell'incidente disse la madre.
Capisco. Joelle aveva gi sentito quella storia molte
volte, ma non l'aveva mai ascoltata con attenzione. Avrebbe
corso un bel rischio chiedendo di ripeterla, ma voleva
raccogliere tutte le notizie possibili.
Ricordamela, per favore. Che cosa  successo?
Carlynn e suo marito, Alan Shire, erano entrambi medici.
Carlynn aveva il dono di guarire, Alan no, ma era molto
interessato a quel genere di fenomeni. Insieme decisero
di fondare il Centro Shire, per approfondire le ricerche nel
campo della medicina non convenzionale.
Joelle sapeva che il Centro esisteva ancora e si trovava
nelle vicinanze della spiaggia pubblica di Asilomar. Nonostante
fosse considerato con scetticismo dal mondo della
medicina ufficiale, godeva di grande credibilit presso
coloro che si occupavano di cure mediche alternative in California.
Ellen continu: Un giorno Penny Everett arriv alla
Comune senza voce. Il medico aveva diagnosticato che la
causa della raucedine era la tensione nervosa.
Doveva cantare in un musical, Hair aggiunse Johnny.
Esatto, e senza voce non avrebbe potuto. Era una vecchia
amica di Carlynn, cos la chiam e le chiese di aiutarla.
Carlynn abbandon tutto e la raggiunse alla Comune.
Ovviamente disse Johnny, abbiamo sempre creduto
che non sia stato un caso. Lei si trovava alla Comune proprio
in quel momento perch il giorno dopo dovevi nascere
tu. Se Carlynn non fosse stata l, tu non saresti viva ora.
Quel pensiero la fece rabbrividire, malgrado lo scetticismo.
Suo padre prosegu: Era l da una settimana e non c'era
telefono n altri modi per comunicare con la famiglia.
Cos il marito e la sorella si preoccuparono e vennero a Big
Sur a cercarla. Guard la moglie: Come si chiamava la
sorella?.
Lisbeth.
Giusto. Alan Shire e Lisbeth presero una stanza in un
residence e cominciarono a cercare la Comune. Come ricorderai,
la nostra non era l'unica di Big Sur. Forse non sapevano
neppure da dove iniziare le ricerche. Probabilmente
era buio quando arrivarono.
In realt fu Alan a trovarla. La sorella era rimasta al
residence.
Certo. Carlynn era appena rientrata nel capanno di
Penny, si era trattenuta da noi fino a un'ora prima. Il capanno
Arcobaleno. Te lo ricordi?
S. Joelle sorrise al pensiero della piccola casa buia,
circondata dagli alberi e dalla nebbia. Riusciva ancora a
sentire il profumo della terra, mescolato a quello del muschio
e del legno. Aveva trascorso una vita davvero speciale
nei suoi primi dieci anni.
Le avevamo chiesto di venirti a trovare, una settimana
dopo la nascita, perch pensavamo avessi la febbre riprese
il padre.
Tu lo pensavi tenne a precisare la madre.
E non ho cambiato idea. Credo che svan non appena
Carlynn la tocc.
Persino Ellen scosse la testa, ma Joelle si commosse. Le
piaceva immaginare suo padre a quei tempi, Johnny Angel,
un ragazzo esile, di diciannove anni, in ansia per la sua
bambina.
Comunque, dopo averti visitata torn al capanno di
Penny. Alan Shire la raggiunse e la condusse via senza
nemmeno lasciarle il tempo di salutare. Il giorno seguente,
Carlynn e la sorella erano in macchina e cercavano un
telefono, un supermercato o qualcosa di simile lungo la
strada. Non conoscevano la zona e precipitarono da un dirupo,
nella nebbia. Lisbeth mor e Carlynn si salv per miracolo.
Su quelle strade sarebbe potuto accadere a chiunque.
Ne fummo molto addolorati. Aveva aiutato Penny e
salvato la tua vita: eppure la sorella era morta senza che
potesse fare niente per evitarlo.
Penny si sent in colpa aggiunse la madre. Se
Carlynn non si fosse trattenuta con lei, l alla Comune, sua
sorella non sarebbe venuta fino a Big Sur per cercarla.
 successo tanto tempo fa concluse Johnny. Sono sicuro
che una persona con le doti di Carlynn  riuscita a riprendersi.
Quanti anni potr avere adesso?
Allora doveva averne circa trentacinque. Sar sulla
settantina.
Sai, sarei molto contento se tu andassi da lei. Johnny
si pul le labbra con il tovagliolo e lo appoggi sul tavolo.
Sar felice di vederti, che tu le chieda o no di aiutare Mara.
Le far piacere sapere che i giorni che ha passato alla
Comune hanno dato vita a qualcosa di buono.
A Joelle venne di nuovo da piangere. Non c'era niente
di strano, aspettava un bambino e ogni minima cosa la commuoveva.
Ci penser, pap promise. E si stup, perch ci avrebbe
pensato davvero.

 Capitolo 4.

In ospedale, lo spazio assegnato al reparto degli assistenti
sociali era piuttosto ridotto. Consisteva in un'ampia stanza
al secondo piano, suddivisa in quattro uffici di modeste
dimensioni: i loculi, li chiamavano tutti. Il pi grande era
l'ufficio centrale, dove si trovavano il bancone della segreteria,
un piccolo frigorifero, la macchinetta per il caff e le
cassette per la corrispondenza. Gli altri tre locali erano allineati
e divisi da pareti molto sottili, attraverso le quali si
sentiva perfino il respiro.
Proprio per questo, Joelle attese di rimanere sola prima
di telefonare a Carlynn Shire. Maggie, la segretaria del
reparto, parlava al telefono con il suo ragazzo nell'ufficio
centrale. Paul e Liam erano in giro per l'ospedale. Approfitt
di quell'istante di calma. Mentre componeva il numero
del Centro Shire, si domand se Carlynn potesse davvero
ricordarsi di lei.
Centro Shire disse una voce molto giovane.
Sono Joelle D'Angelo. Sent i passi di Liam nell'ufficio
di fianco. Spinse la sedia contro il muro e abbass la voce:
Posso parlare con Carlynn Shire?.
Vi fu un attimo di esitazione all'altro capo del filo.
Carlynn Shire non lavora pi qui.  in pensione.
Mi scusi, non lo sapevo. Doveva riattaccare oppure
indagare ancora? Aveva la nausea e un bisogno impellente
di correre in bagno. Le succedeva spesso, in quell'ultima
settimana. Sapeva di essere incinta da pochi giorni
e aveva gi cominciato ad avere mille disturbi. Forse
tutti quei sintomi erano solo psicosomatici. Avrei bisogno
di parlarle. Come potrei contattarla, per cortesia?
Mi dispiace, non sono tenuta a fornire questa informazione.
Posso lasciarle un messaggio?
Ancora una pausa. Resti in linea.
Non a lungo, per favore, pens Joelle. Liam, in quel momento,
concluse una telefonata nel suo ufficio, appese il ricevitore
e usc dalla stanza. Con sollievo, Joelle sent i suoi
passi che si allontanavano nel corridoio.
In passato, prima che la notte trascorsa insieme rovinasse
il loro rapporto, Liam non se ne sarebbe mai andato
senza salutarla. Le proponeva spesso una gita durante i fine
settimana, a volte con Sam, altre volte da soli. Ma la loro
ultima escursione a Point Lobos, poco prima del compleanno
del figlio, aveva significato una svolta per entrambi:
un segnale che avevano preferito ignorare. Di solito
passeggiavano a lungo insieme, per rilassarsi, e chiacchieravano.
Ma a Point Lobos era stato diverso. Sam non
era con loro. Liam le aveva dato la mano per aiutarla in una
salita o ad attraversare un ruscello in secca, e lei, in quel
contatto, aveva avvertito qualcosa di nuovo.
Gli aveva appena regalato un libro di meditazione. Riguardava
la perdita di una persona cara, e lui l'aveva portato
con s. Si erano seduti su una roccia schiena contro schiena
e Liam aveva letto qualche pagina ad alta voce. La vista
spaziava sul Pacifico, sotto di loro i cormorani volteggiavano
nell'aria pulita e i leoni marini giocavano tra le onde. Pi
tardi, Liam aveva colto un fiore giallo e glielo aveva posato
tra i capelli. Un brivido le aveva attraversato il corpo.
Dev'essere un fiore protetto aveva commentato. Joelle,
a sua volta, ne aveva colto uno per lui e glielo aveva appoggiato
dietro un orecchio. Si erano presi per mano e avevano
percorso il sentiero nel suo tratto pi suggestivo, senza
preoccuparsi di quella nuova intimit.
Joelle, sempre al telefono, non poteva pi attendere di
andare in bagno. Stava per riagganciare quando sent la voce
di un'altra donna, pi matura.
Vuole parlare con Carlynn Shire?
S, ci terrei molto.
Riguardo a cosa?
Joelle esit. Vorrei che guarisse un'amica sembrava ridicolo,
se non arrogante. Ho bisogno di parlarle di un'amica
che  molto ammalata e...
Non si occupa di queste cose da anni, mi dispiace.
Aspetti un momento disse, spaventata al pensiero
che la conversazione venisse interrotta. Io, io, non... la dottoressa
Shire mi ha salvato la vita molti anni fa, alla mia nascita.
Vorrei incontrarla e...
Come ha detto di chiamarsi?
Shanti Joy Angel La donna probabilmente non si stup.
Nel suo lavoro doveva aver sentito parecchi nomi eccentrici.
E quando  successo?
Trentaquattro anni fa. Sono nata nella Comune di Cabrial,
a Big Sur. Carlynn Shire si trovava l per caso. Non
respiravo, i miei genitori mi hanno riferito che  stata lei a
salvarmi la vita.
Un lungo silenzio all'altro capo del filo. Sper che la
donna stesse prendendo nota.
Mi dia il suo numero e trasmetter il messaggio alla
dottoressa Shire. Se lo riterr opportuno si metter in contatto
con lei.
Le parole di suo padre erano stampate nella mente: Se
ci fosse anche solo una minima speranza che la tua amica
possa essere aiutata.... Cap perch doveva assolutamente
parlare con la dottoressa Shire.

 Capitolo 5.

Carlynn Shire era davanti a una delle immense librerie del
suo studio, con la testa un po' piegata di lato per leggere i
titoli dei volumi. Cercava un libro sulle foche. Negli ultimi
anni era stata costretta a dedicarsi solo a studi impegnativi
e aveva trascurato alcuni dei suoi interessi, come gli animali
che vedeva nuotare nell'oceano sotto la villa e che da
bambina la appassionavano tanto. Era curiosa di conoscerli
pi da vicino, adesso che le rimaneva poco tempo. Quando
si  anziani, pensava, si comincia a fare tesoro dei piccoli
piaceri. Quegli stessi piaceri che da piccoli si considerano
importanti e da adulti invece si ignorano quasi del tutto.
I fatti pi insignificanti sembrano fondamentali quando
la vita sta per finire.
Squill il telefono sul tavolo, all'altro capo della libreria,
e Alan, seduto sulla poltrona a leggere il Wall Street Journal,
inser il viva voce.
Casa Shire.
Alan? Era Therese, dirigeva il Centro in modo cos
efficiente da non aver mai bisogno di chiamare a casa.
Carlynn si volt verso il marito.
Ciao, Therese, come stai?
Ho un messaggio per Carlynn.
Sono qui, Terry rispose lei avvicinandosi alla scrivania.
Il viva voce  acceso. Di che si tratta?
Mi spiace disturbarti, ma ha chiamato una donna che
desiderava parlare con te. Ha un'amica ammalata, vorrebbe
che tu la vedessi. Le ho riferito che non ti occupi pi di
queste cose, ma lei ha insistito. Dice di conoscerti. O meglio,
che le hai salvato la vita quando era una neonata. Alla
Comune di Big Sur.
Carlynn e Alan si scambiarono un'occhiata. Pass un
istante prima che Carlynn riprendesse a parlare. Come si
chiama?
Shanti Joy Angel.
Ah, s prosegu, con gli occhi fissi in quelli di Alan.
Te la ricordi? domand Therese. Dev'essere stato
parecchio tempo fa.
Richiamala, Therese, e ripetile quello che le hai gi detto
intervenne Alan, piegandosi verso il microfono.
Carlynn non si occupa pi di queste faccende.
La moglie lo guard irritata. Un momento, Therese
disse sollevando la cornetta. La vedr, se desidera venire
qui.
Alan sospir in segno di disappunto.
Lo farai? Therese sembrava sorpresa.
S rispose tranquilla Carlynn. Avvicin carta e penna
e prese nota. Dammi il numero, chieder a Quinn di
fissarle un appuntamento. Va tutto bene da quelle parti?
Sta' tranquilla, ci vediamo la settimana prossima. E
tu, come ti senti?
Molto meglio, grazie. A presto, allora.
Carlynn riappese la cornetta e rimase a fissare il viso
di Alan, decisamente contrariato.
Perch ti  saltato in testa di incontrarla? la rimprover.
Sto morendo, Alan. Carlynn incroci le braccia sul
petto. Che cos'ho da perdere?
Lo sai quanto me.
Alan era spaventato e a lei fece tenerezza. Si preoccupava
sempre, per tutto e per tutti. Lo abbracci e gli diede
una carezza sulla guancia. Posso essere vecchia e alla fine
dei miei giorni, Alan, ma non sono rimbecillita gli disse
con dolcezza. Non far niente che possa danneggiarci.
Carlynn usc dallo studio e, sorreggendosi con il bastone,
attravers l'ampio soggiorno per raggiungere la terrazza
dietro casa. L'aria era tiepida e profumata: un sottile
odore di iodio del Pacifico misto all'aroma dei pini attorno
alla villa. Appoggi il bastone a una sedia e raggiunse il
bordo della terrazza per avvicinarsi il pi possibile all'oceano.
Era una giornata meravigliosa a Cypress Point. Il
mare indaco, sotto il cielo limpido, era incorniciato dai pini
scuri, cos vicini alla terrazza che poteva sfiorare i rami
pungenti. Stese le braccia e le apr in un abbraccio ideale al
mondo.
Adorava quel posto e avrebbe dovuto sentirsi serena a
casa sua, in quel paradiso. Invece la pace le sfuggiva, e il
motivo non le era oscuro. Trentaquattro anni. Era un periodo
troppo lungo per essere ancora tormentati. Ma il senso
di colpa, la tristezza, la perdita dolorosa della sorella le
rimanevano avvinghiati al cuore e alla mente. Non voleva
morire con il peso dei ricordi.
Shanti Joy Angel. Non avrebbe potuto dimenticare quel
nome. Quelle tre parole la riportavano a Big Sur. Non le importava
che Alan lo trovasse sbagliato, avrebbe incontrato
la ragazza. Non credeva al destino, agli avvenimenti preordinati,
ma sembrava un segnale. Un avvertimento da tenere
in considerazione. Forse era soltanto una coincidenza
che la bambina di Big Sur l'avesse chiamata proprio allora,
quando la pace della morte lottava con il rimorso degli
errori.
O, forse, era un dono.
 
Capitolo 6.

Cypress Point, 1937.
Il Cerchio Magico. Viviamo dentro un incantesimo, ragazze
disse Franklin Kling. In piedi tra le gemelle di sette
anni, Carlynn e Lisbeth, fumava un sigaro sulla terrazza
della villa e ammirava il Pacifico.
Cosa vuol dire, pap? chiese Carlynn.
Franklin rimase un attimo in silenzio prima di rispondere.
Non voleva interrompere con le parole il suono che
arrivava dal mare. Un sole rosso cupo aveva iniziato a calare
sulle aspre scogliere. L'aria era nitida, ma da un momento
all'altro sarebbe riapparsa la nebbia. Quel panorama
limpido era un fenomeno raro in un pomeriggio di fine
estate. Franklin era sereno, a eccezione del fatto che Presto,
il grosso cane fulvo di casa, non era l con loro. Normalmente,
si tratteneva con le bambine, sulla terrazza o
nelle loro camere. Quel giorno, invece, sonnecchiava in cucina,
addormentato da un'ora, forse per sempre. Franklin
evitava di pensarci, si sarebbe posto il problema pi tardi.
Per il momento voleva solo godersi lo splendido panorama
di Monterey, il sigaro e le sue figlie.
Il Cerchio Magico  un altro nome con cui viene chiamato
il Seventeen Mile Drive rispose a Carlynn. Non ce
ne rendiamo conto. Trascorriamo le nostre giornate come se
abitassimo in un posto qualunque. Come se vivessimo a Iowa
City. Franklin era cresciuto a Iowa. E invece viviamo
in paradiso. Di tanto in tanto bisogna fermarsi a rifletterci.
Guard ancora il mare. Il Cerchio Magico ripet.
Cosa vuol dire magico? chiese Carlynn.
Significa qualcosa di affascinante Franklin scosse la
testa. Anzi, di pi, qualcosa che ti trascina in una dimensione
incantata. Pensa alle bellezze che puoi ammirare qui.
Non potete accorgervi della differenza.  evidente: siete
sempre vissute qui. Aspir una boccata dal sigaro. Quando
avevo la vostra et abitavo in pianura, una distesa di
campi di grano. Nulla che ti catturasse lo sguardo. Qui si
attraversa un bosco anche per raggiungere il negozio...
Le bambine rabbrividirono. Per loro la foresta aveva un
aspetto sinistro.
E poi avete sotto gli occhi l'oceano. C' gente che passa
l'intera vita senza vederlo, e voi ci abitate sopra. C' un
pino lungo la strada, quello isolato che spunta dalle rocce.
Sembra che si sia aggrappato al terreno per crescere alto,
sopra l'acqua. Ci sono gli alberi fantasma, spogli e nodosi,
piegati dal vento. Combattono contro il vento, tutto qui attorno
lotta per sopravvivere.
Carlynn e Lisbeth erano affascinate dal luogo in cui vivevano.
Pi di quanto il padre immaginasse. Niente era
scontato per loro. Ammiravano il contrasto fra la grande
casa grigia alle loro spalle, imponente sopra di loro, alta
sull'oceano, e la scogliera su cui si ergeva, quasi precaria.
Sapevano che nei pressi della villa, oltre i pini e la macchia,
si stendeva la baia di Fanshell, dove spesso il pap le conduceva
a cercare conchiglie o a osservare le foche. A volte
le accompagnava in spiagge diverse: esploravano le pozze
create dalla marea, il mondo incantato dei minuscoli pesci
e i giardini sommersi.
I pellicani disegnavano buffi voli nel cielo e, in inverno,
le balene si avvicinavano alla riva, sul retro della casa.
C'erano notti in cui le bambine erano tormentate dagli incubi
sulle balene. O almeno lo era Lisbeth. Carlynn non si
lasciava scuotere quasi da nulla. Erano identiche nel fisico,
persino il ciuffo ribelle era simile. La loro madre, Delora, si
sforzava di domarlo tra i capelli biondi. In realt erano due
ragazze assai diverse. E Delora si prodigava perch tutti se
ne accorgessero. Si rifiutava di vestirle allo stesso modo, di
mandarle alla medesima scuola. A essere sinceri, si rifiutava
di trattarle con equit. I capelli di Carlynn erano lunghi,
con onde platino che le arrivavano alla schiena. A Lisbeth,
invece, Delora imponeva capelli tagliati a riccioli corti, che
si muovevano attorno al viso quando camminava.
Carlynn era iscritta alla seconda classe presso la Douglass
School, un istituto privato di Carmel. L'edificio in stile
mediterraneo sorgeva sopra un terreno circondato da alberi
maestosi. Oltre all'insegnamento delle materie tradizionali,
offriva corsi di equitazione e di teatro e disponeva
di campi da tennis e volano. Infatti, le guance di Carlynn
avevano sempre un colorito sano e roseo.
Lisbeth, invece, frequentava la Esley Rhodes School, una
scuola poco prestigiosa, non lontana da quella della sorella.
Era decisamente di un altro livello quanto a divertimento e
preparazione degli insegnanti. I professori di Carlynn, a maggio,
avevano accompagnato la classe all'inaugurazione del
Golden Gate Bridge; quelli di Lisbeth non l'avevano nemmeno
messo in conto. Per questo Franklin aveva deciso di
accompagnare Lisbeth lui stesso, non voleva rinunciasse all'occasione.
A sette anni, le bambine erano ignare della differenza
tra le due scuole. Ma gli adulti che conoscevano la
zona sapevano che Carlynn riceveva l'istruzione migliore. E
chiunque avesse passato pi di cinque minuti con Delora,
avrebbe capito la ragione di quella differenza.
Franklin appoggi le mani sulla nuca di Lisbeth. Voi due
siete un altro prodigio del Seventeen Mile Drive annunci.
Gemelle. Due ragazzine identiche. Avrei voluto che la mamma
non insistesse a tagliarti i capelli cos corti, Lizzie.
Assomiglio a Shirley Temple. Lisbeth parl a voce
bassa e fu coperta dal rumore dell'oceano. Era la pi tranquilla
delle due. Timida e insicura. Le persone erano entusiaste
dei capelli biondissimi di Carlynn, di rado notavano
quelli di Lisbeth. Invece Rosa, la governante, le aveva detto
che il suo taglio la faceva assomigliare a quell'adorabile
Shirley Temple, e la bambina custodiva nel cuore il complimento.
Franklin si prodigava per essere imparziale con le figlie.
Le attenzioni nei confronti di Lisbeth erano eccessive,
se ne rendeva conto, ma doveva compensare la mancanza
di affetto che la moglie riservava alla seconda gemella.
Delora era solita chiamarla cos, la seconda figlia: come se
Lisbeth fosse pi giovane di qualche anno, anzich di mezz'ora.
A volte aveva anche detto la seconda preferita. Franklin
tremava quando la moglie sceglieva parole simili, aveva
paura che la bambina potesse sentirle.
Delora ignorava di essere incinta di due gemelle, al momento
delle visite ginecologiche in ospedale, sette anni prima.
Era entusiasta per la maternit ed era apparsa pi allegra
del solito in quei nove mesi. Con Franklin, aveva scelto
una camera del piano superiore da destinare al figlio o
alla figlia. Avevano comprato mobili graziosi e scelto una
tappezzeria rosa e azzurra, per ogni evenienza. Ma Delora
non aveva considerato la possibilit di avere due bambini.
Prima del matrimonio, avevano affrontato il discorso e lei
aveva dichiarato in modo inequivocabile di desiderare un
solo figlio. Ho uno scarsissimo senso materno aveva affermato
in tutta onest. Aveva valutato le capacit e l'amore
che poteva offrire. Promettimi che ti accontenterai di un
unico figlio.
Franklin aveva promesso. Amava Delora, la sua vivacit
quando era felice. E lo era quasi sempre in passato,
quando si era innamorato di lei. Con il suo ottimismo, e
forse un po' di leggerezza, Franklin aveva liquidato i cambiamenti
d'umore della moglie come episodi sporadici. Ma
i problemi esistevano. Poco dopo il matrimonio, i genitori
di lei, con i quali vivevano nella villa, erano morti in un incidente
stradale e Delora era scivolata in uno stato depressivo
da cui non si era mai ripresa del tutto.
Il parto di Carlynn fu abbastanza facile, per essere il
primo. Delora aveva gi scelto il nome, se fosse stata una
femmina: una combinazione tra i nomi dei suoi genitori,
Carl e Lena. Franklin non aveva ribattuto. Era un sognatore,
con un fondo di ingenuit, e sperava che grazie alla bambina
la moglie potesse superare il dispiacere per la perdita
del padre e della madre. Se ne rese conto solo pi tardi: nella
grande dimora al Cerchio Magico, Delora sperava di ricreare
la sua antica famiglia, padre, madre e una figlia molto
amata.
Durante il parto, Franklin aveva atteso pazientemente
nella sala d'aspetto, fino a quando un'infermiera era uscita
e lo aveva informato che era diventato padre di una bambina.
Lui si era sentito al colmo della felicit.
Ma non abbiamo finito... L'infermiera gli aveva sorriso.
Ce n' un'altra.
Un'altra? aveva ripetuto lui senza capire.
Sono due gemelle.
Franklin si era seduto, sorpreso, allibito, un largo sorriso
angosciato dipinto sul viso. Non aveva dimenticato il
fermo rifiuto della moglie riguardo al fatto di avere pi di
un figlio e sapeva che il parto avrebbe segnato il comportamento
di Delora nei confronti della seconda gemella in
modo irreversibile.
Carlynn era venuta al mondo con facilit, senza dare
alla madre eccessiva sofferenza. La seconda bambina, invece,
era in posizione podalica, indietro fin dall'inizio. Delora lo
avrebbe ripetuto spesso, in seguito. Soffriva molto
e accett l'anestesia, ma appena sveglia si accorse di aver
subito un taglio cesareo. Anche i movimenti pi lievi le causavano
dolore.
Per giorni la piccola non attesa rimase senza nome.
Carlynn si attacc facilmente al seno della mamma; la sorella,
invece, non riusciva. A volte, Franklin la guardava
lottare con il capezzolo e comprendeva il timore della figlia
di infastidire la madre: con Delora l'aveva provato lui stesso
molte volte. Cos, all'ospedale, Franklin cominci a dare
il biberon alla gemella senza nome, mentre la moglie allattava
Carlynn.
In quei primi giorni, decise che gli sarebbe piaciuto chiamarla
Lisbeth, come sua madre. Delora era mai andata d'accordo
con la suocera e Franklin dubitava che avrebbe approvato
la scelta. Ma la moglie rispose con freddezza che
la decisione le era indifferente, e lui ne fu molto ferito.
Le infermiere gli assicurarono che l'avversione della moglie
nei confronti di Lisbeth sarebbe passata col tempo, sostenevano
che avrebbe amato le gemelle allo stesso modo.
In quel momento, dicevano, la madre soffriva ancora troppo
per preoccuparsi di qualcun altro. Le infermiere, per,
non immaginavano ci di cui Delora era sempre stata consapevole:
nel suo cuore c'era posto per un figlio soltanto.
Lisbeth non agevol le cose. Era una bambina difficile,
soffriva di coliche e i suoi pianti continui svegliavano la sorellina.
Franklin talvolta biasimava se stesso, per l'atteggiamento
di Delora nei confronti della figlia. Non avrebbe
dovuto chiamarla Lisbeth: in questo modo la moglie avrebbe
sempre associato la piccola alla suocera. Avrebbe dovuto
lasciare a Delora la scelta del nome, perch sentisse pi
sua la bambina.
Signor Kling?
Franklin si gir e vide Rosa sulla porta della terrazza.
 pronto disse la donna con accento messicano, sebbene
vivesse negli Stati Uniti da trent'anni. Entrate, bambine,
e lavatevi le mani.
La cena veniva servita nella grande sala da pranzo affacciata
sul mare. Rosa era al loro servizio come era stata
al servizio dei genitori di Delora, prima dell'arrivo di Franklin.
Non era la domestica migliore del mondo, ma aveva
un carattere caloroso che lo aveva conquistato fin dall'inizio.
Gli piaceva che trattasse le figlie in modo equo. Rosa
riteneva ingiusto che Lisbeth non potesse frequentare la
scuola prestigiosa della sorella, e glielo aveva detto un giorno,
scusandosi della franchezza.
Dopo cena, Delora chiese a Carlynn come avesse trascorso
la giornata, mentre Lisbeth stava ancora mangiando.
Non appena Delora si interruppe, Franklin intervenne.
Chi vuole venire in barca con me, domani? Not subito
gli occhi di Lisbeth: scintillavano.
E tu, Carlynn?
Lei scosse la testa. No, grazie rispose. Il padre se lo
aspettava. Carlynn odiava l'acqua, da quando due anni prima
si erano capovolti nella baia di Monterey. Le bambine
indossavano i giubbotti salvagente, ma l'acqua era ghiacciata.
L'esperienza era stata un trauma, soprattutto per
Carlynn. Lisbeth apprezzava molto le uscite in barca, ma
la sorella aveva deciso che non sarebbe pi entrata in acqua.
Franklin ne era contento. A Carlynn la scuola offriva
gi molte opportunit, anche l'altra figlia doveva avere
un'occasione tutta sua. Un passatempo preferito nel quale
distinguersi.
Al termine della cena, Delora lanci un'occhiata al marito
attraverso la tavola. Lui cap che si trattava di Presto.
Andiamo in biblioteca, ragazze. Vostro padre e io vogliamo
parlarvi.
Le bambine erano timorose. In rare occasioni venivano
coinvolte in discorsi di famiglia.
Parla tu, Franklin.
L'uomo guard prima una, poi l'altra figlia. Presto 
molto malato.
Entrambe si precipitarono in cucina, dove il cane era
addormentato, vicino alla stufa. Nessuna delle due parl.
Franklin si schiar la voce e continu: Mi dispiace, temo
stia morendo.
No fece Carlynn in lacrime, e Delora l'abbracci
stretta, cercando di lisciarle i capelli arruffati.
Le mani di Lisbeth erano chiuse sul grembo. Sedeva
quieta, senza emozioni. Ma gli occhi erano pieni di lacrime.
Domani, lo porteremo dal veterinario per aiutarlo a...
morire.
Ucciderlo? grid Carlynn tra le lacrime. Ti prego,
pap, non farlo. Guard la madre piena di speranza.
Soffre, Carlynn spieg Delora. Ha problemi a respirare
e tu sai le difficolt che aveva a camminare, in questi
ultimi giorni.
 quasi cieco aggiunse il padre. Non vogliamo che
continui a penare, Carly.  ingiusto lasciarlo vivere cos, quando
possiamo aiutarlo a morire. Smetter di soffrire, almeno.
La bambina si accoccol sul petto della mamma, singhiozzava
in modo sommesso. Franklin si accorse delle lacrime negli
occhi della moglie. Delora non era insensibile,
aveva solo una capacit d'amare limitata.
Lisbeth tremava, la bocca piegata in una smorfia, mentre
si sforzava di controllare le emozioni. Franklin si sedette
sul divano di fronte a lei. Si chin e le copr le mani, sempre
chiuse sul grembo, con le sue.
Va tutto bene, Lizzie? chiese.
La bambina annu, mentre si morsicava le labbra tremanti.
Era coraggiosa Lizzie. Stoica. Franklin aveva un nodo
alla gola: nessuno l'apprezzava, eccetto lui.
Ma non era del tutto vero. Carlynn si allontan dalla madre
e corse ad abbracciare la sorella. Non permetter che lo
facciano, Lizzie disse, dimenticandosi di essere piccola.
Lisbeth conosceva i limiti di una bambina di sette anni.
Annu per assecondare la sorella, ma Franklin vide che
il dolore non le aveva abbandonato gli occhi.
Quella notte, Carlynn dorm sopra il pavimento della
cucina, con le braccia strette attorno al corpo malato di Presto.
Franklin e Delora avevano cercato di trascinarla a letto
con la forza, ma lei non aveva voluto allontanarsi dal cane.
Lasciala stare aveva detto infine Franklin alla moglie.
Permettile di passare l'ultima notte con lui.
Delora acconsent. Guard il marito coprire la piccola
con una trapunta, abbassarsi a terra per baciarla sulla testa
e accarezzare la schiena dell'animale. Poi entrambi andarono
a dormire.
I respiri affannosi del cane si sentivano in tutta la casa.
Carlynn trascorse la notte a sussurrargli parole di conforto
e d'amore, a supplicarlo di vivere. E al mattino, tutti furono
svegliati dai latrati di Presto. Scesero al piano terra e
lo trovarono seduto vicino a Carlynn, col respiro forte e regolare.
La bambina aveva un braccio attorno alle ampie
spalle del cane.
Presto ha fame disse con semplicit, e Lisbeth corse
ad abbracciare prima l'animale, poi la sorella.
Il veterinario afferm pi tardi di essersi sbagliato: aveva
giudicato le condizioni del cane molto pi gravi di quanto
non fossero in realt. Forse era cos. O forse no.

 Capitolo 7.

Il telefono squill mentre Joelle rientrava a casa. Pos borsa
e agenda sul tavolino e sollev il ricevitore.
Chi parla?
Cerco Shanti Angel. Era la voce di un uomo anziano,
una voce profonda, con un'intonazione educata.
Sono io.
La chiamo da parte di Carlynn Shire. Ha ricevuto il
suo messaggio, lei desidera sempre incontrarla?
S, mi piacerebbe molto.
Ha qualche legame particolare con lei? aggiunse, e
Joelle ripet il racconto della sua nascita.
Bene, la dottoressa Shire dice che se vuole andare da
lei, sar lieta di parlarle.
Si ricorda di me? chiese Joelle.
Sostiene di s.
Joelle non pot fare a meno di sorridere. Sar felice di
vederla. Mi dica dove ci possiamo incontrare e quando.
Potrebbe riceverla a mezzogiorno, gioved prossimo.
Era un giorno lavorativo, ma Joelle non os chiedere di
rinviare l'appuntamento.
Va bene disse. Qual  l'indirizzo?
Sa dove si trova il Seventeen Mile Drive?
Lo conoscevano tutti. Carmel non era molto distante
da casa sua, ma vi si era recata di rado, anche perch bisognava
pagare un pedaggio. Era una meta soprattutto per i
turisti, che ammiravano con entusiasmo la costa pittoresca
della penisola di Monterey. Oppure ci abitavano residenti
molto fortunati, che avevano le case lungo la strada.
L'uomo le diede l'indirizzo e le spieg che l'edificio si
trovava nei pressi di Cypress Point. Significava che non era
una semplice casa, doveva trattarsi di una villa di lusso.
Quando arriver al viale d'ingresso, suoni il citofono
sulla colonna di sinistra. La vedr e aprir il cancello.
D'accordo, la ringrazio.
Dimenticavo, avverta il ragazzo del pedaggio che lei
 diretta qui, alla villa dei Kling aggiunse, lo informer
che la attendiamo, cos non dovr pagare.
Joelle riappese la cornetta e annot l'orario sull'agenda.
Sarebbe stato interessante, anzi emozionante, conoscere
Carlynn Shire e ascoltare la sua versione riguardo alla
propria nascita. Solo in un secondo momento le avrebbe
parlato di Mara. Non intendeva dire nulla a Liam: avrebbe
pensato che la sua decisione era inutile e priva di senso.
Forse era cos.
Il giorno successivo, Joelle era seduta nell'infermeria
del reparto maternit di fianco a Rebecca Reed, la responsabile.
Mentre compilavano le cartelle cliniche, Joelle fu
tentata di parlare alla dottoressa della sua gravidanza. Osservava
con la coda dell'occhio la mano magra di Rebecca:
si muoveva rapida sui fogli e la sua calligrafia era pi
leggibile di quella degli altri medici. Aveva un'aria sicura,
mentre era assorta nel suo lavoro, infondeva fiducia. Era
una donna di trentanove anni, di aspetto molto gradevole,
e portava i capelli biondi trattenuti sulla nuca da un fermaglio.
Era stata Rebecca ad aiutarla a trovare uno specialista
quando lei e Rusty tentavano di avere un figlio, senza risultati.
Aveva poco calore umano, ma era un'abile e stimata
professionista. A Joelle sarebbe piaciuto confidarsi con
lei, mentre erano sedute vicine. Ma non le riusciva spontaneo
aprirsi con Rebecca. Comunicava facilmente con tutti,
eppure con lei era sempre un po' a disagio. Nelle rare occasioni
in cui si incontravano a una festa, faticava persino
a rivolgerle poche frasi stentate.
Ci nonostante, voleva Rebecca come ginecologo prima
del trasferimento e aveva deciso di chiederglielo al termine
dei primi tre mesi di gravidanza. La stessa Joelle
avrebbe sgridato una donna che avesse rimandato cos tanto
la prima visita prenatale. Per intendeva mantenere segrete
le proprie condizioni finch non fosse proprio stato
indispensabile.
Il telefono di Rebecca squill.
Pronto soccorso rispose la dottoressa.
Joelle continu a compilare le schede, ma non pot fare
a meno di ascoltare la conversazione. E, mentre la telefonata
volgeva al termine, si domand se il caso di cui Rebecca
stava parlando coinvolgesse anche Liam.
Devo scappare disse Rebecca riappendendo la cornetta.
Si alz, lisci la gonna con le mani e si avvi alla porta.
Stanno chiamando Liam, ma forse sar necessaria anche
la tua presenza. Un incidente stradale. Conducono qui
una donna incinta di trentotto settimane, con il marito. Lui
 incolume, ma la moglie  grave. Forse  ancora possibile
salvare il bambino.
Tienimi informata disse Joelle.
Se il piccolo fosse sopravvissuto, con ogni probabilit
sarebbe stato trasferito d'urgenza al reparto neonatale di
cure intensive e il caso sarebbe diventato di sua competenza.
Per il momento era Liam il responsabile. Joelle lo immagin
mentre cercava di risolvere una situazione nella
quale la moglie muore, il neonato sopravvive e il marito 
sopraffatto dal dolore. Senza riflettere, chiuse le cartelle cliniche,
si alz di scatto dalla sedia e si diresse verso il pronto
soccorso.

 Capitolo 8.

Liam aveva appena lasciato il pronto soccorso e si stava dirigendo
al reparto di cardiologia. Rebecca Reed lo raggiunse
e lo trattenne per il braccio mentre gli camminava rapida
accanto.
Non andartene, per favore. Abbiamo bisogno di te.
Che cosa succede? chiese Liam, ma lei se ne and senza
rispondere. Tipico di Rebecca.
Un'infermiera che passava nel corridoio si accost a
Liam e, puntando dritta con lui verso la porta principale,
lo inform: Un incidente automobilistico. Il marito sta bene,
ma la moglie sembra che non ce l'abbia fatta. E aggiunse:
Era incinta.
Liam smise di colpo di camminare, paralizzato dalla
notizia. Non si trattava solo di una reazione emotiva, ma
di un blocco fisico che ogni tanto lo assaliva: una vera e propria
perdita di sensibilit che partiva dai piedi e saliva al
petto impedendogli quasi di respirare. In quei momenti si
sentiva incredibilmente pesante e al tempo stesso aveva un
gran desiderio di fuggire. Avrebbe potuto andarsene, fingere
di non essere stato avvertito in tempo, di non potersi
occupare del marito sopravvissuto... Quell'uomo non
avrebbe mai pi avuto una vita.
Fermo in mezzo al corridoio, Liam rimase a guardare
la barella che portava la donna in terapia intensiva. Se si
escludeva una striscia di sangue rappreso sulla tempia, le
ferite erano invisibili. Aveva una grande pancia. Il compagno
le camminava di fianco, zoppicava, forse per un trauma causato
dall'incidente, e stringeva la mano ormai senza
vita della moglie. Erano entrambi sulla trentina.
Un'altra infermiera raggiunse Liam. Ti occuperesti del
marito? chiese.
Liam si domand se avesse notato il panico nei suoi occhi.
Da un punto di vista fisico sta bene, ma il suo stato
emotivo...
D'accordo.
Liam si volt. Alle sue spalle c'era Joelle.
So quello che  successo, ero con Rebecca quando
l'hanno chiamata. Gli sfior una mano, ma la ritrasse subito.
Quasi certamente il bambino sar assegnato al mio
reparto, cos ho pensato di occuparmene io. Se per te va
bene.
Liam si illudeva di mascherare la gratitudine infinita
che provava.
Grazie disse, o almeno prov a dirlo. Aveva la bocca
troppo secca per parlare.
L'uomo continuava a stringere la mano della moglie,
mentre gli infermieri spingevano la barella verso la porta
della terapia intensiva. Liam guard Joelle staccare quell'uomo
dalla moglie, prenderlo per un braccio e parlargli
con dolcezza. Poi se ne and per non vedere altro.
Cosa facciamo di bello stasera Sam? chiese Liam al
figlio, parecchie ore dopo aver lasciato il pronto soccorso,
mentre si allontanavano dal parcheggio della casa di cura.
Dallo specchietto retrovisore guard il piccolo, sistemato
nel seggiolino sul sedile posteriore. Sam non rispose. Lo attraeva
la maniglia della portiera, e Liam gli sorrise.
Si sentiva meglio, ora. Con Sheila e il figlio era andato
a trovare Mara e aveva scacciato dalla mente l'incidente di
quella mattina. Qualsiasi cosa gli capitasse di affrontare,
pensava a Sam. L'accorgimento di sostituire un pensiero
negativo con uno positivo funzionava sempre. O quasi.
Adesso arrivava la parte della giornata che preferiva, i
momenti da dividere soltanto con Sam. Il piccolo era il simbolo
stesso della felicit: non si rendeva conto n del dolore n
delle drammatiche circostanze che avevano accompagnato
la sua nascita. Liam lo guard di nuovo attraverso
lo specchietto retrovisore. Somigliava a Mara ogni giorno
di pi e lui ne era compiaciuto. Sam non aveva solo gli
occhi scurissimi e la pelle chiara della madre: aveva ereditato
anche il suo carattere e accoglieva le prime sfide della
vita con gioia ed entusiasmo.
Liam parcheggi l'auto nel box e tolse il figlio dal seggiolino.
Di colpo, si ricord che era il giorno in cui arrivava
la domestica e ne fu contento. Gli piacevano il profumo
di sapone, di pulito e la sensazione di ordine che lasciava.
Sheila l'aveva assunta perch passasse da loro una volta alla
settimana, un altro motivo per sentirsi in debito nei confronti
della suocera.
Dopo cena, padre e figlio uscirono nel piccolo giardino,
per giocare con le bolle di sapone. Liam si sedette nel
portico e si mise a soffiare palloncini leggeri. Sam li rincorreva
e li faceva scoppiare. A ogni bolla che si staccava
dal bastoncino, il piccolo rideva, strizzava gli occhi, mostrava
i piccoli denti bianchissimi. Liam avrebbe continuato
quel gioco all'infinito, pur di godersi la felicit dipinta
sul viso di Sam.
Quando inizi a fare buio, chiuse il tappo della bottiglietta.
Il viso del piccolo si rattrist e Liam allora gli propose
di giocare alle costruzioni.
Rientrati in casa, svuot sul tappeto del soggiorno il
grande cesto con i mattoncini colorati. Sam si impadron
subito di un pezzo, lo colloc di fronte al padre, quindi ne
prese un altro. In quella settimana avevano giocato alle costruzioni
quasi ogni sera e Liam si accorgeva dei progressi
del figlio. La prima volta Sam si era limitato a guardarlo
costruire una torre e alla fine l'aveva abbattuta con gran
divertimento. Poi anche lui aveva cominciato a costruire
torri, o qualcosa di simile, appoggiando un pezzo sopra
l'altro.
Vediamo quanti mattoni riesci ad ammucchiare stasera,
Sam. Ieri ne hai messi tre senza farli cadere. Ti ricordi?
Uno, due, tre. Gli mostr tre dita, ma il bambino non
pareva interessato al gioco dei numeri. Era tutto preso a costruire
e in un attimo riusc a impilare i tre mattoni, seppure
in modo precario.
Bravissimo, Sam. Liam sorrise e gli porse un quarto
pezzo. Sei capace di aggiungere anche questo? Sarebbero
quattro.
Sam appoggi sulla torre il quarto mattoncino in modo
maldestro e la struttura trem per un attimo, prima di
crollare. Il bambino rise. Giocarono ancora, poi Sam lasci
le costruzioni per salire sulle ginocchia del padre.
Vuoi fare la lotta, vero? Liam si stese sul tappeto. Sam
gli saltava addosso, lasciandosi rotolare e cadere: usava il
corpo del padre come una montagna da scalare. Liam pens
ai giocattoli che Sheila aveva regalato al nipotino, ammassati
nella cameretta e in un angolo del ripostiglio. Oggetti
inutili. I bambini per giocare hanno bisogno solo di
un pap sdraiato sul pavimento del soggiorno.
Infine Liam aiut Sam ad addormentarsi: lo tenne stretto,
mentre gli baciava i riccioli biondi che profumavano di
shampoo. Avrebbe desiderato abbracciarlo ancora pi forte,
ma si trattenne per timore di svegliarlo. Sembrava tanto
fragile e Liam desiderava proteggerlo da qualsiasi cosa
gli potesse nuocere.
Ti voglio bene sussurr.
Avrebbe voluto dividere con Mara questi momenti. Era
il desiderio pi grande che aveva. E cercava di provare a
realizzarlo, per quanto possibile. A essere onesto con se stesso,
nutriva qualche dubbio sull'istinto materno di Mara.
Lei non aveva mai mostrato un vero interesse per i bambini.
Chiss, forse era solo un'illusione pensare che Mara
avrebbe provato la medesima gioia nei confronti di Sam.
Aveva raccontato alla moglie dei primi passi e delle prime
parole del figlio: Mara aveva sorriso, come sempre.
Avrebbe potuto dirle che il bambino era stato investito da
una macchina e avrebbe reagito allo stesso modo, con un
sorriso vuoto.
Il sorriso di Mara, tuttavia, almeno incoraggiava il bambino
a rivolgersi a lei. Ma non poteva durare a lungo. Sam
non avrebbe comunicato per sempre con la madre in modo
cos ingenuo, senza aspettarsi niente. Liam pensava al
futuro. Si immaginava Sam al primo giorno di scuola, o nell'adolescenza,
o durante la cerimonia di laurea, oppure
quando se ne sarebbe andato di casa per sposarsi. Quando
ci pensava, sapeva che sarebbe stato l'unico sostegno del
figlio.
Avrebbe sempre avuto una moglie da amare, ma non
sarebbe pi stata una moglie vera. In nessun modo. Non
poteva essere un'amica con cui confidarsi, n una compagna
con la quale dividere gioie e dolori. Non avrebbe potuto
essere nemmeno un'amante che lo stringeva e gli accarezzava
il corpo assecondando i suoi desideri. Di notte,
gli capitava di cercare la moglie, ma dove avrebbe dovuto
esserci Mara trovava solo un posto freddo e vuoto. Accendeva
la luce, ancora confuso, e allora realizzava quanto la
sua realt fosse irreversibile, senza vie d'uscita, e aveva una
gran voglia di urlare e picchiare pugni contro il muro.
A volte, le persone che non sapevano nulla, gli amici
del mondo della musica, per esempio, gli chiedevano come
mai Sommers e Steele non si esibivano pi. E doveva
spiegare.
Lui e Mara, dopo essersi conosciuti, avevano formato
un duo folk e avevano anche raggiunto una buona popolarit
nel circuito dei club locali. Suonavano la chitarra elettrica
e cantavano piuttosto bene, soprattutto insieme. Mara,
talvolta, si esibiva anche al pianoforte. Secondo l'opinione
comune erano bene assortiti.
Joelle aveva capito subito che avrebbero formato una
bella coppia. Se non fosse stato per lei, non si sarebbero mai
incontrati. Liam non era cos sicuro che i pochi anni con
Mara valessero il dolore che provava ora. Non aveva pi
cantato, nemmeno sotto la doccia. Non sopportava il suono
della propria voce, specie quando si esibiva da solo. Era
stata l'unione con quella di Mara a renderla completa.
Liam respir ancora il profumo dei capelli di Sam.
Avrebbe dovuto alzarsi e portarlo nel lettino, ma si sentiva
oppresso da un peso. Gli era tornato in mente il caso al
pronto soccorso. Parlare con quell'uomo distrutto dal dolore
sarebbe stato troppo difficile. Avrebbe dovuto dirgli
che sua moglie era morta e il pensiero l'aveva messo a disagio
fino a paralizzarlo. Avrebbe dovuto spiegargli che poteva
ricominciare da capo, nutrire la speranza di una felicit
nuova con il bambino. Parole di nessun aiuto, lo sapeva
bene.
Grazie Jo, pens con affetto sincero.
Joelle aveva intuito che il caso lo avrebbe coinvolto profondamente
e non aveva esitato a correre al pronto soccorso
per sgravarlo dell'incarico.
Senza di lei non sarebbe riuscito a sopportare il peso di
quell'anno terribile. Prima dell'aneurisma di Mara, i loro
rapporti erano fondati sulla correttezza professionale e su
una cordiale amicizia. In seguito Joelle si era trasformata
nel suo sostegno principale. Condividevano la sofferenza
e ci riuscivano perch anche lei amava Mara. E allora lo
consolava, gli permetteva di sfogare il dolore.
Liam e Joelle avevano evitato di affrontare l'argomento,
ma l'amicizia che li univa diventava pi intima mese
dopo mese. Si trattenevano in ufficio a parlare e tutte le sere
chiacchieravano al telefono. La maggior parte delle volte
era lui a chiamarla. Alla fine le telefonate erano diventate
abituali. Se Liam per qualche motivo non riusciva a
sentire la voce di Joelle, prima di andare a letto, rimaneva
sveglio per ore.
Avevano imparato a ridere e a divertirsi di nuovo. E ridere,
per una persona infelice,  importante. E poi c'erano
gli abbracci, da buoni amici: contatti fisici che con il tempo
si erano fatti sempre pi lunghi, sempre pi forti, seguiti
da lente carezze. Le dita di Joelle scivolavano sulle spalle e
sul petto di Liam, la mano di lui le toglieva una ciglia dalla
guancia.
Liam ne sentiva la mancanza. Provava una forte nostalgia
delle loro telefonate serali. Adesso, di notte, era circondato
dal vuoto. Dopo che Sam si era addormentato,
Liam rimaneva solo in compagnia dei suoi pensieri.
Guard il telefono sul comodino, poi scosse la testa. Se
fosse riuscito a controllarsi, forse avrebbe avuto ancora l'amicizia
di Joelle, e la sensazione appagante di potersi confidare
con qualcuno, di essere ascoltato. Non si poteva tornare
indietro, lo sapeva bene. Si sentiva colpevole persino
quando si incontravano alla mensa dell'ospedale. Liam
amava moltissimo Mara, eppure il sentimento per Joelle
stava diventando profondo, e ne era spaventato.
Raggiunse con la mano lo scaffale alle sue spalle, le dita
trovarono il libro sulla meditazione che Joelle gli aveva
regalato. Lo sfogli, senza cercare un capitolo preciso. Si limitava
a guardare le illustrazioni, mentre Sam continuava
a dormire sul suo petto. Tra le pagine trov una fotografia.
Sorrise. Lui e Joelle avevano portato Sam al parco giochi,
per loro divertimento pi che per il bambino, ancora troppo
piccolo. La maggior parte delle pose scattate quel giorno
ritraevano Joelle e Sam insieme, ma in una lei era sola,
seduta sull'erba con le gambe incrociate, vicino a una gigantesca
locomotiva nera. Aveva il mento sollevato in una
smorfia che le dava un aspetto insolente, dispettoso. I capelli
e gli occhi erano scuri come quelli di Mara, l'unica somiglianza
fra loro. Joelle sembrava una bambina. Nella foto
portava le trecce, e aveva un viso aperto, sincero. Al di
l delle apparenze, era comunque una donna, con i sentimenti
e i desideri di una persona matura.
Liam guard ancora il telefono. Si disse che poteva
chiamare per ringraziarla di essere intervenuta al pronto
soccorso.
No, decise, meglio di no.
Balz in piedi, attento a non svegliare il bambino, e port
Sam nella cameretta. Pens che avrebbe dovuto prendere
un sonnifero per riuscire a dormire. Se avesse ubbidito
al suo istinto, con ogni probabilit avrebbe agito in modo
da pentirsene.

 Capitolo 9.

Cypress Point, 1946.
Carlynn Kling aveva un dono, era fuori di dubbio. Quando
aveva solo quindici anni quasi tutti gli abitanti della penisola
di Monterey avevano sentito parlare di lei. Alcuni
credevano alle sue capacit, altri no. Ma, che avessero o no
fiducia nelle sue doti, sapevano che Carlynn era diversa
dagli altri. Oltre ai poteri di guaritrice, era bellissima, con
la sua figura longilinea e i capelli biondi. Irresistibile.
Lisbeth Kling, invece, rispetto a lei pareva quasi invisibile.
Si pettinava come la sorella, nello stile di Veronica
Lake, con i capelli biondi e ondulati che le coprivano una
parte del viso. Ma era sovrappeso. Cercava di copiare l'abbigliamento
di Carlynn, eppure non era altrettanto affascinante.
Invidiava la gemella e ne era molto gelosa. L'intensit
di quei sentimenti avrebbe potuto crescere fino a renderle
nemiche, se l'affetto che le univa non avesse preso il
sopravvento.
Durante i fine settimana, Delora conduceva Carlynn all'ospedale
militare Letterman di San Francisco, a fare visita
ai pazienti. Alcuni avevano perso un arto, altri erano ormai
in agonia, altri ancora erano stati ricoverati appena in
tempo. La ragazza li toccava e parlava con loro. Persino la
madre era sorpresa dalla compostezza e dall'equilibrio che
la figlia dimostrava di fronte a scene cos crude. Spesso alleviava
il dolore di quegli uomini e a volte riusciva addirittura
a far guarire pi in fretta le loro ferite. Carlynn era
affascinata dalla medicina e si rivolgeva alle infermiere per
imparare sempre nuovi dettagli sulle malattie dei soldati.
Voleva capire meglio quali disturbi avessero e quali cure
dovessero seguire. Ascoltava con attenzione, poneva domande
intelligenti e appropriate. Ben presto, furono le infermiere
a rivolgersi a lei.
Nessuno dei medici, tuttavia, aveva fiducia nelle capacit
di Carlynn. Girava tra i letti come una semplice visitatrice.
Ma i soldati sapevano che, quando lei li toccava,
qualcosa dentro di loro cambiava. C'era una sorta di magia
nel suo tocco, dicevano, e anche nella voce, in quel tono
dolce, pacato. A volte arrivava persino a farli ridere. L'angoscia
provocata dall'esperienza della guerra sembrava dissolversi
durante le visite di Carlynn. I medici ci scherzavano
sopra. Qualsiasi bella ragazza avrebbe suscitato un
effetto miracoloso su uomini privati cos a lungo della compagnia
femminile.
Lisbeth sapeva, forse meglio di tutti, che era davvero
il tocco della gemella a fare la differenza. Lei, ad esempio,
aveva la stessa voce di Carlynn. La sua bellezza era simile
a quella di Carlynn, tranne che per le rotondit eccessive.
Eppure era sicura che, se avesse visitato i pazienti
dell'ospedale militare al posto della sorella, non avrebbe sortito
l'identico effetto. Sarebbe stata inutile. Cos si sentiva di solito.
Inutile. Invisibile, agli occhi di tutti. Ad esclusione del
padre.
Franklin non approvava che la moglie dedicasse troppa
attenzione alle capacit della figlia. Credeva nelle sue
doti: aveva visto tanti esempi per dubitarne. Una volta
Carlynn lo aveva anche guarito dal fuoco di Sant'Antonio,
che gli procurava un dolore straziante alla schiena. Ma non
le avrebbe mai permesso di alleviargli un mal di testa o un
raffreddore, perch considerava sbagliato approfittare del
suo dono.
Temeva che gli estranei considerassero Carlynn una
malata di mente o, peggio, una ciarlatana. In pi gli dispiaceva
che Lisbeth soffrisse. Il modo in cui lui e Delora
allevavano le loro figlie costituiva una sorta di esperimento:
educare due gemelle con schemi di comportamento diversi
e differenti esperienze di vita e di istruzione, e infine
osservarne i risultati. L'esito era sotto gli occhi di tutti.
Carlynn era estroversa, piena di fiducia in se stessa, una
studentessa fuori dal comune. Lisbeth, invece, era timida,
insicura e mediocre a scuola. Non era grassa, ma grossa nei
punti sbagliati. Mangiava in modo eccessivo quando si sentiva
triste, e questo purtroppo accadeva spesso. Franklin
era torturato da quel pensiero. Perch aveva permesso che
fossero inflitte tante sofferenze proprio alla figlia che preferiva,
quella di cui aveva scelto il nome, a cui aveva dato
il biberon, alla figlia che aveva lavato e coccolato?
In occasione dei loro sedici anni, le gemelle organizzarono
una festa alla villa. Carlynn era entusiasta, Lisbeth timorosa.
Dolci sedicenni, che non hanno ancora ricevuto
un bacio, le canzonava la domestica. L'adagio si adattava
bene a Lisbeth, ma non a Carlynn. Il nome del suo ragazzo
era in cima alla lista degli invitati e lei sperava che l'avrebbe
portata tra i pini per qualcosa in pi di un bacio.
L'elenco di Carlynn comprendeva una ventina di nomi,
tutti compagni di scuola. Lisbeth aveva aggiunto solo
quattro amiche, ragazze tranquille destinate come lei a fare
tappezzeria.
La sera della festa, il soggiorno e la sala da pranzo della
casa erano rivestiti con carta crespa e palloncini colorati.
Il fonografo diffondeva la musica che andava di moda
quella stagione. Carlynn present alla sorella gli amici, a
uno a uno, ma era evidente che Lisbeth non amava le
presentazioni: il viso era contratto in un sorriso forzato quando
i ragazzi commentavano stupiti la somiglianza delle gemelle.
Presto avrebbero scoperto la diversit di carattere,
pensava Lisbeth, e per lei non ci sarebbe pi stato spazio.
Carlynn aveva occhi soltanto per il suo fidanzato,
Charlie. Trovava che assomigliasse un po' a Gregory Peck,
abbronzato, con i capelli scuri e la pelle liscia. Quando Nat
King Cole inizi a cantare I love you for sentimental reasons,
lasci che Charlie la tenesse stretta mentre ballavano.
Tuttavia, non riusciva a pensare alla fuga tra i pini con lui.
Continuava ad avere in testa la sorella. Da un lato, il fatto
che Lisbeth non sapesse stare in mezzo agli altri era seccante
e imbarazzante. Dall'altro, il suo isolamento le faceva
dispiacere. Avrebbe tanto desiderato poter guarire la
sua timidezza.
A un tratto si ud un urlo provenire dall'esterno. I ragazzi
smisero di ballare e andarono a vedere che cosa fosse
successo. Sul terrazzo apparve Jinks Galloway, con i capelli
biondi arruffati. Aveva la camicia sbottonata e sul tessuto
bianco risaltava una macchia di terra.
Penny si  fatta male grid. E caduta.
Si precipitarono tutti sulla terrazza illuminata, Carlynn
per prima. Scrut in basso. Penny Everett, la sua migliore
amica, si trovava tre metri pi sotto, aggrappata al ramo di
un pino di Monterey. Era cosciente e si lamentava per il dolore.
La camicetta slacciata mostrava il reggiseno che brillava
opalescente alla luce della luna.
Franklin, che fino a quel momento si era tenuto in disparte
dalla festa, arriv di corsa sulla terrazza.
Carlynn si sporse dal parapetto. Allacciati la camicia,
Pen consigli all'amica, e la ragazza tent di infilare un
bottone nell'asola, prima che il padre la vedesse.
Come sei caduta l? le chiese Franklin allarmato.
Quindi si gir verso la figlia: Nessuno ha bevuto, vero?.
Questo era uno dei patti, e Carlynn scosse rapida la testa.
Avrebbe scommesso che Jinks si era nascosto una bottiglia
nella tasca della giacca.
Non aver paura, Penny grid Franklin. Tieniti forte.
Faccio il giro della casa e cerco di aiutarti a scendere di l.
Penny annu. La mia gamba... gemette.
Una gamba si era girata in una posizione innaturale e
formava uno strano angolo contro i rami scuri dell'albero.
Probabilmente era una frattura, pens Carlynn.
Jinks e Charlie accompagnarono Franklin fuori casa, fino
al punto in cui Penny era scivolata. Il ramo nel quale era
impigliata si trovava vicino a terra e in pochi minuti gli uomini
la liberarono e la distesero con delicatezza in un piccolo
spiazzo. Carlynn si affrett verso l'amica e si inginocchi
di fianco a lei.
Penny sussurr prendendole la mano, c' qualcos'altro
che ti fa male oltre alla gamba?
La giovane scosse la testa. La camicetta era sempre abbottonata
a met. Carlynn era sicura: suo padre aveva capito
che Penny e Jinks si stavano scambiando effusioni al
momento della caduta. Ma fu sollevata quando vide che la
gamba dell'amica era stesa piatta e dritta sul terreno.
Dove ti fa male? chiese ancora, mentre cercava di allacciarle
la camicia con la mano libera. Penny tremava e
Carlynn domand a Charlie di togliersi la giacca.
Il ginocchio disse Penny. Penso sia rotto.
Carlynn sistem la giacca sul petto e sulle braccia di
Penny, poi le sollev la gonna sopra il ginocchio. Fortunatamente
non c'erano tracce di sangue e l'osso del ginocchio
sembrava a posto. Guard suo padre. Manda via i ragazzi
lo preg. O almeno allontanali in modo che non possano
vedere.
Dobbiamo metterle del ghiaccio sulla gamba disse
Jinks, agitato e pallidissimo. Forse dobbiamo portarla all'ospedale.
Aspettiamo un momento disse Franklin, e Carlynn
gli fu grata che avesse capito cosa intendeva fare. Avanti,
ragazzi, andate in casa e lasciateci fare.
Anche Penny cap. Una volta aveva accompagnato
Carlynn e Delora all'ospedale Letterman e aveva visto con
i suoi occhi i miracoli che l'amica riusciva a compiere.
Non appena i ragazzi si furono allontanati, Carlynn fece
scivolare le mani sotto la gonna di Penny, le slacci una
calza dalla giarrettiera e gliela sfil dalle gambe. Poi le appoggi
le mani sul ginocchio e la guard negli occhi.
 qui che ti fa male?
Penny annu. S, un po' pi di lato.
Carlynn spost la mano. Sentiva gi il calore sprigionarsi
dal palmo delle mani, ed era buon segno. Proprio l
conferm l'amica. Ho sentito un rumore secco quando sono
caduta.
Cosa stavate facendo tu e Jinks in terrazza? si inform
Carlynn, con un sogghigno.
Vuoi dire... la ragazza tent un sorriso, che Dio mi
ha punita?
Non si sa mai. Sei l'amica pi scatenata che ho, lo sai
Pen?
Per mi vuoi bene lo stesso.
S, molto. Guard con sincerit negli occhi di Penny.
Anche se credo che mi hai messo nei guai con mio padre.
Mi dispiace Penny sorrise con un'espressione che incoraggi
l'amica.
Carlynn continu a parlarle per altri quindici minuti,
con le mani posate sul ginocchio. Alla fine Penny parve sollevata.
 strano, non mi fa pi male, almeno finch tengo
la gamba ferma.
Muovila allora. Piano. Cerca di piegarla.
La ragazza pieg la gamba. Incredibile, Carlynn,  passato.
La sento solo un po' rigida.
Pensi di riuscire ad alzarti?
Carlynn aiut Penny a sollevarsi e accett l'abbraccio
che l'amica le offr, grata. Alle loro spalle, gli ospiti le incitavano
come se avessero visto un giocatore di calcio rialzarsi
durante una partita, in seguito a un colpo dell'avversario.
Al termine della festa, le due gemelle erano sedute sul
gelido pavimento di pietra, in un angolo della terrazza, con
le gambe penzoloni. Erano avvolte in giacche pesanti. Dietro
di loro, dall'interno della casa, proveniva il rumore di
piatti e bicchieri che Rosa e gli altri domestici stavano sistemando.
La nebbia era calata sul Pacifico, ma si vedevano
le luci di una nave vicina alla riva.
Non dovremmo stare qui disse Carlynn, o ci ammaleremo,
sedute al freddo.
Puoi guarirci tu, nel caso fece Lisbeth con stizza, e la
sorella la guard perplessa.
Lisbeth, sei invidiosa?
La sorella attese un attimo prima di rispondere. Mi
dispiace. Solo... mi colpisce sempre, quando accade. Come
fai? Come hai guarito la gamba di Penny?
Non era la prima volta che Lisbeth le parlava dei poteri
di guaritrice, ma il tono della voce nascondeva pi invidia
che curiosit.
Non ne capisco pi di te, Lizzie. Forse la gamba non era
rotta. Forse Penny si era solo spaventata per la caduta.
L'ho vista bene. Era completamente avvitata su se
stessa.
Carlynn lasci che il piede sfiorasse quello della gemella.
Devo toccare la persona disse. So solo questo.
Non faccio niente di speciale. Non sono un mago. Ma quando
tocco qualcuno, cerco di trasmettere tutto il mio amore,
tutto quello che ho di buono dentro di me. Mi concentro intensamente,
e dopo sono pi stanca di quanto tu possa immaginare.
Lisbeth lo sapeva. Aveva visto la sorella dopo le visite
all'ospedale Lettermann. Si trascinava di sopra, a letto e
dormiva per ore, un sonno cos pesante che niente avrebbe
potuto svegliarla.
Devi essere stanca, ora.
Carlynn appoggi la testa sulla spalla della gemella.
Vorrei che tu riuscissi a comunicare senza difficolt con la
gente, Lizzie. Non ti mangia nessuno.
Non ci riesco.  un'altra cosa che sai fare meglio di
me rispose con un sospiro, ancora sulla difensiva.
Il giorno successivo, una domenica con un sole splendido,
Franklin invit le figlie ad andare in barca. Solo Lisbeth accett, proprio come si aspettava. E sperava. La sera
prima, durante la festa, aveva osservato la figlia e desiderava
stare un po' di tempo solo con lei.
Salparono sulla piccola barca a vela. Il mare era calmo,
uno specchio acquamarina, ma soffiava un buon vento di
prua e Lisbeth diede prova di tutta la sua abilit mentre
uscivano dalla baia verso il mare aperto.
Stai diventando bravissima, Lisbeth.
Non  molto difficile, oggi. Il mare  molto calmo.
Sorrise al complimento. Semisdraiata, con gli occhi chiusi,
teneva il viso rivolto verso il sole.
Ti sei divertita alla festa, ieri sera?
S rispose Lisbeth senza aprire gli occhi.
Cosa ti  piaciuto di pi?
La musica, credo. Scroll le spalle.
Franklin serr le labbra e lasci che calasse il silenzio,
mentre decideva come proseguire il discorso.
Non ti devi essere troppo divertita, cara riusc a dire
infine, e poi continu in fretta: Comunque nemmeno
io, mi sono mai divertito tanto alle feste, quando avevo la
tua et.
La ragazza apr gli occhi e guard il padre: Davvero?.
Lui sorrise. Ero come te, Lizzie. Mio fratello, tuo zio
Steve, era sempre il pi brillante, quello che attirava l'attenzione.
Era pi intelligente di me, pi bello e molto pi
interessante per le ragazze. Io ero timido, avevo sempre
paura di parlare a sproposito.
Lisbeth parve sorpresa. Ma tu sei molto pi intelligente
e carino dello zio. Poi aggiunse: Senza offesa.  sempre
tuo fratello.
Il padre rise. Sono diventato pi sicuro di me crescendo.
Ci che ero a sedici anni non ha pi importanza,
ora.
Lisbeth guard l'oceano: in lontananza si intravedeva
la nebbia.
Sboccerai, Lizzie. Un giorno. Non devi aver fretta. Hai
un sacco di felicit davanti a te. Forse l'apprezzerai pi di
Carlynn, perch lei l'ha sempre avuta.
Non desidero che Carlynn sia infelice. Davvero. Lisbeth
guard suo padre, dietro le vele.
Tu e Carlynn siete fortunate a essere in due disse
Franklin. Gli amici possono starvi vicino o abbandonarvi,
ma voi non sarete mai infelici, perch sarete sempre presenti
l'una per l'altra.
 cos bella Carlynn disse Lisbeth.
Franklin pens che lo dicesse con l'intenzione di ricevere
un complimento e assecond il suo desiderio. Se proprio vuoi
il mio parere, qualche chilo in pi non le farebbe
male.
Grazie pap disse Lisbeth. E si stese di nuovo al sole.
Il viso le bruciava leggermente mentre aiutava il padre
nell'ormeggio al pontile. Le dispiaceva di essere tornata, di
aver gi esaurito il tempo a disposizione con l'unica persona
che la preferisse a Carlynn. Ma la nebbia si era fatta
troppo fitta e sapevano entrambi che avrebbe potuto sorprenderli
nella baia.
Percorsero in silenzio il sentiero tra le dune che li separava
dalla macchina. Lisbeth precedeva il padre di qualche
passo. Poco distante, due ragazzi che giocavano a palla
iniziarono a saltare e a correre verso di loro.
Ehi, ragazza.
Lisbeth non si gir, pensando che i giovani volessero
farle uno scherzo.
Ragazza, tuo padre...
A queste parole Lisbeth reag di scatto, e lo vide a terra,
con la schiena sulla sabbia, parecchi passi indietro.
Pap grid correndo verso di lui. Si inginocchi, gli
appoggi una mano sul cuore, ma non sent alcun battito.
Il viso era del colore della cenere. Si rivolse ai ragazzi che
guardavano, immobili, dalla duna.
Cercate aiuto, presto.
Mise entrambe le mani sul suo petto, pregando Dio di
salvarlo. Strinse gli occhi, tent di trasmettergli tutto il suo
amore. Non capiva esattamente cosa intendesse dire la sorella
quando parlava di trasferire tutto il bene che aveva
dentro in qualcun altro, ma prov a farlo.
Rest parecchi minuti in quella posizione, rannicchiata
sopra il padre. Il viso di lui da color cenere divenne bianco.
Lisbeth sent le sirene in lontananza, ma quando l'ambulanza
arriv nel piccolo parcheggio era ormai troppo tardi.
Suo padre, il suo campione, se n'era andato. In fondo,
lui stesso aveva commesso uno sbaglio. Aveva portato in
barca la figlia sbagliata.

 Capitolo 10.

Dopo essere uscita dall'autostrada, Joelle svolt e si mise
in coda dietro cinque macchine. Aspettavano tutti di accedere
al Seventeen Mile Drive. Quando raggiunse la guardiola,
sorrise all'incaricato che attendeva i soldi del pedaggio.
Sono Joelle D'Angelo. La dottoressa Carlynn Shire mi
aspetta.
L'uomo controll la lista e la lasci passare.
Da che parte devo andare?
Villa Kling  subito dopo Cypress Point.
Grazie.
Joelle riprese la guida e oltrepass il padiglione di Pebble
Beach. La strada era ostruita da macchine, turisti e vetture
da golf. Giunse a una lingua di terra selvaggia, protesa
verso il punto pi settentrionale della baia di Carmel. Se
avesse avuto un binocolo e il tempo per una sosta, avrebbe
visto la sua casa, al di l della baia. Sarebbe stato un grande
sacrificio lasciare Monterey.
Poteva nascondere la gravidanza fino al quarto o al
quinto mese, pens. In ospedale aveva visto ragazze celare
il loro stato sino alla fine, sotto abiti larghi, per non lasciarsi
scoprire dalla famiglia. Avrebbe potuto fare lo stesso.
Voleva mantenere il segreto e lavorare il pi a lungo
possibile. Dubitava di riuscire a trovare un impiego, incinta
di cinque o sei mesi, e prima di trasferirsi aveva bisogno
di raccogliere ogni centesimo.
Pensava di vivere dai genitori al massimo per una settimana.
Erano davvero brave persone, ma l'avrebbero fatta
impazzire, prima della nascita del bambino. Meglio cercare
un appartamento vicino a loro. Aveva pensato anche
a vari amici. Poteva trasferirsi accanto a uno di loro. La sua
compagna di stanza al college abitava a Chicago e aveva
due bambini, avrebbe potuto esserle di grande aiuto. Ma
dopo Monterey, qualsiasi altra citt sarebbe stata deludente.
Eppure doveva rassegnarsi e rinunciare all'idea di vivere
in un angolo di paradiso. In quel momento non poteva
permetterselo.
Dimentic la promessa fatta a se stessa appena oltrepass
il pino solitario che spuntava dalla costa rocciosa. Dopo
pochi minuti, la vista aperta sull'oceano che si godeva
dalla strada fu sostituita da un bosco di pini marittimi, scuro
e fitto. Joelle individu Cypress Point. Ferm la macchina
su un lato della strada, per cercare la direzione da
prendere. La casa avrebbe dovuto trovarsi pi avanti, sulla
sinistra: alz lo sguardo e vide una villa con l'intonaco
grigio, circondata dagli alberi. Trattenne il respiro, mentre
si dirigeva verso l'ampia costruzione in stile mediterraneo,
con il tetto di tegole rosse. Pareva leggera, sulla sommit
della rupe. Era uno scenario meraviglioso. Una macchina
suon il clacson e la sorpass, nonostante la curva troppo
stretta. Joelle guid ancora per un breve tratto, poi svolt
nel vialetto d'ingresso di Villa Kling.
Sulle colonne ai lati del cancello spiccavano una targa
con il numero civico e il citofono. Suon e i battenti si aprirono
con un lieve rumore metallico. Joelle si ritrov immersa
in un paesaggio verde smeraldo. Parcheggi l'auto vicino
alla casa. Un sentiero di pietra conduceva dal viale all'edificio.
Lo percorse fino all'imponente doppia porta d'ingresso.
Per annunciare la sua presenza, anzich il campanello,
Joelle prefer utilizzare il solido battente a forma di delfino,
solo per il piacere di sollevarlo e lasciarlo ricadere.
L'attesa fu breve. Una donna venne ad aprire. Indossava
un vestito color lavanda e portava i capelli grigi raccolti
in una crocchia sulla nuca. Sorrise a Joelle, strizzando
gli occhi dietro i sottili occhiali di metallo.
La ragazza le porse una mano. La dottoressa Shire?
No, cara disse la donna, stringendole la mano con
cordialit. Sono McGowan, la governante. Lei dovrebbe
essere Shanti. Aveva un lieve accento irlandese. Accompagn
Joelle in un salotto, attraverso uno splendido atrio
con il pavimento in terracotta. Vi troneggiava un enorme
caminetto. Su una parete, ampie finestre ad arco e alcune
porte davano accesso a una terrazza. Al di l si stendeva
l'oceano, incorniciato dai pini mossi dal vento.
Si rimane senza fiato disse Joelle. I piedi affondavano
in un soffice tappeto orientale.
Avviso la dottoressa Shire che  arrivata. S'accomodi,
prego. La governante si allontan e Joelle era sul punto di
sedersi, ma fu attratta dalla vista che si godeva oltre le finestre.
Il panorama, dal balcone del suo appartamento, era
ben diverso dall'infinita distesa di acqua e vegetazione che
le appagava lo sguardo in quel momento.
Lungo un lato del terrazzo vide un uomo voltato di
schiena. Forse un giardiniere: un uomo di colore, dai capelli
grigi, con in mano forbici da potatore. Era indaffarato
attorno a un cespuglio. Quello era un posto meraviglioso
anche per lavorare. Di sicuro Carlynn Shire era molto
ricca. Magari era solo una truffatrice. Guadagnava milioni
grazie alla disperazione degli ammalati.
Salve. La voce le giunse alle spalle e quando Joelle si
gir vide una signora di piccola statura venirle incontro
nella stanza, appoggiata a un bastone.
Joelle sorrise incerta. Buongiorno. La dottoressa Shire?
Chiamami Carlynn la esort la donna, tendendole la
mano.
Joelle gliela strinse, sorpresa dal bastone e dalla sua fragilit.
Era davvero una guaritrice?
Accomodati le propose Carlynn, e le indic il divano
vicino alle finestre. Per s scelse una poltrona di pelle e, con
energia sorprendente, sollev i piedi su uno sgabello, appoggiando
il bastone al bracciolo. Dimostrava di essere vivace,
a dispetto della fragilit esteriore. Aveva una voce piena
di slancio e portava i capelli grigi tagliati corti, con una
frangetta giovanile. Gli occhi erano azzurri e vivi. Indossava
una camicetta blu scuro, con le maniche corte e una sciarpina
rosa e blu attorno al collo. Sui pantaloni azzurri, all'altezza
delle ginocchia, c'erano tracce di terra. Joelle si domand
se avesse aiutato i giardinieri nel parco. Aveva l'aspetto
di chi non si preoccupa di sporcarsi le unghie. Alla
sua et poteva ancora permettersi di lavorare in giardino.
Carlynn Shire non era come Joelle se l'era aspettata. I
racconti dei genitori l'avevano indotta a pensare che una
donna mistica e dotata di poteri soprannaturali dovesse essere
alta, robusta e misteriosa. Invece, non c'era nulla di misterioso
nella settantenne seduta di fronte a lei.
Cos tu sei la piccola Shanti Joy.
S, ma adesso sono Joelle D'Angelo.
L'anziana signora sorrise comprensiva. Quando hai
cambiato nome? le domand.
Quando avevo dieci anni lasciammo la Comune di Cabrial e ci trasferimmo a Berkeley, ma anche l il nome Shanti
mi sembrava troppo stravagante sorrise. Ho preferito
scegliere una combinazione tra i nomi dei miei, John ed Ellen.
Curioso comment Carlynn. Anche il mio  una
combinazione tra i nomi dei miei nonni, Cari e Lena.
Joelle sollev la testa. Si ricorda quando sono nata?
Certo.
Crede di avermi salvata davvero, o ritiene piuttosto
che io abbia cominciato a respirare da sola? Perdoni il mio
scetticismo.
 difficile dirlo, Joelle rispose Carlynn. Ho appoggiato
le mani su di te e hai cominciato a respirare, forse per
una coincidenza o forse no. N tu n io lo sapremo mai.
L'importante  che tu sia qui, viva, con un bell'aspetto. Che
cosa ti ha portato da me?
Ho un'amica, Mara. Ha gravi lesioni cerebrali causate
da un aneurisma. Ora si trova in una casa di cura e non
pu recuperare le sue funzioni. Ho pensato di rivolgermi
a lei, non ho altre speranze. Crede di poter fare qualcosa
per aiutarla?
Joelle si aspettava che Carlynn le sorridesse con simpatia,
dicendole che non si occupava pi di guarigioni. Rimase
quindi molto stupita quando l'anziana signora si sistem
meglio sulla poltrona di pelle, come se l'attendesse
una lunga conversazione, e le chiese: Raccontami di Mara
e della vostra amicizia.
Joelle descrisse Mara con alcune immagini. Le risate insieme
durante una passeggiata, una conversazione a proposito
di un caso clinico nel corridoio del reparto femminile,
il modo in cui teneva la mano del marito durante il
parto, l'aspetto che aveva sdraiata a letto, nella casa di cura,
con la mascella allentata e il capo ciondoloni.
Mara.
Stava per piangere. Si copr gli occhi con una mano. Mi
dispiace disse mentre una lacrima le scivolava sulle dita.
Non ti devi scusare. Carlynn si alz e raggiunse una
scatola di fazzoletti di carta. La porse a Joelle.  senza dubbio
una persona che ami. Si sedette di nuovo vicino a lei.
Era la mia migliore amica. Estrasse un fazzoletto dalla
confezione e si asciug gli occhi. Attese un istante, e continu.
Ho cominciato a lavorare come assistente sociale al
Silas Memorial dieci anni fa, a ventiquattro anni, appena
terminati gli studi. Ero piuttosto inesperta. Avevano un posto
libero al reparto maternit e cominciai l. Il secondo giorno
mi affidarono un caso difficile. Joelle sorrise al ricordo.
O meglio, a me sembrava che lo fosse. Una donna aveva
perso il bambino e stava scivolando in una forte depressione
post partum. Avevo bisogno di consultare uno psichiatra
e qualcuno mi sugger il nome di Mara Steele. La
chiamai e lei venne a visitare la paziente. Non potevo credere
che fosse un medico quando la vidi. Aveva solo ventisei
anni, una di quelle studentesse che sfrecciano dalle superiori,
al college, alla scuola di specializzazione.
Carlynn annu. Sembra gi una persona speciale.
Era esperta di problemi legati alla maternit. Aborti,
infertilit, cura intensiva neonatale, e altri casi simili. Il genere
di lavoro adatto a lei, anche se non desiderava avere
figli.
Si era fatto tardi, quel giorno, dopo che aveva visitato
la paziente, cos mi propose di mangiare insieme, per
parlare del caso durante la cena. Rimanemmo a tavola per
ore. Joelle sorrise di nuovo a quel ricordo. Avevano discusso
della paziente, ma la conversazione era proseguita
su altri argomenti. Lei le aveva raccontato di Rusty, con il
quale si era sposata solo poche settimane prima. Lo aveva
conosciuto a scuola e lui aveva deciso di fare carriera nel
campo dell'informatica. Era un lavoro adatto a Rusty: non
sapeva stare con la gente. Quello che l'aveva attratta, era la
sua intelligenza. E forse, aveva ammesso pi tardi a se stessa,
dal fatto che i suoi genitori pensavano non fosse il ragazzo
giusto per lei. Invece di contrastarli, avrebbe dovuto
ascoltarli.
Mara le aveva parlato della propria mancanza di vita
sociale. Aveva dedicato i dodici mesi precedenti allo studio
e alla pratica, non aveva avuto tempo per i ragazzi.
Joelle lo cap subito, Mara avrebbe avuto problemi a trovare
un uomo che non si sentisse intimorito dalla sua intelligenza,
cultura e bellezza. I capelli lunghi fino alle spalle,
gli occhi marroni, grandi e intensi, la pelle chiara. Una
donna molto attraente. Seduta con lei al ristorante, quella
sera Joelle si sentiva immatura, infantile, troppo semplice.
Mara, invece, la trattava alla pari e alla fine della serata
avevano gi fissato un appuntamento. Una gita, il fine settimana
successivo.
Abbiamo camminato per ore, quel sabato, e si  creata
un'intimit che non avevo mai avuto con altre ragazze.
Potevo raccontarle tutto. L'ammiravo. La nostra relazione
divenne pi di una semplice amicizia. Era la sorella che non
avevo mai avuto. Joelle sper che la parola sorella non riportasse
tristi ricordi nella mente di Carlynn.
Si accorse di aver distrutto il fazzoletto di carta. Carlynn
forse non desiderava ascoltarla oltre. Le ho raccontato abbastanza?
chiese all'anziana signora, che scosse la testa.
Hai solo cominciato.
Le fece piacere, perch la confortava raccontare i suoi
ricordi.
Le ho presentato io il marito continu Joelle. Era un
ragazzo che aveva iniziato a lavorare come assistente sociale,
qualche anno dopo che io e Mara eravamo diventate
amiche. Si chiama Liam. Un bel ragazzo, intelligente e gentile.
Sent le guance in fiamme e prosegu. Si occupava di
musica folk da semiprofessionista, in alcuni locali in citt.
Anche Mara era un'appassionata. Cantava e suonava la chitarra,
ma solo come passatempo. Sapevo che Liam era libero
e desiderava conoscere una ragazza. Cos organizzai
una festa e li invitai entrambi. Avevo detto a tutti di portare
gli strumenti musicali. Rusty non amava questo genere
di serate, non si divertiva. Questo ricordo la rattrist.
Ci divertimmo come matti. Liam e Mara si misero subito
a cantare e suonare insieme, proprio come avevo sperato.
Al termine della festa, quando ormai tutti se n'erano
andati, rimasero in una stanza a insegnarsi a vicenda le loro
canzoni preferite e a chiacchierare. Chiusi la porta, sistemai
la casa e andai a dormire. Al mattino dopo non c'erano
pi. Cominci cos la loro relazione... ma forse le sto
raccontando troppi particolari.
No, cara, non  vero. Carlynn le si fece pi vicina, le
prese le mani e le tenne sulle sue ginocchia. Aveva mani
piccole e ossute, con alcune macchie giallastre sulla pelle,
secca e calda. Raccontami del loro matrimonio.
Si sposarono un paio di anni pi tardi. Joelle si sent
un po' imbarazzata per l'intimit che si creava con la guaritrice.
Io ero la damigella d'onore. Si ricord della felicit
nel vederli insieme, oscurata da un sottile velo d'invidia.
Lei e Rusty non avrebbero mai avuto un rapporto simile.
Cominciarono a suonare insieme nei locali, col nome
di Sommers e Steele, ed ebbero un discreto successo.
Una volta le era capitato di essere tra il pubblico mentre
si esibivano. A un certo punto suonarono la canzone che
avevano scritto per lei. Joelle era arrossita, ma il pubblico
si era divertito molto.
Mara non voleva bambini e questo era l'unico motivo
di disaccordo tra di noi. Io li desideravo da impazzire,
ma sembrava che Rusty e io avessimo problemi ad averne.
Joelle pens per un istante al suo stato attuale, ma cerc
di ignorarlo. Mara invece ne era spaventata. Le era capitato
spesso di sognare che avrebbe avuto seri problemi
in caso di gravidanza, che avrebbe fatto del male al bambino,
che non sarebbe riuscita a prendersi cura di lui. Era
ossessionata da quei sogni: le cose sarebbero andate male,
diceva, e soffriva molto per questo. Inoltre... Joelle guard
attraverso le finestre ad arco, sugli alberi, attorno alla
casa, ... non aveva una predisposizione per i bambini. Tra
i suoi obiettivi, al primo posto c'era la carriera. Liam per
li desiderava. Era un motivo di tensione tra loro. Ma sto divagando...
Carlynn le strinse le mani. Continua a divagare.
Forse l'anziana signora non era pi in grado di guarire
nessuno, pens Joelle, ma aveva una pazienza ammirevole.
Abbiamo proseguito a frequentarci, anche dopo il loro
matrimonio. Mara e io ci vedevamo da sole un paio di
volte la settimana. Eravamo iscritte a un corso di aerobica
e, pi tardi, di yoga. Ci incontravamo a pranzo o a cena,
parlavamo anche dei suoi timori di avere un bambino. In
ospedale, Liam mi raccontava invece quanto ne desiderasse
uno. Ammetto che mi sentivo pi vicina a lui. Per, se
consideravo la professione di Mara, potevo capire le sue
paure.
Joelle fece una pausa e guard al di l delle vetrate, sul
terrazzo. Il vecchio giardiniere rastrellava le foglie. Credo
di aver insistito un po' troppo. Mi sento colpevole per averla
incoraggiata a rimanere incinta. Le ripetevo che sarebbe
andato tutto bene, che avrebbe amato il bambino, anche se
non le interessavano quelli degli altri. Insomma, Liam e io
l'abbiamo convinta. Lei era molto innamorata di lui... Le
si ruppe la voce, ma riprese subito il controllo. Voleva farlo felice, cos alla fine accett. La gravidanza fu tranquilla e
senza problemi. Credo che lei stessa aspettasse il figlio con
gioia. Al momento del parto mi invitarono ad assistere.
Carlynn ascoltava attenta.
All'inizio il parto procedette bene, poi Mara lament
un improvviso dolore alla testa. Le lacrime ripresero a
scenderle al ricordo di quei momenti dolorosi. Ebbe una
convulsione, perse conoscenza. Non capivamo cosa succedesse.
I medici intervennero d'urgenza e si prodigarono per
darle tutte le cure possibili. Speravamo che la situazione si
risolvesse. Ma dentro di noi sapevamo che era grave. Le
peggiori paure di Mara si avveravano.
Dev'essere stato terribile per voi. Il sorriso di Carlynn
era svanito.
Mi sento colpevole, e Liam ancora di pi. Ha perso la
moglie e suo figlio non ha una madre. Io ho perso la mia
migliore amica e i pazienti un ottimo medico. Uno di loro
si suicid quando seppe che Mara non avrebbe ripreso il
lavoro.
Sei riuscita ad avere bambini?
Joelle scosse la testa. No, e questo ha distrutto il mio
matrimonio. Rusty e io abbiamo divorziato due anni fa.
Mi dispiace sussurr la donna.
Non siamo mai stati una gran coppia. L'infertilit ha
solo accelerato la fine.
Hai un compagno adesso?
La domanda sembrava non aver niente a che fare con
la loro conversazione. Scosse la testa e sorrise appena.
E ora Mara ... in che condizioni si trova?
 ricoverata in una casa di cura, la riabilitazione si 
dimostrata inutile. Pu solo usare un braccio e muovere la
testa. Sorride sempre. Molto pi di quando era... Joelle
stava per dire viva, ma si trattenne. Di prima. A volte una
lesione cerebrale provoca un innaturale senso di...
Euforia aggiunse Carlynn, e la ragazza si ricord di
parlare con un medico.
Ecco come stanno le cose. Almeno Mara non soffre,
ma Liam e io la rivorremmo indietro. E anche Sam, il suo
bambino. Ricominci a piangere.
La vedr disse Carlynn. Strinse pi forte la mano della
ragazza e si rimise in piedi. Non conosco ancora il mio
calendario per le prossime settimane. Se mi richiami tra un
paio di giorni ti fisser un appuntamento. Verrai con me.
Si voltarono in direzione dei passi che si avvicinavano.
Un uomo anziano, alto e con una folta chioma bianca, era
sulla porta.
Joelle, questo  mio marito Alan. Carlynn raggiunse
la poltrona, prese il bastone e si diresse verso l'uomo.
La ragazza and a stringergli la mano. Lui non sorrideva
e la guardava con curiosit. Sembrava molto pi vecchio
della moglie.
Buongiorno gli disse. Stavo per andarmene. Sono venuta
per chiedere a Carlynn se poteva visitare un'amica.
Alan alz le sopracciglia e guard la moglie. E tu che
cosa hai risposto? le chiese.
Si tratta di un caso molto particolare disse lei, soprattutto
perch Joelle  la bambina nata alla Comune di
Big Sur. Ti ricordi?
La guard stupito, come se non capisse il nesso, e lanci
a Joelle un'occhiata che la mise a disagio. Un uomo strano,
pens. Forse ha il morbo di Alzheimer, o qualcosa di simile.
Ma qualunque fosse il suo disturbo, di sicuro non era
una buona pubblicit per le doti di Carlynn nel guarire pazienti
con danni cerebrali.
L'anziana signora l'accompagn alla macchina e le
strinse ancora la mano tra le sue.
Chiamami entro pochi giorni, cara.
Lo far. Joelle sal sull'auto e, percorrendo l'ampio
viale, rivide il viso severo di Alan Shire. Gli fece un cenno
di saluto, ma non ottenne risposta.

 Capitolo 11.

Tre giorni dopo la visita a villa Kling, Joelle era impegnata
in ufficio. Scriveva il referto di un paziente, mentre Liam,
al di l della sottile parete divisoria, conversava al telefono.
Era difficile capire con precisione che cosa dicesse, ma
Joelle distingueva il tono di voce cordiale e calmo, rassicurante.
Sent nostalgia delle sue canzoni. Doveva aver smesso
di suonare la chitarra il giorno in cui Mara si era ammalata.
Joelle decise di chiamare quella sera stessa Carlynn Shire,
per programmare la visita a Mara. Era sempre del parere
di non rivelare niente a Liam. Lui avrebbe commentato
con sarcasmo quella decisione senza senso e le avrebbe
impedito di sottoporre la moglie ad altre cure inutili, in particolare
a quelle di una guaritrice.
Carlynn Shire aveva un grande carisma e al medesimo
tempo era affabile e quieta. Joelle non avrebbe creduto di
poterlo fare, se qualcuno glielo avesse detto: trascorrere pi
di mezz'ora a mettere a nudo i suoi sentimenti, mano nella
mano con un'estranea. Rimanere con l'anziana signora
si era rivelato molto consolatorio. Le aveva dato sollievo
confidare la vicenda di Mara e il proprio coinvolgimento
nella situazione, anche se aveva omesso la parte che sarebbe
stato pi utile raccontare. Ma era anche la parte pi
difficile da condividere.
Solo con Mara sarebbe riuscita a confessarsi. Avrebbe
trovato il coraggio di dirle che si era innamorata del marito
della sua migliore amica, le avrebbe descritto i tormenti per
il rimorso di essere stata a letto con lui, mentre la moglie
vegetava senza speranza in una casa di cura. Se Mara
fosse stata sana e avesse potuto farle da confidente - e soprattutto
se il marito non fosse stato il suo - che cosa avrebbe
risposto? Quali consigli le avrebbe dato? Mara ubbidiva
a una morale rigida e a un forte senso etico, come Joelle.
E Joelle non aveva mai compiuto un'azione cos palesemente
sbagliata. Era un'esperienza che la confondeva. Eppure
faticava a pentirsi di quella notte. Lei e Liam si erano
consolati e dati coraggio reciproco nella maniera pi spontanea
e naturale per un uomo e una donna. Ma avevano
compromesso la loro amicizia e Joelle non se lo poteva perdonare.
Appoggi le mani sulla pancia. Era alla decima settimana
di gravidanza. La notte prima, mentre osservava il
suo corpo allo specchio, aveva notato le vene scure sul ventre
e sul petto. Cominciava a perdere la linea. Quanto tempo
poteva passare prima che i colleghi cominciassero a spettegolare?
Se lo immaginava gi. Maggie, la centralinista del
reparto assistenti sociali, avrebbe riferito a Liam che la collega
aspettava un bambino.
L'interfono sulla scrivania suon e Joelle prese il ricevitore.
C' un medico che ti vuole vedere la avvert Maggie.
Un medico? Il suo primo pensiero fu che Rebecca Reed
sospettasse qualcosa del suo stato e volesse parlarle a quattr'occhi.
Chi ? domand.
Il dottor Alan Shire.
Joelle ricord lo sguardo di disapprovazione, anzi di
muto rancore. Non poteva riceverlo in ufficio: Liam avrebbe
potuto ascoltare la conversazione.
Vengo subito rispose. Appese il ricevitore e si alz.
Sebbene anziano, Alan Shire aveva una figura imponente.
Risaltava nella piccola sala di ricevimento del reparto.
Sembrava pi alto rispetto a quando l'aveva visto
nel salone della villa. L'espressione non era confusa, piuttosto
mostrava un profondo e sincero coinvolgimento. Gli
tese la mano.
Sono lieta di rivederla, dottor Shire. La mano del
medico era grande e forte. Andiamo in sala riunioni.
joelle avvert Maggie e precedette il visitatore lungo il corridoio,
fino a una stanza spaziosa, la pi distante dagli uffici.
Si accomodi. Joelle gli mostr una delle sedie intorno
al tavolo e prese posto al suo fianco. Che cosa posso fare
per lei?
Alan Shire si sistem sulla sedia, con le braccia appoggiate
al bordo del tavolo e la punta delle dita che lo sfioravano.
Sono qui per appellarmi al suo giudizio di assistente
sociale.
Da giovane doveva essere stato un bell'uomo, ma ora
appariva stanco, preoccupato.
Che cosa intende?
Carlynn, mia moglie,  in pensione. Da dieci anni non
lavora pi al Centro ed  un piacere vederla libera, rilassata.
Abbozz un sorriso. Si occupa del giardino, della casa,
non ha motivi di preoccupazione. Quando era presa dai
problemi dei pazienti, invece, si sottoponeva a sforzi notevoli.
Io... Non voglio pi vederla in quello stato.
Capisco, dottor Shire, ma io non penso di averla costretta.
Le ho soltanto raccontato della mia amica. Sua moglie
ha detto che le sarebbe piaciuto incontrarla. Joelle tent
di ricordarsi le parole esatte, per capire se il suo approccio
fosse stato in qualche modo invadente.
S,  vero, le ha detto che l'avrebbe aiutata. Carlynn 
molto disponibile e non le piace veder soffrire le persone,
se ritiene di poterle aiutare. Ma lei non si immagina quanto
si stanchi. Al termine delle sedute  esausta, a volte per
giorni interi. Non le nascondo che sono preoccupato.
Joelle, per qualche ragione, non gli credette. Tuttavia,
nulla nel comportamento di Alan Shire lasciava supporre
che mentisse. Sembrava sincero, eppure le sue parole suonavano
false. Forse temeva di essere trascurato, se Carlynn
si fosse immersa nella cura di un paziente. O forse era stanco
di dividerla con il resto del mondo. Joelle ripens alla
fragilit della donna, al bastone su cui si appoggiava.
 ammalata? gli chiese.
Alan Shire esit un momento prima di rispondere. S,
non sta molto bene, e ha bisogno di riposare.
Capisco. Se devo essere sincera, ero un po' preoccupata
per l'incontro. La mia nascita e la morte di sua sorella
sono avvenute entrambe a Big Sur, a pochi giorni di distanza.
Alan Shire si alz e la guard. S ammise, anche questo
 un motivo di ansiet. Non sapevo che fosse al corrente
della sorella perch lei era... Aveva soltanto un paio di giorni.
Si render conto di che colpo sia stato per Carlynn, dal
punto di vista fisico ed emotivo. Si inumid le labbra. Mi
rincresce.
D'accordo disse. Dica a Carlynn che ho cambiato
idea.
La ringrazio: sono sicuro che comprende la situazione.
Joelle si domand se non fosse stata Carlynn a mandare
il marito, per ritrattare la promessa. A quel punto, lo
accompagn all'ascensore, poi si diresse in segreteria. Liam
stava ritirando la posta dalle cassette di legno appese al
muro. Joelle controll di nuovo la sua corrispondenza, anche
se aveva svuotato da poco la casella.
Come va oggi? s'inform.
Tutto bene. Liam la guard appena, continuando a
occuparsi della posta. E tu?
Giornata tranquilla gli rispose, mentre l'amico si dirigeva
verso l'uscita.
Joelle ritorn in ufficio e dovette trattenere le lacrime
che spuntavano davanti all'indifferenza e alla superficialit
di quello scambio di battute. Non un sorriso. Non un invito
a bere un caff. Lo aveva perduto. L'unica parte di Liam
che le rimaneva, stava crescendo dentro di lei.

 Capitolo 12.

San Francisco, 1956.
Lisbeth spense il dittafono ed estrasse due fogli dalla macchina
da scrivere, separati dalla carta carbone. Apr la cartella
clinica sulla scrivania e vi alleg la relazione appena
terminata. Archivi una copia del rapporto medico nella
cassettiera metallica grigia, all'altro lato della stanza.
Al suono del campanello, sollev gli occhi. Vide entrare
una giovane madre, accompagnata da un bambino di
sette o otto anni.
Diede una rapida occhiata all'agenda e si rivolse alla
donna che si avvicinava.
Buongiorno, signora Hesky, ciao Richard. Come state?
Siamo qui per il richiamo della vaccinazione di Richie.
S, certo. A confermarlo c'era l'espressione tesa che
Lisbeth lesse negli occhi del piccolo; era terrorizzato dalla
minaccia incombente della puntura. I bambini spaventati
rappresentavano l'unico lato sgradevole nel lavoro di segretaria
di un pediatra. Lloyd Peterson era ritenuto uno dei
medici pi gentili di tutta San Francisco, ma la cosa passava
in secondo piano quando si presentava con una siringa
in mano.
Sedetevi disse Lisbeth con un sorriso. Il dottore sar
da voi tra un minuto.
Spost la cartella di Richard Hesky dalla scrivania al
tavolino, vicino alla porta dell'ufficio, dove Lloyd aveva
l'abitudine di guardare, e inizi a smistare la pila di documenti
che il medico le aveva lasciato il giorno precedente.
Le piaceva lavorare in uno studio medico. Non aveva paura
del sangue, n delle ossa rotte o dei germi, ed era affascinata
dai miracoli della medicina moderna. Per esempio
il nuovo vaccino antipolio. Le punture terrorizzavano i
bambini, ma in compenso salvavano le loro vite.
Richard disse Lisbeth. Vieni qui un momento, per
favore.
Il ragazzino guard la madre, che mosse il capo incoraggiandolo,
quindi and verso la scrivania. Lisbeth si chin
e si avvicin al suo orecchio, come per rivelargli un segreto.
C' un trucco per non sentire male quando ti fanno le
punture. Vuoi saperlo?
Il piccolo spalanc i grandi occhi marroni.
Devi muovere le dita dei piedi mentre te le fanno.
Muovere le dita dei piedi? Richard sembrava perplesso.
S, certo. So che  difficile farlo quando si hanno le
scarpe, perci chiedi al dottor Peterson se puoi toglierle,
d'accordo?
Richard aveva un'espressione sollevata.
Lisbeth avrebbe voluto prendergli il viso tra le mani
e dargli un bacio. Te lo assicuro, ma devi muoverli con
forza.
Va bene. Richard, con aria complice, torn a sedersi
vicino alla madre.
Avrebbe funzionato. I bambini si concentravano cos
tanto a muovere le dita dei piedi che non si rendevano conto
di nulla. Il dottor Peterson riteneva Lisbeth abilissima
nell'escogitare diversivi.
In realt, nel settore medico, l'unica persona davvero
geniale della famiglia Kling era Carlynn. Frequentava il
quarto anno all'universit della California e passava la maggior
parte del tempo all'ospedale pubblico di San Francisco,
poco distante dallo studio del dottor Peterson. Anche
Lisbeth avrebbe desiderato iscriversi a un corso di medicina,
o almeno a quello per infermieri. Ma il college l'aveva
spaventata e aveva temuto di non riuscire a farcela. Era arrabbiata
con se stessa per non essersi impegnata in modo
pi proficuo, durante gli anni di scuola. E rimproverava i
genitori di averle offerto un'istruzione inferiore rispetto alla
sorella. A volte portava rancore anche nei confronti di
Carlynn, sebbene fosse innocente.
Alla fine aveva scelto la scuola per segretarie, con la
speranza di lavorare comunque nel settore medico. Non
rimpiangeva la decisione. Nessuno era efficiente quanto lei
nella gestione di un ufficio. Si sentiva apprezzata per la prima
volta in vita sua. Aveva molte idee innovative: assicurava
un miglior funzionamento allo studio del dottor Peterson e
alcuni colleghi del principale le avevano persino
chiesto di insegnare alle loro segretarie e centraliniste i suoi
metodi.
Aveva seguito la sorella a San Francisco, dietro suo incoraggiamento.
Carlynn era pi intelligente, pi attraente
e pi istruita di lei, ma era pur sempre sua sorella. L'amore
tra loro era molto forte, anche se a volte si macchiava di
risentimento o d'invidia. Si incontravano per pranzare insieme
almeno una volta alla settimana. Di tanto in tanto si
vedevano anche nei fine settimana, per quanto il tempo libero
di Carlynn fosse piuttosto limitato.
Quel giorno Lisbeth aveva pensato di darle appuntamento
alle dodici, in un ristorante a met strada tra l'ospedale e
lo studio del dottor Peterson. Erano gi le undici
e, guardando l'orologio, si augur che Gabriel si affrettasse
a chiamare. Se avesse telefonato alle dodici meno dieci,
avrebbe avuto pochissimo tempo per parlargli, prima di
trasferire la chiamata al dottor Peterson.
Gabriel Johnson era il compagno di tennis di Peterson.
Di solito chiamava il marted e il gioved per mettersi d'accordo
sugli incontri, e Lisbeth rispondeva al telefono. Negli
ultimi tempi, Gabriel aveva cominciato a trattenerla all'apparecchio,
una volta persino per trenta minuti. Le rivolgeva
domande su di lei e sembrava sinceramente interessato
alle risposte. Le aveva anche detto che conosceva
la sua fama come responsabile dell'ufficio. Lisbeth gli era
stata grata di aver usato quell'espressione, anzich segretaria.
Lei in effetti era molto pi di una segretaria e Gabriel
doveva averlo intuito. Non l'aveva mai incontrato di persona
e fantasticava su di lui, si chiedeva che aspetto avesse.
Lo immaginava simile a Rock Hudson, sebbene la sua
voce fosse pi profonda. Ma forse era biondo, come James
Dean. L'ultima volta che si erano parlati al telefono, le aveva
chiesto se sapeva giocare a tennis. Lei aveva abbassato
gli occhi, si era guardata i fianchi e il camice bianco che le
tirava sulle cosce robuste. No aveva risposto, giocavo
da bambina, ma ho smesso.
Dovr invitarti a uscire, un giorno aveva preannunciato
Gabriel. Era la frase pi intima che le avesse mai rivolto
e l'aveva resa allo stesso tempo euforica e preoccupata.
Come avrebbe trovato il coraggio di farsi vedere da
lui?
Forse aveva detto.
Qual  la tua attivit preferita?
Mangiare. Sarebbe stata la risposta pi onesta.
Mi piace l'oceano. Andavo in barca a vela. Non era
pi successo da quel giorno con suo padre, ma era uno svago
che le mancava.
Davvero? Lloyd ti ha forse detto che ho una barca?
Ricord che Peterson ne aveva parlato, un anno prima,
e si sent in imbarazzo. Fortunatamente il medico entr nella
stanza, salvandola dalla risposta. Lisbeth gli pass la telefonata
nello studio.
Lloyd Peterson riapparve poco dopo e ritir la cartella
di Richie.
Gli faccia togliere le scarpe sussurr Lisbeth, e il pediatra
le sorrise.
Gioca a tennis questa sera? gli domand, cercando
di usare un tono indifferente.
Non stasera. Gabe ha un impegno. Il medico usc dalla
stanza e chiam il ragazzino.
Diventava ridicola con questa storia. Gabriel era capo
contabile all'ospedale pubblico di San Francisco ed era pi
grande di lei. Se avesse avuto l'occasione d'incontrarlo, la
fantasia sarebbe finita l. Un incontro, pens, avrebbe troncato
quelle lunghe conversazioni telefoniche.
A ventisei anni Lisbeth pesava novanta chili. Trovava
compensazione al suo aspetto fisico e alla sua solitudine soltanto
nel cibo, il che aggravava la situazione. Aveva smesso
di copiare lo stile di Carlynn e portava i capelli ricci e corti.
Carlynn, invece, aveva mantenuto il peso di quando
aveva terminato le scuole e proprio la settimana prima aveva
acconciato i capelli all'ultima moda francese. Lisbeth la
trovava bellissima e sofisticata.
Alle undici e quarantacinque, Lisbeth usc dall'ufficio
e attravers i pochi isolati per incontrarsi con la sorella. Come
al solito fu la prima ad arrivare. Ordin due panini al
prosciutto e formaggio, che port a uno dei tavolini vicino
alla finestra. Sperava che Carlynn la raggiungesse subito.
Gli impegni all'ospedale erano imprevedibili e in un paio
di occasioni, dopo aver atteso invano, era stata costretta a
mangiare da sola.
Quel giorno, per, Carlynn arriv con solo dieci minuti
di ritardo, senza fiato, forse a causa della corsa. Baci
Lisbeth sulla guancia e le si sedette di fronte.
Ho parlato con la mamma ieri sera la inform, mentre
mangiava uno dei panini.
Gli occhi vanno meglio?
Vede sempre in modo confuso. Le ho dato il nome di
un medico di Monterey. Mi piacerebbe accompagnarla, ma
per me  impossibile.
Delora si era lamentata di alcuni problemi alla vista e
aveva chiesto a Carlynn di tornare a casa e guarirla. Ma la
figlia non aveva tempo nemmeno per s. Ancora meno per
andare a Cypress Point. A Lisbeth, per, non piaceva tornare
a casa da sola e sperava tanto che la sorella non glielochiedesse.
Aveva bisogno di Carlynn come intermediaria tra lei e
la madre. Delora, vedendola arrivare, di solito scuoteva la
testa e non mancava di criticarla aspramente per il suo corpo
appesantito. Arrivava a insultarla di fronte ai domestici
o a chiunque fosse presente.
Eppure non c'era niente che affascinasse Lisbeth quanto
la casa dove aveva trascorso l'infanzia. Le bastava sentirla
nominare per avvertire il profumo dell'oceano, dei pini
marittimi, dell'aroma che riempiva l'aria nelle giornate
di nebbia. Amava ogni dettaglio di Cypress Point. Se
Carlynn avesse deciso di correre in soccorso alla madre, l'avrebbe
accompagnata pi che volentieri. Passare qualche
giorno laggi sarebbe stato un ristoro. A patto che non dovesse
andarci da sola.
Allora, come va? Carlynn sbocconcell un pezzo del
panino e le sorrise. Che bei capelli.
Grazie rispose Lisbeth. Si accarezz i riccioli e si chiese
se quel giorno avessero un aspetto diverso. Forse, con il
complimento, Carlynn voleva soltanto essere gentile. Sto
bene. Sto leggendo Peyton Place. Lo conosci?
Carlynn scosse la testa. Mi piacerebbe aver tempo per
sfogliare qualcosa di diverso dai giornali medici precis.
Sono sommersa dal lavoro. Penny Everett era in citt l'altro
giorno e non ho avuto nemmeno un momento per vederla.
Che fa in questo periodo? Lisbeth si ricordava bene
di Penny e della sua caduta dalla terrazza, dieci anni prima.
Carlynn era rimasta in amicizia con lei.
Vive a Chicago e canta in un coro specializzato in musica
classica. Aspetta... Carlynn appoggi il panino sul tavolo,
apr la borsa e prese il portafogli. Prima che mi dimentichi,
lasciami pagare il panino. La mamma mi ha mandato
un assegno, perci posso offrirti il pranzo.
Delora mandava assegni in modo regolare a Carlynn.
A Lisbeth mai. Sosteneva che lei doveva mantenersi da sola,
visto che non si era iscritta al college. A Carlynn, invece,
inviava molto pi denaro di quanto gliene occorresse,
e lei trovava giusto dividerne una parte con la sorella.
Lisbeth aveva smesso di discutere. Aveva bisogno di quei soldi,
e poi le spettavano di diritto, al pari di Carlynn.
Grazie. Lisbeth accett le banconote e le infil in
borsa.
Ha chiamato oggi il compagno di tennis del dottor Peterson?
chiese Carlynn.
Lisbeth scosse la testa, mentre le guance diventavano
rosse. Le aveva raccontato le telefonate di Gabriel, quasi
parola per parola. Ma non le aveva rivelato il nome, n che
lavorava nel suo stesso ospedale, perch temeva potesse
scoprirne l'identit. Non voleva avere notizie su di lui, preferiva
le fantasie alla realt.
No disse con una scrollata di spalle. Stasera non giocano,
cos forse non lo sentir fino a marted.
Mi dispiace. Nonostante la bellezza, anche Carlynn
aveva pochi appuntamenti galanti, e neppure il tempo per
fantasticare. Era votata allo studio e ai suoi malati.
Lisbeth avrebbe continuato a parlare di Gabriel, ma a
un tratto Carlynn appoggi il panino e si volt verso la finestra,
con un lungo sospiro.
Non penso che riuscir a mangiare.
Che succede?
Carlynn guard la sorella, gli occhi le brillavano per le
lacrime. Una bambina, all'ospedale.
Lisbeth l'aveva immaginato. La sorella era troppo sensibile.
Carly, non riuscirai a sopravvivere nella tua professione
se ogni caso ti sconvolge cos.
Lo so, ed  sempre pi difficile. Si pieg sul tavolo,
per non farsi sentire da nessun altro. Pi sono a stretto
contatto con i pazienti, pi mi risulta difficile non poterli
aiutare... a modo mio.
Lisbeth sapeva che la sorella, in ospedale, era sempre
stata attenta a tenere nascosti i propri poteri. Non voleva
essere vista sotto una luce diversa dagli altri studenti. Tantomeno
voleva essere presa per pazza.
Qual  il problema della bambina?
Polmonite. Una forma grave. E poi ci sono complicazioni
causate da una deformazione congenita dei polmoni.
Ha otto anni e sta morendo. La visitiamo in gruppo ogni
giorno, e uno o due di noi la auscultano e parlano di lei come
se non fosse l. La guardano morire.
Credi di poterla aiutare? le chiese Lisbeth.
Potrei almeno tentare, ma non oso. Ho pensato di scivolare
di nascosto nella camera, di notte. Ma se mi vedessero
sarebbe difficile giustificare la mia presenza. Inoltre la
bambina  cosciente e in grado di parlare. Potrebbe dire a
qualcuno che sono andata da lei.
Devi trovare un sistema la incit Lisbeth.
Quale? Carlynn guard il suo panino con disgusto.
Lisbeth aveva gi finito il suo.
Durante le visite di cui parlavi. Non riesci ad avvicinarti?
Se il professore mi scegliesse per auscultarle i polmoni,
forse riuscirei. Ma avrei a disposizione solo pochi secondi.
Potresti fingere di sentire poco, perch lo stetoscopio
non funziona, o per qualche altra ragione.
Carlynn sgran gli occhi. Mi caccerebbero dalla scuola
di medicina. Pensano gi che sia strana.
Facciamo due ipotesi. Nella prima, vieni guardata con
sospetto, ma la bambina vive. Nella seconda, ti comporti
da medico, ma la bambina probabilmente muore.
Non dire cos la implor Carlynn.
Non voglio insistere, ma hai deciso di studiare medicina
per poter usare il tuo dono. La scuola  stata piuttosto
facile per te. Non hai avuto problemi con la chimica, con la
biologia n con le altre materie. Per te la vera difficolt 
trovare il modo di unire gli studi con le tue doti naturali.
Hai ragione, Lizzie, solo tu mi capisci.
Quel pomeriggio Carlynn e i compagni fecero il giro di
visite nel reparto di pediatria con Alan Shire, il loro professore.
C'erano un paio di studentesse al corso di Carlynn,
ma il gruppo di cui faceva parte allora era composto solo
da ragazzi, circostanza che la induceva a restare un po' in
disparte.
Gli studenti si spostavano da un paziente all'altro e
Carlynn diventava sempre pi ansiosa a mano a mano che
si avvicinavano alla camera di Betsy. Non aveva ancora deciso
il comportamento da adottare, ma sapeva che sua sorella aveva
ragione. Doveva almeno sforzarsi di aiutare la
bambina, proprio con le modalit precluse a un medico normale.
Carlynn non aveva mai ritenuto di essere pi brillante
della sorella. L'intelligenza di Lisbeth era pi concreta, pi
ricca di buon senso, e per questo a volte la invidiava. Nonostante
lei fosse capace di risolvere complicate equazioni
matematiche, era spesso in difficolt quando doveva affrontare
problemi pi semplici. Sua sorella, invece, elargiva
consigli e saggezza senza accorgersene.
Quando il gruppo di studenti raggiunse la camera di
Betsy, il dottor Shire si ferm sulla porta e fece alcune precisazioni.
Le condizioni della bambina sono peggiorate rispetto
alla visita di questa mattina. Parl delle reazioni vitali
e aggiunse che gli ultimi risultati delle analisi lasciavano
poche speranze. Carlynn non lo riteneva un medico senza
cuore, ma le sembr che fosse quasi compiaciuto nell'illustrare
un caso di quella gravit. Apprezzava la decisione
del dottor Shire di discutere le condizioni della paziente
fuori della camera - purtroppo, la maggior parte dei medici
non ci badava, come se gli ammalati fossero sordi, o
insensibili. E ammirava il rispetto del dottor Shire nei confronti
degli ammalati, cos come il modo in cui la trattava.
Alla stregua degli studenti maschi. Alcuni docenti, invece,
la consideravano meno valida per il solo fatto di essere donna.
In verit, a lei piaceva tutto del dottor Shire.
Gli studenti si disposero a semicerchio attorno al letto
della bambina, mentre il dottore la visitava. Carlynn era
pronta a farsi avanti per auscultare i polmoni, ma la colse
un dubbio. Avrebbe dovuto esporsi di fronte a tutti? Sapeva
che i compagni la trovavano diversa, e non solo perch
aveva scelto una professione considerata maschile. I ragazzi
chiacchieravano spesso tra loro dei singoli casi, condividevano
incertezze, e talvolta arroganza. Carlynn, invece, era
convinta di poter fare il medico in un altro modo. E in quel
momento si chiese se sarebbe riuscita ad aiutare la piccola
soltanto con la concentrazione del pensiero.
Come stai oggi pomeriggio, Betsy? si inform il dottor
Shire. La bimba non gli rispose, e non lo guard. Aveva
gli occhi assenti e il pallore di un lenzuolo, e respirava
affannosamente.
Il dottor Shire le misur la pressione, poi rifer le sue
conclusioni alla piccola corte degli studenti. Quindi si allontan
dal letto e si diresse verso l'uscita.
Carlynn si fece forza. Dottore lo chiam. Posso auscultare
i polmoni di Betsy?
Lui rimase pensieroso, poi scrut Carlynn. Aveva una
espressione dura, quasi inquisitoria. Ma Carlynn non abbass
lo sguardo.
Prego, signorina Kling, si faccia avanti...
Ciao, Betsy cominci. Ti ascolter il cuore e i polmoni,
ma voglio prima parlare con te. Per agire secondo il suo
metodo, aveva bisogno di parlarle con calma, di accarezzarla.
Ma con il dottor Shire e gli studenti che aspettavano,
non poteva concedersi il lusso di sprecare tempo. Cos pens
di unire le due cose: parlarle e trasmettere energia.
Betsy la seguiva con gli occhi. Lo sguardo, prima vacuo,
ora era fisso negli occhi di Carlynn e la piccola mano
era rilassata tra le sue.
Di che cosa vuoi parlare? le chiese con un filo di voce.
Di quanto sei forte. Carlynn si aspettava che il dottor
Shire la interrompesse. Tuttavia prosegu il dialogo, sorridendo
alla piccola. Anche se sei ammalata, hai avuto la
forza di parlarmi. Sei veramente coraggiosa. Continu a
fissare gli occhi di Betsy, felice che agli uomini sfuggisse
l'intensit dello sguardo che si scambiavano.
Hai le manine calde, sono molto belle disse, mentre
avvertiva che gli studenti si stavano innervosendo. Ora
vorrei ascoltarti i polmoni, sei d'accordo?
Betsy annu e, con un certo sforzo, si volt di lato come
faceva di solito. Carlynn le appoggi l'apparecchio alla
schiena, ma solo per salvare le apparenze. Mise una mano
aperta sul disco dello stetoscopio e l'altra sulla cassa toracica,
proprio sopra lo stomaco. Chiuse gli occhi e respir.
Si mantenne in posizione il pi a lungo possibile, per
non attirare l'attenzione. Quando si rialz, si sent svenire.
Ma era soddisfatta: la debolezza segnalava la buona riuscita
dell'intervento.
Spero che ti sentirai meglio le augur, appoggiandole
la mano sulla testa. Poi si volt, senza guardare i compagni.
Il dottor Shire si schiar la gola. Bene, allora, andiamo.
Carlynn fu l'ultima a uscire dalla camera. Guard ancora
Betsy e le sorrise come se condividessero un segreto.
In un certo senso era cos.
Nel tardo pomeriggio, il dottor Shire la chiam con l'interfono.
Signorina Kling, avrebbe un minuto per una tazza
di caff al bar dell'ospedale?
Era uno strano invito e Carlynn accett con timore. Va
bene, arrivo subito.
Il dottor Shire la aspettava in un angolo del bar, con due
tazze di caff sul tavolo.
Panna o zucchero? chiese alzandosi, mentre lei si avvicinava.
Nulla, grazie.
A quel punto, il dottor Shire le sorrise e lei cominci a
rilassarsi. La piccola Betsy sembra stare meglio le annunci.
Che bella notizia.
S aggiunse lui, sorseggiando il caff, una bella notizia,
quasi inspiegabile. Le ho auscultato i polmoni io stesso,
questa mattina. Si ferm a pesare le parole. I polmoni
di un bambino che sta morendo. Ma pochi minuti fa, inaspettatamente,
erano molto migliorati.
Gli antibiotici devono avere...
 sotto antibiotici dall'inizio la interruppe lui. Signorina
Kling... Carlynn continu,  un po' che la osservo.
Lei non  uno studente come gli altri. Non perch 
una donna, non mi fraintenda.  brillante e informata come
la maggior parte dei miei allievi, questo  innegabile,
ma tratta i pazienti in un modo pi personale degli altri
studenti. E anche dei dottori. Non  cos?
Penso che aiuti considerare i pazienti come esseri umani,
piuttosto che da un punto di vista esclusivamente diagnostico.
Dovremmo trattarli come desidereremmo essere
trattati noi stessi.
Sono d'accordo. Ma c' di pi, non  vero? disse il
dottore fissandola negli occhi, in attesa di una risposta.
Che cosa intende?
Lei ha una sorta di dono.
Carlynn abbass gli occhi sulla tazza di caff. Non capisco
cosa voglia dire.
Penso mi abbia capito, invece. Lei non auscultava soltanto
i polmoni di Betsy, oggi pomeriggio. Anzi, penso non
lo facesse affatto.
Carlynn si sent avvampare. Ma certo che li auscultavo
si difese.
Per favore, sia sincera con me. Gli occhi azzurri del
dottor Shire erano limpidi ed espressivi. Se non fa nulla
di speciale, almeno nulla di cui sia consapevole, me lo dica
e lascer perdere. Sono molto interessato alle cure alternative.
Ho studiato presunti guaritori e sono giunto a credere
che ci sia qualcosa di vero. Se invece mi sono sbagliato,
mi scusi e...
Non si  sbagliato conferm Carlynn. Le mani cominciavano
a tremarle, le spost dalla tazzina al grembo.
Non aveva pi permesso agli estranei di penetrare il suo
segreto, dai giorni lontani in cui la madre la conduceva a
visitare i soldati al Letterman Hospital.
Il medico era molto interessato. Allora Betsy e il signor...
l'uomo con la nefrite, non ricordo il nome, e quella
donna che pensavamo avesse un tumore cerebrale... non
sono guariti all'improvviso. C'era la sua mano.
Non posso saperlo con sicurezza. A volte riesco a far
qualcosa, altre no.
Mi racconti tutto. Mi dica come fa. La religione c'entra
in qualche modo? domand allontanando con disinteresse
la tazzina.
Questo improvviso entusiasmo sciolse i timori di
Carlynn. A un tratto lei si era trasformata nell'insegnante
e Alan Shire nell'allievo. Non so come ci riesco, non  un
fatto legato alla religione, almeno non nel senso tradizionale
del termine. Ignoro che cosa sia, ma avverto che succede
qualcosa.  difficile da spiegare,  come se una parte
di me fosse presa e data al malato.
Dopo aver esaminato Betsy lei  quasi svenuta, non 
cos?
Mi sentivo debole, ma non ero sul punto di svenire.
Non mi  mai capitato. Si immerse nelle spiegazioni riguardo
ai comportamenti tenuti in questi casi. Spiegazioni
offerte a ben poche persone nel corso degli anni. Ma con
il dottor Shire, adesso Carlynn si sentiva al sicuro e desiderava
le desse l'opportunit di lavorare con i pazienti a
modo suo.
Si fece buio mentre Carlynn gli raccontava dell'infanzia,
della scoperta delle sue capacit, della determinazione
a mantenere il segreto.
 stata saggia, Carlynn. Anch'io finora ho tenuto nascosto
questo mio interesse, ma sono felice di aver incontrato
una persona con cui poterne parlare.
Dottor Shire...
Alan, chiamami Alan.
Gli sorrise grata. Alan. C' un modo... Voglio dire, se
vedo un paziente da aiutare, mi puoi lasciare pi a lungo
da sola con lui?
Si pu fare, certo. Ma dovremo essere cauti. Alcuni allievi
e anche qualche impiegato ti considerano strana, diversa,
ma ne ignorano il motivo.
C' una cosa che mi preoccupa. Carlynn esit. Perch
alcune volte funziona e altre no?
Non posso risponderti, ma sar lieto di metterti a disposizione
alcuni libri sull'argomento che ho a casa. Sar
meglio, comunque, mantenere segreta la nostra amicizia.
Immaginati, una studentessa e un professore... La gente si
metterebbe a sparlare alle nostre spalle.
All'improvviso la sfior un pensiero. Anche... tu,
Alan, hai questo dono?
No, ma mi piacerebbe. Mi sono sempre chiesto se una
persona normale possa sviluppare capacit simili, e sono
giunto alla conclusione che sia da escludere. Si pass una
mano tra i capelli. La medicina  in ritardo in questo campo.
E voglio essere sincero, Carlynn. La guard dritta negli
occhi. Mi piacerebbe scoprirlo insieme a te.

 Capitolo 13.

Sul piazzale davanti alla casa di cura, Sam corse tra le braccia
del padre. Liam lo sollev e gli diede un bacio.
Ti voglio bene, pap sillab allegro il bambino. Aveva
imparato da poco quelle parole e le ripeteva spesso, correttamente.
Liam lo strinse pi forte. Anch'io ti voglio bene disse,
ma non riusc a godersi quell'istante di contentezza,
perch Sam si divincol. Poi si sedette di fianco alla suocera,
sulla panchina. Come va, Sheila? si inform, senza
staccare gli occhi dal figlio. Trotterellava attorno al pozzo,
sul prato, vicino al marciapiede. Ormai riusciva a correre
con una certa velocit, ma con un'andatura traballante.
Gli sorrise mentre lo osservava cacciare un'invisibile
preda.
Che cosa vuoi che dica? Sto bene. Sheila aveva l'aria
affaticata. Si strofin la mano sul collo, sotto la nuca. Sam
e io abbiamo avuto una giornata difficile. Si  preso la prima
sculacciata della sua vita, almeno da parte mia.
Che cosa? Liam si volt verso di lei, incapace di mascherare
il disappunto. La suocera sembr non notarlo.
Ha fatto i capricci al supermercato. Gli occhi di Sheila
erano stanchi mentre guardava il bambino sollevarsi sulle
punte dei piedi, in modo goffo, per sporgersi sul bordo
del pozzo. E precoce per la sua et. A quindici mesi attraversa
gi il periodo critico dei bambini di due anni.
Liam cerc di controllarsi. Che cosa intendi per capricci?
chiese.
Oh, le solite cose. Sheila gli lanci un'occhiata. Ma
tu non puoi saperlo, non hai avuto altri bambini... Sam afferrava
dagli scaffali tutto quello che gli saltava in mente e
urlava come un matto se gli toglievo le confezioni dalle mani
per rimetterle a posto. Poi si  seduto per terra in mezzo
a un corridoio e non smetteva pi di strillare.
Forse aveva solo bisogno di un sonnellino. Liam guard
Sam che giocava sereno. Cercava di immaginarsi Sheila
che lo picchiava al supermercato, e solo perch si era comportato
come un bambino di quindici mesi.
L'avevo avvertito che se non la smetteva gli avrei dato
una sculacciata aggiunse Sheila. Lui per ha continuato
a gridare. Allora, appena arrivati a casa, l'ho messo
in posizione sulle mie ginocchia...
Liam scatt dalla panchina. Provava l'impulso di strangolarla.
Non  giusto, Sheila. Non voglio che picchi mio
figlio.
Ma Liam, non l'ho picchiato. Sheila si mise una mano
davanti agli occhi per coprirsi dal sole. Gli ho solo dato
una sculacciata. I genitori lo fanno da sempre. Non sei
mai stato sculacciato?
Mai. Aveva alzato la voce, attirando l'attenzione di
un passante, ma non gli importava.  un atto incivile. Insegna
ai bambini che la violenza  una soluzione. Perch
l'hai picchiato? Proprio tu che...
Liam, adesso stai esagerando. In quale altro modo si
pu far capire a un bambino di quindici mesi che ha sbagliato?
L'atteggiamento della suocera lo irrit. Pensi davvero
che Sam abbia capito? Si era comportato male al supermercato,
d'accordo, e tu l'hai avvertito che l'avresti sculacciato,
ma lui, bada bene, non conosce il significato di questa
parola. Poi l'hai picchiato quando siete tornati a casa.
Ti illudi che abbia collegato le due cose?  stata un'azione
inutile.
La prossima volta si comporter meglio, credimi.
Non ci sar una prossima volta, Sheila. Liam la fiss
furioso. Nessuno deve picchiare Sam, sono stato chiaro?
Sheila insist. Quando sono troppo piccoli per ragionare,
non c' altro sistema per...
Io sono cresciuto bene anche senza essere picchiato
la interruppe Liam. I miei genitori mi hanno insegnato a
distinguere che cosa  giusto e che cosa  sbagliato senza
ricorrere all'umiliazione della violenza fisica. Mara non approverebbe
mai.
Per carit, Liam. La tua  una reazione assurda. Quanto
a Mara, anche lei ha ricevuto parecchie sculacciate.
Non lo sapeva. Non avevano mai parlato dell'educazione
da dare ai figli.
Sam corse verso di lui e gli avvolse le braccia attorno
alle gambe. Lo stringeva, si era accorto della tensione tra il
pap e la nonna. Liam gli appoggi una mano sulla testa.
Sheila, apprezzo quello che fai per Sam concluse, con
voce calma. Ma promettimi che non lo picchierai mai pi.
Non posso, Liam rispose lei. Penso che tu ti stia comportando
in modo ridicolo.
Non te lo permetter.
Sam si mise a piangere e strinse pi forte il padre.
Allora vorr dire che smetter di occuparmi di lui afferm
la donna, alzandosi. Troverai qualcun altro e lo pagherai
con i tuoi soldi.
Liam chiuse gli occhi, si sentiva frustrato. Non  quello che volevo disse. Si chin per prendere in braccio Sam,
che gli affond la testa contro il collo.
Allora lo sculaccer quando sar necessario.
Liam era incapace di rispondere. Si sentiva perso. Se
avesse tentato di ribattere, Sam si sarebbe messo a singhiozzare.
Premette la guancia contro la testa del bambino.
Quando Mara star abbastanza bene aggiunse Sheila,
sar d'accordo con me. Ti posso assicurare che...
Mara non potr mai stare meglio.
Sam ricominci a piangere. Liam faticava a trattenersi.
Vuoi capirlo una volta per tutte? grid. Mai. Passer il
resto della sua vita in una casa di cura. Non sa che Sam 
suo figlio. Tantomeno si rende conto che tu sei sua madre.
Sheila era sul punto di esplodere. Si volt e si diresse
verso il parcheggio.
Liam torn a sedersi sulla panchina, scosso, e la guard
allontanarsi.
Va tutto bene sussurr a Sam, tutto bene, piccolo.
Non vedeva il parcheggio da quella posizione, ma sent
Sheila sbattere la portiera dell'auto e accendere il motore.
Quando rincasarono dalla visita a Mara, Liam si sforz
di giocare con Sam, e gli lesse qualche pagina di un libro.
Ma pens tutto il tempo a Joelle. Era uno sbaglio, lo
sapeva, per aveva bisogno di parlare con lei.
Riusc a controllarsi finch non and a letto, poi l'immagine
di Sheila che sculacciava il bambino riaffior chiara.
Alz la cornetta e compose il numero.
Chi parla?
Cap subito dalla voce che Joelle stava dormendo. Mi
spiace svegliarti, ma ti devo fare una domanda.
Di che si tratta?
Conosci le opinioni di Mara a proposito del picchiare
i bambini? le chiese.
Ci fu un attimo di silenzio. Non saprei, ma penso che
Mara non sarebbe d'accordo. Hai qualche problema con
Sam?
Liam rise, per la prima volta dopo tanto tempo, ma subito
si rabbui, raccontandole di quel pomeriggio.
Mi sembri turbato.
Non so cosa Mara pensasse al riguardo.
Caro disse Joelle, e Liam si commosse sentendo quella
parola, credo che sia secondario, ci che conta  cosa
provi tu.
Non sopporto che qualcuno lo tocchi.
 tuo figlio, sei tu che stabilisci le regole.
Adesso devo andare, ci vediamo al lavoro. Riattacc.
Se avesse proseguito, sarebbe scoppiato a piangere. Le
difese che si era costruito sarebbero crollate. Era gi accaduto
una volta e poteva succedere di nuovo. Ma non riusciva
a pensare ad altro.

 Capitolo 14.

Il giorno successivo, Joelle si rese conto che Liam la evitava
in modo evidente. Quando arriv, lui non era in ufficio.
Aveva abbandonato appena possibile la riunione settimanale
con Paul, durante la quale si aggiornavano sugli ultimi
casi. D'altra parte, Joelle era concentrata su problemi
pi gravi della telefonata di Liam.
Era incinta ormai da dodici settimane e desiderava confidare
a qualcuno il suo stato. Le era difficile concentrarsi
sui pazienti, quel mattino. Era distratta dal pensiero di incontrare
Rebecca Reed e non le riusciva di incrociarla nel
corridoio del reparto maternit. Nel pomeriggio, Rebecca
avrebbe visitato le pazienti nello studio e quindi non avrebbe
potuto dedicarle attenzione.
La gravidanza poteva ancora essere nascosta. La pancia
si era arrotondata e Joelle aveva ritenuto opportuno iniziare
subito a indossare vestiti ampi, cos non avrebbe attirato
l'attenzione nel periodo successivo. Anche le continue
peregrinazioni in bagno si erano diradate, ma avvertiva
una sensazione dolorosa all'inguine. Per questo aveva
deciso di sottoporsi a una visita. Doveva assicurarsi che il
bambino fosse in buona salute.
Incontr Rebecca poco prima di mezzogiorno. Parlava
con Serena Marquez nella sala infermieri e aveva in mano
un plico di cartelle cliniche. Joelle salut entrambe con un
cenno, non voleva interrompere la conversazione. Si sedette
al bancone, nella speranza che Serena si allontanasse prima
di Rebecca. Fu fortunata. Un'infermiera chiese a Serena
di occuparsi di una paziente e le due donne rimasero sole.
Anche Rebecca si sedette, apr una delle cartelle e inizi
a scrivere. Joelle le si avvicin e lei sorrise per un istante
prima di riprendere il lavoro.
Rebecca, avresti un attimo di tempo? Anche nel pomeriggio,
se preferisci, quando finisci le visite.
Hai problemi con qualcuno? chiese Rebecca senza
staccare gli occhi dal foglio.
S disse Joelle, il problema sono io.
Rebecca smise di scrivere e la guard con curiosit. Va
bene alle cinque? Ce la fai a venire in ufficio per quell'ora?
Ci sar.
Raggiunse Liam in sala mensa. Era seduto al solito tavolo,
accanto alla finestra. Gli si sedette di fronte. Dov'
Paul? si inform, mentre stendeva il tovagliolo sulle ginocchia.
 sommerso di lavoro. Arriver in ritardo rispose lui
distrattamente.
La sera prima, al telefono, Liam le era sembrato triste.
Come stai? gli domand con voce cauta.
Non c' male. Mi spiace di averti disturbata ieri sera.
La guard, con gli occhi arrossati, gonfi.
Nessun disturbo, Liam. Hai deciso come comportarti
con Sheila?
Ho sistemato tutto, grazie. Apr una bustina di zucchero
e la vers nel caff, con un impercettibile tremore nelle
mani. Non  vero che ha sistemato tutto, pens Joelle.
Tesoro. Si chin verso di lui, per accarezzargli la mano.
Permettimi di aiutarti. Non hai bisogno di...
Ciao, Paul. Liam la interruppe e alz lo sguardo. Joelle
si volt e vide l'amico appoggiare il vassoio di fianco al
suo.
Quando finir questa giornata? disse Paul e si lasci
cadere sulla sedia.
Che cos' successo? domand Liam con improvviso
entusiasmo. Sembrava non vedesse l'ora di parlare con Paul.
Tre nuovi malati di AIDS, compresa una ragazza di
quattordici anni, un abuso di minore e un bambino che sta
morendo. Tutto nella norma.
Forse riesco ad aiutarti pi tardi disse Joelle. Quel
pomeriggio non era particolarmente impegnata.
Liam pose domande dettagliate all'amico, con una curiosit
insaziabile. Joelle intu che s'imponeva di parlare
d'altro per non scaricarle addosso i suoi problemi. Quando
ebbe terminato di mangiare, si scus e torn al reparto.
Era troppo doloroso rimanere con lui quando la escludeva
in quel modo.
Durante il pomeriggio Joelle non si concesse il tempo
di pensare. Alle cinque, almeno una persona avrebbe saputo
ci che il suo corpo custodiva. I pensieri e i sentimenti,
invece, sarebbero rimasti nascosti.
Grazie per avermi ricevuta disse a Rebecca con un
sorriso poco convincente.
Lei spost di lato una pila di documenti. Dimmi tutto,
che cosa succede? Nonostante fosse alla fine di una pesante
giornata di lavoro, i capelli biondi di Rebecca erano
in ordine, fissati sulla nuca con un fermaglio. Il viso era fresco,
la pelle liscia, curata.
Joelle le aveva gi parlato dei suoi problemi, molti anni
prima, quando lei e Rusty non riuscivano ad avere un figlio.
Rebecca era stata imperturbabile e professionale, come
d'abitudine. Le aveva suggerito molti specialisti, aveva
confermato le loro credenziali e aveva formulato un'opinione
su ciascuno. Non le aveva mostrato particolare simpatia,
n l'aveva confortata, e comunque Joelle se lo aspettava.
Non era nello stile di Rebecca mostrarsi particolarmente
affabile. Quindi ora si aspettava un comportamento
analogo. Aveva solo bisogno di un medico preparato e
soprattutto discreto. Si aspettava solo questo da Rebecca.
Ti devo parlare con la massima riservatezza cominci
Joelle.
C' forse un altro modo?
Suppongo di no guard Rebecca e fece un lungo sospiro.
Sono incinta.
Rebecca inarc le sopracciglia e per un istante rimase
senza parole. Capisco disse appoggiandosi allo schienale
della poltrona. Ora capisco.
 il momento sbagliato, purtroppo.
In un'altra occasione mi sarei congratulata e avrei stappato
una bottiglia, ma ora come ora non so che cosa dire.
Forse preferisci non parlarne.
Mi sento un po' confusa. Joelle accarezz il piano lucido
e levigato della scrivania di Rebecca. Non era in programma.
Non sono sposata, n questo rientra nei miei piani,
per... Guard Rebecca. Lo sai che ho sempre desiderato
avere un bambino.
Quando  stato l'ultimo ciclo?
Non lo so con precisione, ma so di essere incinta da
dodici settimane.
Quindi conosci il giorno del concepimento? Rebecca
sorrise, quasi con calore. Se il concepimento  avvenuto
dodici settimane fa, significa che sei incinta di quattordici
settimane.
Cosa significa?
Si conteggia a partire dal primo giorno dell'ultimo ciclo.
In genere, un paio di settimane prima della data effettiva
del concepimento.
Non lo sapevo. Lavoro al reparto maternit da tanti
anni e non lo sapevo.
Gli ultrasuoni ci daranno una lettura pi accurata. Devo
solo accertarmi che tu conosca la possibilit di abortire
a quattordici settimane, se lo desideri.
Joelle scosse la testa. Non me la sento, con tutti i tentativi
che ho fatto per rimanere incinta.
Capisco prosegu Rebecca, volevo solo accertarmi
che tu fossi al corrente di tutte le opportunit.
Joelle guard la parete vicino alla finestra, dove erano
appesi i diplomi. Volevo chiederti se sarai la mia ginecologa.
Contaci. Si guardarono, Rebecca si alz. Cominciamo
subito? Hai tempo per la tua prima visita prenatale?
Joelle si sent sollevata. Era la domanda che sperava di
sentire. Aveva bisogno di sapere se il bambino era sano, l'aveva
trascurato fino a quel momento. Non l'ho ancora sentito
muoversi, sono incinta di quattordici settimane, dovrei
sentire qualche movimento, vero?
Non ancora, ma succeder presto. Rebecca la condusse
nella stanzetta accanto. Vediamo cosa dice l'ecografia.
Ho sentito dei dolori in questa zona disse mentre si
stendeva sul lettino. Come se qualcosa tirasse.
Dolore ai legamenti,  normale. Poi fece scivolare
l'apparecchio sulla pancia di Joelle. Sul monitor apparve
un'immagine.
I contorni confusi del feto, per Joelle, rimanevano un
mistero, invece Rebecca era un'interprete perfetta.
Vedi la testa? indic la parte centrale dello schermo.
Queste piccole protuberanze sono le braccia e le gambe.
Guarda, si pu gi distinguere una manina. E la cosa pi
importante la vediamo qui: il cuore.
Joelle sollev le spalle per vedere meglio.  bellissimo.
Che dimensioni ha?
Circa nove centimetri precis Rebecca. E tu, Joelle,
sei incinta proprio di quattordici settimane.
Dio santo. Chiuse gli occhi e si lasci cadere sul cuscino.
Mi sento in colpa per aver aspettato tanto prima di
farmi visitare. Quattordici settimane.
Vuoi sapere la data della nascita? Rebecca non ascoltava
le riflessioni di Joelle. Cercava un foglio sulla scrivania.
Avevo calcolato met gennaio.
Che ne dici, invece, del primo gennaio? disse Rebecca.
Il primo bambino dell'anno. Poi aggiunse: Non riuscirai
a mantenere il segreto a lungo.
Joelle si fece coraggio. Ho deciso di trasferirmi prima
che la gravidanza diventi troppo evidente. Per favore, vorrei
rimanesse tra noi. Nessuno  al corrente.
L'espressione di Rebecca divenne seria. Non puoi lasciare
l'ospedale. Sei un'istituzione per il reparto maternit.
Non ho scelta, devo andarmene.
Rebecca non ribatt. Asport il gel dalla pancia con un
fazzoletto di carta. Poi disse: Non occorre far nomi, ma
dimmi almeno se il padre del bambino sar coinvolto nella
gravidanza. Vuoi trasferirti per essergli pi vicina?
Joelle scosse la testa. No, il padre non sar coinvolto.
 sposato, avrebbe voluto dire.  gi sopraffatto dalla
vita. Non posso caricarlo di un altro problema.
Dove ti trasferisci? le chiese, e intanto la aiutava a
mettersi seduta.
Non lo so ancora. In un posto dove possa ricominciare
a vivere con il mio bambino.
Da cosa stai fuggendo?
Non lo so. Sorrise, per scusarsi di essere tanto evasiva.
Mi importa soltanto che tu sia la mia ginecologa finch
rester qui.
D'accordo. Ma tutti ti vogliamo bene, Joelle, spero tu
abbia una buona ragione per lasciarci.
S rispose, penso di averla.
Quella sera, mentre Joelle apriva il portone di casa, Tony,
uno dei due ragazzi che vivevano sotto di lei, si affacci
sulla porta.
Resti a cena con noi stasera? disse allegro. Abbiamo
cucinato lo stufato con i funghi e ce n' in abbondanza.
Grazie, Tony gli sorrise, ma stasera non posso, mi
spiace.
Allora te lo tengo da parte. E rientr nell'appartamento.
Joelle sal le scale ed entr in casa. Si ricordava dell'ultima
volta in cui aveva mangiato con i suoi vicini. Una zuppa
di pesce cucinata alla perfezione. Erano stati alzati fino
a mezzanotte a bere ottimo vino e a cantare vecchie canzoni.
Quei ragazzi le erano proprio simpatici. Non erano amici
intimi, ma avrebbero potuto diventarlo. E se fosse rimasta
nella zona, le sarebbe piaciuto averli come padrini del
bambino.
La voce metallica della segreteria telefonica la avvert
che c'era un messaggio. Schiacci il pulsante per ascoltare.
Buongiorno, Joelle detta Shanti Joy disse una voce di
donna.
Joelle sussult.
Sono Carlynn Shire. Pensavo a te e mi sono chiesta
perch non ti sei pi fatta sentire. Come sta la tua amica?
Desideri sempre che la veda? Chiamami. Il mio numero
... Joelle si appoggi alla mensola della cucina per trascrivere
il numero su un pezzo di carta.
Strano, pens. Evidentemente Alan Shire non aveva riferito
a Carlynn del loro incontro. Era felice che la vecchia
signora l'avesse chiamata. Si sedette e compose il numero.
Residenza Shire disse una voce maschile. Per un attimo
Joelle ebbe paura che fosse Alan Shire. Poi si ricord
dell'uomo che l'aveva chiamata per fissare il primo appuntamento
con Carlynn. Doveva essere lui.
Sono Joelle D'Angelo, posso parlare con Carlynn Shire, per favore?
Passarono parecchi minuti prima che la donna arrivasse
all'apparecchio. Ciao Joelle, come stai?
Tutto bene, Carlynn, grazie. Mi ha sorpreso la sua telefonata.
Per quale motivo?
Forse non lo sa la inform, scegliendo con attenzione
le parole. Suo marito mi ha contattata. Mi ha detto che
lei ha problemi di salute e che non visita pi. Io non volevo
disturbarla.
Dopo una pausa, Carlynn chiese: Alan ti ha chiamata?.
No,  venuto a trovarmi in ospedale.
E cosa ti ha detto con esattezza?
Che le guarigioni la stancano e che...
Lascia perdere la interruppe. Alan  troppo apprensivo.
Sono ammalata,  vero, e ormai sono pochi i casi
di cui ho voglia di occuparmi. Ma tu mi hai colpita con
la vicenda di Mara.
Grazie rispose Joelle, contenta che l'anziana signora
ricordasse il nome dell'amica. Ma, Carlynn... Esit. Suo
marito ha detto un'altra cosa. Parlare con me le ha
ricordato... so che ha perso sua sorella pochi giorni dopo la mia
nascita.
 successo tanto tempo fa, Joelle. Carlynn non sembrava
turbata. Mi d una grande gioia veder vivere felice
una persona che ho aiutato, anche se ne ho persa un'altra
che amavo. Non pensarci.
D'accordo rispose Joelle. Carlynn poteva decidere da
sola, nonostante le preoccupazioni del marito.
Allora quando andiamo da Mara?

 Capitolo 15.

Carlynn trov Alan seduto al tavolo in terrazza, con i piedi
appoggiati su una sedia e un libro tra le mani. Non leggeva:
i suoi occhi erano fissi sul giardiniere.
Si sedette all'altro capo del tavolo e il marito la fiss,
quindi si sporse in direzione del parco.
Vecchio matto disse.
Chi?
Quinn rispose.
Carlynn guard in direzione del giardiniere, accanto a
uno dei pini pi alti. Lo vide su una scala a pioli, con la testa
nascosta tra i rami dell'albero, indaffarato a potare. Scosse
la testa.
Quinn, scendi subito. Ti ammazzerai gli grid.
Il vecchio non rispose e lei immagin che non l'avesse
sentita, o piuttosto che avesse preferito ignorare il richiamo.
Sarebbe morto cadendo da un albero, pens, e non per
il lento, inesorabile trascorrere del tempo, come stava accadendo
a lei.
Devo parlarti, Alan disse Carlynn.
Proprio qui, sotto il sole? fece lui.
Non sar una cosa lunga. Volevo capire perch hai contattato
Joelle D'Angelo senza informarmi.
Chi?
Sai bene chi. L'assistente sociale che mi aveva chiesto
di visitare la sua amica. Perch interferisci nelle mie faccende?
Penso che possano essere considerate anche mie, non
credi? disse. La luce del sole che lambiva la sua testa rendeva
la folta chioma ancora pi candida.
Non proprio replic Carlynn.
E va bene. Alan chiuse il libro e lo pos sul tavolo.
Sono andato da lei perch non godi di buona salute e ragioni
in modo sbagliato.
Sono ammalata, ma le mie decisioni sono giuste in
questo caso.
Pare di no, se vuoi provare a guarire quella donna ribatt
il marito. Negli ultimi dieci anni non ho mai dovuto
preoccuparmi per te. Vorrei evitare che si ricominciasse.
Hai agito in preda al timore, Alan. Era sua abitudine.
Comprendo le buone intenzioni e il tentativo di proteggermi.
Di salvare quello che abbiamo costruito insieme.
Ma la ragazza, Joelle, ha bisogno di me.
Perch, senza di te che cosa le succederebbe? Che cosa
le potrebbe accadere? Ti sar impossibile guarire la sua
amica. Non esiste rimedio sulla terra per risanare le lesioni
cerebrali. La illudi con una falsa speranza.
Non so cosa potr fare per la sua amica ammise. Per
sento che posso aiutare Joelle, e voglio farlo. Carlynn
si guard le mani. Quel giorno erano meno gialle del solito.
O forse era la luce del sole a impedire che sembrassero
le mani di una donna che moriva di epatite. Ho pensato
molto a mia sorella negli ultimi tempi riprese, e mi aspetto
di andare a raggiungerla presto. Sorrise, perch sapeva
che quel genere di affermazioni irritavano suo marito.
Lei era sempre stata affascinata dai discorsi spirituali. Alan,
invece, con l'istinto scientifico del medico, non li tollerava.
Certo disse, se la vedi salutamela.
Carlynn si protese verso di lui attraverso il tavolo. Sono
poco orgogliosa della vita che abbiamo fatto aggiunse.
Devo trovare il modo di rimediare.
E sarebbe questa la soluzione? domand lui. Aiutare
l'amica di quell'assistente sociale?
S disse Carlynn alzandosi in piedi. Gli pose una mano
sulla spalla e sussurr: Non preoccuparti, star attenta.
Te lo prometto.

 Capitolo 16.

Joelle rallent per evitare una vettura da golf parcheggiata
sul lato della strada. Percorreva con Carlynn il Seventeen
Mile Drive, verso Pacific Grove e la casa di cura. In
quei pochi incontri, i loro rapporti erano diventati sorprendentemente
stretti.
Alan era seccato che venissi con me, oggi? le chiese
oltrepassando l'albergo di Spanish Bay, un hotel meraviglioso
ma costosissimo.
Dimenticati di lui disse Carlynn, evitando di rispondere
in modo diretto.  iperprotettivo nei miei riguardi.
Lo  sempre stato? Joelle spost gli occhi dalla strada
per guardare l'anziana signora.
All'inizio no. Ma se una persona si sforza di venirmi
a cercare, nella speranza di essere guarita, si preoccupa che
mi stanchi troppo, o che qualche pazzo mi rapisca. O sa il
cielo che cosa.
Joelle sorrise tra s. La divertiva sentire una persona
che si dichiarava guaritrice definire pazzo qualcun altro,
come se lei fosse normale.
Tu sei... perdonami se sono curiosa continu Joelle.
La tua malattia  molto seria?
Carlynn assent. Ho l'epatite C afferm. Forse da
trentaquattro anni. Sono stata ricoverata dopo l'incidente
e mi hanno sottoposta a una trasfusione. L'epatite  rimasta
latente fino a un paio d'anni fa.
Joelle conosceva la gravit di quella malattia, per ne
ignorava i dettagli. E le cure?
Le ho interrotte. Ho seguito un paio di cicli con i migliori
medicinali in commercio, ma gli effetti collaterali erano
pesanti. Inoltre il trattamento con me non ha funzionato.
Potrei ripeterlo, ma preferisco vivere con dignit i prossimi
sei mesi, piuttosto che sopravvivere male per un anno
o due.
Mi dispiace disse Joelle. Dev'essere difficile da accettare.
Sto abbastanza bene in questi giorni rispose Carlynn.
Molto meglio di quando prendevo le medicine. Non riuscivo
nemmeno ad alzarmi dal letto.
Vedere le condizioni di Mara ti deprimer, temo. All'improvviso
Joelle si chiese se non avrebbe dovuto prestare
maggior attenzione all'avvertimento di Alan.
Vorrei riuscire a fare un'azione di cui essere fiera, prima
di morire.
Hai gi compiuto tante buone azioni nella tua vita.
Carlynn fece un sorriso timido e si gir a sua volta a
guardarla. Desidero vedere Mara, Joelle dichiar gentile,
ma con fermezza. E queste sono le mie ultime parole
sull'argomento.
Era chiaro che rifuggiva dalla compassione, perci Joelle
cambi discorso.
Da quanto tempo siete sposati, tu e Alan? Si avvicinavano
alla barriera del Pacific Grove e Carlynn fece un
cenno alla guardia con la mano, mentre la oltrepassavano.
Quarantatr anni. Ci siamo conosciuti quando frequentavo
l'universit. Cercavo di tenere nascoste le mie capacit
di guaritrice, allora, ma lui cap che ero diversa dagli
altri studenti.
Joelle la osserv. Indossava una maglietta gialla sotto
una salopette di jeans, una sciarpa a strisce blu e gialle legata
al collo, scarpe da tennis e occhiali da sole con lenti
piccole e rotonde. Era molto magra e la sua pelle era forse
pi giallognola del normale. Eccetto questi segni, sarebbe
stato difficile immaginare che soffrisse di una malattia terminale.
Ti invidio per essere sposata con una persona che, dopo tanti
anni, ti ama ancora cos disse Joelle e svolt in direzione
della casa di cura.
Ancora quel timido sorriso. Sono stata fortunata. Mi
dispiace per il tuo divorzio. Deve essere stato doloroso.
S,  stata dura. Credo di averti accennato che non riuscivamo
ad avere bambini. Mio marito ha trovato un'altra
donna che poteva averne.
Carlynn scosse la testa. Anche Alan e io non abbiamo
potuto avere bambini. So come ci si sente.
Ma Alan non ti ha lasciata. Joelle entr nel parcheggio
dell'ospedale.
No, penso che la nostra generazione sia abbastanza
diversa dalla tua. Alan e io eravamo molto legati, molto
uniti. Carlynn si perdette nei suoi pensieri, poi si raddrizz
sul sedile.  questa la casa di cura? Lasciami concentrare
disse, togliendo gli occhiali da sole e riponendoli nella custodia.
Ho bisogno di restare un istante tranquilla, prima
di incontrare la tua amica Mara.
Joelle parcheggi l'auto e spense il motore. Devo lasciarti
sola?
Un paio di minuti. Apro la portiera per non soffocare.
Rise un po' imbarazzata, come una ragazzina.
C' una panchina vicino alla porta principale dell'edificio
disse Joelle. Ti va bene se ci incontriamo l?
Carlynn appoggi la nuca sul sedile e chiuse gli occhi.
Joelle si diresse lenta verso la casa di cura. La situazione
stava diventando un po' comica. La cosiddetta concentrazione,
la preparazione all'incontro. La guaritrice destinata
a morire di epatite. Forse Alan Shire aveva tentato di
proteggere Joelle da un imbroglio. In ogni caso, era troppo
tardi per cambiare idea.
Joelle sper di avere calcolato bene il tempo della visita.
Erano quasi le cinque. Sapeva che Liam sarebbe venuto
da solo, quel giorno, senza Sam o Sheila. Avrebbero avuto
il tempo necessario per andarsene prima che lui arrivasse,
anche se si fossero trattenute da Mara un'ora intera.
A Joelle sfuggiva il motivo della freddezza di Sheila nei
suoi confronti e non riusciva a ricordare quando fosse
iniziata. Evitava di telefonarle e, quando per caso la incontrava,
non le sorrideva. Avevano costituito un gruppo affiatato
con Liam, dopo che Mara si era ammalata. Sheila la
cercava spesso per chiederle un'opinione su una terapia
suggerita da un medico, o su una casa di cura che stavano
prendendo in considerazione. A volte anche solo per farsi
consolare o per chiacchierare. Joelle si era sentita un membro
della famiglia. Quando un paio di mesi prima le aveva
telefonato per domandarle se l'avesse offesa senza accorgersene,
Sheila aveva finto di non capire. Joelle aveva capito
che non sarebbe riuscita a risolvere la questione, e aveva
deciso di lasciar perdere.
Carlynn camminava lungo il corridoio della casa di cura
aiutandosi con il bastone. Zoppicava un po'. Mi spiace,
Mara, sto commettendo un grave errore, pens Joelle prima
di entrare nella stanza. Si ferm e lasci passare l'anziana
signora.
Il letto era sollevato in modo da permettere alla paziente
di stare seduta e Mara aveva proprio l'aspetto che
Joelle non sopportava vedere. Era addormentata, con il viso
inerte, la bocca dischiusa e un filo di saliva che le scivolava
sul mento. I capelli corti, che Joelle tagliava una volta
al mese, erano spettinati sul cuscino.
Quando si sveglier, far subito un sorriso sussurr
Joelle. Si comporta come se sapesse chi sono, ma non credo
mi riconosca. Si sedette su un lato del letto, mentre
Carlynn rimase in piedi, in disparte.
Mara. Joelle le tocc la mano pallida, appoggiata sulla
coperta. Mara, tesoro, sono Joelle.
Le lunghe ciglia nere si sollevarono e Mara sorrise.
Joelle prese un fazzoletto di carta dalla scatola sul comodino
e le asciug il mento. Mara disse, vorrei presentarti
una mia amica, Carlynn Shire.
L'ammalata non spost lo sguardo da Joelle finch
Carlynn si avvicin al letto ed entr nel suo campo visivo.
Poi la guard, con quella espressione vacua e perennemente
felice. Joelle immaginava che Carlynn sarebbe rimasta colpita
dalla bellezza di Mara e dal notevole cambiamento del
suo viso, una volta sveglia. I suoi occhi neri erano straordinari,
persino i capelli scompigliati erano perfetti su di lei.
Ciao Mara. Carlynn si sedette sul bordo del letto e le
accarezz una mano con delicatezza. Sei bellissima, cara.
Joelle mi ha descritto tutto di te, della vostra grande amicizia.
Ti ama molto. Sei una persona molto amata.
Mara sbatt le palpebre. Joelle era sicura che non avesse
capito una sola parola.
Vuoi che ti massaggi le mani? chiese Carlynn, ma l'espressione
di Mara non cambi. Apr la grossa borsa ed
estrasse una bottiglia. Joelle allung il collo per sbirciare
l'etichetta. Si aspettava che fosse un medicamento a base
di erbe particolari o ingredienti insoliti. Invece era una semplice
bottiglietta di lozione per bambini.
Carlynn si vers un po' di liquido sul palmo, sollev la
mano inerte di Mara e inizi un lento, dolce massaggio,
parlando a Mara in un tono uniforme, quasi ipnotico.
Non  piacevole? S, ti piace essere accarezzata con
amore. So che capisci la differenza.
Quando smise di parlare, Joelle not lo sguardo dell'amica
concentrato sulla vecchia donna. La stanza era immersa
nel silenzio. La mano di Mara, che i medici definivano
attiva, era distesa in quella di Carlynn e le dita si
muovevano contro il palmo. Sembrava impossibile. Succedeva
qualcosa tra Mara e la guaritrice. Qualcosa da cui Joelle
era esclusa.
Gli occhi di Mara a poco a poco si chiusero e il respiro
divenne regolare. I muscoli del viso erano rilassati.
Carlynn sorrise a Joelle, poi in silenzio mise il tappo alla
bottiglia di lozione. Si stava alzando dal letto quando
Liam entr nella stanza.
Joelle disse andandole incontro con slancio, ma si ferm
immediatamente. Guard Carlynn, poi di nuovo l'amica.
Non mi aspettavo di vederti qui.
Per forza non se l'aspettava: gli aveva detto di avere un
appuntamento dal medico.
Ti presento Carlynn Shire disse Joelle e gli indic
l'anziana signora, sperando che il nome a lui risultasse indifferente.
Buongiorno Carlynn. Liam la raggiunse per stringerle
la mano, poi aggrott le sopracciglia. Lei  Carlynn
Shire del Centro Shire?
S rispose lei e sorrise con calore, mentre recuperava
il bastone. Ma ora non esercito pi.
Joelle si accorse che la mascella di Liam era contratta.
Era visibilmente seccato. Tuttavia si controll, quando si rivolse
a lei.
Come sta oggi? Nei suoi occhi c'era una decina di altre
domande.
Mi pare che stia bene. Joelle desiderava uscire dalla
stanza con la guaritrice il pi in fretta possibile. Carlynn
le ha massaggiato la mano e ora ce ne andiamo.
Mara riapr gli occhi. Vide Liam ed emise il grido gioioso
e infantile che gli riservava sempre. Alz il braccio attivo
di due o tre centimetri e il marito le si avvicin. Si
chin per baciarle le labbra ormai senza reazioni. Le prese
una mano, morbida per il massaggio con la lozione, e
la tenne stretta contro il fianco mentre si rivolgeva di nuovo
a Joelle.
Posso parlarti un momento prima che tu te ne vada?
Non ci voleva. Certamente rispose lei. Guard
Carlynn. li spiacerebbe aspettarmi nell'atrio?
Liam attese finch l'anziana signora lasci la stanza.
Che cosa sta succedendo? Le parole gli uscivano lente,
si sforzava di mantenersi calmo. Joelle sapeva che avrebbe
evitato di alzare la voce in presenza di Mara.
Io... Possiamo parlarne dopo?
Stanne certa. Ti chiamo stasera.
Joelle raccolse la borsa e usc. Erano tre mesi che desiderava
sentirgli pronunciare quelle parole. Ti chiamo stasera.
Ma quello non era il genere di telefonata che avrebbe
desiderato.
Joelle rimase in silenzio per il primo tratto di strada.
Era a malapena consapevole della presenza di Carlynn.
Riusciva solo a pensare a Liam, a quanto era furioso, e a
ragione. Non avrebbe dovuto condurre la guaritrice da Mara
senza il suo permesso.
Non lo vedeva cos arrabbiato da tempo. Non aveva
quell'aria adirata nemmeno quando la burocrazia o la politica
ospedaliera gli impedivano di aiutare fino in fondo
un ammalato. Si lasciava coinvolgere molto dal lavoro, pi
di Joelle. In passato parlavano spesso dell'atteggiamento
da adottare per essere obiettivi, per aiutare i pazienti nel
modo pi adeguato, senza rinunciare alle loro doti umane.
A Joelle piaceva affrontare questi aspetti filosofici della professione.
E la loro amicizia era abbastanza forte da permettere
loro di discutere, anche animatamente, senza incrinare
i rapporti. Ma adesso non era pi cos.
Le due donne raggiunsero la barriera del Pacific Grave
per il Seventeen Miles Drive. La guardia fece cenno di
passare e, una volta sul viale, Carlynn finalmente parl.
Penso di poter aiutare Mara disse a sorpresa. Ha
molta energia, e sono sicura di poter proseguire. Ma ci vorr
tempo.
Joelle ripens alla scena a cui aveva assistito. Mara stava
massaggiando la tua mano, vero?
 sembrato anche a me. Carlynn sorrise.
Joelle sapeva che non avrebbe pi potuto far tornare
Carlynn da Mara, dopo la reazione di Liam. Ma non voleva
parlarne in quel momento. Penso davvero che stesse
meglio quando ce ne siamo andate.
Sarebbe bello crederlo, ma solo il tempo dir se  un'illusione.
Non sempre funziona, Joelle. Devi saperlo.
La ragazza rise. Per me  pi difficile credere che qualche
volta funziona. Guard Carlynn. TI devo pagare la
visita o...
Non devi pagarmi niente. Sono in pensione e lavoro
solo quando lo desidero. Da tutto ci che mi hai raccontato,
so che Mara vale il mio tempo e le mie energie.
Grazie rispose Joelle.
Rimasero in silenzio fino al cancello della residenza
Kling. Joelle ferm l'auto vicino alla casa, ma Carlynn non
accenn a scendere. Fissava Joelle con intensit. Era senza
occhiali da sole e il suo sguardo era fermo, persino inquietante.
C' dell'altro che mi hai taciuto, vero?
Di cosa parli...
Di te e Liam.
Joelle avrebbe voluto dirle che era frutto della sua immaginazione,
ma si sorprese ad annuire.
Entra. Carlynn indic la casa. Spegni il motore e vieni
con me.
Joelle la segu ubbidiente.
La signora McGowan, la governante dall'accento irlandese,
le accolse sulla porta.
Vi siete gi conosciute?
S, certo sorrise la donna. In un primo momento mi
aveva scambiata per te.
Carlynn rise. Joelle invece arross.
Andiamo nello studio a chiacchierare disse la padrona
di casa alla signora McGowan. Per favore, di' ad
Alan che non vogliamo essere disturbate.
Desiderate uno spuntino? propose l'altra.
Perch no? Grazie, cara. Carlynn prese il braccio di
Joelle e attravers con lei il soggiorno. Entrarono nello studio.
Una stanza ampia, con tre pareti rivestite di librerie dal
pavimento al soffitto, piene di volumi, e la quarta composta
da vetrate che guardavano sull'oceano e sui pini di Monterey.
Joelle si sedette a un'estremit del divano di pelle,
Carlynn nell'angolo opposto, in modo da guardarla in viso.
Dietro la testa dell'anziana signora, Joelle vedeva calare
la nebbia della sera. Il sole la tingeva di rosa.
Allora, dimmi la esort Carlynn a braccia conserte.
Raccontami perch ti sei irrigidita quando Liam  entrato
nella stanza.
Mi sono irrigidita? chiese Joelle.
Proprio cos. Carlynn la guard seria.
Non gli avevo detto che ti avevo contattata per vedere
Mara spieg.  persino pi scettico di me nei confronti
dei guaritori, non volevo che lo sapesse.
E cos'altro?
E poi c' che... sono innamorata di lui le parole le
uscirono quasi d'istinto. Carlynn non mostr alcuna sorpresa.
Lo so.
Come l'hai capito?
Perch ce l'avevi scritto in fronte quando  entrato e
l'hai visto baciare la moglie rispose Carlynn. Non c'era
bisogno di poteri speciali per capirlo.
Joelle chiuse gli occhi e si copr il viso con la mano. Si
sentiva indifesa.  complicato da spiegare disse.
Raccontami tutto, con calma.
Joelle tolse la mano dal viso. Fece un sospiro, poi appoggi
la schiena al divano di pelle. D'accordo. Ti racconto
come li ho fatti incontrare.
Carlynn attese.
A quel tempo Liam mi era solo molto simpatico e volevo
bene a Mara, davvero.
Era la tua migliore amica aggiunse Carlynn. La tua
confidente, la sorella che non hai. Erano passate settimane
dall'ultima volta che Joelle ne aveva parlato a Carlynn,
ma lei ricordava il dialogo alla perfezione.
E loro stavano bene insieme. Erano perfetti. Non provavo
gelosia, ero soltanto un po' invidiosa. Il loro matrimonio
era molto pi felice del mio. Rusty e io uscivamo
con loro a volte, ma il mio ex marito non si trovava a suo
agio. Era una persona tranquilla. Si dedicava solo all'informatica.
Era adatto a stare con le macchine, non con la
gente. Al contrario di me, di Liam e di Mara. Dopo il divorzio,
Mara e Liam sono stati molto affettuosi con me. Mi
portavano alle feste a cui erano invitati, mi incoraggiavano
a uscire con loro, anche se ero sola. Le altre coppie che
erano soliti frequentare si erano defilate, Liam e Mara invece
erano rimasti al suo fianco. Mara e io pranzavamo
insieme almeno una volta alla settimana e organizzavamo
gite, di tanto in tanto. Non ha mai permesso che il matrimonio
interferisse con la nostra amicizia. Joelle scosse la
testa. Mi manca tantissimo.
Ne sono sicura disse Carlynn, e all'improvviso Joelle si
ricord che la vecchia signora aveva perso la sorella.
Di sicuro Carlynn capiva come fosse cambiata la vita per
lei, ora che Mara non ne faceva pi parte, non in modo attivo.
Bussarono alla porta dello studio.
Avanti disse Carlynn, guardando la porta.
Entr l'uomo anziano che Joelle aveva visto lavorare in
giardino. Reggeva un vassoio con panini e t freddo. Lo pos
sul tavolino di fronte alle due donne.
Carlynn lo ringrazi. Questa  Joelle, una nuova amica.
Si volt verso la ragazza. Joelle, lui  Quinn.
Joelle lo salut con cordialit.
Buongiorno la ricambi lui, poi si volt verso
Carlynn. Ha bisogno d'altro?
No, grazie rispose la donna. Molto gentile.
Quinn si volt per dirigersi verso la porta e sorrise a
Joelle mentre le passava vicino. Ebbe l'impressione, ma non
ne era sicura, che le avesse strizzato l'occhio prima di sparire.
Sembrava piuttosto anziano per lavorare ancora. Anche
la signora McGowan doveva avere una settantina d'anni.
Joelle pens che pochi erano disposti a far lavorare persone
di quell'et. Le sembrava gentile da parte sua tenerli
ancora con s.
Carlynn sollev un piattino con le tartine di pane bianco
e lo porse a Joelle, che si serv, sebbene non avesse fame.
Era farcito con insalata di pollo. Ne sent il profumo
mentre appoggiava il piatto sulle gambe.
Mi raccontavi della tua amicizia con Liam e Mara riprese
Carlynn, porgendole un bicchiere di t freddo.
Joelle lo appoggi sopra il tavolino, su una sottocoppa
di legno, e guard fuori della finestra. Dopo la nascita di
Sam, e l'aneurisma di Mara, Liam e io rimanemmo al suo
fianco, in ospedale. Il coma dur un paio di settimane e noi
le cantavamo delle canzoni. O almeno gliele cantava Liam.
Lo ricordava con la chitarra, nella camera d'ospedale della
moglie. Suonava le canzoni che era solito eseguire con
Mara. Joelle segnava il tempo sul braccio dell'amica, le
pettinava i capelli. Leggevo per lei, oppure le parlavo. Facevamo
i turni con Sheila, la madre di Mara, e Liam e io ci sostenemmo
a vicenda. Mi coinvolgeva in tutte le decisioni
da prendere, la riabilitazione, la scelta della casa di cura.
Mi sentivo parte della famiglia.
Lo eri disse Carlynn, mentre addentava un piccolo
boccone dal panino.
L'ho aiutato con Sam. Joelle sorrise al pensiero.  un
tesoro, non esiste un bambino pi sveglio. Gli voglio bene
da impazzire, non so cosa farebbe Liam senza di lui. Morse
un angolo del sandwich e lo inghiott prima di continuare.
Ho fatto il possibile per aiutare Liam ad affrontare le
emozioni contrastanti che lo tormentavano. Aveva perso la
moglie e guadagnato un figlio. Era lui ad aver desiderato un
bambino per primo, non Mara. Si sentiva molto in colpa.
Joelle port il panino alla bocca, ma lo ripose subito. Liam
e io la sera chiacchieravamo al telefono. Tutte le sere.
Parli al passato.
Joelle sospir. Tre o quattro mesi fa abbiamo festeggiato
il primo compleanno di Sam. Corrispondeva all'anniversario
della malattia di Mara. Ho aiutato Liam e Sheila
a organizzargli un piccolo rinfresco. Quand' finito sono
restata sola con Liam a casa sua. Sam era a letto, ci sentivamo
tutti e due parecchio scossi. Eravamo diventati sempre
pi intimi nel corso dell'anno. Sapevo che ci amavamo
molto. Joelle confidava nel fatto che Liam l'amasse quanto
lei. Di notte, la situazione sfugg al nostro controllo.
Avete fatto l'amore disse Carlynn, e Joelle annu, poi
si alz. Non riusciva a guardare Carlynn. Cammin verso
la finestra e si accorse che la nebbia aveva nascosto la vista
dell'oceano.
Quando sono tornata a casa riprese Joelle, non potevo
cancellare il viso di Mara dalla mente. Sapevo come la
pensava sulla fedelt. Avevamo parlato spesso di queste
cose. Entrambe eravamo convinte della sacralit del matrimonio
e della promessa di fedelt reciproca. Non potevo
credere a quello che avevo fatto. Un comportamento da
adolescente irresponsabile.
Torn al divano e si sedette di nuovo. Fissava le riviste
impilate con ordine sul tavolino, ma senza vederle davvero.
Il giorno successivo prosegu, Liam mi telefon per
dirmi di essersi sentito malissimo. Non sarebbe dovuto succedere.
Era sconvolto. Aveva deciso di non passare pi tanto
tempo insieme a me. Aveva ancora una moglie di cui era
innamorato.
Mi spiace, Joelle. Deve essere stato molto doloroso.
Sapevo che aveva ragione. Ma... interrompere di colpo
la nostra amicizia in quel modo. In fondo era tutto quello che avevo.
Vale anche per lui.
Lui ha Sam disse Joelle. Incominci a piangere. E
ora sono stata esclusa.
Ma lavorate insieme, vero?
Ogni giorno. Ci riuniamo, ci aiutiamo con i pazienti,
pranziamo allo stesso tavolo. Ma non ci guardiamo pi negli
occhi.  un tormento.
Ne sono certa.
C' dell'altro aggiunse Joelle.
S. Carlynn le sorrise con simpatia.
Aspetto un bambino.
Lo so.
Come fai a saperlo? Joelle si port le mani sulla pancia.
Credeva di essere riuscita a nascondere la gravidanza.
Sono una buona osservatrice.
Ho appena fatto l'ecografia. Sono incinta di quindici
settimane. Avevo pensato a un aborto, ma ho desiderato un
bambino per tanto tempo...
E Liam lo sa?
No.
Quando glielo dirai?
Non voglio dirglielo Joelle si schiar la gola. Ho intenzione
di andarmene prima che diventi troppo evidente.
Mi trasferir. Non so ancora con sicurezza dove. Forse a
Berkeley, dove vivono i miei.
Ti sembra corretto non informare Liam? Carlynn si
pieg verso di lei sul divano.
Joelle scosse la testa. Non potrebbe fare nulla, eccetto
sentirsi ancora peggio. Non mi pu sposare.
Vuoi davvero lasciare Monterey?
Joelle esit un momento prima di rispondere. In realt
no. Mi piace vivere qui. Ma forse un giorno potr tornarci.
Sospir, guard il soffitto. La situazione non sar
sempre la stessa.
Liam continua a suonare? La domanda di Carlynn
era apparentemente priva di senso.
Joelle la guard interrogativa. Credo che abbia riposto
la chitarra il giorno in cui Mara  entrata nella casa di
cura.
Bene. Carlynn pos il piattino. So con assoluta certezza,
Joelle... Gli occhi di Carlynn erano pieni di lacrime,
mentre si avvicinava alla ragazza per accarezzarla. Hai
una grande nobilt d'animo.
Perch lo dici?
Tu ami Liam cos tanto da volere a tutti i costi far guarire
la moglie. Sai che lo renderebbe felice. Anche se sei innamorata
di lui. E aspetti un figlio da lui. Anteponi la sua felicit
alla tua. Poche persone sceglierebbero questa strada.
Joelle fiss il panino, quasi intero, che aveva lasciato
sul piatto. Era in imbarazzo.  bello amare.  una delle cose
pi belle che possano capitare.
La prossima volta che andiamo da Mara disse
Carlynn, vorrei che ci fosse anche Liam.
Joelle si incup. Non voglio neppure immaginare la
sua reazione alla visita di oggi, Carlynn. Ma glielo chieder.
Bene. Carlynn batt la mano sul divano e si alz. Ora
 meglio che tu vada, prima che la nebbia ti inghiotta.
Joelle annu. In fondo pensava che avrebbe potuto essere
piacevole venire inghiottita in quella casa con Carlynn.
Sulla porta, baci l'anziana signora su una guancia.
Grazie di tutto le disse, andando verso l'automobile. Il
mondo era immerso in una nuvola traslucida e grigiastra.
Joelle pens tra s che, a sorpresa, adesso aveva una nuova
amica con la quale confidarsi.
Non era distante da Carmel, ma la nebbia nascondeva
parte della strada e si vide costretta a guidare con prudenza.
Si sentiva intrappolata nella macchina, con un pensiero
fisso: la notte trascorsa con Liam.
Erano seduti sul letto di Liam con Sam. Sfogliavano un
libro a colori e cantavano filastrocche. Al bambino non importava
che lei stonasse. Rideva e la lasciava giocherellare
con le sue dita, mentre si faceva coccolare da entrambi.
Quando Sam si addorment, Liam lo condusse nella cameretta
e lo sistem nel lettino. Joelle non si mosse. Rimase
sdraiata ad aspettare l'amico per chiacchierare con lui
degli avvenimenti della giornata. Non aveva considerato
che il divano in soggiorno sarebbe stato, forse, un luogo pi
adeguato.
Liam ritorn da lei e si sdrai, con le braccia piegate
dietro la testa. Joelle era sdraiata su un fianco, accanto a lui,
il viso appoggiato su una mano. Il volto di Liam era rivolto
verso di lei, ma non la guardava. Il suo sguardo vagava
nella stanza, l'azzurro degli occhi che risaltava nella luce
della lampada. Joelle avrebbe voluto accarezzargli le guance.
Proprio nel punto in cui si formavano quelle due pieghe
sottili che lo rendevano cos attraente, quando sorrideva.
Ma rimase immobile.
A cosa pensi? gli chiese.
Liam si inumid le labbra. A te. A quanto mi sei stata
vicina in questo anno. A cosa avrei fatto senza di te. A quanto
sei cara con Sam. A quanto ho bisogno delle nostre chiacchierate
serali. A quanto tu mi sia stata di aiuto. La tua presenza
 stata un sostegno e un conforto per me.
Ne sono felice disse Joelle, commossa.
Con un sospiro, Liam fiss il soffitto. Siamo stati travolti
da cos tanti problemi in questi dodici mesi. Un anno
interminabile. Maledizione. Non imprecava mai e il suono
di quelle parole la colp. Mia moglie, una donna meravigliosa
 un... Dio. Non c' pi. Non so chi sia quella
persona nel corpo di Mara. Non  pi lei. Liam spalanc
gli occhi. Perch non ho voluto ascoltarla, Jo? domand
e si volt a guardarla. Perch le ho detto che desideravo
un bambino? In fondo non era il mio corpo a essere coinvolto.
Se solo avessi ascoltato... avessi voluto sentire... Mara
era spaventata. Non voleva avere un bambino. Sapeva
che era una cosa sbagliata per lei. Lo sapeva. Liam singhiozz
e Joelle gli pose una mano sul viso.
Smettila, tesoro. Ha deciso lei. Lei...
 stata una mia scelta disse Liam con la voce rotta.
Tu lo sai e io anche. L'ha fatto per me. Mara aveva un lato
egoista, non me lo sono mai nascosto. Ma per me avrebbe
fatto qualsiasi cosa. Mi amava, pi di quanto meritassi,
e ha accettato una situazione di cui non era convinta. L'istinto
glielo diceva, Jo.
Lo so, ma...
L'ho distrutta. Liam pianse come un bambino. Singhiozzava.
Joelle lo abbracci e lo tenne stretto. L'ho uccisa,
Jo.
No, Liam. Le lacrime di Joelle cominciarono a mischiarsi
alle sue. Quelle parole, in fondo, erano la verit.
A Liam occorse qualche minuto prima di smettere di
piangere. Erano vicini, si tenevano stretti. All'improvviso
le lacrime si trasformarono in tremiti che attraversavano i
loro corpi.
Sollev le palpebre e guard Joelle. Le sollev una ciocca
di capelli, lunga e folta. Grazie di essere con me disse.
Ti voglio bene.
Si fissarono per un attimo negli occhi prima di baciarsi.
Un bacio lungo e appassionato. Un'emozione ignota a
entrambi.
Liam scivol sopra Joelle, intrecci le gambe con le sue.
Lei sentiva il corpo di lui fremere sotto i vestiti e si sent avvampare.
Una mano le sfilava la camicetta dalla gonna, scivolava
sotto la seta per accarezzarle il seno. Udiva il respiro
di Liam rotto dall'emozione. O forse quello che udiva
era il suo. Voleva sentire la bocca di Liam sul suo seno, sul
ventre, e ancora pi gi.
Raggiunse la chiusura della camicetta. L'apr con foga.
I bottoni di madreperla rotolarono sul pavimento di legno
della camera da letto. Liam le slacci il reggiseno. Poi chin
la testa, le sfior il mento e il petto con i capelli, avvicin
la bocca ai capezzoli. Joelle soffoc un grido. Si teneva
stretta a Liam, aveva paura di lasciarlo andare.
Lui si alz sulle ginocchia, le prese la mano. La premette
contro il suo corpo. Aveva gli occhi pieni di desiderio.
Ti prego le disse.
La lampada del comodino era accesa. Joelle tolse la camicetta,
il reggiseno, la gonna, i collant. Rimase nuda di
fianco a lui, sentiva di essere amata. Liam era teso, teneva
lo sguardo negli occhi di Joelle. Il desiderio cresceva.
Joelle gli sbotton la camicia, mentre Liam continuava
a guardarla. Era a petto nudo. Lei termin di spogliarlo,
lenta. Lui si rilass e lasci che Joelle esplorasse con la lingua
e le labbra la gola, il petto, lo stomaco. Era sempre pi
vicina. Liam gemette e cominci a muoversi con lei, attorcigliando
con le dita i capelli folti e lunghi.
Joelle mormor, insieme.
Lei sollev la testa. I capelli le ricaddero sul petto e
sulla schiena. Poi, sempre con movimenti lenti, gli si stese
sopra.
Sei cos bella. Sei cos bella le sussurrava. Liam si
muoveva dentro di lei. Le fece dimenticare tutto. Si baciarono.
E si baciarono ancora quando furono al colmo del piacere.
Joelle, esausta, appoggi la bocca contro le spalle di
Liam. Ti amo gli disse, ma non vi fu risposta.
Non lo sentiva ancora, ma sapeva che sarebbe arrivato,
il senso di colpa. Aveva paura che lui lo provasse gi.
Liam scivol dal letto in silenzio, lasciandole la pelle
fredda nei punti in cui i loro corpi erano rimasti vicini. Prese
la coperta ai piedi del letto, la distese su Joelle e gliela
rimbocc attorno al corpo, perch stesse al caldo. Quindi
si chin su di lei, le spost i capelli dalla fronte e le diede
un bacio, lieve, sulla tempia. Joelle lo sent andare in bagno
e poi nella stanza degli ospiti. Liam chiuse la porta
dietro di s. Joelle aveva scoperto nuovi sentimenti, ma ne
aveva persi altri, nello stesso istante.

 Capitolo 17.

Liam si tormentava. Si chiedeva se Joelle volesse ignorare
le sue telefonate. Era dalle sette che tentava di chiamarla,
da quando era rincasato dopo la visita a Mara. Lasci un
altro messaggio, dall'apparecchio della camera da letto.
Telefonami, a qualsiasi ora.
Non era il caso di coricarsi. Sarebbe rimasto sveglio
finch non le avesse parlato di quella... come si chiamava?
Carlynn Shire. And nello studio e si sedette al computer.
Una volta collegato alla rete, and come sempre sul
sito dedicato alle esperienze dei sopravvissuti all'aneurisma.
La mandibola gli faceva male a forza di tenere i denti
stretti per la tensione. Cerc di rilassarsi con Internet.
Dopo pochi istanti, tuttavia, sent la mascella contrarsi di
nuovo. Il sito non riportava aggiornamenti, sebbene non
lo avesse visitato da giorni. Rilesse alcune vecchie storie,
ma ormai era impossibile trovarne una che lo interessasse.
Quei racconti gli avevano dato molta speranza, nei primi
tempi. Non erano scritti solo dai famigliari, ma anche
dai malati che erano tornati alla vita. All'inizio immaginava
che un giorno Mara avrebbe aggiunto la propria vicenda.
Ma adesso quella fantasia si era spenta, con i sogni
di un futuro insieme.
Conosceva quelle esperienze a memoria, le aveva analizzate
tutte. Si classificavano in due categorie principali.
O il paziente moriva entro pochi giorni, oppure affrontava
un periodo di ricovero, a volte breve, altre pi lungo. L'esito
era sempre lo stesso: la guarigione. Nessun racconto
descriveva un calvario simile a quello di Mara. Liam aveva
provato a cercare un'esperienza analoga: una donna giovane,
viva solo da un punto di vista clinico. Di fatto morta.
Una donna che avesse lasciato il marito e un bambino,
senza alcuna promessa per l'avvenire. Se si fosse imbattuto
in un racconto simile, avrebbe scritto a quella persona.
Per scoprire le risorse a cui si appellava. Con quali pensieri
si svegliava e passava le giornate. Come affrontava l'angoscia
del futuro. Come reagiva allo sconforto quando si
svegliava nel cuore della notte, cercava la moglie e invece
realizzava che lei giaceva in una casa di cura e gli poteva
regalare solo un sorriso vuoto. A trentacinque anni, e per il
resto della vita, doveva aspettarsi di avere come moglie e
amante solo un cumulo di ricordi? Anche quella persona
aveva avuto la tentazione di cedere a un altro corpo, a nuovo
amore, come era successo a lui con Joelle?
A volte, quando il dolore si assopiva un poco, Liam si
chiedeva se ci fosse una ragione in tutto quel calvario, un
possibile insegnamento. Ma non riusciva a trovare una spiegazione.
Il suo era soltanto uno scherzo crudele preparato
da un destino avverso.
Due anni prima, aveva lavorato con il marito di una
malata di Alzheimer. L'uomo era sulla sessantina e una notte
era andato a cercare una prostituta. Avevo bisogno di
sapermi ancora uomo gli aveva confidato.
Liam aveva mantenuto una compostezza professionale,
senza giudicarlo, mentre lo aiutava a elaborare i sentimenti
di perdita e di sofferenza. Ma non condivideva il punto
di vista del paziente. Aveva pensato tra s: grande egoista,
che cosa ne hai fatto della promessa "in salute e in malattia"?
Ripens a quell'uomo. Cap di averlo aiutato ben poco.
Aveva ignorato che la malattia della moglie implicava
perdere una parte di se stessi. Non si trattava solo di sesso,
ma dell'intimit che lo accompagna. Svegliarsi vicini,
con la bocca impastata e i capelli scomposti, ed essere di
nuovo attratti l'uno dall'altra.
Inizi a fargli male la testa, i pensieri lo opprimevano.
Se non avesse incoraggiato Mara ad avere un bambino,
adesso lei sarebbe ancora sana. La donna forte, brillante,
intelligente della quale si era innamorato. D'altra parte, appena
gli occhi si posavano sopra Sam, si chiedeva come
avrebbe potuto vivere senza quel figlio meraviglioso. Sam
era un miracolo in carne e ossa e la sua esistenza un dono
ineguagliabile. Eppure, se Sam non fosse nato, Mara sarebbe
stata in buona salute. Si perdeva nelle elucubrazioni,
prigioniero in un vortice senza fine.
Liam era passato da Sheila a prendere Sam quella sera,
dopo la visita a Mara. Una volta o due alla settimana
desiderava andare dalla moglie da solo e il bambino restava
dalla nonna pi a lungo. Per fortuna, era riuscito a ricucire
lo strappo con la suocera. Si erano incontrati a colazione,
il giorno successivo all'episodio della sculacciata.
Avevano chiacchierato a lungo, a mente fredda, e avevano
raggiunto un compromesso. Sheila non avrebbe pi sculacciato
Sam, in nessun caso, ma avrebbe chiamato Liam se
si fosse trovata a fronteggiare problemi di disciplina. Insieme,
avrebbero cercato una soluzione. Liam le aveva chiesto
di premiare il bambino, quando era buono, senza prendersela
troppo quando non lo era. Sheila si era dimostrata
restia a ricevere consigli sull'educazione. Per l'accordo
sembrava funzionare. Nelle due settimane successive a
quella conversazione, l'argomento non era pi stato affrontato.
Squill il telefono. Liam usc da Internet e sollev il ricevitore.
Ciao. Era la voce di Joelle. Liam sent la tensione crescergli
dentro.
Che cosa credi di fare? le chiese.
Ho parlato di Mara con Carlynn Shire e...
Perch? Hai sempre trovato ridicole le persone che si
affidano ai guaritori disse, disorientato dal comportamento
di Joelle. I tuoi genitori...
Non posso spiegartelo lo interruppe. Volevo solo
parlare con Carlynn della situazione. E quando l'ho fatto,
lei ha detto che poteva essere di aiuto.
Non credo alle mie orecchie. Hai sempre sostenuto che
non  stata quella donna a salvarti la vita e che con ogni
probabilit era una ciarlatana.
Lo so. Ma che c' di male? ribatt Joelle. Mara credeva
nel potere della mente applicato alla cura del corpo.
Lo sai. Non pensi che avrebbe voluto che tentassimo tutte
le strade possibili?
Mara non ha un cervello sbott Liam. Trasal. Era falso.
O almeno, voleva che lo fosse. Lo giudico un abuso riprese.
Hai sottoposto Mara a un trattamento che non ha chiesto.
Mi fa impazzire l'idea di un'estranea che va da lei e...
Mara non ha potuto scegliere nessuna delle cure a cui
 stata sottoposta disse Joelle, cercando di smorzare i toni.
Siamo stati noi a imporgliele.
Aveva ragione, era evidente, ma Liam era troppo arrabbiato
per ammetterlo.
Nessuno deve andare da Mara senza il mio permesso,
sono stato chiaro?
La discussione pareva chiusa, tuttavia Joelle fece un altro
tentativo. Hai notato? Mara era pi cosciente quando
sei arrivato.
Cosciente, dici? A me sembrava esausta per la vostra
visita. Spero che Carlynn non l'abbia toccata disse con
asprezza.
Le ha massaggiato le mani, con una lozione per bambini.
Liam non sapeva bene perch considerasse quel gesto
un'intrusione. Era una sensazione simile a quella che aveva
provato quando Sheila gli aveva riferito delle sculacciate
a Sam. Mara era fragile e indifesa come una bambina. Ignorava
il mondo circostante e avrebbe sorriso a qualsiasi violenza.
Carlynn  convinta di poterla aiutare insist Joelle.
Questo  davvero ridicolo.
Pu darsi. Ma  una donna molto gentile e magari pu
compiere azioni che noi non riusciamo a capire. Perch vuoi
impedirle di tentare? Desidera vedere ancora Mara. E ha
chiesto la tua presenza.
La risposta  no, Joelle concluse lui. Non verr n
tu la porterai un'altra volta da Mara. Smetti di chiedermelo.
Ho gi abbastanza problemi a cui pensare. E riagganci
senza salutarla.
Cammin avanti e indietro dallo studio alla camera da
letto per alcuni minuti, nervoso, agitato. Gli sembrava di
essersi sottratto a una pericolosa minaccia. Se si fosse arrabbiato
con Joelle, se fosse stato maleducato con lei, come
aveva appena fatto, sarebbe stato salvo. Quando inveiva
contro di lei, si dileguava quel doloroso senso di appartenenza
che non poteva cancellare.
Prov a dormire. Verso le tre apr gli occhi di colpo. Sentiva
la medesima sensazione della notte in cui avevano fatto
l'amore, quando si era allontanato da Joelle nella speranza
di proteggersi.

 Capitolo 18.

San Francisco, 1956.
Lisbeth era in grande agitazione. Il giorno prima, il dottor
Peterson si era fatto prestare la racchetta da tennis da Gabriel
Johnson e ora voleva che lei gliela riportasse. Per questo,
durante la pausa pranzo, si era chiusa in un bagno, al
primo piano dell'ospedale di San Francisco, aveva appoggiato
la racchetta alle piastrelle della parete e si era messa a
guardarsi allo specchio, sforzandosi di controllare l'ansia.
Che cosa gli avrebbe detto? Al telefono non si era mai
fatta problemi a conversare con lui, tanto che i loro discorsi
avevano finito per prolungarsi sempre di pi. Ma la voce
al telefono non rivelava la sua obesit.
Poche settimane prima, lui le aveva chiesto di chiamarlo
Gabriel anzich Mr Johnson.
E una strana sensazione pronunciare il suo nome gli
aveva confidato.
Mi fa piacere aveva risposto, con quella voce profonda
che Lisbeth amava. Gabriel la metteva a suo agio, la
faceva sentire importante. Quando parlava con lui, il direttore
amministrativo di un grande ospedale e la segretaria
di un medico sembravano sullo stesso piano.
D'accordo, Gabriel aveva sorriso Lisbeth, sollevata.
Nelle sue fantasie lo chiamava gi per nome e gli dava del
tu. E spesso, al telefono, aveva paura di sbagliarsi.
Le fantasticherie su Gabriel erano diventate una parte
importante nella sua vita solitaria. E temeva che, con
quell'incontro, si sarebbero dileguate. Si ritocc il trucco allo
specchio, spolver la fronte e il naso con la cipria, poi sfum
il fard sulle guance. Sistem anche i capelli. Era un buon
taglio, ma serviva a poco se incorniciava un viso a palla.
Nella sua immaginazione, avrebbe incontrato Gabriel Johnson
dopo aver perso una trentina di chili. Invece era aumentata
di altri quattro chili negli ultimi sei mesi e ormai
faticava a trovare un camice della sua misura.
Medit di lasciare la racchetta in portineria. Ma alla fine
i timori scivolarono in secondo piano. Desiderava molto
incontrarlo. Conoscere quell'uomo dal volto misterioso
che da un anno e mezzo era diventato il protagonista dei
suoi sogni.
La donna all'ufficio informazioni era un'anziana volontaria.
Sulla targhetta appuntata al petto era inciso il nome
Madge.
Lisbeth le sorrise. Cerco l'ufficio di Gabriel Johnson.
Amministrazione? s'inform l'impiegata.
S, il direttore.
Prego, da quella parte. Madge indic il gruppo di
ascensori nel corridoio, facendo segno con un dito curvo
per l'artrosi. Secondo piano. Giri a destra, l'ufficio  all'angolo.
Mentre saliva, Lisbeth fu assalita dalla nausea e temette
che l'eccesso di traspirazione le rendesse il naso e la fronte
di nuovo lucidi. Ruot la maniglia della porta con la mano
che le tremava.
Entr. Nella sala d'attesa non c'era nessuno. Rimase in
piedi, per un minuto interminabile, con la racchetta al fianco,
prima di notare una porta socchiusa, in fondo a uno
stretto corridoio.
C' qualcuno? chiese.
Sper che la sentissero, ma non ottenne risposta. Si diresse
verso la porta e buss, poi si affacci. Un uomo di colore
era seduto alla scrivania. Alz lo sguardo.
Mi scusi disse Lisbeth. Cerco Gabriel Johnson.
L'uomo stava scrivendo. Si interruppe e pos la penna.
Sono io, Gabriel Johnson.
Lisbeth trasal. Non era possibile, si sbagliava. Era solo uno scherzo. Eppure, la voce... Riconobbe la profondit,
la gentilezza. Era senza parole. Gabriel, il suo Gabriel, era
di colore?
Vedo che hai portato la mia racchetta riprese lui alzandosi.
Devi essere Lisbeth.
S tent di sorridere lei, mentre gli porgeva la racchetta
da tennis. Le fantasie di Lisbeth svanirono all'istante,
lasciando un enorme vuoto. Non si giudicava razzista,
ma una relazione con un nero era da escludere. Le ginocchia
vacillavano e fu felice quando Gabriel le indic la sedia
di fronte a lui.
Siediti, Lisbeth.
Lei si lasci cadere sulla sedia. All'improvviso cap perch
Gabriel giocava a tennis insieme al dottor Peterson nel
campo privato. Non sarebbe stato gradito nella maggior
parte dei centri sportivi in citt.
Gabriel si mise di nuovo in poltrona, dopo aver posato
la racchetta sulla scrivania. Le sorrise e lei in quel sorriso
lesse molte cose, tra cui una richiesta di perdono, unita
a un velo di tristezza.
Avrei dovuto avvertirti al telefono che ero negro.
Be', io avrei dovuto dirti che ero grassa. Le parole le erano
uscite di bocca prima che potesse fermarle, e rise forte.
Anche Gabriel rise. Poi scosse la testa e si tolse gli occhiali
dalla montatura di corno. Si strofin gli occhi. Direi
che sei persino pi bella della tua voce.
Che cos'altro poteva dire?, pens Lisbeth. Cercava di
vincere l'imbarazzo. Era sicura che nel vederla aveva provato
il suo medesimo disappunto.
Voglio mostrarti una cosa continu Gabriel. Sollev
un portaritratti dalla scrivania e glielo porse. Conteneva la
foto di una barca a vela. Lisbeth la osserv.
 tua? gli chiese.  la barca di cui mi hai parlato?
Gabriel annu. Che ne pensi?
Una meraviglia rispose lei. Mi ricorda la barca sulla
quale uscivo sempre con mio padre.
Ne vado fiero disse Gabriel, riprendendo il portaritratti e
rimettendolo a posto. Mi sento cos libero quando
sono in mezzo al mare.
Lisbeth conosceva bene quel sentimento, anche se non
lo provava da tempo. Dove hai imparato a navigare? domand.
 stato mio padre a insegnarmi, anche nel mio caso.
A Oakland.
Lisbeth ricord che Gabriel le aveva raccontato di essere
originario di Oakland. Ma soltanto adesso immagin
la sua casa, quando era piccolo, nella zona della citt dove
viveva la gente di colore.
 questo il motivo per cui sei entrato in marina? Lisbeth
ramment anche questo particolare.
S, hai buona memoria. Tu invece sei cresciuta nel Seventeen
Mile Drive. E hai una gemella.
Giusto.
Identica a te?
Uguale rispose.
Una bugia, lei era almeno il doppio di Carlynn.
Impressionante sapere che ci sono due persone uguali
sorrise Gabriel. Siete simili anche di carattere?
Lisbeth si morse le labbra. Non aveva voglia di parlare
di Carlynn. Per desiderava aprirsi con quell'uomo, tanto
interessato a lei. Fece un sospiro.
No, non siamo simili. Carlynn  medico. Si  laureata
lo scorso giugno e ora lavora da internista all'ospedale di
San Francisco.
Siete entrambe interessate alla medicina. Poteva apparire
ridicolo il paragone tra la professione medica di
Carlynn e l'impiego di Lisbeth nello studio di un dottore.
In realt Gabriel aveva ragione. A lei piaceva quando il dottor
Peterson le parlava dei pazienti, in particolare quando
raccontava i casi difficili. Lisbeth allora insisteva per conoscere
ogni dettaglio. A volte, chiedeva a Carlynn di andare
allo studio e sedersi nella sala d'aspetto, per sfiorare la
mano dei malati e aiutarli a guarire.
Ma io non potr mai essere un dottore.
Perch no?
Non sono... intelligente come lei. Si potrebbe presumere
che abbiamo un cervello analogo. Carlynn invece 
pi sveglia di me, ecco tutto. Abbiamo frequentato scuole
diverse. Lisbeth non voleva sembrare meschina e inacidita.
E comunque l'istruzione non era la principale differenza
tra lei e la sorella.
Secondo me non ti stimi abbastanza comment Gabriel.
Tutte le volte che ti parlo, mi stupisco di quanto tu
sia interessata e informata riguardo ai pazienti di Lloyd.
Grazie rispose Lisbeth, arrossendo.
L'uomo si chin verso di lei. Perch scuoti la testa?
Non piangere, si disse Lisbeth. Non piangere davanti
a lui.
 solo che... si interruppe subito. Poteva rivelargli
pensieri del genere? Aveva poco da perdere, a quel punto.
Sei molto gentile, Gabriel. Quando ti parlavo al telefono,
mi perdevo in fantasie. Abbiamo interessi in comune, perci
mi sono lasciata andare, una cosa senza senso, pensavo
che avremmo potuto...
Anch'io. Il sorriso di Gabriel era cordiale, i denti bianchissimi
in contrasto con la pelle scura. A Lisbeth sembr
bellissimo. Ma credevo che quando mi avessi visto sarebbe
finito tutto. Sono un negro, per cominciare. E ho circa
dieci anni pi di te.
Io ne ho ventisette.
Sono pi vecchio di undici, allora.
E io sono grassa, voleva aggiungere Lisbeth, ma si impose
di tacere.
 impossibile? chiese Gabriel.
Lisbeth inarc le sopracciglia. Che cosa?
 davvero impossibile uscire insieme? Sembr per la
prima volta a disagio, e lei desider farlo ritornare sicuro
di s.
Quello che voglio dire ... continu Gabriel, come ti
sentiresti in una situazione simile? Saresti in imbarazzo a
mostrarti con me?
Lisbeth scosse la testa. No. Sperava di essere sincera.
No, non m'importerebbe.
E la tua famiglia?
Era una questione complessa. A mia sorella non interesserebbe
disse, fiduciosa che fosse la verit. Ma mia
madre... La sua voce si affievol.
Tua madre?
Lei pensa... be', lei vede... Stava per dire la gente di
colore, ma lui aveva parlato di s come di un negro e decise
di usare il suo stesso linguaggio. Vede i negri come domestici
o manovali.
Gabriel annu. Non  l'unica rispose, e Lisbeth not
nella voce un'ombra di rancore, antico e profondo.
Tuttavia aggiunse lei con una risata, mi detesta gi,
quindi sono certa che non si preoccuperebbe.
Ti detesta? Perch mai?
 una lunga storia.
Gabriel prese il telefono e schiacci l'interfono. Nancy,
per favore, non voglio interruzioni. Dopo aver appeso il
ricevitore, and a chiudere del tutto la porta dell'ufficio e
quindi torn a sedersi. Lisbeth gli fu grata per la riservatezza.
Per che ora devi essere di ritorno da Lloyd? chiese.
Lisbeth guard l'orologio. All'una, circa.
Gabriel sollev di nuovo la cornetta e Lisbeth not che
gli mancavano due dita dalla mano sinistra. Erano tagliate
di netto. Si domand che cosa gli fosse successo. Le aveva
perse da bambino o di recente?
Gabriel compose un numero. Lloyd? Sono Gabe disse.
Lisbeth Kling  da me e torner un po' pi tardi in ufficio.
 colpa mia. Ho bisogno di trattenerla ancora. Dobbiamo
discutere di alcune cose. Le sorrise. Certo, grazie.
Riappese il telefono e si appoggi allo schienale della poltrona.
Ora abbiamo tutto il tempo per un lungo racconto.
Lisbeth gli raccont ogni particolare, attenta a omettere,
come faceva sempre, i segreti e le amarezze dell'infanzia.
Gli parl dell'amore per la sorella, nonostante le invidie
e i risentimenti, emozioni che di solito non riusciva a
nascondere. Infine, lasci emergere un po' di rancore mentre
gli confidava quanto fosse difficile per lei tornare a casa
in quel periodo. Aveva davvero bisogno di vivere a
Cypress Point, gli disse. Pi o meno come altri avevano bisogno
di cibo o di medicine. Purtroppo, per, non aveva
ancora trovato un rimedio, qualcosa che impedisse agli insulti
materni di rovinarle la gioia di essere a casa.
E per la prima volta raccont le ingiustizie subite fin da
bambina. Non le aveva mai rivelate ad anima viva. Gabriel
la guardava con simpatia e comprensione. Lisbeth aveva
intuito che lui aveva subito umiliazioni simili. Ma non dalla
madre, piuttosto dal mondo esterno. Comunque le aveva
superate, era questo l'importante. Desider sapere come
ci fosse riuscito, per poter fare lo stesso. La gentilezza,
l'attenzione dimostrata nell'ascoltarla, erano confortanti e
seducenti. Quando Lisbeth concluse il racconto era gi innamorata
di Gabriel. L'uomo reale, non il personaggio immaginario.
Pensaci con calma, prima di darmi una risposta la
esort lui, accompagnandola alla porta dopo la lunga conversazione.
Mi piacerebbe uscire con te. In barca, a cena,
o in qualsiasi altra occasione. Hai un telefono?
Per le emergenze posso usare quello del padrone di
casa rispose lei, con il cuore che batteva forte. Ma ti chiamo
io dallo studio del dottor Peterson.
Gabriel ritorn alla scrivania, scrisse su un foglietto il
suo numero di telefono privato e glielo porse.
Il mio  un invito, non ti devi sentire in obbligo. Se decidi
di uscire con me, chiamami. La scelta spetta a te.
Dottoressa Kling, una telefonata per lei. La voce proveniva
dall'interfono dell'ospedale e Carlynn alz lo sguardo
dai documenti che stava compilando. Riceveva molte
chiamate in quei giorni, grazie al nuovo incarico come internista.
Di solito la cercava Alan, ma solo per motivi di lavoro.
Era abbastanza riservato da mantenere segreta la loro
relazione. Si vedevano gi da sei mesi, e dopo la prima
conversazione sul dono di Carlynn lui l'aveva coinvolta in
molti casi. Un paio di volte, l'aveva persino introdotta nelle
camere dei pazienti, di notte. Le aveva permesso di sedersi
accanto a loro mentre dormivano, di appoggiare le
mani sui loro corpi. In quei momenti Carlynn aveva capito
che il semplice contatto con i pazienti agiva in modo meno
efficace, rispetto a quando li guardava negli occhi e parlava
con loro. Entrambi erano curiosi di sapere quando le
sue capacit avrebbero funzionato e quando sarebbero fallite.
Si chiedevano da che cosa dipendesse e non riuscivano
ancora a capirlo.
Di fronte agli altri, Alan e Carlynn mantenevano rapporti
formali, ma riuscivano a fatica a comportarsi come se
niente fosse. Cos, a volte si ritagliavano alcuni momenti in
cui discutere dei casi, o riflettere sui libri che Alan possedeva
sulle guarigioni. Poi mettevano da parte i discorsi seri
e si divertivano insieme. Alan era piuttosto attraente, oltre
a essere un bravo scienziato. Carlynn era una bella ragazza,
di intelligenza brillante. I propositi e la passione per
il lavoro li univano e rendevano solido il loro rapporto.
Quando fecero l'amore, sembr quasi un fatto troppo banale.
C'era affetto fra loro, di questo Carlynn era sicura, eppure
mancava il coinvolgimento. Si domandava se fosse
giusto. A parte Lisbeth, Alan era il suo migliore amico, la
persona con cui poteva essere sincera, anche a proposito
delle capacit di guaritrice. Inoltre Alan sarebbe stato un
padre meraviglioso, e desiderava avere bambini. Carlynn
non chiedeva altro, se si fossero sposati.
Termin rapida gli appunti sulle cartelle e sollev il microfono
per parlare con l'operatore.
Sono la dottoressa Kling disse quando sent la voce
all'altro capo. Aspettava di sentirsi annunciare una chiamata
del dottor Shire, ma il centralinista la sorprese.
C' Lisbeth Kling al telefono.
Benissimo. Carlynn era pensierosa. La sorella la chiamava
di rado mentre era al lavoro. Me la passi, per favore.
Carly? Mi spiace disturbarti.
Non ti preoccupare. Tutto a posto?
Sono qui all'ospedale, ma sto bene si affrett ad
aggiungere. Sono venuta per lavoro, per il dottor Peterson,
e avrei bisogno di un tuo consiglio. Avresti un attimo di
tempo?
Carlynn guard l'orologio. Ci vediamo nell'atrio principale
tra cinque minuti.
Il locale era vasto e affollato, ma Carlynn individu subito
la sorella vicino all'entrata. Si sedette di fianco a lei sopra
un divano. Che succede? le chiese.
L'ho incontrato disse Lisbeth, col viso rosso per l'emozione.
Ho incontrato il compagno di tennis del dottor
Peterson.
Davvero?
S, ma devo parlarti di lui.
Carlynn diede un'altra occhiata all'orologio. Si avvicinava
il momento delle visite pomeridiane. Sarebbe arrivata
un po' in ritardo. Si accost alla sorella. Dimmi tutto,
allora.
Carlynn. Lisbeth le afferr il braccio.  meraviglioso.
La sorella sorrise, lieta per la felicit che traspariva dal
viso di Lisbeth. Prosegui.
Dovevo riportargli la racchetta da tennis che lui aveva
prestato al dottor Peterson. Ero cos nervosa...
E che cosa  successo?
Il meglio che potessi immaginare, Carlynn. Gentile
proprio come al telefono. Ho parlato con lui nell'ufficio per
oltre un'ora, e mi ha chiesto di uscire con lui.
Evviva disse Carlynn, battendo le mani. In realt,
provava timore e gioia insieme, per non voleva ferire la
sorella. Lisbeth non era stupida, ma poteva dimostrarsi assai
vulnerabile. Era una sognatrice ed era fin troppo facile
prendersi gioco di lei. Come si chiama?
Gabriel Johnson. Lisbeth guard la sorella e attese.
Lo conosci?
Carlynn neg col capo. No, dovrei?
 il responsabile amministrativo qui all'ospedale.
Qui? Lavora qui? Avete parlato al telefono per pi di
un anno e non mi hai mai detto che lavora qui...
Non volevo che tu andassi a trovarlo e mi raccontassi
qualcosa di lui che avrebbe potuto distruggere... Abbass
la voce. ... l'immagine che mi ero costruita. Lisbeth
inizi a ridere.
Che c' di tanto divertente?
Lisbeth scosse la testa. Carlynn sospir. Qui arriva
il problema.
Quale problema?
Se vai a dare un'occhiata all'ufficio amministrativo te
ne accorgi subito.
Avanti, dimmelo.
 di colore.
Carlynn rimase senza parole. Era incerta su cosa rispondere.
Si ricord di aver incrociato nei corridoi un nero
di bell'aspetto.
Carlynn? Lisbeth sembrava preoccupata.
La sorella sorrise. Mi hai preso alla sprovvista si giustific.
Credo di sapere chi .  alto, attraente e gli mancano
due dita alla mano sinistra...
 lui disse Lisbeth.
Non gli ho mai parlato, ma sembra carino disse
Carlynn. E un po' pi vecchio di te, credo, ma anche Alan
ha dieci anni pi di me. Non posso dire niente.
Ma Alan non  di colore.
A te importa? le chiese.
Mi piace davvero, Carly ammise Lisbeth.
Allora esci con lui. Carlynn non sapeva se fosse il consiglio
giusto, ma non aveva mai visto sua sorella cos felice.
E la mamma? domand Lisbeth.
Non le piacerebbe nessuno. Fatica anche ad accettare
Alan. Ai suoi occhi nessuno va abbastanza bene per me.
Allora penser che un uomo di colore sia perfetto per
me concluse Lisbeth.
Carlynn rise, ma senza molta convinzione. Ascolta
prosegu, non importa che cosa pensa la mamma o chiunque
altro. Nemmeno io. Non contano i pareri degli altri, Lisbeth,
se ti piace davvero. Devi smettere di vivere cercando
di accontentare tutti.
La madre, pens Carlynn, era meglio che fosse tenuta
all'oscuro. Forse quell'uomo sarebbe solo stato il primo a
uscire con Lisbeth e magari la madre non avrebbe mai saputo
che l'aveva conosciuto. Allora, accetti il suo invito?
Devo chiamarlo io rispose Lisbeth. Ha lasciato a me
la decisione. Intuiva che avrei potuto sentirmi a disagio.
Ed  cos?
Penso che sia il mio uomo ideale. Sa persino andare
in barca a vela, Carlynn. E ha una barca come quella che
avevamo noi.
Allora chiamalo. Vuoi che Alan e io usciamo con voi
la prima volta? Un doppio appuntamento? Ma non in barca,
mi raccomando...
Lo faresti?
Certo. Erano ormai sei mesi che frequentava Alan e
Carlynn ignorava il suo punto di vista a proposito di una
relazione tra una donna bianca e un uomo di colore.
Come vanno le cose tra te e Alan? chiese Lisbeth. Si
sentiva quasi maleducata, per avere concentrato la conversazione
solo su se stessa.
Benissimo rispose Carlynn, ed era vero. Eppure le sarebbe
piaciuto provare un po' della passione che la sorella
mostrava di sentire. Desiderava un uomo che amasse lei, e
non soltanto i suoi poteri.

 Capitolo 19.

Un compleanno da soli, pensava Joelle,  la prova migliore
per constatare l'assenza di amici. Era sabato mattina ed
era seduta davanti al computer. Controllava i prezzi delle
case in Internet. Terminate le ricerche su Berkeley e Chicago,
navig per ottenere informazioni sulla terza citt della
lista, San Diego. Ci viveva un'assistente sociale che aveva
conosciuto al Silas Memorial. E poi, restare in California
era preferibile, cos non avrebbe dovuto preoccuparsi di rifare
i documenti di lavoro.
Per i primi tempi aveva deciso di affittare una casa. Avrebbe
messo in vendita il suo appartamento e utilizzato i risparmi
per le spese, finch non fosse riuscita a concludere l'affare.
Non era in grado di prendere una decisione definitiva. A fatica
riusciva a immaginare di vivere in un altro posto.
Era incinta di sedici settimane e la pancia arrotondata
si poteva ancora nascondere, anche se l'impresa diventava
ogni giorno pi ardua. E forse qualche collega cominciava
gi a domandarsi perch all'improvviso portasse ampi scamiciati
e casacche. Comunque nessuno aveva fatto commenti.
Almeno, non davanti a lei. Joelle avrebbe dovuto andarsene
entro un mese, per riuscire a tenere nascosto il suo
stato. Temeva che ritardare troppo la partenza significasse
sfidare la fortuna.
Buon compleanno, Joelle.
Siamo un po' dispiaciuti, vero? disse ad alta voce,
mentre cliccava la casella degli affitti nella pagina dei beni
immobiliari. Quel giorno aveva compiuto trentacinque anni. Nel
corso della giornata avrebbe sentito al telefono i genitori,
ma non si aspettava di ricevere da loro n un biglietto,
n un regalo. Joelle e Mara avevano l'abitudine di
invitarsi a pranzo il giorno del compleanno, era uno dei
tanti rituali della loro amicizia. Ma di amici ora non ne aveva
pi. Solo Tony e Gary si erano ricordati di farle gli auguri
e l'avevano anche invitata a cena. Lei aveva accettato.
Prevedeva di sentirsi depressa e sapeva che i suoi due impagabili
vicini si sarebbero impegnati a prepararle una torta
e l'avrebbero colmata di attenzioni.
Aveva in programma di passare da Carlynn, nel pomeriggio,
e si chiedeva se dovesse confidarle che era il suo
compleanno. Ma forse se lo ricordava, in fondo c'era anche
lei quando Joelle era nata. Il pensiero la fece sorridere. Poi
pens a un altro anniversario: trentacinque anni prima, nella
stessa settimana, era morta la sorella di Carlynn. Sarebbe
stato pi saggio non accennare all'argomento.
Joelle l'aveva chiamata dopo la conversazione telefonica
con Liam, la settimana precedente. Le aveva spiegato
che una seconda visita da Mara sarebbe stata impossibile.
Avrebbe voluto aggiungere: Mi piacerebbe continuare a
vederti. Possiamo restare amiche?. Ma non aveva trovato
il coraggio. Era stata Carlynn a dirlo al posto suo, come se
le avesse letto nel pensiero.
Allora vieni tu a trovare me aveva esclamato con convinzione.
Non si sa come vanno a finire queste cose. Forse
Mara pu migliorare attraverso la tua presenza, se mi fai
visita ogni tanto.
Joelle non aveva commentato. La proposta aveva ancora
meno senso delle pretese di guarire Mara attraverso il calore
delle mani. Comunque Joelle era andata alla villa il giorno
successivo e avevano passeggiato insieme nel parco.
Carlynn sembrava in ottima forma e in alcune occasioni non
si era nemmeno appoggiata al bastone. Quinn, l'anziano uomo
di colore, aiutava alcuni ragazzi robusti in giardino. Alan
era fuori casa. Dopo che Joelle aveva rinunciato a servirsi dei
poteri della moglie, considerava con indifferenza le sue visite.
Ma il pensiero di non incontrarlo la rasserenava.
La signora McGowan aveva preparato un cesto con il
pranzo. Carlynn e Joelle l'avevano portato alla spiaggia di
Fanshell, quasi al confine con la villa. Si erano sedute sugli
scogli all'ombra di un pino, non troppo lontano dalla zona
in cui le foche si crogiolavano al sole, e mentre mangiavano
le tartine avevano chiacchierato a lungo. Carlynn le aveva
descritto la propria giovinezza nella grande dimora. Le
aveva raccontato della vita da gemella, dello stretto legame
che la univa a Lisbeth, del senso di colpa per essere la
prediletta, mentre la sorella veniva trascurata. Le aveva riferito
di quando, da bambina, aveva salvato il cane senza
nemmeno rendersene conto.
Poi Carlynn aveva insistito per sapere, con esattezza,
le parole pronunciate da Liam al telefono, la sera della loro
visita a Mara. Joelle era stata costretta a rivelare quanto
si fosse arrabbiato.
Cova ancora rancore nei miei confronti aveva osservato
Joelle. Si ricordava della freddezza con cui l'aveva trattata
al lavoro durante tutta la settimana.  molto cambiato.
Prima mi voleva bene. Lo so. Ma adesso credo che mi
disprezzi.
Ne dubito aveva commentato Carlynn.
Dici cos soltanto perch non l'hai sentito al telefono
aveva concluso Joelle con semplicit.
Era quasi mezzogiorno quando Joelle termin la ricerca
in Internet e and a prepararsi per l'incontro con Carlynn.
Squill il telefono. Riconobbe il numero di Liam sul display.
Esit, poi premette il tasto sul ricevitore.
Liam?
Mi spiace disturbarti di sabato le disse, ma oggi sono
di turno in ospedale. Ho appena ricevuto una chiamata
dalla cardiologia. Uno dei pazienti  peggiorato e mi hanno
chiesto di raggiungere i suoi famigliali. Sheila deve andare
a Santa Cruz tutto il giorno. Ha una sorella ammalata.
Nessuno si pu occupare di Sam. Puoi farlo tu?
Forse si sentiva vile a chiederle un favore, dopo che l'aveva
trattata cos male. Per Joelle prefer non rimarcarlo.
In fondo, quella di Liam era una telefonata di lavoro, avrebbe
accettato. Sebbene fosse costretta ad annullare l'impegno
con Carlynn proprio all'ultimo minuto, non poteva
pensare di trascorrere il pomeriggio in modo migliore.
Arrivo subito.
Chiam Carlynn dall'auto, con il cellulare, mentre guidava
verso la casa dell'amico.
S, capisco disse Carlynn con un tono compiaciuto.
Non hai bisogno di scusarti, ci vedremo un altro giorno.
Una cosa soltanto, Joelle...
Dimmi.
Buon compleanno, cara.
Liam l'aspettava nel portico con Sam in braccio. Appena
sollev il bambino, Joelle rimase stupita per quanto
era diventato pesante.
Grazie disse Liam, ti chiamo quando sapr a che ora
torno.
In ogni caso, se usciamo porto con me il cellulare.
Joelle rimase con Sam nel portico, finch Liam spar
dalla loro vista. Si sent sollevata constatando che il bambino
non piangeva, mentre il padre si allontanava. Da un
pezzo Joelle e Sam non rimanevano insieme e non riusciva
a prevedere le sue reazioni, una volta rimasti soli.
Joelle apr la porta ed entr in casa. Per il momento desiderava
solo godersi il piacere di tenere Sam tra le braccia.
Si sedette sul divano con lui. Sammy, bambolotto... disse.
Lui rise e si dimen, perch Joelle gli faceva il solletico.
Cosa vuoi fare oggi, tesoro?
Il sole splendeva dalle finestre del soggiorno, nel cielo
limpido e azzurro: non c'era una nuvola. Non perdiamo
tempo disse Joelle, chi vuole venire alle pozze con me?
Io. Sam si divincol dalle braccia di Joelle. Si mise di
frontea lei, in piedi, con le manine sulle sue ginocchia. Io.
Ma sai almeno cos' una pozza?
S.
Andiamo, allora. Joelle si alz per dirigersi nel ripostiglio.
Nell'armadio sopra il lavatoio avrebbe trovato un
seggiolino da auto per il bambino e la crema protettiva. Sam
la seguiva, cercando di farle lo sgambetto.
Joelle cerc un parcheggio lungo la costa. Fece scendere
il bambino dall'auto e lo guard con apprensione, mentre
correva verso la spiaggia rocciosa. Forse non era stata
una buona idea. Aveva sottovalutato il cambiamento di
Sam: era diventato molto irrequieto.
Passarono un'ora a esplorare le pozze formate dalla marea
e Joelle pens che Sam si divertiva almeno quanto lei.
D'altra parte immaginava fosse stanco di sentirle ripetere:
Non toccare. Sta' attento.
Liam la chiam sul cellulare proprio mentre rincasavano.
Ne avr ancora per un'oretta disse,  andato tutto
bene?
Nessun problema. Stiamo tornando a casa dalla spiaggia.
 pronto per la nanna.
Bene rispose Liam. Di solito lo metto nel lettino con
un paio di libri. Li sfoglia da solo finch non si addormenta.
D'accordo, grazie del suggerimento.
Una volta a casa, Joelle cambi il pannolino a Sam, quindi
lo sistem a letto con due libri a colori. Dubitava che ce
ne fosse bisogno: il bambino crollava dal sonno. Gli accarezz
i riccioli biondi con la punta delle dita, china su di
lui. Mara, pens con gli occhi umidi, vorrei proprio che
potessi goderti il tuo bellissimo bambino.
In cucina, mentre si versava una Coca, not una busta
gialla appoggiata al telefono. C'era il suo nome e la scrittura
era quella di Liam. La prese e l'apr. Conteneva un cartoncino,
uno di quelli che si spediscono ai bambini per il
compleanno. Il disegno rappresentava un cucciolo dagli occhi
enormi e un gattino. Sotto gli animali c'era scritto: Per
una ragazza speciale. Apr il biglietto e lesse i versi: Dice il
gattino. E anche il cagnolino. Che proprio non ce n'. Un'altra
come te. Buon compleanno. Con amore, Liam e Sam. La fece sorridere,
quel biglietto, semplice e sciocco com'era. Se li immaginava,
i suoi uomini preferiti, mentre lo sceglievano insieme.
Gironzol in casa per un po'. Sorseggiava la bibita e osservava
le foto di Mara scattate in occasioni diverse, custodite
nei portaritratti. Not la polvere sul fodero della chitarra
appoggiata in un angolo del soggiorno e la pila dei giocattoli
di Sam, sempre pi alta, nel ripostiglio. Infine si trov
davanti alla porta della camera da letto di Liam. Entr.
Cercava di ricordare e allo stesso tempo voleva dimenticare
la notte in cui avevano fatto l'amore. Il copriletto
a strisce verdi e bianche era sistemato in modo approssimativo
sul cuscino. Il plaid blu, ai piedi del letto, contrastava
con il resto della stanza. Era il plaid che Liam le aveva
avvolto attorno al corpo nudo, quella notte, prima di
spostarsi a dormire nella camera degli ospiti.
Sugli scaffali Joelle vide il libro di meditazione che gli
aveva regalato. Era appoggiato di piatto su una mensola, separato
dagli altri volumi. Segno che Liam lo leggeva spesso.
Cammin nella stanza, poi si sedette sul letto. Prese il libro
e ripens alla loro gita a Point Lobos, a quanto si era sentita
vicina a lui mentre le leggeva alcune pagine a voce alta.
Apr il volume e cadde una fotografia. Rimase immobile:
era un suo ritratto. Sapeva quando era stato scattato,
il giorno in cui lei e Liam avevano scoperto che Sam era ancora
troppo piccolo per apprezzare il parco giochi. La foto
risaliva a non pi di cinque o sei mesi prima, e sembrava
sciupata. Doveva essere stata presa in mano pi e pi volte.
Joelle si morse le labbra. Era andata a spiare nell'animo
di Liam, un luogo dove non aveva il permesso di entrare.
Chiuse il libro, lo ripose sulla mensola e si alz. Era agitata.
Ma non era sconvolta, come si sarebbe aspettata. Appoggi
la mano sulla pancia e sent il bambino muoversi.
Sorrise a se stssa. Dopo tutto, non era sola.

 Capitolo 20.

San Francisco, 1956.
L'aria era fredda e umida sul molo di Fisherman. Dall'enorme
pentola di ferro, piena di granchi, salivano vapori
bollenti. Carlynn e Alan si dirigevano verso il ristorante,
dove avevano appuntamento con Lisbeth. Era autunno,
calava la sera, ma sul pontile ben illuminato c'era folla. Alcuni
passanti mangiavano gamberetti e polpa di granchio
in piccoli vassoi di carta. Carlynn not Lisbeth di fronte al
ristorante Tarantino. Tocc il braccio di Alan e indic la sorella.
E arrivata per prima disse Carlynn con una smorfia.
Pensi che sia agitata?
Bisogna capirla rispose Alan.  il primo appuntamento
dopo molto tempo, non  vero?
Dopo tutta una vita lo corresse Carlynn. Poi comment,
pi a se stessa che al fidanzato: Povera Lisbeth, 
cos dolce. Si morse le labbra, mentre si avvicinava alla sorella,
elegantissima nel soprabito blu, in tinta con gli occhi.
Era grassa, ma aveva le gambe proporzionate. Indossava
scarpe nere, con cinturino e tacchi alti, di gran classe. Ma
dovevano essere state una sofferenza nel tragitto a piedi
dalla fermata della cremagliera. I capelli biondi, con i riccioli
e le onde ben curati, le incorniciavano il viso in maniera
perfetta. Carlynn pens che avrebbe dovuto farsi lo
stesso taglio. No, si disse subito, avrebbe lasciato quell'acconciatura
solo alla sorella.
Lisbeth fece un cenno, non appena li scorse.
 terrorizzata sussurr Carlynn ad Alan e ricambi
il saluto. Guardala. Il sorriso di Lisbeth era teso, la sorella
indovin l'imbarazzo che cercava di soffocare.
Dio. Sono felice che siate qui disse Lisbeth. Strinse la
mano inguantata della sorella nella sua.
Sei bellissima si compliment Alan, dandole un colpetto
sulla guancia. Carlynn gli fu grata per la gentilezza.
Grazie rispose Lisbeth. Che ore sono? Non  ancora
arrivato. Cerc di sbirciare tra la folla.
Sono appena le sette, cara, sta' tranquilla.
Ragazzi, che profumino questi gamberetti. Alan
adocchi una donna che camminava reggendo un piccolo
vassoio. Mi fa venire l'acquolina in bocca.
Alan, tu conosci Gabriel? domand Lisbeth. Gabriel
che lavora all'ospedale?
L'ho visto qualche volta, ma non ci siamo mai parlati.
Ho chiesto in giro, mi sono informato.
No, Alan, non puoi averlo fatto lo rimprover
Carlynn.
E invece s.
Cosa ti hanno detto? Non l'avr scoperto?
Sono stato discreto. Ho solo tentato di sapere che tipo
di persona . Per assicurarmi che non sia un donnaiolo, ecco
tutto.
Alan, in effetti, era preoccupato, ma non tanto che Gabriel
fosse un donnaiolo, quanto che potesse desiderare di
essere visto con una donna bianca. Per accrescere il suo stato
sociale. Lisbeth potrebbe rovinarsi la vita se uscisse con
lui aveva confidato a Carlynn. Un bianco potrebbe non
volerla pi se lo scoprisse. Carlynn aveva dovuto ammettere
che si trovava d'accordo con lui.
Allora, hai scoperto qualcosa di interessante? chiese
Lisbeth.
 stato sposato.
Ed  divorziato? Lisbeth sembrava delusa.
No, vedovo. Era il marito di una donna di colore, morta
di cancro al seno cinque anni fa.
Lisbeth si port una mano alla bocca. Povero Gabriel.
Pare che le volesse molto bene e che le sia stato vicino
fino all'ultimo. Da allora non  pi uscito con altre donne.
Almeno non secondo la mia fonte.
Chi  la tua fonte? chiese Carlynn, curiosa.
Non sono affari tuoi le rispose lui, strizzandole l'occhio,
certo che avesse capito. Alan era amico di Lloyd Peterson,
principale di Lisbeth, nonch compagno di tennis
di Gabriel Johnson.
Povero Gabriel ripet Lisbeth, con gli occhi pieni di
tristezza.
Carlynn studi i turisti che passeggiavano intorno al
ristorante: mangiavano, ridevano e chiacchieravano. Si rese
conto che tutti erano bianchi. Gabriel Johnson sarebbe
stato a disagio. Dirigeva un ospedale, eppure l si sarebbe
sentito fuori luogo. Forse gli capitava sempre.
Per prima, Lisbeth riconobbe Gabriel tra la folla. Eccolo
sussurr, afferrando il braccio della sorella.
Carlynn lo vide camminare verso di loro. Il viso scuro
si distingueva tra le facce bianche dei turisti. Quando scorse
Lisbeth, le rivolse un largo sorriso e fece un cenno con
la mano. Le guance di lei divennero pi colorite e gli occhi
scintillarono. Carlynn pens che la sorella non era mai stata
cos attraente.
Gabriel prese la mano di Lisbeth e la strinse gentilmente.
Sono contento di rivederti.
Anch'io gli sorrise.
E noi? intervenne Carlynn. Vi ricordate che ci siamo
anche noi?
Lisbeth rise. Gabriel, questa  mia sorella Carlynn, e
lui  il suo fidanzato, Alan Shire.
Dottori Shire e Kling disse Gabriel. Strinse la mano
di Alan e fece un piccolo inchino a Carlynn. Ci siamo incrociati
nei corridoi dell'ospedale, di tanto in tanto. Mi fa
piacere conoscervi.
Chiamaci Alan e Carlynn, per favore disse Alan.
Carlynn lo studi da vicino. Non aveva mai pensato a
un uomo di colore come a una persona bella, o attraente.
Ma adesso, guardando Gabriel attraverso gli occhi di Lisbeth,
capiva quanto un nero potesse risultare affascinante.
Portava i capelli molto corti e il viso era lungo e magro.
Gli occhiali di corno che indossava gli davano un aspetto
serio, ma non falsavano la luce degli occhi scuri.
Andiamo a mangiare propose Alan, e si diresse verso
la porta del ristorante.
Una cameriera li condusse al piano superiore, a un tavolo
un po' appartato, nell'angolo pi buio e lontano dalla
finestra. Carlynn non pot fare a meno di domandarsi se
la presenza di Gabriel fosse collegata con quella scelta.
Preferiremmo un tavolo vicino alla finestra disse
Alan, che non aveva alcuna intenzione di sedersi nel posto
indicato.
Certamente signore rispose la cameriera con un tono
di scusa, facendoli accomodare a un tavolo migliore, con
vista sul porto. Fuori era ormai buio, ma si vedevano le barche
lungo la banchina, illuminate dalle luci del molo che si
riflettevano nell'acqua.
Carlynn inizi a sentirsi inquieta, gli altri commensali
li guardavano con insistenza. Lisbeth non se ne curava. Lei
e Gabriel chiacchieravano tranquilli, con le teste vicine, e
ridevano di cose che avevano significato solo per loro.
Carlynn si domand se la sua presenza e quella di Alan fossero
necessarie.
Ordinarono tutti zuppa di pesce e parlarono dell'ospedale.
Alan e Gabriel avevano iniziato a lavorare al San
Francisco nello stesso periodo e avevano molte conoscenze
in comune. Le gemelle rimasero ad ascoltare. Ogni tanto
i due uomini le coinvolgevano nel discorso, ma solo per
educazione. Le ragazze erano state estraniate dalla conversazione,
ma non era importante, in quel momento.
Carlynn e Lisbeth si scambiavano sorrisi, mentre Gabriel e
Alan erano infervorati in racconti e risate. Il legame tra i
due non si sarebbe consolidato cos in fretta, pens Carlynn,
nemmeno se fossero stati chiusi a chiave in una stanza.
Quando arrivarono in tavola le grandi scodelle di zuppa,
gli uomini rivolsero la loro attenzione al cibo. Gabriel
imburr una fetta di pane a lievito naturale. La teneva nella
mano destra e usava il coltello con la sinistra: mostrava
grande destrezza nonostante le dita mancanti.
Tu e Alan siete mancini not Carlynn.
Non proprio sorrise Gabriel, ero mancino prima che
succedesse. Indic la mano offesa. Continuo a usarla,
quando posso. Scrivo con la sinistra, ma non riesco a tenere
la racchetta da tennis. Ho dovuto imparare a giocare con
la destra. Tuttora rappresenta una sfida, Lloyd Peterson ve
l'avr detto.
Com' successo? Fu Lisbeth a porre la domanda.
Ero a Port Chicago rispose Gabriel.
Mio Dio. Alan, con il cucchiaio a mezz'aria, si appoggi
allo schienale della sedia.
Carlynn si scambi un'occhiata interrogativa con la sorella.
Si ricordava che a Port Chicago, una citt cinquanta
miglia pi a nord, era successo qualcosa di tragico durante
la guerra. Ma all'epoca lei e sua sorella erano molto giovani
e i genitori filtravano le notizie per non spaventarle.
Cos' stato? chiese Alan.
Gabriel estrasse un mollusco dalla conchiglia. Non 
il miglior argomento da affrontare a tavola si scus.
Voglio saperlo insist Lisbeth. A meno che tu preferisca
non parlarne.
Sai cos' successo a Port Chicago? le chiese.
Qualcosa di brutto, avrebbe voluto rispondere Carlynn,
ma la sorella la sorprese.
Un'esplosione, vero? disse. Alcuni uomini caricavano
esplosivo in una nave e ci fu un grave incidente.
Gabriel annu. Molto grave. Bevve un sorso dal bicchiere
e continu: Ero entrato in marina nel '43. Avevano
aperto i ranghi ai neri l'anno precedente e sentii che era mio
dovere arruolarmi come volontario. Mi ero gi laureato a
Berkeley ed ero sposato. Guard Lisbeth, le sfior delicatamente
il dorso della mano con la punta delle dita e le sussurr:
 una cosa di cui ti parler.
Lisbeth gli sorrise.
Mi piacevano le navi e volevo andare per mare continu
Gabriel. Seguii il campo di addestramento e il tirocinio,
poi andai a Port Chicago, in attesa d'imbarcarmi. Ma
quando fui l, mi accorsi che la marina non permetteva ai
neri di combattere. Ci avevano destinati alla zona portuale,
per caricare le munizioni sulle navi. Senza addestrarci.
Sapevamo che era pericoloso, ma non sapevamo quanto
fossimo davvero a rischio.
Tutti gli uomini addetti al carico erano neri aggiunse
Alan, mentre prendeva un'altra fetta di pane. E i supervisori
erano bianchi, se ricordo bene.
Esatto disse Gabriel. C'era una sorta di scommessa
tra gli ufficiali bianchi: quale divisione avrebbe caricato pi
munizioni nel minor lasso di tempo. Perci, come potete
immaginare, la sicurezza era sacrificata alla velocit.
Eri sulla banchina, quando accadde? chiese Alan.
Gabriel scosse la testa. No, altrimenti non sarei qui.
Avevo fatto i turni di notte per mesi e non ricordo perch,
ma mi avevano spostato a quelli diurni. Proprio la settimana
prima che accadesse. Qualcuno mi proteggeva. Mi
salvai. Trecento ragazzi ci lasciarono la vita. Appoggi il
cucchiaio. Ero nelle baracche, a un miglio dal molo. Udimmo
una grande esplosione e poi vedemmo una luce bianca
attraverso le finestre. Fuggimmo, ma giunse una seconda
esplosione, peggiore della precedente. Io e i miei compagni
fummo spinti in tutte le direzioni. Pezzi di parete ci
crollarono addosso. Fuori era come se scoppiassero i petardi,
il cielo era giallo. Mi svegliai all'ospedale cos. Mostr
la mano. Sono stato molto fortunato.
Eri uno degli ammutinati? chiese Alan.
Carlynn domand cosa significasse, mentre sgusciava
un mollusco.
No rispose Gabriel. Ricevetti una licenza per malattia,
cos evitai anche quello. Si volt verso Carlynn e prosegu:
I marinai neri furono rispediti di nuovo a fare lo stesso
lavoro. Senza ulteriore addestramento, n consigli che li
aiutassero a trattare il materiale esplosivo. Alcuni si rifiutarono.
Allora gli ufficiali bianchi testimoniarono contro di loro,
e furono condannati per ammutinamento.
Se non fossi stato in congedo ti saresti unito a loro?
domand Lisbeth. La sua scodella di zuppa di pesce era ancora
piena e Carlynn si domand se la sorella era troppo
nervosa per mangiare.
Non saprei, Lisbeth. Ero disgustato. Dopo la laurea a
Berkeley mi ero offerto volontario, io come molti di quegli
uomini, eppure venivamo considerati come bestie. S, penso
di s. Mi sarei comportato nella stessa maniera.
All'improvviso Gabriel si sent un po' in imbarazzo per
aver monopolizzato l'attenzione. Passiamo a un argomento
pi piacevole disse e guard Carlynn negli occhi.
Sembrate davvero molto simili.  difficile dire quale di voi
sia la pi bella. Anche a te piace andare in barca a vela come
a Lisbeth?
No rispose Carlynn con un brivido,  una passione
solo di Lisbeth.
Una volta eravamo in mare con nostro padre intervenne
Lisbeth e scuffiammo. Carlynn rimase sotto la barca
per un po'. Decise che non faceva per lei.
Gabriel trasal. Non posso biasimarti per questo.
Lisbeth nuotava molto meglio di me aggiunse
Carlynn.
La stessa cosa accadde a me e a mia sorella quando
eravamo bambini comment Gabriel. Navigavamo lungo
un estuario a Oakland quando capit. Lei rimase bloccata
sotto lo scafo per un paio di minuti. Mi tuffai per salvarla,
ma non respirava pi quando la riportai a riva.
Che successe? s'interess Lisbeth.
In apparenza era morta. ricord Gabriel. Per fortuna
mia nonna era con noi. Stavamo facendo un picnic con
gli zii e i parenti. La nonna  cresciuta nel Sud, in Alabama,
ed era una guaritrice.
Lisbeth e Carlynn si scambiarono un'occhiata rapida.
Una delle zie tent la respirazione bocca a bocca, ma
non funzion. Allora arriv la nonna, si appoggi alle spalle
di mia sorella e le disse: "In nome di Ges, bambina, respira".
Alz il tono della voce e alcuni commensali si girarono a
guardarlo. Gabriel sorrise. Scusate disse ai suoi compagni
di tavola, mi sono lasciato trasportare. Comunque
riprese a voce pi bassa, mia sorella ricominci a respirare
e in pochi minuti torn come prima.
Lo fissarono tutti e tre in silenzio.
Gabriel guard Lisbeth. Ho detto qualcosa di strano?
chiese. Mi spiace di aver alzato la voce.
Lisbeth gli tocc una mano. Non  questo, non hai detto
niente di male.
Carlynn aveva gi pronte mille domande, ma Alan la
precedette. Si chin verso di lui. Raccontaci qualcosa di
pi su tua nonna lo preg.
Gabriel non rispose. Li guard invece con sospetto e
Carlynn si domand cosa esprimessero i loro visi.
Che succede? domand.
Ti prego prosegu Carlynn. Raccontaci di tua nonna.
Be', aveva la fama di guaritrice disse, lento. Appoggi
la schiena alla sedia, stupito dell'avidit che leggeva nei
loro occhi. Mi curava sempre quando ero bambino.
Vuoi dire che ti medicava le ferite, ti metteva i cerotti?
chiese Alan.
O ti faceva impacchi con erbe speciali? incalz
Carlynn.
Gabriel scosse la testa. No. Quando mi tagliavo o mi
ferivo, mi prendeva, metteva una mano sul punto in cui mi
ero fatto male e andava in trance, o qualcosa del genere.
Parlava di Dio e Ges, e io stavo meglio. Tutti in famiglia
si rivolgevano a lei quando erano ammalati. Anche i vicini.
Persino i vicini bianchi. Avrei desiderato fosse ancora
viva quando ho perso le dita. Ma non sono sicuro che avrebbe
potuto fare molto, in quel caso. Sorrise.
Qual  stata la guarigione pi memorabile che ha compiuto?
domand Lisbeth.
Riportare in vita mia sorella  stato notevole rispose
Gabriel, ma ha guarito anche un ragazzo dalla poliomielite.
Era stata diagnosticata da un medico?
S. Ed era evidente che l'avesse. Doveva usare le stampelle
d'acciaio per camminare. La nonna si trasfer a casa
sua, nella stessa camera del ragazzo, preg con lui... Non
so cos'abbia fatto, ma nel giro di un mese era guarito.
Alan si gir verso Carlynn, lesse nei suoi occhi una domanda.
Gli raccontiamo tutto? Non potevano perseguitare
Gabriel senza spiegargli il motivo della loro curiosit. A
Carlynn piaceva Gabriel, ma lo conosceva da pochissimo
tempo. Inoltre lavorava all'ospedale, e sembrava gli piacesse
molto chiacchierare. A chi avrebbe riferito il loro segreto?
Lisbeth cerc gli occhi della sorella e le fece un impercettibile
cenno.
Gabriel pos il cucchiaio. Mi sento escluso disse, ma
la delusione nella sua voce aveva un tono scherzoso. Voi
tre comunicate con gli occhi, da un lato all'altro del tavolo
senza parlare. Mi piacerebbe sapere che cosa nascondete.
Carlynn sospir. Anch'io guarisco la gente, a volte.

 Capitolo 21.

A met mattina ferveva un gran movimento nel reparto
femminile. Quella notte, oltre a un numero doppio di nascite
rispetto al solito, si erano registrati due parti plurimi.
Uno dei quali aveva avuto come protagonista la moglie di
un noto sportivo locale. Giornalisti e fotografi affollavano
il corridoio e un agente di sicurezza faceva del suo meglio
per tenerli sotto controllo. Le infermiere lavoravano senza
sosta. Sarebbe stato necessario disporre di personale extra.
Nonostante si avvicinasse la fine di luglio, il tempo era abbastanza
afoso per Monterey, e i condizionatori dell'ospedale
non funzionavano bene. Alcune stanze erano troppo
fredde. Mamme e neonati erano costretti ad avvolgersi nelle
coperte. In fondo al corridoio, invece, le puerpere grondavano
sudore mentre allattavano i loro bambini.
Joelle non si sentiva bene. Aveva con s una pila di dodici
cartelle cliniche, ma era riuscita a vedere solo un paziente
dell'elenco. Per risolvere quel caso aveva dovuto fare
una decina di telefonate. Sfogli gli altri referti. Si augurava
che non richiedessero il medesimo sforzo. Desiderava
soltanto ritornare in ufficio, appoggiare la testa sulla
scrivania e dormire un po'.
Negli ultimi due giorni aveva sentito dolori alla pancia.
Lo aveva detto a Rebecca il giorno prima, quando si
erano incrociate nell'atrio, e la dottoressa l'aveva tranquillizzata.
Non preoccuparti, a meno che peggiorino le aveva
suggerito. Adesso per stavano peggiorando. Joelle si
domandava se fosse la confusione in reparto a rendere
insopportabile quella giornata. Il fastidio si era acutizzato al
risveglio e sentiva degli spasmi all'inguine. Non era riuscita
a fare colazione. Si era preparata la solita farina d'avena
con le fragole, ma quando si era seduta al tavolo della cucina
e aveva guardato nella ciotola, era stata sopraffatta dalla
nausea. Aveva appuntamento a pranzo con Carlynn e se
non si fosse rimessa avrebbe dovuto annullarlo.
Lesse il referto successivo appoggiata alla parete del
corridoio, per non intralciare il passaggio. Una donna di
ventiquattro anni non voleva vedere il suo bambino. La camera
si trovava nella parte pi calda del reparto maternit.
Joelle si avvi. Camminava a fatica, si sforzava di non
zoppicare. Ma le era difficile trovare un'andatura che non
peggiorasse il dolore. Promise a se stessa che, se il dolore
non fosse passato, avrebbe consultato Rebecca.
Si ferm fuori della porta per rileggere il referto, nonostante
fosse semplicissimo. Si sentiva il cervello annebbiato.
Aveva gi dimenticato perch dovesse vedere la paziente
della 23. La donna era sola nella camera, a letto. Aveva
gli occhi chiusi e la testa girata di lato.
Joelle si avvicin. Ciao, Ann, sei sveglia?
La ragazza apr gli occhi lentamente e si volt. Era una
giovane asiatica di straordinaria bellezza, una cinese americana.
Aveva i capelli neri, lisci e luminosi. Ma l'espressione
del viso era senza vita. La cornea sembrava iniettata
di sangue. Joelle riconobbe quello sguardo. Diede un'altra
occhiata alla cartella e vide che Ann aveva avuto una bambina.
Era il motivo della profonda depressione.
Si sedette, ma sobbalz per lo spasmo all'addome. Non
aveva immaginato che il dolore ai legamenti procurasse anche
i crampi. Per la prima volta si domand se fosse insorto
qualche problema nella gravidanza.
Ciao ripet, cercando di concentrarsi sulla donna di
fronte a lei. Sono Joelle D'Angelo, del reparto maternit.
La tua ostetrica mi ha chiesto di passare a vedere come stai.
 preoccupata perch sei triste, molto triste.
La donna volt la testa e il suo profilo perfetto risalt
sul cuscino bianco. Non puoi aiutarmi disse, con una
pronuncia che lasciava appena intendere l'accento cinese.
Mi piacerebbe capire perch sei cos abbattuta rispose
Joelle. A volte le neo-mamme si sentono infelici per il
cambiamento ormonale dopo la gravidanza e...
Non  per quello Ann teneva la bocca rivolta contro
il cuscino.
Joelle sent che le tornava la nausea. Saliva lenta da
qualche punto in fondo all'intestino, come la mattina a colazione,
davanti alla tazza d'avena. In quella stanza faceva
molto caldo e non era sicura di riuscire a portare a termine
il colloquio.
Si fece forza e prosegu. La tua ostetrica mi ha detto
che questa notte hai partorito una bambina sana. Joelle
l'aveva detto di proposito, per provocarla. Ann infatti
si volt verso Joelle, con le lacrime che le rigavano le guance.
Mia suocera non mi perdoner mai. E la seconda femmina.
Anche mio marito  arrabbiato. Non  venuto nemmeno
a trovarmi.
Joelle ud appena le ultime parole. La nausea non era
pi controllabile. Si alz in fretta e riusc soltanto a dire:
Scusami, mi dispiace. Poi abbandon la stanza.
Doveva raggiungere il bagno in tempo. Colori, odori e
persone attorno a lei le davano le vertigini: cap che non ce
l'avrebbe fatta. Allora si infil in una camera delle pazienti.
Si sent sollevata nel trovare libero il bagno a disposizione.
Ebbe soltanto il tempo di chiudere la porta prima di
vomitare.
Apr il rubinetto, poi si alz e si appoggi al muro. Il
dolore alla pancia continuava a tormentarla.
Bagn con l'acqua fredda un fazzoletto e se lo pass
sulla fronte. Aveva la febbre, o forse era la mancanza di aria
condizionata. Comunque era chiaro che qualcosa non andava.
Forse era un'influenza estiva. Doveva rintracciare Rebecca,
a ogni costo. Si sciacqu la bocca e guard l'orologio.
Erano quasi le undici. Forse Rebecca aveva terminato
le visite e si trovava nello studio.
Lasci la stanza e si avvi per il lungo corridoio, con il
dolore all'addome che la faceva sobbalzare a ogni passo.
Qualcuno alle sue spalle la chiam. Non si cur di voltarsi.
Avrebbero fatto a meno di lei per un po'.
Raggiunse lo studio di Rebecca, e quasi piangeva per
il male. I due pazienti in sala d'attesa la fissarono mentre
zoppicava verso il bancone.
Devo vedere la dottoressa disse alla centralinista che
stava compilando alcuni formulari.
 impegnata con una paziente rispose l'altra, riprendendo
il suo lavoro. Ma poi sollev la testa. Aveva registrato
solo in quel momento che il viso di Joelle era bagnato
di sudore. Ha un aspetto terribile disse, appoggiando
la penna. Cosa  successo?
Non lo so, mi lasci coricare in una delle stanze, per favore,
poi dica alla dottoressa che l'aspetto.
Gli occhi della centralinista si spalancarono. Ma lei 
incinta?
Zitta, la prego...
Vada nella prima stanza disse la donna, intanto informo
la dottoressa.
Nella saletta accanto, Joelle non riusciva a decidere se
sedersi, stare in piedi o sdraiarsi. Nessuna posizione le dava
sollievo, a ogni movimento sentiva come se una parte
di lei si lacerasse.
Era appoggiata al lettino, con la stanza che le girava intorno,
quando entr Rebecca. Che cos' successo? domand,
tenendola per un braccio, per impedirle di cadere.
I crampi sono peggiorati e ho vomitato. Ho le vertigini
e la febbre. Penso ci sia qualcosa che non va.
Riesci a salire? Batt una mano sul lettino.
Joelle annu e si arrampic a fatica sul gradino, poi si
gir e si sedette cauta sul bordo.
Va meglio ora?
Ho dei dolori terribili. Non credo siano i legamenti.
Nemmeno io. Rebecca la aiut a sdraiarsi. Le sfil i
collant e li appoggi sulla sedia nell'angolo. Poi sollev il
ricevitore del telefono a muro. Ho bisogno di fare degli
esami del sangue a una paziente disse. Ritorn da Joelle
e le premette le dita sulla pancia. Ora stendi le gambe.
Mi fa male. Dio mio... Tent di sedersi. Non ho ancora
sentito il bambino muoversi da questa mattina.
Il bambino sta bene la rassicur Rebecca. Lei, o lui,
ti sta solo regalando un momento di pausa. Hai altro a cui
pensare, adesso. Rebecca le misur la temperatura, ma
Joelle non aveva bisogno di un termometro per sapere che
aveva la febbre.
Ti far un'ecografia disse Rebecca mentre Gale Firestone,
un'infermiera che Joelle conosceva bene, entrava nella
stanza. Joelle vide l'espressione stupita di Gale alla vista
della sua pancia, ma lei fece finta di niente. Mi dispiace
che non ti senta bene disse mentre preparava il vassoio
con la siringa per il prelievo.
Penso sia un caso d'appendicite concluse Rebecca girandosi
verso il monitor a ultrasuoni. Ma preferirei escludere
una cisti o altro.
Joelle chiuse gli occhi mentre Gale le prelevava il sangue
dal braccio, per li riapr per guardare lo schermo mentre
Rebecca le faceva l'ecografia.
Non vedo cisti. Il feto  sano. Ma non sono sicura del
sesso.
Sta bene? Si muove e...
Qui c' il cuore indic Rebecca. Si spost per lasciare
che Joelle distinguesse, ancora una volta, il flusso di vita
dentro di lei.
Grazie a Dio disse Joelle e si sdrai di nuovo.
Ti chiamo per i risultati disse Gale uscendo dalla stanza.
Fa' subito le analisi la preg Rebecca, e Joelle cap che
doveva essere molto urgente.
A quel punto, Rebecca asciug con delicatezza il gel
dalla pancia. Preferisci sederti o restare sdraiata?
Non voglio fare un movimento pi del necessario.
Lo sguardo di Rebecca si pos al di l della finestra e
Joelle cap che stava considerando varie possibilit.
Mi piacerebbe farti fare alcuni esami, ma mi preoccupa
il tempo che potremmo perdere. Sono certa al novantacinque per
cento che si tratti di appendicite e voglio evitare
che provochi una peritonite. Non ne abbiamo proprio bisogno,
visto che sei incinta.
 una cosa seria?
Potrebbe esserlo rispose Rebecca. Vediamo quanti
sono i tuoi globuli bianchi e quindi decidiamo il da farsi.
Si mosse verso la porta. Hai bisogno di una coperta? chiese
con la mano sulla maniglia. Fa freddo in questa parte
dell'ospedale.
No, grazie, ma torna presto.
Joelle doveva aver sonnecchiato. Quando apr gli occhi,
vide Rebecca china su di lei.
Cosa succede? Joelle tent di mettersi seduta con
l'aiuto della dottoressa, ma emise un gemito. Il forte dolore
al fianco era ritornato. Hai l'esito dell'esame del sangue?
S, e conferma i miei sospetti. Ti mando di sopra per
una laparotomia urgente. Ti operer il dottor Glazer, lo conosci,
vero?
Joelle annu mentre si alzava. E il bambino? L'anestesia
 pericolosa per il bambino?
Nessun problema, comunque io sar l, a tenere d'occhio
il bambino tutto il tempo.
Joelle cap che Gale era nella stanza e le stava avvicinando
una sedia a rotelle. Con l'aiuto di Rebecca, si spost
dal lettino, sopraffatta dal male.
Faccio io disse Rebecca, e l'infermiera tenne la porta
aperta, mentre Joelle veniva accompagnata fuori dallo studio.
Raggiunsero la porta che dava sul corridoio del reparto
maternit. Dovevano attraversarlo per giungere agli ascensori,
Rebecca le sussurr in un orecchio: Significa la fine
del segreto, lo sai vero?.
Joelle annu. Non importa. Non contava pi. Voleva
solo uscire da quella situazione, senza conseguenze per s
e per il bambino.
Sul tavolo operatorio, con la flebo del sedativo gi nel
braccio, Joelle si ricord all'improvviso della paziente da
cui era fuggita. Tent di mettersi a sedere. Devo fare...
Sdraiati, Joelle la tranquillizz qualcuno.
La paziente che ero andata a visitare. Ha bisogno di
aiuto. Io sono...
Ce ne occuperemo noi la rassicur qualcun altro. Ma
non erano al corrente del caso. Doveva parlarne. Stava per
inabissarsi, o forse volare via.
Una bambina mormor Joelle. Ha avuto una bambina.

 Capitolo 22.

Quando Liam entr in ufficio trov Maggie seduta sulla
scrivania, con le gambe penzoloni. Era impegnata in una
concitata conversazione con Paul.
Hai sentito? chiese l'amico non appena lui mise piede
nella stanza.
Sentito cosa? Liam raggiunse la cassetta della posta
che traboccava di fogli.
Joelle  in chirurgia disse Maggie.
La mano di Liam rest sospesa a mezz'aria e il cuore
gli balz in gola. In chirurgia? Perch? domand preoccupato,
abbassando il braccio.
Appendicite rispose Paul, ma dicono che sia incinta.
Cosa? Ma se non  neppure fidanzata.
Lo so continu Maggie, ed  curioso, dopo tutti i
suoi problemi di sterilit. Forse si  fatta fare l'inseminazione
artificiale. Sai quanto desiderava un bambino.
Liam scosse la testa. Lo voleva quando era sposata.
Ma ora no. E se Maggie invece avesse detto la verit? Non
sembrava una scelta della Joelle che conosceva. Per negli
ultimi mesi non le era stato molto vicino. Impossibile che
fosse arrivata a tanto, pur di avere un bambino. Eppure, in
fondo sperava che fosse andata cos, nonostante la cosa andasse
contro ogni logica. Non voleva nemmeno prendere
in considerazione l'altra possibilit. Da quanto tempo 
incinta? chiese.
Non  sicuro rispose Paul.
Ho sentito qualcuno alla maternit parlare di quattro
mesi intervenne Maggie. Mi sembrava che stesse ingrassando.
Quattro mesi? Il cervello di Liam calcol rapido. Sam
aveva sedici mesi. Perci il suo compleanno era stato...
Scusate. Si girarono tutti e tre. Sulla porta c'era una
donna esile, appoggiata a un bastone. Aveva un aspetto familiare.
Liam pens che fosse la moglie di uno dei pazienti
del reparto cardiologia.
Posso aiutarla? Maggie scese dalla scrivania e si lisci
la gonna per darsi un aspetto professionale.
Cerco Joelle D'Angelo disse la donna. Abbiamo appuntamento
a pranzo.
Carlynn Shire. Liam la riconobbe solo in quel momento.
Dottoressa Shire. Le tese la mano. Ci siamo conosciuti
nella casa di cura di mia moglie. Sono Liam Sommers.
S, signor Sommers gli sorrise Carlynn, esitando a
porgergli la mano. Lei non era contento di vedermi l.
Liam guard Paul e Maggie, che lo fissavano incuriositi.
Paul forse colleg il nome Shire al Centro per la mente
e il corpo, Maggie per non aveva alcun indizio.
Venga con me, la prego disse Liam alla guaritrice e
la prese per il braccio. Andiamo in sala riunioni e le spiego
che cosa  successo a Joelle. La condusse attraverso il
passaggio che conduceva alla sala, poi chiuse la porta alle
loro spalle.
Carlynn prese posto al lungo tavolo. Joelle sta bene?
La stanno operando di appendicite rispose Liam. Era
seduto di fronte a lei, al di l del tavolo.
Questo non ci voleva proprio. La donna port la mano
alla bocca. Potrebbe essere molto pericoloso... Si ferm
senza dire altro.
Fu Liam a terminare la frase: Nel suo stato. Lei sa che
 incinta, vero?.
Lo so rispose Carlynn. Fissava Liam con tale intensit
che lui si sent imbarazzato a porle la domanda successiva.
Ma il bambino...
 suo concluse Carlynn, brusca.
Liam abbass gli occhi. Dio. Come facciamo. Me lo
sentivo disse strofinandosi la fronte con le dita. Perch
Joelle non me l'ha detto?
Penso avesse delle buone ragioni. Almeno, le sembravano
buone. Sa che lei ha gi abbastanza problemi con
la moglie e il figlio. Per di pi, di recente l'ha esclusa dalla
sua vita.
Non capisco cosa vuol dire. Liam guard l'anziana
signora e cerc di sostenere il rimprovero che leggeva in
quei penetranti occhi azzurri.
Voglio dire che l'ha allontanata rispose Carlynn, diretta.
Non  cos si difese lui, ma sapeva che la guaritrice
aveva ragione. Si accomod meglio sulla sedia. S, forse
l'ho fatto ammise, ero irritato, ci siamo permessi troppa
intimit. Non potevamo lasciare che accadesse ancora.
Ma  successo. E il senso di colpa  inutile.
Liam la studi. Cosa si  messa in testa Joelle? domand.
Perch ritiene che lei possa fare qualcosa per mia
moglie?
Liam gli disse Carlynn con dolcezza, Mara appartiene
a Joelle come appartiene a lei. Erano amiche intime e
Joelle ha subito una perdita grande quanto la sua. Ha bisogno
di vivere la sofferenza a modo suo. Si sente meglio
quando mi porta l. Non capisco quindi perch debba mostrarsi
contrariato.
Perch credo che lei non possa fare niente per mia moglie
replic lui. Quello che state facendo  solo... una
sciocchezza. Mi dispiace. Ma ne sono convinto.
Carlynn non sembr offesa. Non sono un'imbrogliona,
se  questo che intende. La verit  che a volte riesco ad
aiutare le persone, e altre volte no. Spesso l'aiuto non arriva
nel modo in cui ce lo aspettiamo.
Non la seguo.
A volte rimettersi in salute, da un punto di vista fisico,
non  il vero scopo della guarigione.
E allora qual  il punto?
Carlynn si alz e appoggi le mani sul tavolo, chinandosi
verso di lui. Liam, lei ama Joelle?
Come si permetteva di essere tanto indiscreta? Liam
sbott: Non credo che la cosa la riguardi.
Carlynn rimase in silenzio, ma lo costrinse a guardarla.
Mi faccia un favore gli disse sedendosi di nuovo, mi
descriva Joelle.
Sembra che la conosca molto bene.
S, ma voglio ascoltare la sua descrizione di Joelle insist
lei. Voglio vederla attraverso i suoi occhi.
Liam sospir. Perch le permetteva di immischiarsi?
Joelle  molto in gamba afferm. Sensibile. Generosa.
Con una solida morale.
Morale?
S, certo. Come me, del resto. Non avevamo in programma
che succedesse, signora... Dottoressa Shire, sembra
banale, ma noi non volevamo che capitasse.
Lo so. Vada avanti.
Liam sospir di nuovo e prosegu.  educata. Rivedeva
Joelle, seduta di fronte a lui al tavolo della mensa, ai
tempi in cui la loro amicizia era stretta e affettuosa. Sembrava
pi giovane della sua et, con quei capelli neri e folti. Li portava
divisi al centro, con una frangia che le nascondeva gli
occhi marroni. Molto carina aggiunse. Socievole, ed estroversa,
in particolare con me. Scosse la testa.  difficile capire
perch me l'abbia nascosto. Mi racconta tutto.
Le raccontava tutto lo corresse Carlynn. Non voleva
che lei venisse a saperlo. Aveva deciso di andarsene prima
che si scoprisse.
Andarsene? Liam aggrott le sopracciglia. Voleva
lasciare il Silas Memorial?
Non solo. Voleva lasciare Monterey, chiudere ogni rapporto
e partorire altrove. Solo cos lei non avrebbe dovuto
affrontare il problema.
Liam sussult. Non posso credere che se ne sarebbe
andata senza dirmi...
Lei non ha certo incoraggiato Joelle negli ultimi tempi.
Liam si sent punto sul vivo.
Sa quanto Joelle la ama? lo incalz Carlynn.
Lui non rispose.
La ama al punto da venire da me per chiedermi di restituirle
sua moglie. E questo nonostante sia incinta di suo
figlio.
A Liam si strinse la gola. Che cosa dovrei fare? Anch'io
la amo. Ma sono sposato con una donna che amo altrettanto.
 mia moglie e non sar mai pi in grado di ricambiarmi
come una volta. Eppure ha ancora bisogno di
me. Le si illuminano gli occhi quando entro nella sua stanza.
Se fosse ancora... sana, si fiderebbe di me, e io non posso
tradire la sua fiducia. Perch mi biasima se respingo Joelle?
Tento di evitare l'unica persona capace di farmi diventare
un uomo senza dignit.
Lei  vivo, caro Liam C'era simpatia negli occhi di
Carlynn. Lei  vivo e Joelle  viva.
Anche Mara lo . E anche mio figlio.
C' molta sofferenza in lei. Carlynn si alz e gli pass
di fianco per aprire la porta. Ci pensi, Liam,  molto difficile
sopportare da soli un dolore simile. Provi a condividerlo
con Joelle.

 Capitolo 23.

Joelle apr gli occhi, ma li richiuse subito. Le palpebre erano
pesanti e la luce le feriva gli occhi in modo insopportabile.
L'avevano spostata dalla sala chirurgica al reparto rianimazione.
Si ricordava solo questo. Rebecca l'aveva avvertita
pochi minuti prima. O forse poche ore prima, non
ne era sicura. Il bambino stava bene, le aveva detto. Aveva
aggiunto che le avevano praticato un piccolo taglio sul lato
destro. Ma lei non sentiva dolore. Le tirava soltanto la
pelle. E un senso di nausea le faceva desiderare di restare
sdraiata, e tranquilla.
Rebecca aveva accennato alla necessit di monitorare
con il doppler i battiti del cuore del bambino e di accertare
che non sopraggiungessero contrazioni dopo l'intervento.
Ricord la dottoressa di fianco al letto, mentre le dava
tutte le informazioni. Ma ora notava qualcosa di diverso.
Le tende della camera erano tirate, e non era sola. Lentamente,
gir la testa verso sinistra. Liam era seduto vicino
a lei.
Come ti senti? le chiese. Aveva le braccia piegate sulla
sponda del letto e la testa appoggiata alle mani.
Joelle deglut. Bene. Non riusciva ancora ad aprire
del tutto gli occhi, ma poteva vedere che Liam aveva un'espressione
tesa. Le sembr lontano, poi di nuovo vicino.
Quando avevi intenzione di dirmelo?
Mai.
Joelle. Liam allung la mano per toglierle dal viso
una ciocca di capelli. Lei chiuse gli occhi per assaporare la
carezza. Mi dispiace, dev'essere stato un brutto periodo.
Joelle volt la testa dall'altra parte, per via delle lacrime.
Scusami per la freddezza continu lui, e le asciug
la guancia con il dorso della mano. Avrai pensato che volessi
respingerti.
Nessuno lo sa, vero? domand preoccupata.
Solo io e Carlynn Shire.
Come faceva a sapere che si era confidata con Carlynn?
 venuta in ufficio a cercarti.
Ma certo, avevamo appuntamento a pranzo.
Le ho detto che eri in sala operatoria, poi abbiamo
chiacchierato.
Una conversazione costruttiva?
Mi ha riferito che avevi intenzione di trasferirti. Come
hai potuto anche solo pensarlo, Joelle? TI piace vivere
qui. Questa  casa tua.
Volevo evitare le conseguenze. Adesso hai un altro
problema sulle spalle.
Sono forte, posso farcela.
Lo so. Ma speravo che tu.... Questo almeno te lo potevo
risparmiare.
Hai considerato l'idea di abortire? ma subito si interruppe.
Mi dispiace. Scusami.
Non ti preoccupare.
Ascolta. Non voglio che tu te ne vada per colpa mia.
Resta, per favore. Ti aiuter come posso, per...
Per non vuoi riconoscere il bambino.
Lascia che ci pensi. Non posso decidere adesso...
Non volevo che si sapesse chi  il padre. Sono nel torto
quanto te, lo sai, e non voglio che la gente ci giudichi.
Mi dispiace, ti giudicano gi.
Ma tutti sapevano che desideravo un bambino, che
avrei fatto qualsiasi cosa pur di averlo.
I tuoi lo sanno?
Joelle scosse la testa. No. Non sanno nemmeno che sono
stata operata.
Vuoi che li chiami?
S, per favore. Ma non dire niente della gravidanza,
intesi? Lo far in un secondo tempo. Di' loro che sto bene
e che non vengano a trovarmi. E di non preoccuparsi, di
non...
Me ne occupo io.
Liam si chin a baciarla sulla fronte. Era il medesimo
gesto che faceva quando baciava la moglie nella casa di cura.
Mara, per, la baciava sulla bocca.

 Capitolo 24.

San Francisco, 1957.
Lisbeth era seduta nella cabina superiore della barca di Gabriel.
Mordicchiava una pera. Per la prima volta non sentiva
necessit di caramelle, gelati o dolci. Indossava stivali
di gomma al ginocchio, una tuta sopra il pullover, una
cerata da vela, ampia e lunga, cappello e guanti. Eppure,
nonostante quegli strati di vestiti, riusciva a sentire la differenza
nel suo corpo. Era ancora grassa, ma il giro vita era
pi modellato e ora poteva indossare la tuta senza sembrare
un pachiderma. I fianchi e le cosce non si potevano
definire snelli, ma Lisbeth aveva gi dimenticato come si
sentiva prima. Quando doveva trascinarsi molti chili di
troppo.
Lei e Gabriel si frequentavano ormai da sei mesi, ma
soltanto da un mese potevano uscire in barca. Il clima invernale
di San Francisco aveva cominciato ad addolcirsi intorno
alla costa e permetteva qualche uscita senza congelare
o ribaltarsi. Negli ultimi mesi si erano visti parecchio,
avevano esplorato San Francisco da turisti e dopo il lavoro
erano usciti spesso a cena. I locali che preferivano erano
soprattutto nella zona in cui viveva Gabriel, a North Beach.
L gli intellettuali erano soliti trovarsi a leggere poesie e nessuno
si permetteva di guardare con disapprovazione un
nero e una bianca che camminavano o ballavano insieme.
Lisbeth aveva imparato a giocare a whist e a bridge nei club
pieni di fumo, e si era appassionata al jazz e ai blues.
Potevano chiacchierare tutto il giorno e tutta la notte
senza esaurire gli argomenti. Gabriel le aveva raccontato
della sua infanzia, nella zona dell'English Village di Oakland.
Un agente immobiliare bianco aveva dovuto acquistare
per loro la casa che desideravano e in un secondo
tempo aveva trasferito la propriet al padre di Gabriel.
Per i neri era l'unico modo di abitare in quel quartiere.
Sua madre era una casalinga, il padre uno scaricatore alle
ferrovie del Southern Pacific. Era morto su un treno, ucciso
da un giocatore d'azzardo quando Gabriel aveva undici
anni. Dopo la disgrazia, lui era stato costretto a lavorare
per pagarsi la scuola e il college. Aveva incontrato la
sua Cookie a Berkeley. Otto anni dopo il matrimonio lei
aveva scoperto di avere un tumore al seno. Dal modo in
cui Gabriel parlava della moglie, Lisbeth cap che l'aveva
amata moltissimo. Ma non la paragonava a lei. Sapeva
pensare al futuro senza cancellare il passato. E il loro futuro
non era pi un sogno: era una realt. Li univa la sofferenza
che avevano provato durante l'infanzia e i primi
anni di vita adulta. Adesso desideravano ritagliarsi un avvenire
tranquillo e luminoso. Colmo dell'amore che meritavano.
Uscire con Gabriel non era semplice. Lisbeth aveva dovuto
cercarsi una nuova sistemazione. La padrona di casa
l'aveva sfrattata quando una sera aveva portato Gabriel
nella stanza. Voleva evitargli di inzupparsi di pioggia mentre
lei finiva di prepararsi per uscire, ma la padrona di casa
era andata su tutte le furie. Non voleva che i suoi figli
vedessero unioni fra bianchi e neri, e quindi non doveva
permettersi di far entrare in casa un uomo di colore. A quel
punto Lisbeth se n'era andata. Aveva trovato un appartamento
a North Beach, a quattro isolati dalla casa di Gabriel.
Il telefono era a sua disposizione tutte le volte che ne aveva
bisogno. La nuova affittuaria era un'italiana e non le interessava
il colore della pelle dei suoi amici. In quella casa
si respirava un'aria gradevole, un profumo di pomodori,
olio d'oliva e origano.
Lisbeth dimagriva senza sforzo, poich non passava
pi il suo tempo chiusa in camera a mangiare. Non aveva
bisogno di diete. Quello che le mancava era l'amore sincero
di un uomo e adesso l'aveva trovato in Gabriel.
Sulla barca con lui era ancora pi felice di quando cenavano
insieme o ascoltavano musica e ballavano. Al largo
erano soli. Nessuno li fissava, non c'erano occhiate di
stupore o disapprovazione. Nessuno che dicesse volgarit.
Quando succedeva, Gabriel le stringeva la mano pi forte.
A volte si scusava con lei. Lisbeth in quei casi si irritava.
Gabriel non doveva sentirsi in obbligo di scusarsi per una
colpa che non era sua.
Almeno una volta ogni due settimane uscivano con
Carlynn e Alan. Formavano un gruppetto ben assortito.
Giocavano a bridge a casa di Alan, o andavano al cinema,
oppure si incontravano da Tarantino per una zuppa di pesce.
Spesso parlavano di guaritori. Gabriel li aveva anche
invitati a Oakland per conoscere sua madre. Si ricordava
della nonna meglio di lui e aveva riempito le loro teste di
storie alle quali mai avrebbero creduto, se non fosse stato
per l'esperienza di Carlynn.
Allora, Liz disse Gabriel mentre si trovavano in barca.
Alan quando chieder a tua sorella di sposarlo?
Questo fine settimana rispose Lisbeth, leccandosi un
po' di succo di pera sul pollice. Andranno a Santa Barbara
e lui vorrebbe chiederglielo mentre sono l.
Alan le aveva mostrato l'anello, mentre le raccontava i
progetti. Un diamante stupendo, montato in oro bianco. Lisbeth
era rimasta sorpresa che il futuro cognato le facesse
quella confidenza. Era un medico brillante, ma un po' chiuso
e noioso, e l'aveva commossa vederlo cos romantico ed
entusiasta.
C' qualche possibilit che lei rifiuti? domand Gabriel.
Lisbeth rise. Che cosa ti salta in mente? Lo ama tanto,
e muore dalla voglia di avere dei bambini.
Carlynn aveva trovato l'uomo giusto, ne era sicura. Entrambi
avevano una grande passione per la scienza e la medicina,
e soprattutto condividevano l'interesse e la curiosit per il
dono di Carlynn. Lisbeth non avrebbe mai potuto
essere felice con un uomo come Alan, ma questo non contava.
Lei aveva bisogno di Gabriel, della gioia di vivere che
gli si leggeva in viso.
Si era sempre trattenuta dal toccare l'argomento matrimonio,
sebbene lo desiderasse pi di ogni altra cosa. Gabriel
poteva pensare che lei gli facesse fretta, in fondo si frequentavano
solo da sei mesi.
All'improvviso Lisbeth disse: Carlynn non  pi vergine.
Sorprese se stessa pi di Gabriel. Non posso credere
di avertelo detto.
Gabriel la guard. E come l'hai saputo?
Me l'ha detto un paio di settimane fa, mentre andavamo
a trovare nostra madre. In macchina abbiamo fatto
una lunga chiacchierata. Nonostante le critiche abituali
della mamma, la visita a Cypress Point era stata molto piacevole.
Si era sentita bene a casa, appagata dalla vista del
mare e dei pini. Desiderava che anche Gabriel potesse vedere
quel piccolo paradiso, ma sapeva che non sarebbe mai
stato possibile.
Ti ha turbato saperlo? le chiese Gabriel.
Lisbeth guard in direzione di Angel Island. Sua sorella
le appariva ogni giorno pi diversa e distante. Le conoscenze
mediche, l'istruzione e le sue esperienze la facevano
apparire scialba al confronto. Adesso Carlynn aveva
conosciuto anche il sesso. Lisbeth aveva ripensato al modo
in cui Gabriel la baciava. Le sue mani le accarezzavano le
braccia, i capelli, ma non si spostavano mai su altre parti
del corpo. Non voleva che si sentisse spinta a fare qualcosa
di cui non era convinta.
No, non mi ha turbato spost lo sguardo da Angel
Island al viso attento di Gabriel. Ma sono gelosa di lei
ammise, arrossendo.
Vuoi dire che vorresti fare l'amore con Alan? disse
Gabriel, ironico. Lei gli tir il torsolo della pera.
Non rendermi il discorso pi difficile.
Scusa. C' qualcosa che desideri, piccola?
Le piaceva sentirsi chiamare cos. Tu no? Si morse le
labbra, e aspett la risposta. Avrebbe voluto fare l'amore
con lui, fin da quando era solo una voce al telefono.
Gabriel si stese sulla barca. Certo che s disse. Cercavo
di comportarmi da gentiluomo.
Allora non farlo pi sussurr Lisbeth.
Se proprio insisti... Lanci un'occhiata verso la riva.
Vuoi tornare?
Lei rise. Non ne abbiamo mai parlato... Non possiamo
farlo, ancora. Devo prima prendere precauzioni.
Carlynn mi ha parlato di un dottore da cui posso andare.
Possiamo usare un preservativo rispose Gabriel, e la
ragazza rise ancora per l'improvviso entusiasmo.
Non credevo che tu avessi pensato di fare l'amore con
me. L'ho detto anche a Carlynn.
Finse di essere preoccupato. Perch le hai detto questo,
Liz? Ora penser che ho qualche problema.
Non per molto, ancora. Gli sorrise con civetteria. Si divertiva
a sfidarlo, ma non voleva dargli l'impressione di desiderare
solo sesso. Mi rifiuterei di farlo con una persona
che non amo, Gabe gli disse. Voglio farlo solo con te.
Lo so, piccola rispose lui altrettanto serio. La penso
come te, altrimenti non avrei aspettato cos a lungo.
Quella stessa notte fecero l'amore sul letto di Gabe, nell'appartamento
di North Beach. Lisbeth all'inizio era nervosa,
ma lui aveva proceduto con calma. Si era letta svariati
romanzi d'amore, tuttavia Gabriel ne sapeva pi di
tutti quei libri. Lisbeth li aveva sfogliati e studiati fino a
consumarli. Ma non c'era amore in quelle pagine, gli uomini
di quei racconti non perdevano tempo a insegnare e
a capire quello che appagava i desideri femminili.
Si ricord di aver sentito dire che il sesso migliora o
peggiora un rapporto, ma non lo lascia immutato. Nel loro
caso avrebbe reso il legame ancora pi stretto. Terminarono
di fare l'amore e Gabriel si gir sulla schiena. Accese
una sigaretta. Spingeva il fumo verso il soffitto e lo seguiva
con lo sguardo. Era evidentemente scosso.
Che cos'hai? gli chiese, appoggiando una mano sul
suo petto nudo.
Gabriel form un anello di fumo con la bocca, poi parl
senza guardarla. Sono spaventato all'idea di costarti
troppo caro. Volt la testa sul cuscino, la fiss negli occhi.
Nella stanza scura, con il fumo della sigaretta attorno a loro,
Gabriel senza gli occhiali le sembr un estraneo. Il mondo
intero non  come North Beach, lo sai. Non hai nemmeno
parlato di me a tua madre.
S, invece obiett Lisbeth, gi allarmata dal tenore
della conversazione. O almeno sa che esco con una persona
che si chiama Gabriel. Le racconter il resto quando
dovr farlo.
Non voglio che ci sia un quando dovr, Lisbeth le disse.
Mi fa sentire di peso.
Non intendevo questo.
Lo so, ma  cos, vero? Questa  la realt.
Non mi interessa quello che pensa mia madre. E esclusa
dalla mia vita da molto tempo.
Ma tu vai ancora a trovarla, e Cypress Point  sempre
importante per te. Sei affezionatissima a quel posto. Gabriel
schiacci il mozzicone nel posacenere sul comodino e
si allontan da lei. Ti ho portata a Oakland e ti ho fatto conoscere
tutti, la mia famiglia, i vicini. Ti ho mostrato la casa
dove sono cresciuto e i luoghi che frequentavo. Ma tu,
che cosa puoi farmi vedere della tua infanzia? Non posso
incontrare tua madre, n entrare nella casa che ami. A meno
di presentarmi come fattorino. Non posso nemmeno
camminare nel tuo quartiere senza che la gente si infastidisca.
Non mi interessa, Gabe disse Lisbeth con forza, spaventata
all'idea di mentire a se stessa oltre che a lui.
Forse dovrei lasciarti mormor Gabriel, e si mise a
sedere con la schiena appoggiata alla parete.
Lisbeth sent che qualcosa di prezioso le sfuggiva di
mano. Stai dicendo che non mi vuoi pi? Inizi a piangere,
in silenzio, per non farsi vedere da lui.
No rispose, non  questo, ma non ho certezze sul
nostro futuro insieme, Liz.
Prima che facessero l'amore, aveva usato molte parole
tenere nei suoi confronti. Ora sembrava che la respingesse,
era pronto a cancellare quanto avevano costruito durante
i sei mesi trascorsi insieme. Lisbeth pens di aver intuito il
motivo.
Non sono stata brava come tua moglie? gli chiese, incapace
di nascondere il pianto nella voce. A letto, intendo.
Non abbastanza brava come le altre donne che hai avuto?
Cosa dici? Gabriel la guard sorpreso. Oh, Lizzie.
Oh, no, piccola. Le si avvicin per sollevarla e stringerla
fra le braccia. Sei stata perfetta. Non intendevo dire questo.
Pensavo al futuro, ecco tutto. Pensavo a quanto... sarebbe
difficile riuscire a sposarci. A quanto sarebbe dura
per i nostri figli. Mi spiace, piccola. Le appoggi la testa
tra il collo e la spalla. Mi dispiace.
Sebbene Carlynn fosse eccitata per il fidanzamento con
Alan, sapeva che a monte c'era un ostacolo: Delora Kling,
sua madre. Quando l'aveva informata, aveva iniziato a far
progetti.
Celebreremo il matrimonio in terrazza aveva esordito.
Il tempo in settembre dovrebbe essere l'ideale per
star fuori. L'altro giorno ho parlato con un'arpista, sarebbe
perfetta. Non  stupendo, cara?  cos raro sentire un'arpista
a un matrimonio. Se lo organizziamo qui dovremo limitare
il numero degli invitati. O preferiresti invece una
cattedrale della zona?
Carlynn voleva sposarsi a Cypress Point, ma desiderava
che Lisbeth fosse la sua damigella d'onore. Con Gabriel
accanto a lei, come avrebbe dovuto essere. Per Carlynn
questo non era un problema, apprezzava molto Gabriel, ma
Delora non avrebbe mai accettato che la seconda figlia si
mostrasse al fianco di un negro.
Lei e Lisbeth erano in grande intimit. Parlavano del
matrimonio, andavano insieme a scegliere l'abito da sposa
e quelli per le damigelle. Lisbeth aveva un aspetto splendido.
Portava solo due misure pi della sorella e Carlynn
la persuase a provare gli abiti da sposa, oltre a quelli da damigella.
Vedere il vestito addosso a Lisbeth l'avrebbe aiutata a
immaginarselo meglio su di s, le disse. In realt
Carlynn desiderava che Lisbeth avesse la gioia di vedersi
con un abito da sogno.
Lisbeth fu colpita da un vestito in particolare. Continuava
ad accarezzare il pizzo, a guardare lo strascico. Rimase
a lungo ad ammirarsi allo specchio prima di toglierselo.
Tent di persuadere anche Carlynn a provarlo.
No rispose la sorella, scegliendone un altro. Quello
sar il tuo vestito, un giorno. Uscirono dal negozio e si avviarono
verso la fermata dell'autobus.
Se Gabe e io ci sposeremo, di sicuro non sar a Cypress
Point comment Lisbeth mentre camminavano.
La sua voce tradiva il dispiacere. Carlynn per era sicura:
Lisbeth e Gabriel sarebbero rimasti insieme per il resto
della vita. Erano fatti l'uno per l'altra, anche se purtroppo
avevano un grande peso da portare.
Lizzie le disse, appoggiandole un braccio sulle spalle,
dobbiamo parlare degli invitati.
Ti riferisci a Gabriel?
Carlynn cap che la sorella si aspettava quel discorso.
S rispose. Alan e io vogliamo che sia presente. Sar
il tuo accompagnatore. Ho intenzione di insistere su questo.
Si tratta del mio matrimonio, dopo tutto.
Lisbeth la guard con affetto, ma era perplessa. Il matrimonio
avverr a casa di mamma obiett, sar lei a stabilire
le regole.
Credo anch'io disse Carlynn, ma forse non le abbiamo
dato abbastanza fiducia. Non penso sia razzista, in
fondo.  solo che tutti i neri che ha conosciuto finora erano
domestici, camerieri, gente che svolgeva lavori umili.
Non ha mai avuto l'opportunit di incontrarli in altre circostanze.
 impossibile prevedere le sue reazioni, possiamo
avanzare solo delle ipotesi. Potresti presentarti insieme
a lui senza preavviso. Noi agiamo con indifferenza. Che cosa
potrebbe dire?
Lisbeth tacque per un attimo. Mi rifiuto di mettere Gabriel
in questa posizione.
Carlynn si sedette sulla panchina alla fermata dell'autobus.
Lisbeth aveva ragione. Aspettare le reazioni di Delora sarebbe
stato spiacevole per Gabriel e imbarazzante
per tutti loro.
E se la mamma venisse informata e dicesse che non
ci sono problemi? chiese Carlynn. Lui verrebbe, non 
vero?
Certo, e sarebbe meraviglioso disse Lisbeth, ma sarebbe
anche un miracolo. Si pass una mano tra i riccioli
biondi, che ora portava sciolti e pi lunghi in un'acconciatura
che le donava moltissimo. Carlynn per prima avrebbe
voluto adottarla.
Bene, gliene parler disse Carlynn.
Buona fortuna rispose Lisbeth.
Carlynn chiam la madre la sera stessa. Delora proruppe
subito in una litania di problemi, il fotografo, il responsabile
del catering... La figlia ascolt paziente e quando
la madre si ferm per respirare, disse che aveva bisogno
di parlarle.
Non vorrai annullare il matrimonio. Nella sua voce
c'era pi preoccupazione che affetto.
No, certo che no. Come puoi pensarlo? Volevo solo...
esit. Tu sai, vero, che Lisbeth verr con il suo fidanzato...
S, ho il suo nome in elenco. Gabriel, non  cos? Devo
metterlo al tavolo principale vicino a lei?
Sarebbe perfetto, mamma. Ma pensavo fosse meglio
che tu sapessi qualcosa in pi su di lui, prima della cerimonia.
Carlynn ebbe un tremito nervoso mentre parlava.
Era infastidita che Gabriel rappresentasse un problema. Il
colore della pelle non doveva contare. Era come se lei stessa
ne facesse una questione. Dimmi di lui, allora la esort
la madre. Da dove viene la sua famiglia?
Gabriel  una persona splendida, mamma disse
Carlynn, evitando di rispondere, ma penso sia meglio dirti
prima che  nero, cos non rimarrai sorpresa quando lo
vedrai.
Ci fu un lungo silenzio al telefono, Carlynn si domand
se Delora fosse svenuta.
Questo significa disse la madre con disprezzo, che
tua sorella per tutta la vita non ha avuto un fidanzato e
quando lo trova  di colore.  fuori discussione, Carlynn.
Non deve venire.
 il mio matrimonio, mamma.
Ed  la mia casa, e ci saranno molti miei amici, e insomma
non lo voglio, Carlynn.
La ragazza insist con gentilezza. Mamma,  davvero
una persona adorabile. Lui...
Non mi interesserebbe neppure se fosse il presidente
degli Stati Uniti. Qui non verr.
Carlynn non si diede per vinta. Lisbeth gli vuole bene,
mamma. E lui anche. Questo non conta? E un professionista.
Lavora all'ospedale di San Francisco,  un dirigente
amministrativo.
E perci si crede in diritto di fidanzarsi con una donna
bianca. Abbasser Lisbeth al suo livello. E lei glielo permetter.
Carlynn sospir. Non valeva la pena controbattere.
Se pensi che io inviti una persona simile a un mio ricevimento,
per di pi al braccio di una delle mie figlie, allora...
Non metter i miei ospiti in una situazione cos incresciosa.
Mamma, non  la tua festa.  il mio matrimonio. Ed 
Lisbeth che metti in imbarazzo. La fai sentire sgradita nella
casa dove  cresciuta.
Non ho certo detto che sia sgradita. Lei pu venire.
Ma  meglio che lo faccia da sola.
Mamma... La voce di Carlynn era alterata per il dispiacere
e per la rabbia.
Tu lo sai. A volte mi domando se sia davvero mia figlia.
Dormivo quando mi hanno tagliata per farla nascere.
Non essere ridicola.
S, lo so che ti assomiglia. Ma tu sei una vera Kling,
elegante, con portamento, intelligenza...
Carlynn alz gli occhi al cielo.
A volte Lisbeth ha un aspetto cos volgare. Grassa,
brutta, non posso credere che mi abbia fatto questo. Alla
nostra famiglia. Delora piangeva, ma Carlynn ignor quelle
lacrime. Le differenze tra lei e Lisbeth erano frutto dell'educazione,
pens fra s, ma si trattenne.
Non  pi grassa, e lo sai. L'hai vista un paio di settimane
fa. Ha un aspetto stupendo. Dalle fiducia. Era obesa
perch era molto depressa, ma con Gabriel  felice.  gi
dimagrita di molti chili, e non ti sei nemmeno complimentata
con lei.
Non mi interessa neanche se sparisce rispose Delora
con voce stridula, e riagganci.
Carlynn rimase attonita con la cornetta in mano. Le ci
volle un po' prima di riuscire a riappenderla.
Sdraiata a letto, prosegu tra s la conversazione, attribuendo
a Delora i suoi stessi pensieri. La madre l'accusava
di essere invidiosa del sentimento che c'era tra Lisbeth
e Gabriel. Si adoravano, avevano un amore cos tenero e
profondo che lei a volte ne rimaneva commossa. Alan era
innamorato di lei, ma era diverso. Forse la sua personalit
e il suo ruolo non riuscivano ad attirare quell'attenta devozione
che Lisbeth riceveva dal fidanzato. Carlynn desiderava
che Alan l'accarezzasse pi spesso, la tenesse per
mano in pubblico, le confidasse i suoi segreti e i sentimenti
pi nascosti. Come Gabriel faceva con Lisbeth.
Si volt su un fianco. Si sentiva in colpa per aver desiderato
che Alan fosse diverso da quello che era. Sarebbe
stato un ottimo marito e un ottimo padre, si disse, ed era
ci che contava. E poi, a suo modo le era molto affezionato.
Doveva smetterla di pensare che Alan teneva pi al suo
dono che a lei.
Carlynn e Alan si incontrarono con Lisbeth e Gabriel al
Tarantino, la sera successiva. Era diventato il ristorante preferito
per gli incontri a quattro, nonostante gli altri clienti fossero
per la maggior parte turisti. Il sole era ancora all'orizzonte
e dal tavolo vicino alla finestra potevano vedere le barche
nel porto e i gabbiani che volavano sull'acqua verde.
Carlynn aveva riferito ad Alan la conversazione telefonica
con la madre e il suo rifiuto ad accettare Gabriel tra
gli invitati.
Quanto  peggiorata la sua vista? le aveva chiesto
Alan, scherzando solo in parte.
Non abbastanza aveva risposto lei.
Avevano soppesato ogni possibilit ed erano giunti all'unica
soluzione accettabile. Dopo aver ordinato la zuppa
di pesce, Carlynn guard Alan e lui fece un cenno. Era il
momento giusto per esporre a Lisbeth e Gabriel la decisione
che avevano preso.
C' un cambiamento nei programmi disse Carlynn.
Riguardo a cosa? Gabriel si stava accendendo una sigaretta,
ma aveva gli occhi fissi su di lei.
Il matrimonio rispose Alan. Abbiamo deciso di non
sposarci a Cypress Point. Faremo un matrimonio pi intimo,
qui, nella chiesetta vicino a casa mia.
Che cosa? Lisbeth era stupefatta.
Sar una data diversa da quella stabilita aggiunse
Carlynn, perch la chiesa non  disponibile quel giorno, ma...
Un momento disse Gabriel con gentilezza, e tutti si
girarono verso di lui.
Perch li interrompi? s'intromise Lisbeth.
Gabriel scosse la cenere della sigaretta. Riordinava i
pensieri. Poi guard Carlynn. Cambiate i programmi a
causa mia disse calmo, e io non voglio.
Non mi dire che... aggiunse Lisbeth, che cominciava
a capire.
Alan si morse le labbra. Ascolta, Gabe. Appoggi le
braccia sul tavolo e avvicin il viso all'amico. Sei tu il motivo,
 vero, ma la nostra amicizia e la tua presenza al matrimonio
per noi sono molto pi importanti del posto dove
ci sposiamo.
Carlynn gli diede un colpetto con il ginocchio, grata.
Non avrebbe potuto desiderare uomo migliore.
Hai parlato con mamma? chiese Lisbeth alla sorella.
Annu. Ha reagito come avevi immaginato rispose.
Alan e io non vogliamo escludere Gabriel, n avere intorno
persone scontente in un giorno di festa.
Lisbeth si volt verso Gabriel. Gabe gli disse, mi dispiace
che mia madre sia cos meschina.
Gabriel aspir un altro tiro dalla sigaretta e soffi il fumo
in alto, poi si gir verso Lisbeth. Tua madre mi ha chiamato.
Non  possibile disse Carlynn.
Come faceva a sapere il tuo numero? chiese Lisbeth.
Le avevo detto che lavora al San Francisco intervenne
Carlynn. Mi dispiace davvero, Gabriel. Non mi aspettavo
che arrivasse a questo.
Non  colpa tua disse in fretta Gabriel. Poi si appoggi
allo schienale e rimase in silenzio, mentre il cameriere
posava i piatti con l'insalata. Appena se ne fu andato, continu.
Mi ha detto che non ero gradito al matrimonio. Ma
ha aggiunto ben altro.
 una vigliacca disse Carlynn a voce troppo alta. Dal
tavolo a fianco si girarono a guardarla.
Cos'altro ha detto? Lisbeth sembrava preoccupata.
Gabriel spense la sigaretta e copr la mano bianca della
fidanzata con la sua. Mi ha fatto capire che le difficolt
della nostra relazione sono persino maggiori di quanto
avessimo creduto. Ha detto che ti escluderebbe dalla sua
vita se continuassi a vedermi. Non potresti pi rimettere
piede a Cypress Point. N con me n senza di me.
Lisbeth si pieg verso di lui. Te l'ho gi detto, non m'interessa.
Aveva gli occhi pieni di lacrime. Pensi che nella
scelta fra te e mia madre lei avrebbe anche una sola possibilit?
Carlynn era disgustata di Delora. Offendere cos Lisbeth. Lei
che adorava Cypress Point, e la madre lo sapeva.
Ha anche aggiunto... continu Gabriel, che ti escluderebbe
dal testamento se dovessi sposarmi.
Lisbeth impallid. Non pu farlo, il denaro era anche
di mio padre, lui mi voleva bene e avrebbe voluto lasciarmelo,
quello che lei pensa di me non pu influire sul testamento.
Non credo che la mamma la escluderebbe dall'eredit
sorrise Carlynn. Lo dice solo per spaventarla. In realt
non ne era tanto sicura. Ma conosceva bene le rinunce
che Lisbeth avrebbe dovuto affrontare per amore: milioni
di dollari e la sua parte di quella casa che adorava.
Liz, sono solo uno di Oakland concluse Gabriel. Ci
sono un sacco di uomini migliori di me. Non ti costerebbero
niente. Io ti amo e non posso permetterti di perdere
tutto.
Io voglio te, nessun altro mormor Lisbeth.
Anch'io ti voglio. Ma devo essere sicuro che tu conosca
i rischi da affrontare vivendo con me.
Li so gi.
Carlynn si sent bruciare gli occhi.
Il vostro matrimonio... Gabriel guard Alan e
Carlynn ...si svolger a Cypress Point e Lisbeth sar una
meravigliosa damigella d'onore. Vedr le foto quando tornerete
a San Francisco. Mi rincresce molto perdere una giornata
cos importante per voi. Festeggeremo noi quattro al
vostro ritorno. Li fiss uno a uno. Siete d'accordo?
Grazie, Gabe disse Alan. Sotto il tavolo prese la mano
di Carlynn e la tenne stretta. Non l'aveva mai fatto prima.

 Capitolo 25.

 pronta, cara. La madre di Joelle le allung un bicchiere
di limonata fresca, poi si sedette al tavolino sul balcone,
accanto al marito.
Grazie, mamma. Joelle era sulla sedia a sdraio, dove
si era distesa un'ora prima. I genitori l'avevano riaccompagnata
a casa dall'ospedale. Erano passati tre giorni dall'operazione
e si sentiva molto meglio. Dolori non ne aveva,
ma era debole e insicura. Il bambino era stato sempre
tranquillo durante il ricovero, ma quel giorno lui, o lei, era
in continuo movimento. Joelle sentiva quello stato di irrequietezza
dentro di s. Bevve un sorso di limonata e appoggi
il bicchiere sul bracciolo. Devo parlarvi disse. Non
era ancora pronta ad affrontare il discorso, ma cap che non
poteva pi rimandare oltre.
I genitori girarono le sedie per guardarla.
Cosa c'? si inform suo padre e prese una patatina
dalla ciotola sul tavolino. Portava gli occhiali da sole. Joelle
desiderava invece vederlo negli occhi.
Sono incinta sussurr. Ci fu un momento di silenzio.
Tesoro. La madre fece scivolare la sedia sul pavimento
del balcone per andarle pi vicino. Le appoggi una mano
sul braccio, con un'espressione quieta, e Joelle prov simpatia
per lei.
Si tratta di una notizia buona e cattiva cominci Joelle,
come potete immaginare.
Da quanto tempo sei incinta? chiese il padre.
Diciotto settimane, quasi diciannove.
Bene aggiunse la mamma, lo si vede appena.
Cerco di essere discreta. Metto vestiti ampi, ma presto
sar impossibile nasconderlo. E comunque, ormai, lo
sanno tutti.
Poverina. Essere operata nelle tue condizioni disse
Ellen.
Per fortuna  andato tutto bene.
Chi  il padre? volle sapere John.
Non ha importanza intervenne pronta sua madre.
Quel che conta  che avrai un figlio. Lo desideri da tanto
tempo. Credevi di essere sterile.
La madre doveva aver pensato alla medesima ipotesi
dei colleghi: l'inseminazione artificiale o un donatore. Comunque
un rimedio fuori dell'ordinario. I suoi genitori erano
al corrente degli sforzi compiuti da lei e Rusty.
Voglio che sappiate la verit disse. A loro desiderava
raccontare tutto. Ma dovete promettermi di mantenere
il segreto. A chi avrebbero potuto dirlo, d'altronde?
Sicuro conferm sua madre.
Liam  il padre del bambino.
Liam... La madre si appoggi alla sedia, con un'espressione
stupita e insieme comprensiva. Pensavo foste
solo amici.
Lo siamo sospir Joelle, abbiamo diviso tante cose
insieme da quando Mara si  ammalata. Ci vedevamo spesso
e la nostra intimit  cresciuta. Una notte... abbiamo fatto
l'amore. Solo quella volta, ma... Indic la pancia con
un cenno. Sembra sia stato sufficiente.
Perch deve restare un segreto? domand il padre.
La moglie si gir verso di lui. Perch Liam  sposato
con Mara disse senza esitazione. Ed  molto legato a lei.
Sono davvero sorpresa che abbia... Non termin la frase,
ma Joelle cap quello che voleva dire.
E non ti sorprende che l'abbia fatto anch'io? chiese,
ma si rimprover subito dopo. La madre non voleva fare
un commento malizioso, lo sapeva bene. Era la semplice
verit. Tutte le persone che conoscevano Liam si sarebbero
sorprese di sapere che aveva fatto l'amore con un'altra
donna, diversa da Mara.
Non volevo dire quello.
Lo so,  un pasticcio, mamma, stiamo stati stupidi.
Nessuno dei due pensava che potessi rimanere incinta. Comunque
hai ragione. Liam  molto legato a Mara.
Anche tu lo sei ribatt il padre.
Cosa ha detto Liam? domand Ellen.
Non molto rispose Joelle. Non aveva pi pensato alla
loro conversazione. Era all'oscuro fino a quando mi hanno
operato di appendicite. Si  diffusa allora la notizia che
aspettavo un bambino. Io non avevo intenzione di dirglielo.
Sorrise ai genitori. In realt pensavo di andarmene.
Di trasferirmi a Berkeley per stare vicino a voi. O a San Diego.
Ho un'amica che abita l. Volevo iniziare una nuova vita.
Non l'avrebbe saputo nessuno.
Entrambi rimasero in silenzio. Cos Liam non avrebbe
dovuto affrontare la questione comment la madre. Era
un'affermazione pi che una domanda, e Joelle annu.
 sconvolto, mamma.
Il padre scosse la testa. Hai sempre voluto proteggere
tutti, Shanti. Anche quando eri bambina. Ti assumevi le
colpe degli altri. Te lo ricordi?
Solo una volta precis Joelle. Si era inventata di aver
dato fuoco a un cespuglio vicino alla scuola: i genitori del
bambino che in realt era il responsabile l'avrebbero punito
con maggiore severit dei suoi.
Me ne vengono in mente almeno tre o quattro.
Pensi ancora di andartene? le chiese la madre.
Joelle scosse il capo. No. Ormai non serve pi. Liam e
io dovremo decidere cosa fare per non peggiorare la situazione.
Fino a quel momento, comunque, Liam si era mostrato
poco intenzionato ad affiancarla nel compito che l'aspettava.
Durante la degenza in ospedale era stato sollecito e presente,
ma le aveva riservato le attenzioni che si danno a
un'amica, n pi n meno di Paul. Joelle dubitava che qualcuno
potesse sospettare la verit. Si domandava piuttosto
se Liam l'avrebbe chiamata, ora che era di nuovo a casa, o
se avrebbe ripreso a non telefonarle la sera. Forse era pi
saggio che non lo facesse. Altrimenti si sarebbe ricreata l'intimit
del passato, o un'intimit ancora pi profonda. Non
poteva negarselo: le sarebbe piaciuto ricevere quelle telefonate.
Aveva bisogno di molto pi aiuto di quello che Liam
le offriva. Ma un contatto assiduo li avrebbe spinti in una
direzione che si era gi rivelata pericolosa.
Tu cosa desideri, cara? Sua madre le accarezz i capelli.
Che cosa vorresti succedesse? C'era tanto amore
nei suoi occhi, Joelle fu costretta a distogliere lo sguardo.
Si morse le labbra. Voglio quello che posso avere disse,
con la voce rotta, e cominci a piangere.
 stanca comment il padre. Parlava di lei come se
fosse lontana.
Pap ha ragione, tesoro. Che ne dici di un sonnellino?
Joelle lasci che sua madre l'aiutasse ad alzarsi. Era affaticata.
Le venne in mente Sam, quando rimaneva alzato
troppo a lungo e crollava all'improvviso per la stanchezza.
Dorm per ore. Si svegli al profumo inconfondibile
della zuppa di verdure della madre. L'aroma la raggiunse
a letto, sebbene la porta della camera fosse chiusa.
Si alz con calma. La pancia le faceva male, ma era un
dolore sopportabile. Si mise in ordine i capelli davanti allospecchio sopra il cassettone. Pensava di dire ai genitori
che aveva contattato Carlynn Shire. A loro avrebbe fatto
piacere sentire che la figlia e l'anziana signora erano diventate
amiche, e che presto Carlynn avrebbe iniziato le sedute
con Mara. Se poteva essere di qualche vantaggio.
Infil i sandali e si diresse in cucina.
Che buon profumino, mamma.
Ho pensato che un po' di zuppa ti avrebbe fatto piacere.
Ottima idea convenne Joelle. Il mio stomaco  ancora
un po' sottosopra.
Il padre le and vicino e le mise un braccio intorno alla
vita. Ci ho pensato, Shanti. Buono pi buono pi buono
non pu essere uguale a cattivo.
Cosa vuoi dire?
Tu sei una brava persona le spieg, come lo sono
Liam e Mara. Non  possibile che esca qualcosa di cattivo
da quello che fate.
La ragazza rimase colpita dalla razionalit del padre
- o era pura irrazionalit? - e appoggi la testa sulla sua
spalla. Sei tanto affettuoso, pap. Sono felice che siate qui
con me.
Il padre guard la moglie. Ti ricordi il pino di Shanti
a Big Sur?
Ma certo disse la donna. Non ci pensavo pi. Ellen
guard la figlia. Ti ricordi? Dicevano che dovevi tagliare
una talea per ogni bambino che mettevi al mondo.
Sapeva di cosa parlavano: il pino di Monterey piantato
sopra la placenta. Ma non si ricordava di leggende su talee e
nuovi bambini. Non dovr seppellire anch'io la placenta
sotto l'albero, vero? Cerc di non essere ironica, ma
ebbe il timore di non esserci riuscita. Decise che avrebbe
aspettato a raccontare della guaritrice. Poteva affrontare
l'eccentricit dei suoi poco alla volta.
No, tu non dovrai fare nulla rispose il padre. Andremo
noi l, a tagliare un ramo dell'albero per te.
In realt dovrebbe farlo lei sentenzi la madre.
Siete dei fenomeni rise Joelle. La zuppa  pronta?
Mentre era sdraiata a letto, quella notte, Joelle pens a
Big Sur e alla Comune di Cabrial. Era stato il profumo della
zuppa di verdure, pi che la discussione sul pino, a farle
ritornare in mente quei ricordi. Prov un forte desiderio
di tornare nel luogo dove aveva passato i suoi primi dieci
anni. I problemi legati alla vita sociale erano ancora lontani.
Il suo mondo all'interno della Comune era fatto solo di
amici, boschi e nebbia. Suo padre e la levatrice Felicia avevano
trovato il tempo di scavare un buco e piantare un pino
per propiziarle un futuro felice. Conosceva con precisione
il luogo scelto per l'albero, vicino al capanno adibito
a scuola. Tutti i bambini nati nella Comune conoscevano il
proprio albero e il misticismo che vi stava dietro. Era un bel
rito. Era tornata nella zona molte volte, durante gli ultimi
anni. Non a Cabrial, per. Rusty era disinteressato alla
visita dei luoghi dove lei era cresciuta. Tutte le volte che percorrevano
l'autostrada Uno, verso Big Sur, Joelle superava
la stradina che conduceva alla Comune con un desiderio
segreto.
Ci sarebbe andata, forse, dopo la nascita del bambino.

 Capitolo 26.

San Francisco, 1959.
 il mio braccio destro afferm Lloyd Peterson con la mano
sulla spalla di Lisbeth. Non sono sicuro di riuscire a
farcela senza di lei per tutto questo tempo.
Gabriel era arrivato in studio all'ora di chiusura per
pregare l'amico di concedere a Lisbeth una vacanza. Lei comunque
l'aveva avvertito: era improbabile che riuscisse a
ottenere una settimana intera di permesso, per di pi nel
cuore dell'estate. Era l'unica impiegata presente. Gabriel
per non rinunciava facilmente ai suoi progetti.
Hai bisogno di una pausa le aveva suggerito, riaccompagnandola
a casa dal cinema la sera prima. Lavori
troppo. Avevano appena visto A qualcuno piace caldo e durante
il film Gabriel le aveva sussurrato che la preferiva a
Marilyn Monroe. Quelle parole lusinghiere Lisbeth le aveva
ancora in testa e continuava a ripetersele mentre assisteva
all'amichevole discussione tra il dottor Peterson e il
suo fidanzato.
Gabriel voleva andare a Mendocino, una citt sulla costa,
e Lisbeth desiderava tanto trascorrere un po' di giorni
al mare con lui. Ma si aspettava che Lloyd mettesse ostacoli.
Parliamone davanti a una birra propose Gabriel. Il
dottore acconsent e Lisbeth prefer lasciare che sbrigassero
la questione da soli. Sorrise mentre uscivano. Questa volta
dubitava della vittoria di Gabriel, ma apprezzava i suoi
sforzi. Accese la radio sulla scrivania. Lo faceva sempre quando
aveva lo studio tutto per s. Cambi frequenza. Dalla
stazione preferita di Lloyd, dove il Kingston Trio stava cantando
Tom Dooley, si spost sulla stazione dei neri. Gliel'aveva
fatta conoscere Gabriel. La musica era pi viva e le
metteva la voglia di ballare. Mentre la ascoltava, cominci
a riordinare i documenti consultati durante la giornata.
Gabriel era diventato quasi ossessivo con la richiesta di
portarla in vacanza a Mendocino. Ne parlava spesso, da
quando Alan e Carlynn vi avevano trascorso la luna di miele,
quasi due anni prima. Erano stati rapiti dalla pace e dalla
bellezza della natura e dicevano che era il posto pi adatto
per una piccola fuga romantica. Per lei e Gabriel, per,
sarebbe stato diverso. Lisbeth lo sapeva. Ogni volta che andavano
in un albergo, dovevano prendere due camere separate.
Un giorno si sarebbero sposati, Gabriel glielo aveva
promesso. Ora portava all'anulare sinistro uno splendido
anello con diamante e zaffiro. Ma non avevano ancora fissato
una data. Aveva fiducia nella profondit della relazione
e del loro amore. Ma Gabriel temeva che Lisbeth avrebbe
pagato un prezzo troppo alto se si fossero sposati.
Certo, da parte sua Lisbeth aveva valutato le rinunce
da affrontare. Non aveva pi fatto ritorno a Cypress Point
dal matrimonio della sorella. La grande dimora e la vista
dalla terrazza le mancavano fino a procurarle un vero dolore
fisico. A volte, di notte, avrebbe desiderato essere nella
sua vecchia camera da letto, con le finestre aperte che lasciavano
entrare il fragore delle onde che si infrangevano
sugli scogli. Pensava anche alle conseguenze finanziarie
che il matrimonio con Gabriel avrebbe comportato. Avrebbe
perso una fortuna se la madre l'avesse esclusa dall'eredit.
Ma vivere con Gabriel per lei era determinante e alla
fine nessuna rinuncia la scoraggiava. Avrebbero confidato
soltanto nelle loro forze. Lo faceva la maggior parte delle
coppie, del resto. Non sarebbero mai diventati ricchi, ma
avrebbero potuto vivere meglio di tante persone che conoscevano,
grazie allo stipendio di Gabriel e al suo. Sarebbero
stati soddisfatti cos.
Era totalmente ingiusto, ma non restava che mantenersi
lucidi e prendere atto della realt. Carlynn era la favorita
da bambina e continuava a esserlo da adulta. Per Lisbeth
era un grande sforzo non scaricare contro la sorella il rancore
che provava per la madre. Quando Carlynn tornava
da una visita a casa, lei riusciva a malapena a guardarla negli
occhi. Sapeva che la sorella lottava con Delora per consentirle
di andare a Cypress Point, ma non c'era niente da
fare.
La vista di Delora peggiorava ed era afflitta anche da
altri disturbi, nonostante avesse solo cinquant'anni.
Carlynn avrebbe voluto fare qualcosa per lei, ma ogni volta
tornava sconfitta dalle sue visite. Possedeva la capacit
di guarire persone sconosciute, eppure non riusciva ad alleviare
le sofferenze di sua madre.
Carlynn era turbata anche per un altro motivo: dopo
due anni di matrimonio non era ancora riuscita a rimanere
incinta. La sorella percepiva il suo dolore quando, mese
dopo mese, le annunciava che il ciclo si era ripresentato.
Lisbeth invece non voleva figli, e Gabriel ne era sollevato.
Lui si preoccupava per l'integrazione nella societ dei
bambini met bianchi e met neri, ma le motivazioni di Lisbeth
erano pi complesse. Aveva passato un'infanzia infelice
e un'adolescenza anche pi difficile, e non sopportava
il pensiero di un figlio ferito dalle ingiustizie della vita.
Ricorreva quindi al diaframma per evitare la maternit.
Carlynn le aveva detto che entro uno o due anni sarebbe
stata introdotta sul mercato una pillola contraccettiva. Lei
non aveva manifestato eccessivo entusiasmo, ma solo per
non mancare di delicatezza nei confronti della sorella, che
poteva fare a meno di usarla.
La radio stava trasmettendo Miss Molly di Little Richard
quando Lloyd e Gabriel rientrarono in studio. Lloyd aveva
un'espressione seria, ma Lisbeth lo conosceva abbastanza
bene da intuire che, nascosto da qualche parte, c'era
un sorriso.
Il tuo fidanzato ha sostenuto una dura lotta esord
con ironica solennit.
Lisbeth guard Gabriel. Partiamo?
Questo sabato rispose lui trionfante, per un'intera
settimana. Ho gi prenotato due camere nell'albergo dove
sono stati Carlynn e Alan. Proprio su una roccia a strapiombo
sull'oceano.
Lisbeth fece il giro della scrivania per andare ad abbracciare
i due uomini. Gabriel voleva risarcirla, almeno in
parte, di quello che non poteva avere e Lloyd aveva capito.
Non vedeva l'ora di chiamare Carlynn per darle la notizia.
Mendocino era un piccolo villaggio arroccato sopra un
alto promontorio sul Pacifico, e forse per questo a Lisbeth
ricord subito Cypress Point. Era bellissimo. Mentre si dirigevano
verso il paesino a bordo della decapottabile di Gabriel,
lei si guardava intorno affascinata. Le case erano in
stile vittoriano e californiano e, sotto il sole del pomeriggio,
avevano un aspetto incantevole. In lontananza, alla loro
sinistra, un gruppo di persone contemplava il mare dalla
sommit di uno scoglio. Lisbeth not qualcosa di strano.
Cosa stanno facendo? chiese, e Gabriel segu il suo
sguardo verso il promontorio.
Sono tutti vestiti di nero osserv lui. Forse  un funerale,
o qualcosa di simile. Getteranno le ceneri di qualcuno
in mare.
Lisbeth pens che avesse ragione. Quelle persone non
avevano soltanto vestiti scuri, ma un contegno raccolto e
triste. Spiccavano sulla scogliera. Che posto fantastico
disse, distogliendo a fatica lo sguardo.
L'albergo era delizioso, quasi in cima al promontorio.
Lo circondava un giardino stupendo in piena fioritura. Entrarono
insieme nell'ufficio minuscolo a fianco dell'hotel
per la registrazione. L'impiegata dietro il bancone li accolse
con un grande sorriso, come se le capitasse ogni giorno
di ricevere coppie come la loro. Lisbeth ne fu contenta. Forse
sarebbe stato possibile avere una camera doppia invece
di due singole, ma Gabriel non sarebbe mai stato d'accordo.
Proteggeva l'onore di Lisbeth pi di quanto lo facesse
lei stessa.
Non occorrono chiavi li inform l'impiegata dopo
che ebbero pagato e firmato il registro. Le due camere al
secondo piano sono tutte per voi. Girate a destra in cima
alle scale.
Gabriel ringrazi e lasciarono l'ufficio, poi raccolsero il
bagaglio dalla macchina ed entrarono dall'ingresso principale.
Una volta saliti, girarono a destra. Aprirono la prima
delle due porte.
La camera era piccola e intima, con un letto matrimoniale
di ferro bianco. Guardava sull'oceano. Lisbeth pos
la borsa e apr la finestra. Le tende bianche e leggere fluttuavano
nella stanza. Il vento era mite. Vide il piccolo gruppo
di persone vestite di nero lasciare il promontorio, alcuni
erano abbracciati.
Questa camera deve essere la mia disse Gabriel.
Lisbeth lo guard stupita. Perch non le guardiamo
entrambe prima di decidere? sugger.
Va bene. Andiamo a vedere l'altra. Gabriel ritorn in
corridoio. Lisbeth entr nella seconda stanza. Appeso a un
gancio, sulla porta del bagno, c'era un abito da sposa. Ci
siamo sbagliati disse, e si volt per andarsene in fretta.
Deve essere la camera di qualcun altro.
Gabriel, in piedi dietro di lei, le imped di uscire. Nient'affatto
le sussurr in un orecchio, penso sia proprio la
tua. Lisbeth ebbe un brivido. Adesso lo riconosceva. Quel
vestito era lo stesso che aveva provato due anni prima con
Carlynn. L'accostamento di seta e pizzo era inconfondibile,
raffinatissimo.
Io... io non capisco, Gabe.
Gabriel la avvicin a s e le sorrise. Mi vuoi sposare?
le chiese. Qui, domani indic il panorama fuori della finestra,
sullo scoglio che domina l'oceano?
Lo abbracci con trasporto. Certo che lo voglio disse.
Ma come hai fatto a sapere del vestito?
 importante?
No, ma... sono dimagrita da quando l'ho provato.
Ti andr bene la rassicur. E ho anche trovato un fotografo.
Potrai mostrare a tutti quanto eri bella, appena torneremo
a casa.
La cerimonia era fissata per le undici, in cima allo scoglio.
Alle dieci Lisbeth indoss l'abito e si pettin. Forse i
capelli si sarebbero afflosciati, l'aria dell'oceano era umida
e fredda. Nemmeno quello le importava. Mancava in
camera uno specchio a tutta grandezza, per il vestito le
andava benissimo. La gioia di indossarlo era fatta di sensazioni,
non le interessava vedersi. Carlynn doveva avere
preso parte all'organizzazione della sorpresa, era evidente.
In quale altro modo Gabriel avrebbe potuto trovare l'abito
giusto e della taglia esatta? Mancavano soltanto i fiori.
Le mani si muovevano inquiete, senza sapere dove posarsi.
Gabriel non aveva pensato ai fiori.
Alle undici meno dieci lui buss alla porta. Lisbeth and
ad aprire. Appena Gabriel la vide gli brillarono gli occhi
dietro le lenti. Sei la sposa pi bella che io abbia mai
visto sussurr.
Grazie. Anche tu sei bellissimo. Indossava uno smoking
bianco e si era messo un garofano rosso all'occhiello.
Gabriel le appoggi le mani sulle braccia e la guard
negli occhi. Non volevo dirtelo. Avrei voluto farti un'altra
sorpresa. Per immagino la tua tristezza al pensiero che
Carlynn non sia con te. Ti anticipo che  qui.
Lisbeth spalanc la bocca. Qui? Dove?
Lei e Alan ci aspettano allo scoglio, va bene?
Oh, s grid. Ti ringrazio tanto, Gabe.
E ha i fiori per te aggiunse.
Lisbeth era raggiante. Lasci scivolare la mano sotto il
braccio che lui le offriva. Ci volle qualche minuto per scendere
dalle scale strette dell'albergo senza sgualcirlo n calpestare
lo strascico. Il vestito aveva un taglio perfetto, una
linea aderente che le fasciava il corpo ormai snello.
Si avviarono verso il promontorio. Lisbeth cercava con
lo sguardo tre persone, Carlynn, Alan e il sacerdote, e si avvil
vedendo una folla uguale al giorno prima. Un altro funerale,
pens. Quando per si avvicin al gruppo, cominci
a distinguere i visi. Insieme a Carlynn e Alan, c'erano
Lloyd Peterson con la moglie, la madre e la sorella di Gabriel,
zie, zii e cugini da Oakland, e i loro amici della barca.
Erano tutti in piedi sullo scoglio e sorridevano della sua
espressione stupita.
Gabriel le strinse la mano, appoggiata al suo braccio.
Siamo riusciti a sorprenderti, vero, piccola? le disse.
L'abbiamo progettato per mesi.
Lisbeth si ferm, incapace di proseguire. Cominci a
piangere. Carlynn usc di corsa dal gruppo per abbracciarla
forte, e le mise in mano un bouquet di rose rosse. Il ministro
della chiesa di Oakland, anche lui di colore, and loro
incontro.
Abbiamo pensato che saresti stata d'accordo a scegliere
me come testimone sussurr Carlynn, e si mise al
suo fianco.
Lisbeth era senza parole. Alan era vicino a Gabriel come
testimone dello sposo. Per l'intera durata della cerimonia
visse in un'altra dimensione. Era commossa. Poi ripens
ad alcuni particolari che le permisero di ricostruire
il piano di Gabriel: Lloyd le concedeva di partire, fingendo
di essere contrario; Carlynn circa un mese prima le aveva
chiesto se, al momento, portavano la medesima taglia;
il quattro luglio, alla festa in casa della mamma di Gabriel,
la conversazione in cucina si era interrotta al suo ingresso.
Ascolt appena le parole del sacerdote e riusc per miracolo
a pronunciare s al momento giusto. Gli occhi erano
fissi sul marito, aspettava il momento di abbracciarlo, di
dirgli che non avrebbe mai dimenticato quel regalo meraviglioso.
Festeggiarono nel giardino dell'albergo. Una torta di
tre piani venne servita sotto una grande tenda, che era stata
montata velocemente durante la cerimonia. Poi i due sposi
si ritirarono in un cottage preparato per la loro luna di
miele. I bagagli erano gi stati sistemati.
Gabriel tenne Lisbeth stretta a s quella notte.
Ti dispiace che abbia organizzato tutto da solo? le
chiese. Avevo notato l'angoscia di Carlynn nel periodo
precedente il suo matrimonio. Non volevo che i soliti problemi
familiari ti sovrastassero. Perci ho preferito escluderti
dai preparativi, e mi dispiace...
Lisbeth lo baci per non farlo continuare.  stato fantastico
quello che hai fatto per me, per noi... Non riesco a
pensare a niente di pi bello.
Ed era vero. Non le importava dell'organizzazione del
matrimonio, n della loro luna di miele. Neanche del panorama
dal promontorio, e nemmeno del vestito che aveva
indossato. Le erano indifferenti persino le scelte testamentarie
della madre. In quel momento a Lisbeth stava a
cuore solo l'uomo che era sdraiato accanto a lei.

 Capitolo 27.

Alla ventunesima settimana di gravidanza, Joelle non sarebbe
riuscita a nascondere le sue condizioni nemmeno se
avesse voluto. Quel sabato pomeriggio, seduta nella veranda
dell'appartamento, aspettava che Liam venisse a prenderla
per andare insieme alla casa di cura. Era la prima volta
che si sarebbe presentata in pubblico con abiti premaman.
Indossava dei pantaloni neri con una fascia di tessuto
leggero ed elastico sulla pancia, una camicetta di cotone
rossa senza maniche, e aveva un golfino bianco con i bordi
neri appoggiato sulle spalle. Nel caso la giornata si fosse
fatta pi fredda, come di solito capitava a Monterey. Sua
madre, che l'aveva seguita per tutto il periodo della convalescenza,
l'aveva accompagnata a far spese, il giorno precedente.
Avevano esplorato tutti i negozi pi economici della
contea di Monterey.
Non c' bisogno di spendere molto per dei vestiti che
porterai pochi mesi le aveva consigliato.
Suo padre era rimasto con loro durante la prima settimana,
poi aveva fatto ritorno alla caffetteria che gestiva.
Solo Ellen era rimasta con lei negli ultimi quindici giorni
ed era stato un bel periodo. All'inizio Joelle non se l'era
sentita di uscire, eccetto per le visite mediche, e sua madre
si era occupata di fare la spesa e di cucinare. Avevano
ingannato il tempo con giochi di societ e con le carte.
A volte da sole, altre volte con Tony e Gary. Avevano chiacchierato
molto, in passato non lo avevano fatto spesso. La
madre le aveva confidato di essere ancora innamoratissima del
marito, nonostante gli anni passati insieme e le difficolt
affrontate alla Comune. Un fatto che le avevano tenuto
nascosto. Ellen le aveva raccontato di essersi spaventata
quando si era accorta di essere incinta. E di aver
provato un dolore atroce quando pensava che la bambina
fosse nata morta.
Mi ricordo che avrei voluto gridare le aveva detto,
ma non avevo pi un filo di voce.
joelle credeva di capire, adesso, la terribile esperienza
dei suoi genitori. Era gi molto affezionata a quel figlio che
le cresceva dentro. Se lo immaginava una bolla di sapone
o una farfalla. Non voleva neanche pensare a cosa avrebbe
provato se fosse sorta una complicazione all'ultimo minuto,
dopo aver trascorso i nove mesi precedenti in adorazione
di quel piccolo essere.
Era stata contenta di non dover riprendere subito il lavoro.
Al momento le mancava la disposizione necessaria
per risolvere o alleviare problemi legati alla nascita. Una
volta rientrata in ospedale, qualcun altro si sarebbe addossato
la responsabilit dei casi che di solito erano affidati
a lei. Una donna incinta non poteva dare consigli a chi aveva
appena subito una grave perdita: era una questione di
rispetto.
Il bambino di Joelle cominciava ad assumere sembianze
concrete. L'ultima ecografia aveva mostrato in modo
chiaro braccia, gambe, la bocca aperta e anche un occhio.
Rebecca le aveva chiesto se volesse conoscere il sesso.
S aveva risposto joelle.
Sua madre era con lei, e non finiva di meravigliarsi per
le immagini sullo schermo. La dottoressa aveva indicato le
labbra della vagina, appena percettibili.
Ci sono tre generazioni di donne in questa stanza
aveva osservato Ellen compiaciuta. A Joelle era venuto da
piangere. Senza accorgersene, l'immaginazione era volata
a un neonato vestito con abiti da femminuccia, a una bambina
con le trecce che frequentava l'asilo, poi a una ragazza
che sorrideva nel suo abito pi elegante, e infine a una
sposa felice.
Chi sarebbe stato il padre al fianco della ragazza mentre
camminava lungo la navata della chiesa? Non sarebbe
stato Liam. Soffr a quel pensiero.
Joelle non vedeva l'ora di rivelargli che aspettava una
femmina. Eppure, dopo la conversazione avvenuta al reparto
di cure intensive, lui non aveva pi nominato la gravidanza.
Era arrabbiata, anche se cercava di non farglielo
vedere. Temeva di allontanarlo ancora di pi. Si chiedeva
quali sarebbero state le sue reazioni se gli avesse detto che
presto avrebbero avuto una figlia. La spaventava soprattutto
l'eventuale assenza di reazioni. Tutto sommato, era
meglio non metterlo alla prova.
Liam la chiamava ogni due o tre giorni, ma Joelle aveva
la sensazione che le telefonasse pi per senso del dovere
che per un effettivo desiderio di parlarle. Le conversazioni
erano brevi e superficiali. Era quasi impossibile intuire
i pensieri di Liam e lei non osava indagare. Del resto,
era fin troppo evidente che lui non voleva scavare a fondo
nei loro sentimenti.
Durante il soggiorno di sua madre, Joelle non aveva
sentito la necessit di stare con altre persone. Adesso, invece,
dopo la partenza di Ellen e davanti alla prospettiva
di altre due settimane di convalescenza, temeva di avere
troppo tempo per riflettere.
Erano le dodici e cinquanta. Liam era in ritardo. Avevano
appuntamento per l'una alla casa di cura con Carlynn.
L'avrebbe accompagnata Quinn, le aveva riferito. E poi lui
se ne sarebbe andato a fare una passeggiata, mentre loro
avrebbero passato un'ora con Mara. Liam non si era rifiutato
in modo esplicito di partecipare all'incontro, ma Joelle
sapeva che giudicava l'intero progetto privo di utilit, se
non addirittura ridicolo.
Una settimana prima, Ellen e Joelle avevano incontrato
Carlynn a colazione, in un bar a Pacific Grove. La madre
aveva abbracciato commossa la guaritrice e insieme avevano
cercato di colmare la distanza che le divideva da quel
drammatico giorno al capanno Arcobaleno. A Ellen fece
piacere sentire che Carlynn aveva messo le proprie capacit a
disposizione di Mara. E ancor pi sapere che Liam aveva
acconsentito a essere presente.
Credo lo faccia per non sentirsi in colpa aveva commentato
Joelle, per compensare quello che non mi pu offrire.
Non conta il motivo aveva ribattuto Carlynn, a noi
 sufficiente che venga in quella stanza. Aiuter Mara.
La macchina di Liam svolt all'angolo. Scendendo in
strada, Joelle si accorse che la camicetta le accentuava la
pancia. L'auto si ferm e lei sal.
Ciao si limit a dire, mentre si allacciava la cintura.
Un saluto da amici che si vedono spesso e non hanno bisogno
di tante parole.
Mi dispiace, ho fatto tardi si scus Liam. Diede un'occhiata
nello specchietto retrovisore, poi si immise di nuovo
sulla strada. Aveva proprio un bell'aspetto: occhi chiari,
naso diritto e quella irresistibile fossetta nel mento. Joelle
cerc di guardare altrove. All'improvviso il suo corpo si
era risvegliato e, contro la sua volont, lo desiderava. In
tanti anni quello era stato il periodo pi lungo che aveva
passato senza vederlo. Forse era la prima volta da quando
Liam aveva iniziato a lavorare al Silas Memorial.
Come ti senti? si inform lui, distratto.
Bene rispose lei, soffocando la mescolanza esplosiva
di rabbia e desiderio.
Quando potrai riprendere a guidare?
La settimana prossima, forse. Mi sentirei di farlo anche
adesso, ma ho scelto di riposarmi quattro settimane.
Un compromesso accettabile, visto che i medici me ne avevano
consigliate cinque o sei.
Buona idea. Parlano di cinque o sei per i pazienti normali.
Non per quelli nelle... tue condizioni. Liam sorrise
pronunciando quelle parole. Forse la gravidanza non gli
appariva pi un argomento intoccabile.
Com' andata con tua madre?
Mi  piaciuto molto stare con lei. Davvero molto. Mi
ha comprato mille tipi di vitamine e candele aromatiche, e
mi ha massaggiato i piedi tutte le sere.
Una visita piacevole, allora. Sono contento. La guard
con tenerezza. Sei una futura mamma davvero attraente
comment a sorpresa.
Joelle arross. Grazie. Erano le parole pi affettuose
che le avesse rivolto da tempo. E grazie anche per quello
che stai facendo. So che non lo vorresti.
Di niente. Lo disse con un breve cenno della testa,
come se preferisse non pensarci.
Incontrarono Carlynn nell'atrio della casa di cura. L'anziana
signora sembrava ancora pi fragile. Liam le rivolse
un saluto veloce, ma cordiale. Joelle l'abbracci con delicatezza.
Poi si incamminarono tutti e tre in silenzio lungo
il corridoio.
Mara era seduta a letto. Un'inserviente, che le aveva
appena imboccato il pranzo, le stava pulendo il viso. Sorrise
appena vide Liam, emettendo, come faceva sempre, un
piccolo grido di gioia. Lui si chin per baciarla. Lei sollev
con fatica il braccio destro.
Liam, hai visto? disse Joelle. Tenta di abbracciarti.
La risposta di Liam fren il suo entusiasmo. Lo fa gi
da alcune settimane. disse. Ha ripreso la cura con un fisioterapista
ed  un po' pi sciolta nei movimenti.
Joelle, per, ricordava bene l'ultima volta che aveva visto
Mara con Carlynn. Sembrava che lei volesse massaggiare
con la mano destra il palmo della guaritrice. Forse era
stato quello il giorno in cui l'uso del braccio era migliorato.
Evit comunque di farlo notare a Liam.
Si avvicin all'amica per salutarla. I capelli lucidi di
Mara le sfiorarono le guance. Crescono i tuoi capelli, tesoro.
Non te li taglio da un pezzo, ma ti stanno bene. Forse
dovremmo lasciarli cos. Cosa ne pensi, Liam?
Lui annu, poi si volt verso Carlynn. Allora, che cosa
facciamo adesso? chiese. Nascondeva a stento l'impazienza.
La donna appoggi il bastone e si guard intorno. Potresti
procurare un'altra sedia, per favore? Tu e Joelle vi sedete
tranquilli, mentre io massaggio le mani di Mara.
Liam lasci la stanza senza una parola e ritorn poco
dopo con una sedia dallo schienale rigido. Siediti sulla
poltroncina disse a Joelle.
Carlynn si accomod sul bordo del letto. Si vers sul
palmo la lozione per bambini e prese a massaggiare le mani
di Mara, come aveva fatto la volta precedente.
Joelle e Liam disse senza guardarli, parlate dei ricordi
che vi legano a Mara. Una situazione che ha coinvolto
tutti e tre.
A cosa serve? volle sapere Liam.
Desidero ascoltare quello che avete vissuto insieme.
Un episodio che lei ricorderebbe, se fosse in grado di farlo.
Voglio stimolarle la memoria.
Liam si gratt la nuca annoiato e chiuse gli occhi. Joelle
dubitava che volesse impegnarsi seriamente in quell'esercizio.
Decise che avrebbe cominciato senza il suo aiuto.
Appoggi la testa allo schienale, guard il soffitto e torn
indietro negli anni. Passava in rassegna i tanti momenti felici
che avevano condiviso.
Mi ricordo la festa che Rusty e io abbiamo organizzato
per fare incontrare Mara e Liam, a loro insaputa disse,
e sorrise a Liam, che la guard. Mi ricordo proprio il momento
esatto in cui  scattato un interesse reciproco.
Quando? Liam era curioso.
Eravamo in soggiorno, hai presente? Tu hai cominciato
a suonare alla chitarra quella canzone... come si chiamava?
La canzone di Joan Baez che fa Show me th something,
show...
There but for fortune precis lui.
Proprio quella. Tu cantavi e all'improvviso Mara si 
messa ad accompagnarti con la voce. Eravate perfettamente
intonati. Vi siete guardati, vi legava un filo invisibile. Io
pensai:  fatta. Sapevo che sarebbe accaduto.
C' stato anche un bel contributo da parte tua aggiunse
Liam. Stavi suonando una pentola con un cucchiaio,
vero?
No, io avevo il pettine e la carta rispose lei. Rusty
aveva la pentola e il cucchiaio.
Rusty era una noia comment Liam. Hai fatto bene
a lasciarlo.
 lui che mi ha lasciata, ma non importa.
Ci fu un attimo di silenzio e Joelle osserv Mara. Gli
occhi dell'amica erano rivolti a Carlynn. Fu sorpresa che
non fossero orientati verso Liam: era proprio nel suo campo
visivo. Non sorrideva, ma aveva un viso rilassato, il massaggio
evidentemente la calmava.
Mi  venuta in mente una cosa disse Liam. Parlare
di Rusty me l'ha ricordato.
Dobbiamo proprio parlare di Rusty?
Ti ricordi quando tutti e quattro siamo andati a San
Diego per qualche giorno?
Joelle annu. Verso Natale.
S. Non so con esattezza dove fossimo, in un posto dove
c'erano piccoli canyon e altre strane formazioni rocciose.
Oh, no disse Joelle, e inizi a ridere ripensando a quella
gita in apparenza piacevole che si era trasformata in una
sfacchinata di quattro ore.
Avevi giurato di sapere dove stavamo andando e ti
abbiamo seguita fiduciosi.
Avevo una cartina. Solo che a un certo punto abbiamo
svoltato.
C'erano quelle colline, o forse erano dune... Hai detto:
La nostra macchina  parcheggiata oltre quella collina
e noi ci siamo arrampicati senza battere ciglio. Abbiamo
impiegato mezz'ora e di fronte a noi c'era...
Un'altra collina. Joelle aveva le lacrime agli occhi.
Per vedi? Adesso possiamo riderci sopra.
Non mi sembra di aver riso, allora disse Liam.
Quando alla fine abbiamo visto la macchina, pensavo che
Rusty volesse divorziare.
E ti ricordi quando Mara ti aveva scattato le foto mentre
facevi il bulletto nei canyon e poi si  accorta che il rullino
era sganciato?
Liam rise a sua volta. Che peccato. Mi  dispiaciuto
parecchio. Si pieg e strinse il braccio della moglie. Poi
guard Carlynn con un'espressione che voleva dire Cerca
di fermarmi, ma la guaritrice per tutta risposta gli sorrise.
La spiaggia dove la mettiamo? disse Joelle. La stessa
vacanza. A Coronado, se non sbaglio. Eravamo sdraiati
e un gabbiano  volato...
Liam l'interruppe. Non  tra i miei ricordi preferiti.
Mara non mi ha voluto baciare per una settimana.
Quanto ci siamo divertiti disse Joelle.
E quel caso al pronto soccorso continu Liam, abbiamo
chiamato Mara per un consulto psichiatrico.
Quale?
Una donna incinta che in un incidente d'auto...
Ah s. Joelle ricominci a ridere. Stava per perdere
il braccio e lei continuava a preoccuparsi che si fosse infettato
il piercing all'ombelico.
Mi sembra ancora di sentire Mara. Ti ricordi?  arrivata
in sala medica con una faccia professionale e ha detto:
"Il suo ombelico sta bene,  il braccio che sta per staccarsi".
Liam guard Carlynn, aveva un'espressione seria,
concentrata sul viso di Mara. Doveva esserci disse, mentre
Joelle rideva ancora.
Rimasero in silenzio per qualche minuto. Joelle era grata
a Liam per essere stato al gioco. Dopo un momento gli
chiese a che cosa pensasse.
Lui fece un respiro profondo. Una volta eri da noi, poco
dopo la separazione da Rusty. Ti avevamo invitata a cena
per consolarti e ho ricevuto la telefonata che mio padre
era morto.
Aveva solo cinquantanove anni, e un giorno, al lavoro,
aveva avuto un infarto. Joelle ricordava ancora la disperazione
di Liam.
Si chin e gli sfior la mano. A sorpresa, Liam si gir
per prendere le sue e la guard. Aveva un aspetto abbattuto,
sembrava stanco di quel gioco. Era il momento di smettere.
Carlynn? chiese Joelle. Possiamo fermarci, ora?
La guaritrice fece cenno di s, e si ferm. Mara disse
con dolcezza. L'ammalata sorrise e sollev il braccio destro
verso Liam. Era un gesto inequivocabile, molto significativo.
Il braccio non era inerte, ma fino a quel momento Mara non
sapeva utilizzarlo. Carlynn si alz e Liam prese il
suo posto sul letto.
Vuoi restare? gli chiese Carlynn. Quinn e io possiamo
dare un passaggio a Joelle mentre torniamo a casa.
Liam guard Joelle: Ti dispiace?.
Lei scosse la testa, ancora impressionata dal modo in
cui Mara lo aveva toccato.
La prossima settimana, Liam, mi piacerebbe che portassi
la chitarra lo preg Carlynn.
Non suono pi puntualizz lui senza guardarla.
Joelle me l'ha detto. Ma penso sia importante insist
Carlynn. La musica, pi di ogni altro stimolo, pu raggiungere
tanti punti della mente e del cuore. Portala, per
favore.
Una volta uscite in corridoio, Joelle disse calma: Non
so se lo far.
Spero di s. Pu fare la differenza concluse Carlynn.
Si diressero insieme nell'atrio. Joelle sentiva ancora la
stretta delle dita di Liam sulla sua mano e ricordava il modo
in cui l'aveva guardata. Era stato un breve istante, solopochi secondi, ma non l'aveva sentito tanto vicino da
mesi.

 Capitolo 28.

Carlynn era seduta sul bordo della terrazza e guardava il
mare. Era da molto tempo che non si metteva in quella posizione,
con le gambe penzoloni, sul pavimento di pietra.
Forse da quando era bambina. Il tessuto dei pantaloni lasciava
passare il freddo del pavimento e la sensazione non
era sgradevole. Le faceva capire di essere ancora viva.
Carlynn?
Gir lo sguardo e vide Mary McGowan che si dirigeva
verso di lei. Ciao, Mary.
Mi ha colpito vederti seduta in questo modo disse la
donna avvicinandosi. Va tutto bene? Hai bisogno di aiuto?
No, grazie, sto bene. Siedi qui con me, per un attimo.
Sul pavimento? Mary sembrava stupita.
Dai, vieni... Carlynn mosse la mano per invitarla,
mia sorella e io ci sedevamo sempre cos, quando eravamo
bambine.
Non sono certa di riuscirci sorrise Mary, ma Carlynn
sapeva che ce l'avrebbe fatta. Pi di una volta l'aveva vista
piegata su mani e ginocchia a pulire il pavimento della cucina.
Coraggio la incit, e le tese il braccio. Ti do una mano.
Mary si aggrapp a Carlynn e con cautela si abbass
sull'estremit della terrazza, lasciando ciondolare le gambe
nel vuoto.
Come faremo ad alzarci? rise.
Ce ne preoccuperemo pi tardi rispose Carlynn. Anche
lei ci aveva pensato. Viveva in una casa abitata solo da
persone anziane.
Guarda disse Mary, fissando l'oceano.  meraviglioso.
Mi sento pi vicina all'acqua quaggi.
E agli alberi. Carlynn scrut l'orizzonte bianco. Il cielo
pieno di nuvole e il mare schiumoso si incontravano in
una linea indistinta. Pensavo alle cose senza tempo.
Le cose senza tempo?
Carlynn annu. Questo forse  l'ultimo anno che le
vedr.
Oh, Carlynn. Mary le sfior la spalla con affetto.
Non essere triste. Io non lo sono. Ma  stato doloroso
rendersene conto. Avrei dovuto prestarci pi attenzione,
durante l'estate.
Nessuna delle due parl per qualche istante. Poi Mary
si fece coraggio. Alan  in ansia per te. Pensa che non dovresti
andare alla casa di cura, a visitare quella ragazza con
le lesioni cerebrali.
Invece si sbaglia.
Come sta?
Carlynn sorrise tra s. Vive in uno stato di pace. Non
 lei ad avere bisogno di guarire.
Cosa vuoi dire?
Sono Joelle e Liam che hanno bisogno di cure, anche
se ancora non l'hanno capito.
Chi  Liam? chiese Mary.
Carlynn osserv un pellicano che volava nella porzione
d'oceano incorniciata dai pini.  un ragazzo che ha voluto
escludere la musica dalla sua vita. Ed  anche l'uomo
di cui Joelle  innamorata. Fiss Mary negli occhi. Ed 
il marito di Mara, la donna con le lesioni cerebrali.
Capisco. Mary fece un cenno e Carlynn percep che
aveva compreso. Mary sapeva tutto dell'amore proibito,
dell'amore che deve restare nascosto. E lo sapeva anche lei.

 Capitolo 29.

San Francisco, 1962.
Carlynn entr nella camera d'ospedale. Era illuminata solo
dalla luce bassa di una lampada appoggiata sul comodino.
Il piccolo paziente giaceva sul letto, vicino alla finestra,
e la madre gli era seduta accanto. Carlynn non li conosceva.
Al mattino presto aveva ricevuto una telefonata
dal medico che si occupava del bambino, le aveva chiesto
un consulto. Carlynn aveva la reputazione di ottima pediatra.
Nessuno, eccetto Alan, conosceva a fondo le sue capacit
di guaritrice. Spesso, per, i colleghi la interpellavano
per i casi pi difficili.
Lavorava insieme ad Alan in uno studio di Sutter Street.
Era specializzata in terapie pediatriche. Il marito si occupava
degli adulti, ma condividevano molti pazienti. Alan
di solito le chiedeva di incontrare i suoi. Sperava che l'aiutasse
a individuare la cura pi adatta grazie al suo intuito.
Carlynn si sentiva gratificata e faceva con gioia la sua professione.
Eppure, non era felice. Tutti i giorni, ogni giorno,
curava i bambini degli altri, ma il suo unico desiderio era
avere un figlio suo.
Alan aveva appreso di essere sterile un anno prima.
Non avrebbero mai potuto avere figli. Potevano adottarli,
ma era un passo che nessuno dei due era pronto a compiere,
n desiderava fare. Carlynn forse sarebbe stata capace
di usare il suo dono per restituire la fertilit al marito,
ma aveva abbandonato il proposito. Non voleva sottoporlo a
tentativi illusori. E poi lui non l'aveva chiesto.
La notizia che sarebbero rimasti senza bambini l'aveva
gettata in una lieve forma di depressione. Carlynn per
tentava di dissimularla. Non voleva che Alan si sentisse ancora
pi afflitto di quanto gi fosse. Cos passava le sue
giornate a riversare energie sui pazienti e arrivava esausta
alla sera.
La signora Rozak? Carlynn si rivolse a voce bassa alla
donna.
S, sono io. La madre del piccolo si alz per salutarla.
Sono la dottoressa Shire. Il dottor Zieman mi ha chiesto
di visitare suo figlio.
Non mi aspettavo una donna comment la signora
Rozak. Il suo disappunto era evidente.
Sono spesso una sorpresa sorrise Carlynn.
Non c' un altro dottor Shire, un uomo?
E mio marito. Ma si occupa degli adulti. Sono io la pediatra
di famiglia.
Va bene, allora... La donna osserv il figlio. Aveva
gli occhi aperti, ma non si era mosso, n aveva emesso un
suono da quando Carlynn era entrata nella stanza. Il dottor
Zieman dice che  l'unica persona che lo pu aiutare.
Parl in un sussurro, come se non volesse farsi sentire dal
bambino. Gli occhi piccoli e grigi erano bagnati di lacrime,
il viso arrossato a forza di piangere. Carlynn le si avvicin
per toccarle la mano.
Me lo lasci vedere.
La signora annu, e indietreggi per consentire alla dottoressa
di oltrepassarla.
Carlynn si sedette sull'orlo del letto. Il bambino aveva
sette anni e si chiamava Brian. Era sveglio ma silenzioso.
Lo sguardo vuoto seguiva i movimenti che avvenivano attorno
a lui. Carlynn poteva quasi vedere la febbre che gli
bruciava dentro. Gli tocc la fronte e ritir la mano: la pelle
scottava.
Nessuna cura  servita ad abbassargli la febbre disse
la madre dall'altro lato del letto.
Ciao, pulcino disse Carlynn, mi senti?
Il piccolo fece un cenno impercettibile.
Riesce a sentire intervenne la mamma.
Ti fa male persino a dire di s?
Lui mosse leggermente il capo. Carlynn pens di chiedere
alla signora Rozak di lasciarli soli. Ma poi decise di
farla restare, almeno finch fosse rimasta tranquilla. Normalmente,
preferiva che i membri della famiglia non fossero
presenti. Il suo metodo li insospettiva: notavano la
mancanza di azioni vere e proprie e di solito si domandavano
perch fosse stata consultata. La signora Rozak sembrava
molto ansiosa, ma se Carlynn le avesse permesso di
restare mentre lavorava, forse avrebbe aiutato entrambi.
Qui dietro? Carlynn tocc la nuca di Brian.  qui
che ti fa male?
Il piccolo mormor qualche parola e lei si chin per sentirla.
Dappertutto ripeteva, dappertutto. Carlynn lo
guard con simpatia.
Si alz, sfil la cartella clinica di Brian dal fondo del letto
e la esamin. Il referto parlava di febbre reumatica, meningite.
Ma i sintomi lasciavano supporre anche altre cause
non troppo ovvie. In realt il piccolo paziente aveva
un'infezione di cui non era stata individuata l'origine.
Carlynn non si cur di definire la malattia. Se fosse stato
un male guaribile, sarebbe stato utile conoscerne la causa.
Nei casi di appendicite, ad esempio, la febbre rappresentava
un sintomo utile per individuare il male. Ma era estraneo
al modo di operare di Carlynn ostinarsi a formulare
una diagnosi di fronte a un caso misterioso come quello di
Brian: un bambino con temperature elevate, difficili da controllare,
e dolori diffusi che inducevano a scartare le cause
pi comuni.
Nessuno  riuscito a capire di che cosa si tratta disse
preoccupata la signora Rozak.
Carlynn lesse ancora la cartella clinica, per assicurarsi
che tutte le cure mediche fossero state tentate. Il trattamento
che lei avrebbe applicato al bambino era di natura diversa,
aveva a che fare soprattutto con il sentimento. Carlynn si
sedette di nuovo sul bordo del letto e guard la madre.
Le devo chiedere di stare in silenzio per un po', signora,
d'accordo? Non ci fu risposta.  molto importante.
Aspetti a farmi le domande che desidera. L'avvertir io
quando  il momento. Voglio concentrarmi su Brian il pi
possibile.
La signora Rozak annu e attravers la stanza per andare
a sedersi sul secondo letto, vuoto.
Carlynn si rivolgeva a Brian a voce bassa, tenendogli
la piccola mano tra le sue.
Non far nulla di doloroso. Mi limiter a parlare per
un po', ma non c' bisogno che tu dica niente. Resta tranquillo.
Gli sorrise. Spero di non annoiarti.
Parl del tempo, degli Yankees che avevano vinto il
campionato, del modo in cui i suoi capelli biondi erano illuminati
dalla luce tenue della lampada. Poi parl di Halloween ormai alle porte e di un nuovo film in uscita. Continu
a parlare finch lo sguardo del piccolo si fiss nel suo.
Allora abbass con dolcezza la coperta e il lenzuolo fino alla
vita del bambino.
Adesso ti toccher piano gli disse, non ti far male.
Appoggi una mano sulla cassa toracica bollente, al di
sopra del camice ospedaliero, chinandosi su di lui in modo
da far scivolare l'altra mano sotto la schiena.
Star ferma cos per qualche minuto, Brian. Ora chiudo
gli occhi e anche tu puoi chiuderli, se lo desideri.
Carlynn abbass le palpebre e si concentr. Tutto quanto
aveva di bello dentro di s, i pensieri, le speranze, i sentimenti
d'amore, si riversavano all'interno del piccolo. Sentiva
l'energia scivolare attraverso il corpo, da una mano all'altra.
A volte, le riusciva facile guarire le persone, e in quel
momento le stava capitando.
C' una luce dentro di te, Brian mormor. Le mani
erano sempre appoggiate sul piccolo corpo che scottava.
Non  una luce calda di lampadina.  fredda,  l'acqua di
un lago gelato che riflette il sole sulla superficie. La sento
passare nel tuo corpo, attraverso le mani.
Non c'era bisogno di parlare, non si trattava di ipnosi.
Tuttavia parlare a volte l'aiutava, e con Brian pensava fosse
meglio farlo. Apr gli occhi, quelli del piccolo erano ancora
chiusi. Tra le sue sopracciglia delicate e infantili comparve
una piccola ruga.
Carissimo bambino, pens lei, richiudendo gli occhi.
Poco dopo, ritir lenta le mani dal corpo. Brian si era
addormentato e la ruga era scomparsa. Era un buon segno.
Non sempre avvertiva una sensazione di sicurezza. Per in
quel momento la percepiva in modo chiaro.
Si alz e si premette il dito sulle labbra, per far capire
alla madre di restare in silenzio. Non doveva svegliare il figlio.
Poi si pieg fino a portare l'orologio da polso nel cono
di luce della lampada. Era stata in quella stanza un'ora.
Le erano sembrati quindici minuti.
Mentre usciva fece cenno alla signora Rozak di seguirla.
Che cosa pensa? chiese la madre, non appena ebbero
raggiunto il corridoio. Doveva essere rimasta confusa dai metodi
di cui era stata testimone. Carlynn si disse che forse era
stato un errore permetterle di restare. Non sapeva per quanto
tempo avrebbe ancora dovuto lavorare con il bimbo.
Penso che Brian star meglio.
Ma cos'ha?
Non so darle una risposta precisa ammise Carlynn
in tutta onest, ma credo che guarir tra pochissimo.
Come fa a dirlo? La signora Rozak sembrava sollevata.
Si asciug una lacrima dalla guancia con la mano che
le tremava. Non l'ha nemmeno visitato.
Era vero. Non gli aveva auscultato il cuore n i polmoni,
non gli aveva guardato nelle orecchie o in gola. Forse
avrebbe dovuto usare quell'astuzia. Ma ormai Carlynn
aveva perso l'abitudine di fingere di far qualcosa, se non
era necessario.
Sorrise alla signora Rozak. L'ho esaminato a mio modo.
E sono sicura che guarir. Giocher con i suoi amici nel
giro di una settimana. Forse anche prima.
Non volle rispondere ad altre domande. Non poteva.
Un'enorme stanchezza l'aveva investita, sarebbe caduta a
terra se non fosse andata via subito. Si scus con la madre
di Brian e si diresse alla toilette.
Si lav le mani, poi si butt in faccia dell'acqua fredda.
Doveva riprendersi un po' dell'energia che aveva regalato.
Aveva un assoluto bisogno di riposo. Un paio di volte
si era chiusa in bagno, aveva preso posto sul WC e si era assopita
con la testa appoggiata al muro. Ma quella sera non
poteva permetterselo.
Lasci il bagno, cammin verso la sala infermiere e telefon
al dottor Zieman, che le aveva raccomandato il bambino.
Ho visto Brian Rozak lo avvert. Non sapeva mai quali
parole scegliere in quelle situazioni. Era difficile spiegare
che non aveva fatto una diagnosi, n suggerito una cura
vera e propria. Molti medici la criticavano, lo sapeva.
Non tolleravano che una dottoressa riuscisse a compiere
imprese impossibili per loro e che i suoi risultati fossero
fuori della norma. Ralph Zieman era uno di questi.
Ho passato circa un'ora con lui. Come te, anch'io sono
incapace di definire il quadro clinico, ma lo troverai migliorato
domani mattina.
Il dottor Zieman esit prima di rispondere. Se  vero,
Carlynn, sar meglio che ti prepari ad aprire una scuola.
Sar il primo allievo.
Carlynn rise. Fammi solo sapere se si  ripreso.
Due mesi pi tardi, Carlynn apprese che l'aver permesso
alla madre di Brian Rozak di restare nella camera
del figlio, mentre lo curava, le avrebbe cambiato la vita. Stava
entrando nella casa a schiera dove viveva con Alan quando
il telefono squill. Era Lisbeth.
Perch non me l'hai detto? quasi urlava.
Dirti cosa?
Di Life Magazine, non fare la misteriosa.
Era stata una giornata pesante e Carlynn aggrott la
fronte cercando di capire il significato di quelle parole. Non
so di cosa parli.
Mi prendi in giro?
Carlynn cominciava a irritarsi. Non ci penso proprio.
Gabe e io abbiamo appena ricevuto il nuovo numero
di Life, quello con i missili cubani in copertina. Ci sei anche
tu. Un articolo lungo, importante e dettagliato. Si intitola
La dottoressa dei miracoli, e parla di te, Carlynn.
Lei si sedette, con la bocca aperta. Non ha senso. Non
ne so niente.
Vuoi che te lo legga?
S, per favore.
Lisbeth cominci. La madre di Brian Rozak, una giornalista
di Life Magazine, aveva concluso che la guarigione
miracolosa del figlio da una febbre inspiegabile fosse da attribuire
al metodo particolare della dottoressa Shire. Aveva
svolto indagini e parlato con medici. Alcuni avevano fiducia
nelle capacit della donna, altri le trovavano sospette.
Era riuscita anche a rintracciare diversi pazienti guariti
da Carlynn nel corso degli anni. Nell'articolo lei appariva
per met santa e geniale, per met pazza e ciarlatana.
La baia era zeppa di gente in cerca di speranza e il giorno
seguente lo studio che Carlynn divideva con Alan era
affollatissimo. Il telefono squillava di continuo. A met giornata
furono costretti ad assumere un aiuto temporaneo da
affiancare alla centralinista. Carlynn lavor fino alle dieci,
e il giorno seguente fino a mezzanotte. La terza mattina non
sent suonare la sveglia. Allora cap che non avrebbe potuto
continuare in quel modo. Era impossibile ricevere tutti.
Il lavoro le annientava la mente e il fisico. Per non si sentiva
di mandare indietro le persone. Per lei era gi abbastanza
demoralizzante non poter aiutare tutti i pazienti.
Alcuni ammalati, Brian Rozak ad esempio, erano piuttosto
semplici da guarire. Con altri, invece, Carlynn non sapeva
da che parte cominciare. Si sedeva nella stanza con
loro e le sue capacit l'abbandonavano. Non capiva perch
il suo tocco funzionava con un malato e non con un altro,
n perch a volte parlare era d'aiuto mentre in altre occasioni
si rivelava di ostacolo. Quella mancanza di consapevolezza
la turbava, ora che i malati reclamavano di vederla
sempre pi numerosi. Si sentiva sola. Per loro era l'unica
ancora di salvezza, preziosa e insostituibile. E questo la
sgomentava pi di quanto la onorasse.
Alan sosteneva la moglie e al tempo stesso la invidiava.
Voleva che lei gli insegnasse le sue tecniche di guarigione.
Eppure, n il tempo che lui passava con un paziente,
n la concentrazione con cui gli parlava, o lo fissava negli
occhi, o gli teneva le mani, riuscivano a sortire qualche
effetto.
Carlynn sapeva che era orgoglioso di lei. Orgoglioso
ed entusiasta per la fama inaspettata che conduceva nel loro
studio pi pazienti di quanti potessero riceverne. Alan
tent di proteggerla da un lavoro eccessivo, ad esempio
scartando le visite senza appuntamento. Poi assunse infermiere
che valutassero i casi e selezionassero quelli pi importanti.
Alcuni pazienti venivano respinti da Carlynn al
primo incontro. Capiva subito di non poterli aiutare, mentre
parlava con loro di persona o anche al telefono. Lo sentiva.
Glielo suggerivano una sfumatura della voce, le parole
che usavano. Era una sensazione che non poteva spiegare
nemmeno al marito. Sua madre apparteneva a quella
categoria di persone.
Carlynn andava a farle visita ogni mese, a volte con
Alan, altre da sola. Delora non le aveva pi chiesto notizie
della seconda figlia. Se Carlynn provava a parlarle di
Lisbeth, la madre aggiungeva la sordit ai disturbi della vista
e all'artrite.
Una volta, Carlynn aveva sentito qualcuno chiedere a
Delora quanti figli avesse: una figlia, aveva risposto senza
esitazione.
Carlynn si sentiva spesso colpevole di continuare a frequentare
la madre, ma Lisbeth l'aveva spinta a non smettere.
Qualcuno doveva assicurarsi che Delora stesse bene,
controllandole gli occhi con regolarit. Non importa quanto
sgradevoli siano i genitori, le diceva la sorella, occuparsene
 compito dei figli.
Delora era diventata piuttosto nota nella contea di Monterey.
Non che in passato fosse sconosciuta. Ma adesso inviati
di quotidiani e riviste si recavano di frequente da lei
per intervistarla: la voce sui poteri da guaritrice di Carlynn
si era diffusa rapidamente. Quello che la irritava era di non
costituire la migliore pubblicit delle doti della figlia.
L'artrite la tormentava e ormai era quasi cieca. I tentativi di guarirla
non erano mancati. A ogni visita Carlynn cercava ancora
di trasmettere la sua energia nel corpo della madre, fino
a sentirsi sfinita ed essere costretta a dormire per ore.
Non funzionava. Delora apparteneva alla categoria di persone
che Carlynn avrebbe subito allontanato dallo studio.
Con lei miglioramenti non se ne sarebbero avuti. N alle
ginocchia n alla vista, e neppure al narcisismo. Tantomeno
alla crudelt nei confronti della seconda figlia. La figlia
non desiderata.

 Capitolo 30.

Liam entr nella camera di Mara con la chitarra. Joelle, seduta
sul bordo del letto, gli sorrise e Carlynn gli rivolse uno
sguardo di approvazione dalla poltrona.
Bene disse. Sono orgogliosa di te.
La settimana precedente Liam non aveva esaudito la
richiesta della guaritrice. Gli costava molto riprendere in
mano la chitarra. Non l'aveva pi toccata dal giorno della
nascita di Sam. Doveva cambiare le corde, si era detto, e i
calli sulle dita non erano pi duri come avrebbero dovuto
essere. Aveva trovato una infinit di scuse. Ma la vera ragione
era una sola: quello strumento era collegato in modo
troppo stretto alla sua vita con Mara ed era terrorizzato
al pensiero di come si sarebbe sentito. Non voleva mostrarsi
fragile e vulnerabile. Soprattutto di fronte a Joelle e
Carlynn.
L'intrusione di Carlynn Shire nella sua esistenza lo rendeva
inquieto. Era sempre nervoso in sua presenza. C'erano
stati alcuni cambiamenti in Mara da quando la guaritrice
aveva iniziato a farle visita. Persino lo psicoterapeuta
lo aveva ammesso. Gli occhi dell'ammalata seguivano meglio
di prima il pupazzo imbottito che lo specialista muoveva
nell'aria. E poi rimaneva sveglia pi a lungo durante
il giorno, mentre il braccio destro non solo acquistava forza,
ma sembrava persino che si muovesse con uno scopo.
Questi cambiamenti, per, contribuivano ad angosciarlo.
Il medico aveva respinto ogni sospetto di miracolo.
Non era insolito che, dopo un periodo di progressi irrilevanti
o nulli, un paziente con la lesione cerebrale di Mara
cominciasse a mostrare segnali di miglioramento. In
ogni caso lo aveva avvertito: non doveva alimentare speranze
inutili. Il deterioramento cognitivo sarebbe probabilmente
rimasto inalterato, anche se l'uso della muscolatura
diventava pi fluido.
Suo malgrado, la volta precedente, Liam era stato costretto
a riconoscere che l'incontro con Carlynn aveva avuto
risvolti piuttosto divertenti. Invece della chitarra, aveva
portato con s un paio di nastri con le registrazioni dei loro
concerti. Lui e Joelle avevano ascoltato musica mentre
Carlynn massaggiava le mani di Mara. E le canzoni avevano
riportato alla memoria momenti sereni, intensi, allegri.
Entrambi per si erano trattenuti dal ridere. Farlo di
fronte a Mara li metteva in imbarazzo.
Joelle era tornata al lavoro con una settimana di anticipo
rispetto alle raccomandazioni del medico. Stava bene.
La sua piccola statura, i capelli lunghi e i vestiti che indossava
attiravano l'attenzione sulla pancia grande e rotonda,
e la facevano apparire ancora pi graziosa. Liam
era l'unica persona a considerarla anche molto seducente.
Aveva sempre trovato qualcosa di provocante nel corpo
minuto e proporzionato di Joelle, nel modo in cui i capelli
neri le cadevano sulle spalle. Non riusciva a dimenticare
l'emozione che aveva provato accarezzandoli, sentendoli
muovere sulla pelle nuda. Quel ricordo lo assaliva nei
momenti pi inaspettati e inopportuni. Per esempio quando
lavorava con i familiari di un malato di cancro, o nel
bel mezzo di una riunione. In quelle occasioni si rimproverava
per la scarsa capacit di controllo.
I colleghi dell'ospedale avanzavano congetture su come
Joelle fosse rimasta incinta. Liam aveva chiacchierato con loro,
fingendo di non sapere. E loro avevano pensato che fosse
informato, ma non volesse rivelare il segreto. Nessuno dubitava
che fosse coinvolto in prima persona. Il pettegolezzo
pi ricorrente riguardava l'inseminazione artificiale: il donatore
sarebbe stato uno dei vicini gay. Liam non faceva niente
per dissuadere i colleghi, ma la sua grande preoccupazione era
che il bambino assomigliasse a Sam. Non riusciva
a immaginare che rapporti avrebbe avuto con quel figlio.
Aveva riferito a Sheila che Joelle era incinta. Non voleva
che venisse a saperlo da altri, n da lei, se l'avesse incontrata
per caso. Finse di ignorare i particolari della vicenda,
perch aveva notato che la suocera lo guardava con
sospetto.
Liam sent gli occhi di Mara puntati su di lui, mentre
apriva la custodia ed estraeva la chitarra. Forse l'avrebbe
scossa vedere lo strumento che un tempo suonava cos bene,
anche meglio di lui. Adesso non era nemmeno in grado
di tenerla in mano. Se ne stava l, sorridente come al solito,
senza un'ombra di tristezza o di preoccupazione. Non
mostrava altro sentimento, eccetto quell'ingenua felicit diventata
ormai parte di lei.
Bene, cominciamo disse Carlynn alzandosi dalla poltrona.
Pensi di poter suonare l? Indic la sedia con lo
schienale diritto. Liam si mise sull'attenti. S, signora rispose
ironico, e Joelle lo rimprover con lo sguardo.
Vuoi cantare con me, Jo? le chiese.
Meglio di no.
Joelle and a sedersi sulla poltrona, mentre Carlynn si
sistem sul bordo del letto e diede inizio al trattamento.
Liam attacc con There but f or fortune, poi continu con
altre canzoni, una dopo l'altra, senza fermarsi. Era come se
all'improvviso fosse tornato indietro. Non si preoccupava
pi di quale musica stesse suonando per Mara. Era in un
mondo suo, un posto dove stava bene.
Cant uno dei suoi pezzi preferiti, un motivo dal ritmo
trascinante.
Senti... disse Joelle a met canzone, con le mani sulla
pancia. Lei si  messa a ballare. Liam si arrest di colpo.
Hai detto lei? domand, e Joelle fece cenno di s.
Non aveva pensato al figlio come a una bambina. In
realt nemmeno come a un maschio. Fino a quel momento
non gli aveva attribuito un'identit particolare. Ma adesso,
mentre cantava, non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine
di una bambina bionda e riccia.
Suona la canzone che tu e Mara avevate scritto per
me lo preg Joelle.
Solo se canti con me.
Sei impazzito?
Liam la incit, anche se sapeva che Joelle era stonata
come una campana.  solo una canzoncina. Non devi essere
brava davvero.
Joelle si sistem meglio sulla poltrona, raddrizz la
schiena e si prepar a cantare. Liam la osserv divertito.
In ogni caso, sei seduta bene la prese in giro, forse
era la posizione il motivo per cui stonavi.
Lei gli lanci un'occhiataccia. Se dici ancora una parola,
non canto. Ti avverto.
Hai ragione, scusa. Liam suon i primi accordi, quindi
cominci a cantare, e Joelle si un. Un disastro. Era anche
peggio di come lui se la ricordava. Gli fu difficile mantenersi
serio. Mentre suonava, guard per un attimo
Carlynn. Era concentrata a massaggiare le mani di Mara,
ma sembrava che anche lei si sforzasse di non ridere. Terminarono
in qualche modo la canzone. Joelle era soddisfatta
di s.
Il silenzio riemp la stanza. Carlynn parl per prima.
Mara, tesoro disse, sempre prestando la massima attenzione
al massaggio che praticava, non dovrai mai e poi
mai preoccuparti che Joelle prenda il tuo posto.

 Capitolo 31.

San Francisco, 1964.
La nuova barca di Gabriel era uno stupendo due alberi di
quattordici metri, interamente messo a nuovo. Lisbeth era
eccitatissima quando salparono dal molo di China Basin,
con a bordo Carlynn e Alan. Percepiva il nervosismo della
sorella, mentre si allontanavano dal porto, diretti al largo
della baia di San Francisco, e la guard con affetto. Lei e
Gabriel tenevano molto a inaugurare la barca con i cognati
e Carlynn, per accontentarli, si era lasciata convincere. Il
vento non era intenso, per fortuna, e il sole brillava. L'aria
era stranamente calda per una mattinata d'agosto.
Carlynn si sforzava di apparire tranquilla, ma era pallida.
Pallida e bellissima, pens Lisbeth. I tratti erano molto
simili a quelli che lei ormai ammirava ogni volta allo
specchio, ancora incredula. Adesso avevano lo stesso peso,
cinquanta chili scarsi. Andavano anche dal medesimo
parrucchiere e si facevano fare lo stesso taglio, per puro divertimento.
Lisbeth aveva alcune smagliature sull'addome,
sul petto e sulle cosce, per via del forte calo di peso nel
corso degli anni. Ma, a parte queste piccole differenze, si
assomigliavano come gocce d'acqua.
Lisbeth, per, era preoccupata per Carlynn. Non era
pi la stessa da quando aveva saputo che lei e Alan non potevano
avere bambini. Era come se si lasciasse scorrere la
vita addosso. Lavorava molto, si stancava e non si distraeva
mai. I rari sorrisi erano forzati. Anche Alan era preoccupato
e sperava che Lisbeth riuscisse a convincerla ad andare
da uno psichiatra. Temeva che la tensione per le guarigioni,
insieme alla tristezza per la mancata maternit, le
provocassero un esaurimento. La risposta di Carlynn era
stata sconfortante: non aveva tempo di aggiungere un altro
impegno all'agenda gi traboccante di appuntamenti.
Non posso obbligarla aveva ammesso Alan alla cognata.
Posso solo rimanerle vicino. Sembrava molto triste,
mentre glielo diceva, e Lisbeth l'aveva abbracciato per
consolarlo. Condivideva i suoi pensieri.
Gabe sal con cautela sul bompresso per allentare il fiocco.
Lisbeth rise vedendo la sorella che si nascondeva la testa
tra le braccia. Non voleva guardare il cognato pericolosamente
in bilico sulla barca.
Isso la vela maestra se ti occupi del fiocco disse Gabriel
a Lisbeth tornando sul ponte.
Lei alz il fiocco e quando il marito termin di orientare
le vele, e spense il motore, si mossero velocemente sull'acqua.
Per un po' navigheremo sottovento, Carlynn. Poi gireremo
sopra vento. Vedrai, sar un viaggio piacevole e dolce.
Tutto bene? Pronta?
Non sar mai pronta comment Carlynn. Poi, rivolta
alla sorella: Stavamo navigando sottovento quando
sono caduta in acqua, vero Lizzie?.
S, ma questa volta non capiter cerc di rassicurarla
la sorella. Gabriel scese per poco sottocoperta. Gira il timone
e porta la barca sottovento grid, e Lisbeth rilasci
il fiocco a destra. Le vele orzarono con forza sopra le loro
teste, quindi il vento cominci a gonfiarle. La barca vir di
bordo e prese la direzione del Bay Bridge.
Lisbeth si sentiva felice, sicura di s, e desiderava che
anche Carlynn potesse divertirsi. Invece lei si avvinghi ad
Alan con il viso contratto dalla paura, nonostante Gabriel
facesse del suo meglio per evitare alla barca di inclinarsi
troppo.
Guarda il Golden Gate. Alan indic la struttura arancione,
non appena fu visibile in lontananza. Il cielo era limpido, ma
il ponte era avvolto in un denso banco di nebbia
che si muoveva avanti e indietro tra i cavi. Nascondeva persino
le cime delle torri.
Carly e io siamo state alla cerimonia d'inaugurazione
disse Lisbeth, per coinvolgere la sorella nella conversazione.
Carlynn la guard e sorrise a denti stretti.
Finalmente Gabe pot invertire la rotta. La navigazione
si fece calma all'istante.
Grazie al cielo disse Carlynn con un profondo sospiro.
Puoi rilassarti ora le disse Gabriel.
L'aria era molto pi calda rispetto a quando navigavano
sottovento. Lisbeth persuase la sorella a togliersi la cerata
e a sdraiarsi al sole con lei, mentre gli uomini parlavano
di sport.
Dalla sua posizione sul ponte riusciva a vedere Gabriel.
Indossava una maglietta a maniche corte, i muscoli delle
braccia scure erano agili e forti. Desider essere sola con
lui. Avrebbero potuto ancorare la barca e fare l'amore in
una delle cuccette sottocoperta. Con l'et Gabe diventava
ancora pi attraente. A volte la preoccupava il pensiero che
avesse undici anni pi di lei. Non poteva sopportare l'idea
di perderlo. Fortunatamente, aveva smesso di fumare un
anno dopo il matrimonio.
Veleggiarono per una mezz'oretta, poi Lisbeth scese in
cambusa a prendere la cesta da picnic. Carlynn sembrava
pi rilassata, il sorriso adesso era autentico e spontaneo.
Mangiarono i tramezzini al formaggio e brindarono alla
nuova barca con lo champagne.
Mi piacerebbe molto che lasciassi Lloyd e venissi a lavorare
per Carlynn e per me confid Alan a Lisbeth mentre
mangiavano. Non era la prima volta che glielo proponeva,
ma in quel momento sembrava davvero determinato.
L'organizzazione ci sta sfuggendo di mano.
Qualche volta Lisbeth aveva considerato la possibilit
di lavorare con la sorella e il cognato. Ma era impiegata nellostudio di Lloyd Peterson da oltre dieci anni e il suo senso
di lealt verso di lui era forte. Lloyd aveva trovato un
paio di soci e Lisbeth aveva apprezzato molto l'opportunit
di imparare nuove tecniche e trasmetterle alle ragazze
di cui era responsabile. Allo stesso tempo sapeva che allostudio Shire la gestione era diventata difficile. Avevano
davvero bisogno di una persona d'esperienza, che si occupasse
della parte organizzativa.
L'articolo pubblicato su Life due anni prima era stato
seguito da numerosi altri e la reputazione di Carlynn era
cresciuta pi rapida di quanto avrebbero potuto immaginare.
Per vederla, arrivava gente anche da paesi lontani:
Europa, Africa e Giappone. Fra i suoi pazienti c'erano anche
personaggi famosi: un paio di stelle del cinema, un giocatore
di baseball e un uomo politico del Medio Oriente.
Vorrei continu Alan, mentre vuotava il secondo bicchiere
di champagne, che Carlynn insegnasse ad altre persone
i suoi metodi di cura. C' una sola Carlynn, e non 
sufficiente.
Non sopporto di rimandare indietro i pazienti, se so
che posso aiutarli conferm Carlynn. E non c' nessun
altro a cui li posso indirizzare.
Pensi che le tue tecniche si possano imparare? domand
Gabriel.
Non lo so rispose sincera, non lo capisco adesso come
non lo capivo a sedici anni.
Ha cercato di insegnarmi s'intromise Alan, con un
sorriso di rimprovero verso se stesso che Lisbeth trov irresistibile.
Ma sono un terreno poco fertile, a quanto sembra.
Credo che le mie... tecniche, non trovo una definizione
migliore, possano essere apprese dagli altri disse
Carlynn, nonostante l'esperienza di Alan. Guard il marito
con dolcezza. Se riuscissi a capire i meccanismi con
cui le mie capacit si manifestano, se qualcuno fosse in grado
di confermare la validit di quanto riesco a fare... insomma,
se fornissimo una spiegazione scientifica, allora
potrei mettermi a insegnare il mio metodo ad altre persone.
I miei allievi lo farebbero a loro volta e cos via, e alla
fine ci sarebbe molta gente capace di guarire. Questo per
richiederebbe anni di ricerca e invece non abbiamo nemmeno
il tempo per respirare.
Perch non fondate un istituto e concentrate le forze
sulla ricerca? propose Gabriel. Tagli un pezzo di formaggio
e lo porse a Lisbeth su un boccone di pane.
Carlynn e Alan si scambiarono un'occhiata. In realt
ne abbiamo gi parlato rispose Alan. Per  solo un sogno.
Non possiamo permetterci di perdere la clientela. E
poi occorrerebbe molto denaro per sostenere un progetto
simile e farlo funzionare.
Be' aggiunse Gabriel, pratico, potreste continuare a
curare i pazienti nella nuova struttura e allo stesso tempo
fare ricerca. Naturalmente, dovreste trovare i fondi necessari,
in modo da non essere obbligati a visitare troppi pazienti
al giorno.
Sarebbe bellissimo disse Carlynn, guardando in alto.
Quanto mi piacerebbe. Lisbeth non ricordava l'ultima
volta che aveva sentito tanto entusiasmo nella voce della
sorella.
Potrei darvi una mano a trovare le sovvenzioni prosegu
Gabriel. Ho scritto molte richieste di questo tipo per
l'ospedale, potrei farlo a occhi chiusi.
A chi ti rivolgeresti? domand Lisbeth al marito. Un
conto era trovare sostenitori per la ricerca tradizionale e un
altro conto era raccogliere i soldi per un progetto considerato
una truffa dalla maggior parte delle persone.
All'inizio occorrer investire denaro per avviare l'attivit
afferm Gabriel. Ma quando l'istituto comincer a
funzionare, e si vedranno i primi risultati, diventer meno
difficile trovare finanziamenti. Si vers un po' di champagne.
Non  un'impresa impossibile. E io amo le sfide.
Stai parlando sul serio, Gabriel? chiese Carlynn.
Certo.
Sarebbe grandioso. Alan si alz in piedi, ammirato
ed eccitato all'idea. Carlynn e la sua reputazione sarebbero
il nostro punto di forza. Potrei impostare e dirigere la
ricerca. Tu saresti il nostro amministratore, Gabe, e Lisbeth
organizzerebbe l'intera struttura.
Che nome sceglieresti? chiese Lisbeth.
Istituto di San Francisco per la ricerca sulla guarigione
rispose Alan. Non era la prima volta che ci pensava.
Bisogna citare Carlynn sugger Lisbeth, la gente deve
sapere che c' dietro lei.
Centro di guarigione Carlynn Shire propose Alan.
No intervenne Gabriel, lascia perdere la parola guarigione.
La gente  prevenuta. Chiamalo solo Centro medico
Carlynn Shire.
Vivete nel mondo dei sogni. Carlynn era titubante.
Mi fate soffrire.
Ogni grande obiettivo per cui vale la pena di lottare
comincia con un sogno, Carly disse Alan, e le pass la bottiglia
di champagne.
Carlynn si sentiva rinata. Il giorno dopo essere sopravvissuta
al giro in barca con la sorella e il cognato, chiacchierava
senza sosta con il marito viaggiando verso Monterey.
Voglio assolutamente realizzarlo. Il centro di ricerca,
o l'istituto, o come diavolo lo chiameremo. Avevano passato
tutta la notte e la mattina successiva a discutere e a fare
progetti.
Pensi che ci riusciremo? Significherebbe essere in perdita,
almeno all'inizio. Ma  importante, Alan. Dobbiamo
trovare una soluzione.
Il marito stacc una mano dal volante per accarezzarla.
Non m'interessa il denaro. N se sar impossibile vivere
in una stupenda casa sul Pacifico o no. Desidero due
cose nella vita: farti felice e mettere a frutto il tuo dono. Un
centro di ricerca sembra il miglior modo per realizzarle entrambe.
E Gabe ci ha fatto capire che potrebbe funzionare.
Ma non possiamo chiedergli di scriverci le richieste di
sovvenzioni gratis. Dobbiamo dargli un compenso.
 ovvio, lo pagheremo concord Alan. Abbiamo bisogno
che lavori a tempo pieno. Deve gestire gli aspetti finanziari,
oltre che la raccolta dei fondi.
Gli parlerai davvero? Carlynn non riusciva a contenere
l'entusiasmo.
Puoi scommetterci. Gli chieder di prepararci un piano
finanziario e di stabilire il budget, attribuendosi uno stipendio
adeguato. Poi strapperemo Lisbeth a Lloyd Peterson.
Sarebbe straordinario. Carlynn sollev le braccia.
Lavorare tutti insieme. Mi piacerebbe tantissimo. Appoggi
la testa allo schienale dell'auto. Ma come facciamo
ad avviare il progetto? Gabriel ha detto che occorre denaro
da investire. Dove lo troviamo?
Alan disse calmo: Mi sorprende che tu non abbia gi
trovato la risposta. Aveva pensato anche a quel particolare.
Potrebbe intervenire la signora alla quale stiamo andando
a far visita.
La mamma? fece Carlynn sorpresa.
Alan annu. Che ne pensi?
Carlynn guard fuori del finestrino mentre oltrepassavano
l'uscita per Santa Cruz. Delora Kling era ricca. Era nata
in una famiglia facoltosa e aveva ereditato dal marito denaro
in misura anche maggiore. Faceva molta beneficenza.
E finanziare il loro progetto sarebbe stato pi che fare beneficenza:
avrebbe significato rendere famoso il dono di
Carlynn.
Non avevo pensato a lei, ma potrebbe accettare.
Alla villa lavorava una nuova domestica, una nera grossa
e un po' sfrontata. Si chiamava Angela, si occupava di
Delora, che ormai non era pi autonoma, e la aiutava a camminare.
Carlynn era curiosa di sapere se sua madre aveva
notato il colore della pelle.
Mentre pranzavano all'aperto, Delora raccont alla figlia
quanto fosse contenta di avere un aiuto cos valido in
casa. Una persona che trovava la spazzola dei capelli, se lei
l'aveva lasciata fuori posto, o la guidava a una sedia in terrazzo,
impedendole di precipitare di sotto.
Anche se  negra disse Delora, infilzando con la forchetta
le foglie d'insalata che aveva nel piatto,  un aiuto
meraviglioso. Non so come potrei fare senza Angela.
Queste parole diedero coraggio a Carlynn. Forse i suoi
sentimenti nei confronti della cameriera potevano cambiare
anche l'atteggiamento verso Lisbeth e Gabriel. Guard
il marito.
Mamma, Alan e io vorremmo parlarti di un progetto.
Di che si tratta? Delora sollev la forchetta vuota verso
la bocca. Aveva mancato l'insalata. Carlynn rimase colpita
alla vista del suo declino.
Qui, mamma. Alan guid la mano della suocera. Ecco
l'insalata.
Grazie, caro disse la donna. Ma ditemi del progetto...
Bene. Carlynn inarc la schiena. Comincio io. Sai
che la diffidenza della gente riguardo alle mie capacit di
guaritrice mi ha sempre fatto soffrire. E mi fa soffrire anche
di pi ignorare come riesco ad aiutare le persone.
La cosa non mi ha mai turbato afferm Delora e sorrise
con orgoglio. Tu sei speciale e alcuni sono troppo limitati
per capirlo.
Grazie rispose Carlynn. Ma Alan e io abbiamo avuto
un'idea molto interessante. Almeno, mi sembra. Vorremmo
dar vita a un centro di ricerca. Un istituto dove approfondire
il fenomeno delle guarigioni. Potremmo continuare
a visitare i pazienti, ma nello stesso tempo ci dedicheremmo
ai nostri studi.
Desideriamo capire se  possibile spiegare in modo
scientifico i metodi di Carlynn intervenne Alan, e trasmetterli
ad altri medici.
Ha un dono, non un'abilit lo corresse Delora, ma
con un sorriso pensoso. Comunque  una buona idea. Spiegatemela
meglio.
Alan descrisse il progetto nei dettagli e Carlynn si stup
di quanto il marito avesse riflettuto sulla questione. Si
considerava molto fortunata ad avere un marito con cui dividere
i sogni.
Avete bisogno di soldi per iniziare, vero? Delora continuava
a sorridere.
S, mamma ammise Carlynn, e ci domandavamo se
potessi prestarci il denaro necessario.
Potremmo studiare il modo di farti investire i soldi, in
modo che tu abbia un ritorno economico propose Alan.
Non siamo certi di quanto occorra aggiunse Carlynn.
L'idea  solo agli inizi, ma abbiamo pensato di parlartene
subito per capire se fossi interessata.
Molto interessata conferm Delora. Guardava verso
l'oceano. Carlynn immaginava il mondo davanti agli occhi
della madre: poco pi di una macchia indistinta. Suppongo
ti occuperesti anche dei motivi che ti impediscono di guarirmi.
.. Cerc la mano della figlia sul tavolo, Carlynn gliela
mise rapida sotto le dita. La ragione per cui in certe condizioni
ottieni buoni risultati, e non in altre.
S rispose Carlynn. Si tratta di tutto questo. Non 
interessante?
Molto afferm Delora. Ci saranno altri medici a lavorare
con voi?
Non da subito disse Alan. Guard la moglie. Era visibilmente
preoccupata. Inizieremo in quattro. Carlynn e
io ci occuperemo della parte clinica e del progetto di ricerca,
Lisbeth gestir il Centro e suo marito, Gabriel, che ha
parecchia esperienza nel settore, si occuper della parte finanziaria.
Carlynn fissava il marito. Aspettavano la risposta di
Delora.
Il sorriso della donna era scomparso, e ci fu una pausa
prima che riprendesse a parlare.
Vi dar tutto il denaro di cui avrete bisogno per avviare
il centro, ma a una condizione: tua sorella e il marito
saranno esclusi.
Carlynn scosse la testa, amareggiata.
Mamma implor Alan, Lisbeth e Gabriel hanno entrambi
doti eccellenti, e ci servono. Sono le persone giuste
per questo progetto e sono entusiasti quanto noi.
In realt, l'idea  stata di Gabriel aggiunse Carlynn.
Bene, buon per lui disse Delora, scrivetegli due righe
per ringraziarlo. Allontan la sedia dal tavolo per alzarsi,
ma Carlynn le afferr la mano.
Mamma, ti privi di due persone davvero speciali. Lisbeth 
tua figlia e, nonostante tutto, ti vuole ancora bene.
Mi incoraggia sempre a venirti a trovare. E le piace
tanto Cypress Point, sai quanto  affezionata alla nostra
casa. L'hai ferita molto...
Ti aiuter a fondare il centro di ricerca la interruppe
Delora, solo se rispetterai le mie condizioni.
Non posso sussurr Carlynn. Era difficile combattere
contro sua madre.
Allora conosci la risposta concluse Delora.
Non si parl pi del progetto per il resto del pomeriggio.
Carlynn e Alan aiutarono Delora a sistemare i libri nella
biblioteca. Erano fuori posto, aveva detto, e voleva fossero
disposti in ordine alfabetico, per poterli trovare con facilit.
Carlynn non comment, ma non capiva come sua madre
potesse leggere, n in che modo si accorgesse se i volumi
erano in disordine.
Quando furono di nuovo in macchina, sul Seventeen
Mile Drive, Carlynn disse risoluta: Dobbiamo riuscire a
coinvolgere Gabriel e Lisbeth, a tutti i costi.
Alan evit di guardarla. Lo voglio anch'io rispose
Ma penso che tua madre dicesse sul serio. Non ci dar soldi
se li prendiamo con noi, l'hai sentita.
Allora cercheremo il denaro da qualche altra parte. Sono
stanca di farle decidere della mia vita. Mia sorella e mio
cognato collaboreranno con noi al centro.
Hai ragione si arrese Alan. Gabe sapr come recuperare
i fondi.
Carlynn gli sorrise. Sai come mi sento?
Come?
Mi sento come chi sta creando qualcosa. A mio modo,
alla fine partorisco anch'io.
Alan pigi il piede sul freno e ferm l'auto sulla corsia
d'emergenza.
Cosa stai facendo?
Lui spense il motore, poi l'abbracci. Sono molto felice
di sentirtelo dire, Carlynn. La strinse forte, e ancora pi
forte, finch un autista li svegli dall'idillio con un colpo
di clacson.
Ci vollero due anni prima di avviare il progetto. Il Centro
medico Carlynn Shire venne inaugurato nell'estate del
1966. I figli dei fiori vagavano per le strade di San Francisco,
protestando a favore del Vietnam. E Gabriel cominciava
a definire s e chi aveva la pelle del suo colore come
nero, senza quella g dispregiativa che lo accompagnava
dalla nascita.
Carlynn e Alan avevano preso in affitto l'intero primo
piano di Sutter Street e avevano trasformato il nuovo spazio
in uno studio con salette mediche, sale riunioni e uffici.
Tutto ci grazie ai fondi che il cognato aveva ottenuto.
Lisbeth si occupava dell'organizzazione e svolgeva
mansioni di segreteria. La sua speranza era di poter assumere
qualcuno che la aiutasse nei compiti pi banali, quando
il Centro si fosse ingrandito. Per il momento lavorava
senza risparmiarsi, soddisfatta di quello che faceva. Il denaro
rappresentava sempre un problema e nel poco tempo
libero Gabriel non si stancava di inviare richieste di sovvenzioni.
Il Centro non disponeva ancora di fondi che permettessero
di assumerlo stabilmente, cos continuava a lavorare
all'ospedale. Ma nemmeno lui si lamentava.
C'erano problemi maggiori. Dovevano gestire il gran numero
di pazienti che arrivavano da tutto il Paese e organizzare
i volontari che prendevano parte alla ricerca. Alan aveva
il compito di selezionare e decidere quali malati erano da
destinare a Carlynn. Ma l'attivit medica costituiva solo una
parte del lavoro. La mattina trovavano gruppi di persone ad
aspettarli sui gradini del palazzo, nonostante l'attenta selezione
e le spiegazioni che Lisbeth ripeteva con pazienza a
tutti coloro che telefonavano. Li invitava a rivolgersi prima
al dottor Alan Shire, ma spesso non volevano sentire ragioni.
Carlynn era incapace di mandarli via, per questo Alan le
sugger di entrare dalla porta posteriore.
Carlynn poteva visitare pochi pazienti alla settimana.
Molto del suo tempo se ne andava nelle interviste che Lisbeth
fissava con i giornalisti, oppure nei colloqui con possibili
finanziatori. I contatti erano importantissimi. Alan
passava la maggior parte delle giornate immerso nella lettura
di libri e riviste, per mettere a punto i progetti di ricerca.
L'umore di Carlynn era decisamente migliorato da
quando tutti e quattro avevano unito le forze per dare vita
al Centro. La sua esistenza aveva acquistato un significato
e uno scopo. Non avrebbe mai potuto avere bambini,
ma aveva creato qualcosa di altrettanto bello e gratificante.
Il lavoro al Centro le avrebbe regalato la felicit piena
che ancora non aveva provato. Almeno lo sperava.

 Capitolo 32.

Sam dormiva. Liam, seduto sul divano del soggiorno, suonava
la chitarra. Aveva classificato tutti i vecchi spartiti,
che dopo la malattia di Mara erano rimasti impilati nel ripostiglio.
Ne aveva persino acquistato un paio e aveva sostituito
le corde. Non smetteva di suonare e di pensare alla
chitarra. Tutto il giorno. Durante l'orario di lavoro abbozzava
testi e accordi per nuove canzoni. Aveva sostituito
Internet con la musica, alla sera. Prima navigava per
cercare un miracolo per la moglie e si sentiva un po' in
colpa, adesso. Tuttavia, lo consolava il pensiero che
Carlynn Shire aiutasse Mara. Aveva opposto molte resistenze,
ma si era presto reso conto che non poteva desiderare
di meglio.
Aveva portato la chitarra in due sedute con la guaritrice
alla casa di cura, e l'ultima volta Carlynn aveva fatto
sedere Mara sulla sedia a rotelle, senza smettere di massaggiarle
le mani. Si erano disposti in cerchio tutti e quattro
e avevano cantato insieme. Gli era parso strano cantare
con Mara sdraiata a letto, ma in quel modo lo era ancora
di pi. La moglie gli fissava le dita. Cosa pensava?
Si ricordava che lei stessa sapeva suonare la chitarra? Le
mancava la musica? E lui? Se potessi parlare, Mara, cosa diresti
di me?
Se qualcuno avesse osservato lui e Joelle avrebbe pensato
che si trattava di due vecchi cari amici. Ma Liam sapeva
che non era pi cos. La sicurezza che mostrava in
quella stanza svaniva appena rimaneva solo con Joelle, o
le parlava al telefono. Per paura, riprendeva a essere freddo
e superficiale, scambiava conversazioni formali come
aveva fatto negli ultimi mesi. Stai bene? Come hai passato la
giornata? Tutto tranquillo?
La pancia di Joelle cresceva, ma di rado lui accennava
alla gravidanza. Il suo comportamento, lo sapeva, era inqualificabile.
Ma proprio non riusciva a fare di meglio. Joelle
era il manifesto della sua infedelt. Nessuno lo sospettava.
Nessuno lo immaginava. Quanto sarebbe andato
avanti a nascondere a se stesso e agli altri la verit?
Liam stava estraendo un vecchio spartito da una delle
scatole appoggiate sul divano, quando not un fascio di luce
che dalla finestra investiva le pareti del soggiorno. Qualcuno
parcheggiava una macchina sul vialetto. Si alz e and
a spiare. Era Sheila. Che cosa veniva a fare alle dieci e
mezza di sera?
Apr la porta d'ingresso e usc nel portico per accoglierla.
Ciao, Sheila la salut. Va tutto bene?
La suocera si diresse verso la casa alzando su di lui uno
sguardo minaccioso.
Ho bisogno di parlarti disse. I capelli biondi splendevano
sotto la luce, ma gli occhi erano gelidi.
Liam inizi a preoccuparsi.
Accomodati. Entr in casa e tenne aperta la porta, un
po' nervoso.  accaduto qualcosa a Mara? chiese.
Non lo so. Sheila sembrava furiosa e Liam sent accelerare
i battiti del cuore.
Cosa vuol dire che non sai? Che cos' successo? Spost
una pila di spartiti dal divano. Siediti.
No rispose Sheila, non voglio sedermi. Lo guard
dritto negli occhi. Ritorno adesso dalla cartomante.
Liam rise. Da chi? Joelle e la guaritrice, Sheila e la
sensitiva. Si sentiva molto convenzionale, un tipico abitante
della West Coast.
Sono passata da lei, prima.  molto brava. Riesce a dirmi
cose successe nella mia vita che nessuno pu sapere.
D'accordo disse Liam con calma, e cosa ti ha detto
questa volta?
Che tu sei il padre del bambino di Joelle.
Non ci voleva. Liam rise di nuovo, era a disagio. Pensavo
che la sensitiva conoscesse cose su di te cerc di difendersi.
Come pu sapere di Joelle, quando non ha mai...
Taci, Liam.
Ascolta, non hai nessun motivo di arrabbiarti Sheila.
And verso il divano. Per favore, siediti e parliamo...
Guardami negli occhi e dimmi che non sei tu il padre.
Liam tent, si sforz di mentirle, ma non riusc a sostenere
lo sguardo della suocera. N tantomeno di parlare.
Bastardo. Sheila cominci a picchiarlo con la borsetta
di pelle bianca, grande e pesante. Liam sollev le mani
per proteggersi dall'assalto.
Bastardo. E lo colp su un fianco, sulle gambe. Maledetto
bastardo.
Sheila. Liam le afferr il polso e le strapp la borsetta,
lei continu a prenderlo a pugni con la mano libera.
Sheila, adesso basta le grid. Fermati. Cos svegli Sam.
Sheila si calm. Le braccia ricaddero lungo i fianchi. Il
mascara col sulle guance e ciocche sottili di capelli le coprirono
il volto arrossato.
Come hai potuto fare una cosa simile alla mia bambina?
gli domand, con la voce d'improvviso bassa. Liam
l'abbracci.
Perch sono un essere umano e sono... distrutto.
Sheila singhiozzava. Anch'io sono umana e anch'io
sono distrutta disse, ma non sono mai andata a letto con
nessuno quando Michael era ammalato.
Lo so. Sei stata forte, molto forte. Ma... perdonami,
Sheila. Non avevi trentaquattro anni e non eri a contatto
ogni giorno, ogni minuto, con una persona di sesso opposto,
che amava quanto te il tuo compagno.
Sheila allontan Liam e sedette sul bracciolo del divano.
Da quanto va avanti la storia? gli chiese passandosi
una mano sulla guancia umida.
Non va avanti rispose lui, e spost la chitarra per farle
posto di fianco a s.  capitato solo una volta. Poi abbiamo
interrotto la nostra relazione. Anche tu avrai notato
che... non siamo pi cos affiatati.
Sheila annu. Ho notato anche quando stavate diventando
amici troppo intimi.
Sheila. Liam scosse la testa. Io amo Mara. Mi rimprovero
di continuo per quello che  successo. Come se l'avessi
tradita.
L'hai fatto. Qualcuno lo sa?
Nessuno, solo io e Joelle. E Carlynn Shire.
E adesso? Cos'hai intenzione di fare?
Non lo so. Joelle e io non ne abbiamo parlato, in realt.
Mi sento responsabile, riguardo al mantenimento del
bambino. Abbiamo bisogno di discuterne, io e lei.
Sheila strinse le mani a pugno e le picchi sulle ginocchia.
Ogni volta che penso a voi due...
Non pensarci, allora tagli corto Liam. Io non lo faccio.
Pass un minuto prima che Sheila parlasse di nuovo.
Mara ha cominciato a usare il braccio un po' meglio.
Lo so.
Un giorno forse potr abbracciare Sam.
Liam annu. Non se la sentiva di contraddirla quella
sera.
Sheila si alz, raccolse la borsa da terra e si diresse verso
la porta.
Arrivederci disse senza voltarsi. Ci vediamo domani,
quando mi porti Sam.
D'accordo. Liam la guard uscire e scendere i gradini.
Sheila la chiam mentre lei stava salendo in auto.
Davvero te l'ha rivelato una cartomante?
S rispose, ma a essere sincera lo sapevo gi.
Liam ritorn in soggiorno e si sedette sul divano, ma
non prese la chitarra. Con la testa appoggiata allo schienale
fiss il soffitto, poi chiuse gli occhi.
Aveva detto la verit a Sheila, ma le aveva anche mentito.
Era legato a Joelle pi di quanto volesse ammettere.
Amava Joelle. Pens tutta la notte a quanto avrebbe desiderato
averla l, accanto a s. Non aveva a che fare con il
sesso. Voleva solo averla vicino, abbracciarla e sentire il
bambino attraverso la pelle. Se Joelle se ne fosse andata lontano
da lui, con il suo segreto, sarebbe stato tutto molto pi
facile. Ma ormai non si poteva tornare indietro.

 Capitolo 33.

Big Sur, 1967.
La nebbia era fitta e rendeva impossibile orientarsi. Carlynn
guidava lungo l'autostrada a dieci miglia all'ora, per paura
di precipitare nel Pacifico. Era passato molto tempo dall'ultima
volta che aveva percorso quel tratto di costa. Lo ricordava
ventoso e infido, ma di una bellezza che toglieva
il respiro. Invece in quel momento, mentre si avvicinava al
Bixby Bridge, il paesaggio era nascosto. Quel ponte non le
era mai piaciuto. Troppo alto. E la distanza tra i due pilastri
troppo lunga. Doveva fermare la macchina prima di
imboccarlo, concentrarsi e raccogliere tutto il suo coraggio.
 solo una strada, pens. Inizi ad attraversarlo. La nebbia
avvolgeva il ponte e rendeva indefinibili e confuse le
distanze tra lei e Bixby Creek. Comunque, alla fine l'aveva
oltrepassato. Fece un sospiro di sollievo. Ma la strada sulla
quale viaggiava adesso appariva altrettanto insidiosa: si
inerpicava tra i promontori a picco sull'oceano. C'erano
sempre lavori in corso sull'autostrada, specialmente tra la
penisola di Monterey e Big Sur. Era un tratto soggetto a
inondazioni, smottamenti del terreno e incendi boschivi.
La nebbia era compatta e biancastra. Carlynn avrebbe
potuto identificare macigni o alberi caduti in mezzo alla
carreggiata soltanto troppo tardi, quando non avrebbe pi
avuto il tempo di evitarli. Pochissime auto percorrevano
quella strada. Fatto singolare per una giornata estiva. Il
brutto tempo teneva lontano i turisti. Sapevano che era pi
prudente non guidare quando la nebbia era cos densa.
Penny le aveva detto che la strada per la Comune di
Cabrial si trovava a una trentina di miglia da Monterey. Lei
per non immaginava che sarebbero state le trenta miglia
pi lunghe della sua vita.
La vecchia amica dell'adolescenza l'aveva chiamata in
settimana, mentre Carlynn esaminava la prima ipotesi per
un brillante progetto di ricerca preparato da Alan. Una telefonata
per te le aveva detto la sorella attraverso l'interfono.
 Penny Everett.
Vuoi scherzare? Aveva posato la penna e preso immediatamente
la cornetta. Penny?
Oh, Carlynn aveva mormorato l'amica, sono cos
felice di averti trovata.
Dal tono non sembrava la solita Penny. Per un momento
si era persino chiesta se non fosse una paziente ai limiti della
disperazione che tentava in tutti i modi di parlare con
lei. Era gi successo.
Penny? Cos' capitato alla tua voce? ...diversa.
Lo so.  il motivo per cui ti chiamo. Mi spiace disturbarti,
so che sei molto occupata, ma mi chiedevo se mi puoi
aiutare.
Si trattava di Penny, non c'era dubbio, ma la sua voce
era molto cambiata.
Mi sei mancata tanto aveva esclamato Carlynn. Ti
direi che  bello sentire la tua voce, ma sarebbe una bugia.
Sono ridotta cos da quattro mesi le aveva detto
Penny. Carlynn aveva avuto l'impressione che l'amica piangesse.
Quattro mesi. Si era alzata per andare alla finestra,
sulla trafficata Sutter Street. Ti ricordi com' cominciato?
Cantavo in un musical aveva risposto Penny, uno
spettacolo senza importanza, off-Broadway. Ero molto tesa.
Deve essere stata la causa principale. Almeno secondo
il dottore. Mi ha consigliato di prendermi una pausa, era
sicuro che la voce mi sarebbe tornata. Non  stato cos.
Hai motivi di tensione, adesso? le aveva chiesto
Carlynn.
No aveva ribattuto Penny, pronta. Ho lasciato New
York e sono tornata in California. Vivo in una Comune, a
Big Sur, dove non esistono motivi di ansia. Soltanto gente
adorabile, pace e tranquillit. Sono qui da due mesi, ormai,
ma la voce  ancora quella che senti. Si percepivano in modo
distinto lacrime miste a parole. Anche Carlynn aveva
sentito inumidirsi gli occhi.
Immaginava la vita dell'amica in una Comune, circondata
da hippy che non si lavavano e dormivano con chi capitava.
Quello stile di vita non l'attraeva per niente. Ma
Penny era piuttosto strana, non amava essere convenzionale.
E probabilmente si trovava a suo agio in quell'ambiente.
L'anno prossimo, a New York, c' una commedia musicale
a cui devo partecipare assolutamente aveva proseguito
Penny. Lo desidero con tutte le mie forze, Carly. Si
chiama Hair, sar un musical bellissimo. Vogliono farmi
un'audizione, ma in queste condizioni  impossibile. Mi
terrorizza l'idea di non poter pi cantare. E forse nemmeno
parlare.
Puoi venire a San Francisco? aveva chiesto Carlynn.
Non  un viaggio lungo. TI fermi con noi qualche giorno
e io mi dedico al tuo problema.
In realt ti volevo invitare io. Non ho la forza di lasciare
questo posto. Ho paura che... sai, lo stress. Ho un
piccolo cottage con due letti, voglio dire... Era uscita una
risatina rauca. Ho due materassi sul pavimento. Potrebbe
essere una piccola vacanza.
Sono sommersa dal lavoro era stata la prima reazione
di Carlynn. Poi per aveva riflettuto. Passare qualche
giorno a Big Sur, con i promontori battuti dal vento, l'oceano,
le nuvole di nebbia cos irreali e affascinanti. In fondo,
si sarebbe trattato di una settimana di vacanza. Amava
il Centro e il suo lavoro, ma sarebbe stata un'esperienza interessante
stare un po' di tempo con la vecchia amica, in
una Comune lontana da tutto e da tutti. E Penny aveva bisogno
del suo aiuto.
Ti prego, vieni l'aveva implorata.
Carlynn aveva gi deciso.
Il contachilometri era l'unico strumento per sapere
quando bisognasse uscire dall'autostrada e svoltare per Big
Sur. Carlynn l'aveva azzerato all'uscita di Carmel. Al trentesimo
miglio doveva iniziare la ricerca. Il punto di riferimento
era un albero. Una sequoia aveva precisato Penny,
si trova lungo la strada e indica dove devi girare. Non puoi
sbagliare.
Era sul punto di darsi per vinta e fermarsi al primo ristorante
o distributore di benzina, se mai ce ne fosse stato
uno. E invece, sulla sinistra, spunt la sequoia dalla nebbia.
Era enorme e sembrava capitata l per caso, o chiss
per quale recondita ragione. Un cartello a forma di freccia,
lungo meno di quaranta centimetri per otto o nove d'altezza,
era inchiodato al tronco. La scritta Cabrial era dipinta
a lettere bianche o gialle, Carlynn non avrebbe saputo
definire il colore. Il terreno portava ancora il nome della famiglia
che lo possedeva un tempo, le aveva raccontato
Penny. Ma gli attuali proprietari, secondo Carlynn, dovevano
essere un gruppo di persone non del tutto normali,
altrimenti non avrebbero potuto vivere l.
Da qualche minuto percorreva una stradina in salita,
contorta e immersa tra gli alberi. Guidare in quelle condizioni
non era certo un piacere. Carlynn si augurava che non
piovesse durante la permanenza alla Comune, altrimenti
al ritorno la strada sarebbe stata del tutto inagibile.
Avanz per quattro miglia sulla strada sterrata e sopra
i sassi. All'improvviso not l'ago della benzina: il serbatoio
era quasi vuoto.
Incosciente si disse ad alta voce. Rischiava di rimanere
bloccata.
Un'altra freccia, affissa su un albero, le indic una nuova
direzione da seguire. Infine raggiunse uno spiazzo di terreno
dissodato, dove erano parcheggiati un camion verde e
un pulmino Volkswagen piuttosto malandato. A destra dei
veicoli c'era una costruzione. Carlynn ferm l'auto tra le due
vetture e vide una donna che scendeva dai gradini di un capanno,
diretta verso di lei. Non la riconobbe subito. Penny.
I capelli lunghi e biondi erano lisci e pettinati con la riga al
centro. Indossava un vestito bianco. Alcune collane di perline
le dondolavano sul petto. Non portava reggiseno, lo si
capiva nonostante la densit della nebbia. Sembrava una ragazza
di vent'anni, invece ne aveva trentasette. Carlynn usc
dalla macchina per abbracciare la vecchia amica.
Ti trovo benissimo disse, e fece un passo indietro per
osservarla meglio.
Anche tu bisbigli lei.
Carlynn l'abbracci ancora, la voce rauca le suscitava
tenerezza. Povera Penny. Dobbiamo subito rimetterti in
sesto. Una volta era impossibile farti stare zitta.
Lo so. Mi prendevano in giro tutti, a casa. Hai gi utilizzato
tutte le parole in dotazione, mi dicevano. Qui nessuno sa
com'ero prima, pensano che sia un tipo tranquillo.
Carlynn rise: La dir io la verit sul tuo conto.
Portiamo i bagagli al mio capanno e poi usciamo a farci
un giro qui intorno. Penny prese la valigia rigida di
Carlynn e guid l'amica lungo un sentiero tra gli alberi.
Carly disse Penny posandole la mano libera sul braccio,
voglio che tu lo sappia. Non mi aspetto che tu riesca
a fare miracoli. So che non puoi sempre migliorare le cose.
L'ho letto in un articolo.
Far del mio meglio.
Penny la guard grata.
Non sei vestita in modo adatto a una Comune. Hai altri
abiti con te?
Ma certo. Carlynn aveva lasciato il Centro a mezzogiorno
e indossava ancora la tenuta da lavoro: pantaloni
blu scuro, una camicetta bianca e un cardigan a scacchi bianco
e blu. Aveva portato con s jeans, un pullover e una maglietta.
E non vedeva l'ora di cambiarsi.
Com' il Centro medico che avete aperto? chiese l'amica,
mentre camminavano.
Una meraviglia rispose Carlynn. Ne sentiva gi la
mancanza.  il mio sogno trasformato in realt. Vogliamo
provare che molti dei cosiddetti guaritori sono davvero in
grado di curare gli ammalati.
Sei perfetta per questo lavoro. Penso sempre a come
hai rimesso a posto la mia gamba dopo che ero caduta dalla
terrazza di casa tua.
Carlynn alz le spalle. Non sono certa di aver fatto
molto. Credo che la tua gamba non fosse rotta davvero.
Sei troppo modesta. Comunque, a proposito di modestia,
questa  la mia dimora. Penny lasci il braccio dell'amica
ed entr nel portico di un piccolo capanno. Forza,
vieni avanti.
Carlynn la segu all'interno. Su un cartello di legno affisso
alla porta c'era scritto Fiordaliso.
Il capanno era ancora pi piccolo di quanto Carlynn
avesse immaginato. C'erano un soggiorno minuscolo, con
un vecchio divano e una stufa a legna che occupavano la
maggior parte dello spazio, e un'altra camera ancora pi
stretta.
Nient'altro. Per terra erano accostati due materassi, con
lenzuola e coperte in disordine.
Accogliente disse Carlynn.
Penny scoppi a ridere. Non c' la televisione sussurr,
e neppure la radio. Nel silenzio della notte si ascolta
il canto degli uccelli e il mormorio dell'oceano.
Carlynn scorse le lanterne e un cassettone. C' l'elettricit,
spero disse, pensando al suo asciugacapelli. E l'acqua
corrente? Non aveva notato il bagno nel cottage.
No rispose Penny. Ci sono un paio di gabinetti in
comune. Si accorse dello sgomento di Carlynn e rise di
nuovo. Tra un paio di giorni ti abituerai. Diede un'occhiata
alle dcollet blu scuro dell'amica. Non hai niente di
pi comodo per camminare?
Scarpe da tennis. Le metto subito.
Si cambi e insieme lasciarono il capanno per una passeggiata
nella Comune. Penny indic all'amica gli altri capanni.
Dopo un breve tratto raggiunsero uno spiazzo. Alcuni
bambini si dondolavano su corde appese ai rami di un
albero: apparivano e scomparivano nella nebbia. I gabinetti
non erano lontani dalla piazzola, ma erano peggio di come
Carlynn si aspettasse: i bisogni si facevano fianco a fianco.
Quando passarono davanti all'unica doccia disponibile,
Carlynn comprese perch gli hippy avevano la reputazione
di non essere puliti. Il braccio a pioggia, fissato a un tronco,
era collegato a una grossa botte colma d'acqua, appoggiata
su un fuoco da accendere quando ci si voleva concedere
una doccia calda.
Quello  il capanno principale le spieg Penny con
la sua voce bassa. Vicino a dove hai parcheggiato l'auto.
L cuciniamo e mangiamo, perch c' l'acqua corrente.
Carlynn era arrivata da pochissimo e gi non vedeva
l'ora di andarsene. Vivere l era come tornare indietro,
molto indietro nel tempo. Ma per amore di Penny, e di se
stessa, decise di affrontare i giorni che doveva passare alla
Comune con atteggiamento ottimista. Segu Penny nell'ampia
cucina.
Le due amiche presero posto sulle panche di uno dei
tre lunghi tavoli di legno. Carlynn apprezz le verdure, il
riso e il tofu, che non aveva mai assaggiato prima. Li trov
addirittura buoni. Penny le present alcuni amici al loro tavolo,
poi le si avvicin per raccontarle delle altre persone
sedute nella stanza.
Sono stata a letto con lui sussurr, e indic un uomo
con i capelli lunghissimi, biondi e ricci, legati in una coda.
Si chiama Terence, e mi  piaciuto tanto. Penny aveva
socchiuso gli occhi, come per rivivere il ricordo. Anche
con lui sono stata. Fece un cenno verso il ragazzo di colore
seduto di fianco al biondo con il codino, e poi alla donna
al suo fianco. E pure con lei aggiunse.
Lei? Carlynn tent di dissimulare lo stupore.
Non c' niente di strano. Qui ciascuno va a letto con
chi gli pare.
Prendi la pillola, mi auguro.
Certo. Anche se qualche volta ho pensato che, se mai
mi tornasse la voce, potrei continuare a vivere qui e avere
dei bambini.  naturale, meraviglioso avere bambini in questo
posto. Da quando sono arrivata ne sono nati un paio. I
padri di solito assistono al parto. Presto ne nasceranno altri
due.
Penny si avvicin di nuovo a Carlynn e indic una ragazza
incinta con i capelli scuri. Rideva alle battute di uno
dei compagni di tavolo. Anche a distanza, Carlynn percep
una sfumatura di apprensione nella sua risata.
Il compagno  seduto l, Johnny Angel.
Johnny Angel? Carlynn cerc di non ridere.
Il suo vero nome  un altro, ma lo chiamano cos rispose
Penny. Sono stata a letto anche con lui di tanto in
tanto.  molto giovane, ma a quell'et resistono tutta la notte.
Capisci a che cosa alludo.
Fai l'amore con lui mentre la moglie  incinta?
Gliel'ha suggerito lei. Questo  un mondo particolare,
Carly.
Una donna grassa, dai capelli lunghi, crespi e grigi, entr
nel capanno e le raggiunse.
Come va la tua voce, Penny?
Sempre uguale. Felicia, lei  la mia vecchia amica
Carlynn. Penny mise una mano sulla spalla della donna.
Felicia  l'ostetrica, far nascere il bambino di Johnny.
Quanto manca? chiese Carlynn.
Lei  un medico spieg Penny.
 incinta da trentotto settimane rispose l'ostetrica.
Aveva una voce alta e imperiosa. Si serv un gran piatto di
verdure. Penso non le manchi ancora molto aggiunse,
oggi mi ha detto di aver avuto dolori alla schiena.
Carlynn annu. Mentre iniziava a mangiare, Felicia la
guard attraverso il tavolo. Hai degli antibiotici con te?
le chiese. River ha lo scolo, ma li ha terminati.
No, mi dispiace, non ne ho portati disse Carlynn. In
realt ne aveva qualcuno, nel caso servissero per curare
Penny. Glieli avrebbe lasciati, se Penny non ne avesse avuto
bisogno.
Penny Terence la chiam. Dato che hai compagnia,
stasera, vuoi dormire da me? Per lasciare un po' di libert
alla tua amica.
No, grazie rispose Penny, con la voce pi alta che pot.
Doveva farsi sentire attraverso le chiacchiere degli adulti
e le grida dei bambini. Voglio stare con lei.
Certo, capisco. Terence fece un sorrisetto e Carlynn
ricambi imbarazzata.
Non  come immagini precis al ragazzo, sono sposata.
Tutti risero come se avesse detto una cosa molto divertente.
Cominciamo il trattamento disse Carlynn quando
tornarono al Fiordaliso. Non vedeva l'ora di scoprire le reazioni
dell'amica al suo tocco. Sarei molto felice se riuscissi
a farti tornare a New York, per esibirti in quel musical
sul parrucchiere.
Quale parrucchiere? Penny aggrott le ciglia.
Non hai detto che avresti cantato in un musical su un
salone di parrucchiere?
Oh, Hair... Santo Dio, Carlynn, sei un fenomeno. A
malapena riusciva a respirare dalle risate, e Carlynn si un
a lei, anche se non era sicura di aver capito.
Hair, il musical, parla del Vietnam, dell'amore, della
diversit, della gente che si preoccupa per gli altri. Non riguarda
di sicuro un salone di parrucchiere. Come ti voglio
bene, Carly.
Stammi lontana disse Carlynn. Non dormir con te.
Niente rapporti lesbici.
D'accordo. Sei sposata.
 cos ridicolo? Carlynn si sentiva un pesce fuor d'acqua.
Ma con Penny era a suo agio. Da sempre.
Vieni le disse, e indic uno dei materassi sul pavimento.
Sdraiati e mettiti comoda.
Penny ubbid. Carlynn si sedette sul materasso di fianco
e le prese le mani. Raccontami come  iniziato.
Guarisci cos? le chiese Penny. Parli come uno psicanalista?
Ci sono gi andata.  stato inutile.
Niente psicanalisi la rassicur Carlynn. Parla semplicemente
con me. Come  iniziato?
Penny piangeva. Le rifer della mattina in cui si era svegliata
senza voce. Carlynn si isol dal mondo esterno, dalle
grida dei bambini, dalle risate degli adulti, dal suono di
una chitarra che proveniva da qualche parte l vicino, attraverso
la finestra. Chiuse gli occhi e lasci che le parole
dell'amica penetrassero in lei. Avrebbe funzionato. Lo sentiva
dalle mani di Penny, dall'assoluta concentrazione del
viso. Grazie al cielo. Non voleva deluderla. Avrebbe richiesto
tempo, ma l'amica avrebbe riconquistato la voce.
Il giorno seguente, il mondo era di nuovo bianco per la
nebbia. All'improvviso le grida di Ellen Liszt attraversarono
la Comune, e tutti capirono che aveva le doglie.
Posso dare una mano? chiese Carlynn all'amica, mentre
guardava dalla finestra della camera da letto, in direzione
delle urla.
Penny scosse la testa. No, credimi, non vogliono un medico,
qui. Non hanno fiducia nei dottori.
A parte richiedere antibiotici quando contraggono una
malattia venerea, pens Carlynn.
Trascorse la mattinata con Penny, l'ascoltava parlare e
le appoggiava con delicatezza le mani sulla gola. Subito dopo
pranzo, l'amica disse qualche frase con una voce perfettamente
naturale e tutti si voltarono a guardarla. Poi la
voce ritorn roca, ma Penny si alz e fece un piccolo balletto
sulle assi del capanno centrale.
Rientrando al Fiordaliso, passarono vicino al capanno
Arcobaleno e sentirono un altro urlo della futura madre.
Pi di uno, in verit. Johnny Angel spaccava legna l di fianco
e non si accorse di loro.
Non avevi detto che gli uomini assistono al parto?
chiese Carlynn.
La maggior parte s, ma Johnny  un fifone. Povero ragazzo.
Carlynn si occup della voce di Penny ancora per un'ora,
poi si sedette con lei sul divano nel piccolo soggiorno.
Cucivano pezze di stoffa su alcune paia di jeans dell'amica,
ormai logori. Improvvisamente, udirono un rumore di
passi e videro Johnny Angel precipitarsi all'interno. Era
bianco in volto, agitava le mani per la tensione.
La bambina non respira riusc a dire.
Carlynn interruppe il lavoro di cucito e guadagn rapida
la porta, con Penny e Johnny dietro di lei. Da che parte?
chiese, quando si trovarono fuori dal portico, in mezzo
alla nebbia.
Johnny le afferr un braccio e corse con lei verso il capanno
che divideva con la giovane compagna. Si ferm terrorizzato
davanti ai gradini.
 qui indic.
Carlynn lo guard negli occhi e lo prese per un polso.
La tua ragazza ha bisogno di te gli disse, e lo trascin
dentro con lei.
Felicia era inginocchiata sul materasso, accucciata tra
le gambe di Ellen, aveva in mano una neonata bluastra.
Carlynn si inginocchi accanto a lei.
Il cordone era avvolto intorno al collo disse Felicia,
porgendole la bambina.
Carlynn appoggi la neonata sui giornali sporchi di sangue
che coprivano il materasso. Poi si chin sulla bambina
per praticarle la respirazione artificiale. Copr con la propria
bocca il piccolo naso e la boccuccia. Soffi piano l'aria nei polmoni,
quindi premette con due dita la cassa toracica.
Ho tentato di farla respirare disse Felicia, ma Carlynn
continuava a soffiare e premere. Un momento dopo sent
la mano della donna sulla spalla.
Se n' andata.
No grid Ellen dal letto. Si agitava per riuscire ad alzarsi,
ma bisbigli appena: Fate qualcosa.
Carlynn sollev la neonata fino all'altezza della sua bocca
e la premette sulla tempia, tenendo una mano sulla piccola
schiena e l'altra sul petto. Chiuse gli occhi e convogli
tutta la sua forza, l'energia e la vita nella bambina. Ondeggiava
lentamente, al ritmo del respiro. Non sapeva
quanto fosse rimasta a muoversi in quella posizione, con
la bambina tra le mani. Ma dopo un po' sent un fremito
sotto la mano destra e un battito sotto la sinistra. Apr gli
occhi e la neonata emise un piagnucolio, poi un vagito. Avvolse
la piccola nella copertina che Felicia le porgeva: era
rosea e bellissima.
Carlynn non aveva molta voglia di lasciarla e la tenne
ancora per un momento. Le accarezz i capelli neri prima
di affidarla alle braccia di Ellen. Quindi usc dal capanno,
ancora intontita per lo sforzo. La nebbia era sparita e la luce
del sole la accompagn alla casetta di Penny.
Dorm per il resto del pomeriggio e la maggior parte
del giorno dopo. Si svegli che stava facendo di nuovo buio.
Penny le si sedette accanto, sull'altro materasso. La neonata
stava bene e in apparenza era sana.
L'hanno chiamata Shanti Joy Angel disse sottovoce.
Carlynn sorrise.
Te li sei fatti amici, Carly le annunci l'amica. Qualcuno
di loro aveva sentito parlare di Carlynn Shire, ma non
l'avevano collegata a te. Erano gi pronti per venirti a trovare
con i loro raffreddori, le loro eruzioni cutanee e i loro
mal di pancia, ma ho detto che non sei qui per questo.
Grazie disse Carlynn. Mi spiace, per, di averti trascurata.
Non ha importanza rispose Penny. Sarai affamatissima.
Non hai toccato cibo da ieri. Ti ho portato la cena. Le
guarigioni ti richiedono sempre cos tanto sforzo?
Carlynn si stiracchi. Quella piccola mi ha consumato
tutte le energie. Ora sto meglio e dopo mangiato riprender
a lavorare con te. Quanto ho dormito?
Sei arrivata sabato. La bambina  nata ieri pomeriggio
e siamo a luned notte.
Non posso crederci. Carlynn si alz. Sono proprio
pigra.
Ti ho portato il riso con le verdure disse Penny, sono
ancora tiepidi. Li mangi volentieri?
Carlynn apprezz la gentilezza e aggiunse: Avrei anche
bisogno di un telefono. Devo chiamare Alan per dirgli
che mi fermer ancora qualche giorno.
L'apparecchio pi vicino  a miglia e miglia di distanza...
Senti, facciamo cos. Tu ti fai una doccia: hanno
preparato l'acqua calda apposta per te. Nel frattempo io
prendo la tua macchina e vado a chiamare Alan. Va bene?
Avrebbe voluto parlare lei stessa con il marito, ma in
quel momento le sembravano pi allettanti la doccia, il cibo
e l'idea di restare ancora un po' a letto. Benissimo, ma
la mia macchina  in riserva.
Prender il pulmino di Terence, allora. Dammi il numero
di telefono.
Carlynn scrisse il suo numero e quello di Lisbeth e Gabriel,
nel caso Penny avesse avuto difficolt a trovare Alan.
Poi si alz dal letto, raccolse da terra una delle torce elettriche
e and verso i gabinetti.
La settimana pass rapida. Carlynn aveva davvero bisogno
di quei giorni di riposo. Negli ultimi anni aveva saltato
puntualmente le vacanze. Il Centro era diventato la sua
vita e non aveva mai preso in considerazione l'idea di concedersi
una pausa. Ma la tranquillit alla Comune, la mancanza
di contatti con i giornali, la televisione e il resto del
mondo l'avevano rigenerata, al di l delle aspettative. Le
piaceva tenere in braccio la bambina alla quale forse aveva
salvato la vita. Il pensiero di lasciarla, di non rivederla
pi, la addolorava. Tutti alla Comune parlavano di miracolo,
ma Carlynn non ne era proprio sicura.
Era questa la ragione per cui Penny aveva perso la voce,
dicevano in coro gli hippy della Comune. Penny si era
ammalata perch Carlynn doveva intervenire in quel preciso
momento, a prendere parte di un immenso disegno cosmico.
Carlynn non sapeva quale fosse la verit, n le interessava.
Quelle considerazioni infastidivano la sua mentalit
scientifica.
Il gioved mattina Penny era completamente guarita.
Alla sera organizzarono una festa intorno al fuoco in onore
di Carlynn Shire. Per gli abitanti di Cabrial era diventata
la dottoressa coraggiosa che aveva donato Shanti Joy alla
comunit e aveva permesso di ascoltare per la prima volta
la voce di Penny.
Lo stesso gioved, di pomeriggio, Lisbeth batteva a macchina
alcune lettere per Carlynn. Alan entr nel suo ufficio
e si ferm sulla porta con le mani sui fianchi.
Insomma, quando ha intenzione di tornare Carlynn?
chiese.
Lisbeth si gir verso di lui. Capiva la frustrazione del
cognato. Carlynn aveva lasciato un vuoto al Centro, e Alan
doveva provarlo anche a casa. L'assenza era resa ancora pi
forte dalla difficolt dei contatti. C'era stata solo quell'unica
telefonata di Penny.
Questo fine settimana torna di sicuro rispose Lisbeth.
Deve essere qui luned, gli appuntamenti riprendono quel
giorno.
Non la conosco pi disse Alan, depresso.
Cosa dici? Lo sai che non ha senso.
S, lo so. Ma in oltre dieci anni non avevo mai passato
un giorno intero senza parlarle.
Forse  stata sedotta dalla vita della Comune scherz
Lisbeth. Alan per aveva un aspetto cos sconvolto che
si pent di aver parlato. Perch non andiamo a prenderla?
propose.
Alan sembr sorpreso. L'avevo pensato anch'io, ma
non so nemmeno dove sia con esattezza.
Si trova in una Comune a Big Sur disse Lisbeth. Possiamo
chiedere l attorno. La gente del posto ci indicher la
strada.
Alan diede uno sguardo all'orologio. D'accordo. Se
parli sul serio, andiamo.
Lascia che chiami Gabe per vedere se vuole venire con
noi aggiunse Lisbeth, entusiasta al pensiero di quella piccola
avventura.
Sono quasi le quattro ragion Alan. Devo finire alcune
note. Aspettiamo fino a domani?
No disse Lisbeth, che non vedeva l'ora di partire.
Andiamo stasera.
Con il buio sar difficile trovare quella Comune obiett
lui.
Conosco un residence dove ci possiamo fermare insist
Lisbeth. Lloyd Peterson, una volta, le aveva parlato di
un posto a Big Sur che gli piaceva. Forse non sar facile
trovare un paio di camere, dato che  venerd, ma lasciami
tentare. Domattina presto cominceremo subito a cercarla.
Alan approv e sorrise. Non vedo l'ora di riabbracciare
Carlynn disse. Grazie, Liz.
La luna era piena e splendeva alta sopra l'oceano. Ma
la strada era battuta da raffiche di vento, e troppo buia perch
Lisbeth potesse guidare con tranquillit. Alan le aveva
ceduto il volante perch pensava guidasse meglio di lui.
Erano vicini a Big Sur, sull'autostrada. I lampioni lungo la
mezzeria formavano una lunga striscia di luce. Non si vedevano
altre macchine. Le ruote dell'auto stridevano a ogni
curva e l'atmosfera era spettrale.
Comunque  meglio guidare per questa strada di notte,
piuttosto che durante il giorno comment Alan, in cerca
di rassicurazioni. Si possono vedere le luci delle auto
che arrivano dalla parte opposta. Durante il giorno non sai
che cosa si nasconda dietro ogni curva.
Lisbeth supponeva che avesse ragione, ma continuava
a procedere con cautela. Lo stomaco cominciava a protestare.
Gabriel non era riuscito ad andare con loro. Il Maggiolino
verde arrancava un po' in salita, e Lisbeth fu sollevata
quando trovarono la strada che conduceva al residence.
Entrarono nell'area di parcheggio vicina alla costruzione.
Nella reception, il portiere porse loro una chiave.
 uno dei cottage dietro l'edificio principale. Il numero
quattro. Molto carino. Completamente arredato.
Abbiamo bisogno di due letti precis Lisbeth.
Ci sono due letti gemelli. Potete avvicinarli, se volete
rispose l'uomo.
Grazie disse Alan. Stiamo cercando una Comune
qui vicino. La conosce?
Dipende da quale state cercando. Ce ne sono diverse.
Gordo. Redwood. Cabrial. Ma volete proprio andare in uno
di quei posti?  pieno di capelloni che non si lavano. Il solito
pregiudizio.
Dobbiamo andare a prendere un parente che  andato
l, in visita rispose Lisbeth senza esporsi, delusa di sentire
che ci fossero pi Comuni nella zona. Cerc di ricordare se la
sorella aveva menzionato il nome della Comune
di Penny. Nessuno di quelli che aveva elencato il portiere
le suonava familiare. Forse non era stata una buona idea
fare quel viaggio.
Alan sembrava imperturbabile. Precedimi al cottage
disse, resto a farmi spiegare la strada per le varie Comuni.
Le incuteva un certo timore raggiungere il cottage da
sola. Il sentiero in mezzo al bosco era illuminato, ma Lisbethsi sent sollevata solo quando trov l'edificio e pot
entrare.
Il cottage era ampio, con un soggiorno, una camera da
letto, una piccola cucina e un bagno con una doccia claustrofobica.
Soprattutto era pulito e si trovava in una posizione
meravigliosa, particolare inutile per lei e Alan in quel
momento.
Il cognato arriv al cottage verso le dieci, in mano aveva
parecchi fogli con tutte le indicazioni.
Ci siamo annunci, e and a sdraiarsi su uno dei letti,
vestito. Penso che riusciremo a trovarla, se  in uno di
questi tre posti. In caso contrario, non abbiamo speranze.
Lisbeth si addorment subito, ma poco dopo Alan la
svegli, scrollandola per le spalle.
Che c'? borbott. Si sforzava di guardare l'orologio,
al buio. Che ore sono?
Le undici rispose Alan. Non riesco a dormire. Ho
intenzione di prendere la macchina e partire adesso. Vuoi
venire con me?
Assolutamente no. Lisbeth si mise a sedere sul letto.
E non voglio che ci vada nemmeno tu. Vagheremmo nel
buio, perdendoci tra quelle stradine.
Sempre meglio che stare qui a guardare il soffitto.
Alan prese le chiavi della macchina dal vecchio cassettone
e usc.
Carlynn quella notte aveva la Comune tutta per s. La
maggior parte degli adulti e quasi tutti i bambini si erano
alzati dal letto per un'avventura sconsiderata. O almeno
cos la considerava Carlynn. Una passeggiata nella natura
al chiaro di luna. Sentiva di tanto in tanto il pianto di un
bambino, mentre era sdraiata sul materasso del capanno di
Penny.
Shanti Joy Angel e i genitori erano rimasti a casa come
lei, e questo la confortava.
Un'ora prima Johnny era andato al Fiordaliso a chiederle
di visitare la bambina.
Penso abbia la febbre le aveva detto preoccupato, e
Carlynn lo aveva seguito all'Arcobaleno, nella notte limpida.
Aveva trovato la piccola ben nutrita dal latte di Ellen,
e la fronte era fresca.
Che cosa ti ha fatto pensare che avesse la febbre? gli
aveva chiesto.
Piangeva, e lei si lamenta di rado aveva spiegato lui.
Per di pi, mi sembrava calda.
Ellen e Carlynn si erano scambiate un sorriso. Johnny
era un padre troppo apprensivo. Non era la prima volta che
correva da Carlynn con una domanda sulla bambina, dopo
la sua nascita difficile. Lei non ne era infastidita, al contrario.
Accoglieva con gioia ogni occasione di tenere in braccio
la sua protetta.
Shanti sta bene lo aveva rassicurato, e tu diventerai
un pap eccezionale.
Era tornata al Fiordaliso godendosi il gioco di luci della
luna sugli alberi e tra i cespugli. Era felice che Penny si
fosse unita agli altri nella camminata, cos lei aveva recuperato
un po' di tempo per se stessa.
Le mancava casa sua. Era stata una settimana molto
speciale, ma era stanca di riso e verdure, bambini nudi e
chitarre che suonavano a tutte le ore. E al mattino non ne
poteva pi di ascoltare resoconti sulle avventure erotiche
della notte precedente.
L'indomani sarebbe tornata a Monterey. Il lavoro con
Penny era concluso e ormai desiderava solo rivedere Alan,
sua sorella e Gabriel. Aveva cercato di non pensare troppo
ad Alan nel corso della settimana, sapeva che non avrebbe
potuto parlargli. Pensare a lui avrebbe significato rendere
la separazione ancora pi difficile. Erano passati pochi giorni,
ma fino a quel momento non si erano mai lasciati e lei
cominciava a sentire nostalgia di suo marito e della loro vita
insieme. Lasci sgorgare qualche lacrima mentre si abbandonava
al sonno.
Mi sei mancata. Era una voce maschile, dolce e vicina
all'orecchio quella che le parlava. Carlynn spalanc gli
occhi e vide Alan seduto accanto a lei, illuminato dalla luna.
Le sue mani le accarezzavano i capelli scuri. Grid di
gioia come una bambina e gli gett le braccia al collo.
Sto sognando disse. Sei davvero qui?
A volte Carlynn si chiedeva se amasse Alan sul serio,
o se la loro fosse un'unione basata sulla passione per il lavoro
piuttosto che su sentimenti reciproci. Ma in quell'istante
cap la verit. Era innamoratissima di lui.
Sono proprio io in carne e ossa. Vuoi tornare a casa?
Oh, s, domani rispose Carlynn. Mi spiace di essere
rimasta lontano cos a lungo,  stato penoso non poterti
telefonare. Come state? E cos' successo al Cen...
Vieni via con me, subito la interruppe Alan. Lisbeth
e io abbiamo guidato fin qui per riportarti immediatamente
a casa.
Anche Lisbeth  qui? Carlynn scrut dietro le spalle
del marito.
Abbiamo affittato un cottage qui vicino. Tua sorella 
rimasta l. Se ti alzi e ti vesti la raggiungiamo.
Come hai fatto a trovarmi?
Be', non  stato semplice rispose. Sono andato in
un'altra Comune prima di venire qui. Questo posto era un
deserto, ma poi ho sentito un bambino piangere. Sono andato
in quel cottage e il pap...
Johnny Angel disse lei.
Quello che vuoi. Alan sorrise. Mi ha detto dove ti
trovavi. E che gli altri erano andati a fare una camminata
notturna, o qualcosa di simile.
S,  vero. Forse dovrei aspettare che tornino prima di...
Vieni via ora la preg Alan. Ti hanno gi avuta abbastanza.
Va bene acconsent Carlynn. Accese una delle lanterne,
per vestirsi e preparare il bagaglio. Su un foglietto
scarabocchi una nota per Penny, poi lasci il capanno tenendo
il marito per mano.
Non ci pensavo pi disse Carlynn quando raggiunsero
lo spiazzo dove aveva parcheggiato. La mia auto  in
riserva. Controllami dallo specchietto, nel caso si fermi il
motore, d'accordo?
Queste strade non sono certo l'ideale per restare senza
benzina comment Alan. Specie di notte.
Lo so rispose Carlynn. Dovrei averne ancora a sufficienza.
Ma in ogni caso, controllami.
Non ti toglier gli occhi di dosso sussurr Alan e l'abbracci.
La macchina di Carlynn raggiunse il residence senza
incidenti, malgrado l'ago della benzina fosse al di sotto
della linea di riserva da un pezzo. Al mattino avrebbero
cercato un distributore e trasportato la benzina all'auto,
prima di muoverla. Era un fatto secondario, al
momento.
Svegliarono Lisbeth e tutti e tre passarono buona parte
della notte a chiacchierare sdraiati sui letti del cottage.
Carlynn raccont al marito e alla sorella la vita nella Comune.
L'abitudine di fare sesso con la massima libert li
aveva lasciati perplessi. Poi parl loro della guarigione di
Penny e del musical a cui l'amica avrebbe partecipato. E infine
raccont della bambina, Shanty Joy.
Non avrei voluto lasciarla comment malinconica.
Mi sono molto affezionata a lei.
 naturale, le hai salvato la vita concluse Lisbeth.
Carlynn annu. S, lo penso anch'io. Confess la noia
provata per il cibo sempre uguale e la sorella rise. Lisbeth
avanz persino una promessa: il mattino seguente sarebbe
uscita presto per cercare un po' di pancetta e delle uova da
cucinare al residence.
Erano quasi le quattro quando si addormentarono. Alan
e Carlynn abbracciati stretti e Lisbeth distesa da sola sul
suo letto.
Fuori del cottage, la nebbia cominciava a salire dall'oceano.
Si allarg sulla costa, in silenzio, tra gli alberi, fino
a stendere su Big Sur un'ovatta lattiginosa.

 Capitolo 34.

Joelle era incinta da ventotto settimane e stava per partecipare
al primo incontro prenatale, in una delle sale
riunioni dell'ospedale. Gale Firestone, l'infermiera specializzata
che lavorava con Rebecca, era l'istruttrice. Tutte
le altre persone presenti nella stanza le erano sconosciute.
Lei era l'unica donna incinta senza accompagnatore. Un
paio erano con altre ragazze invece che con il marito. Ma
lei era da sola.
Sua madre l'avrebbe assistita al momento del parto e
si sarebbe preparata seguendo lezioni nella zona di Berkeley.
Non poteva andare fino a Monterey. A Joelle non importava,
purch Ellen arrivasse all'inizio delle doglie. La
madre glielo aveva promesso.
Le future mamme guardavano un filmato, quella sera,
sedute o sdraiate sul pavimento della stanza buia. Joelle faticava
a concentrarsi sulle immagini. Aveva gi visto documentari
sulle nascite e aveva assistito a molti parti veri. Lavorava
in un reparto maternit, del resto. Eppure stentava a
identificarsi nella donna del documentario, mentre era
sdraiata sul pavimento, con un cuscino sotto la testa. Cominciava
ad avere incubi sulle contrazioni e sul parto. I sogni
erano diventati ricorrenti: le veniva un violento mal di
testa quando aveva le doglie. Liam era l e usciva di corsa
dalla stanza. Anche Rebecca e le infermiere si allontanavano,
dicendo di avere altre pazienti di cui occuparsi. Lei restava
sola con il suo mal di testa, fortissimo, sempre pi prossima
al momento del parto. Nessuno l'aiutava. Nel sogno si
sentiva abbandonata, proprio come avveniva nella realt.
La protagonista del documentario respirava a fatica e
Joelle chiuse gli occhi. Ripens alla visita a Mara del giorno
prima, in compagnia di Carlynn e Liam. L'amica aveva
emesso alcuni suoni mentre Liam si esibiva alla chitarra,
aveva l'apparenza di un coretto. Si erano scambiati un'occhiata
stupefatti.
Quei mugoli significavano qualcosa? Mara stava cercando
di cantare? Di comunicare? Quando aveva sollevato
il braccio voleva davvero toccare Liam? O erano loro a
vedere quello che li confortava di pi?
Nella camera di Mara nessuno parlava della grande
pancia di Joelle che continuava a crescere. Lei si era persino
chiesta se Mara l'avesse notata. Sarebbe stata capace di
pensare Joelle  incinta e di chiedersi chi fosse il padre? Forse
l'amica avrebbe voluto farle molte domande, ma non ne
era pi in grado. Forse, invece, non si chiedeva nulla. Era
il motivo per cui sorrideva con tanta facilit.
Joelle non ne aveva mai accennato a Carlynn, ma aveva
un grande timore e si domandava se Liam lo condividesse.
Si poteva ritenere una fortuna se Mara fosse migliorata,
ma non al punto da vivere fuori della casa di cura?
Che cosa sarebbe successo se fosse progredita fino a capire
quello che perdeva? Finora non aveva sofferto e c'erano
momenti in cui Joelle si chiedeva se fosse giusto guastare
quella serena ignoranza, di cui sembrava essere felice.
Questi interrogativi la tormentavano. Tuttavia, nella camera
di Mara, ogni volta avveniva un miracolo. Finch rimanevano
con la guaritrice, lei e Liam potevano parlare e ridere
insieme come facevano un tempo. A volte Joelle sentiva
che Carlynn le stava salvando la vita un'altra volta.
 
Capitolo 35.

Big Sur, 1967.
La mattina seguente, la nebbia avvolgeva il residence, bianca,
densa, impenetrabile. Carlynn si svegli prima della sorella
e di Alan. Faceva freddo e si strinse al marito, ma era
troppo sveglia per restare a letto. Sfior Alan per svegliarlo,
nella speranza che andasse con lei a prendere qualcosa
per colazione. Lui per continu a dormire: russava leggermente,
come faceva sempre quando dormiva sodo.
Con delicatezza, scivol dalle sue braccia e scese dal
letto. Apr la valigia, appoggiata sul pavimento della stanza
ancora in penombra. Estrasse un paio di calze, i jeans e
un maglione pesante e li port in bagno per cambiarsi.
Sarebbe tornata alla Comune, pens mentre si lavava i
denti. Aveva voglia di salutare Penny e gli altri. Si era anche
dimenticata di lasciare gli antibiotici per chi ne avesse
avuto bisogno. E voleva prendere in braccio ancora una volta
Shanti. A essere onesta, doveva ammettere che il motivo
principale per cui desiderava tornare a Cabrial era proprio
quella neonata. Da quando lei e Alan avevano fondato il
Centro, non aveva pi avuto occasione di vedere molti bambini.
Era sempre con loro un tempo, quando era pediatra,
e adesso le mancavano.
Carlynn usc dal bagno, con la camicia da notte di flanella
in mano. Attravers la stanza per riporla in valigia.
Buon giorno sent dietro le spalle.
Carlynn gir la testa e vide la sorella che sorrideva,
sdraiata a letto, con le braccia incrociate dietro la testa.
Mi dispiace, non volevo svegliarti sussurr Carlynn.
Non  colpa tua rispose Lisbeth. Ero gi sveglia
quando sei andata in bagno.
Mi piacerebbe fare un salto alla Comune a salutare tutti.
Carlynn guard il marito. Alan non si riprender almeno
per un paio d'ore. Vieni con me, mentre lui dorme?
Volentieri. Lisbeth si alz. Mi vesto in un attimo e
andiamo.
Carlynn scrisse due righe al marito e usc nel portico
in attesa della sorella. Si sedette su un gradino, avvolta dalla
nebbia, e pens alle mattinate trascorse nella grande casa
di famiglia. Lei e Lisbeth erano piccole, si sedevano in
terrazza e immaginavano di essere dentro una nuvola.
Ah, sei qui disse Lisbeth. Non ti vedevo pi.
Ti ricordi le mattine, a casa?
Lisbeth le si avvicin e guard la nuvola di nebbia che
si spostava. Non mi piace pensare alla nostra casa.
Carlynn si alz e mise un braccio intorno alla vita della
sorella. Scusa, mi dispiace. Ti manca molto, vero?
Forse dovremmo procurarci qualcosa per la colazione
di Alan disse Lisbeth, per cambiare discorso.
Si incamminarono lungo il sentiero sconnesso verso il
parcheggio. Potremmo chiedere alla Comune se c' un negozio.
Cos compriamo un po' di pancetta e di uova, anche
se non credo che ce ne sia uno vicino.
Il residence serve la colazione disse Lisbeth, se non
troviamo nient'altro mangiamo qui.
La nebbia era abbastanza rada nell'area di parcheggio:
permetteva almeno di individuare le auto. Sono senza benzina
annunci Carlynn, dobbiamo prendere il tuo Maggiolino.
Si diressero verso la Volkswagen. Carlynn guard in
direzione della strada. La nebbia era ancora pi fitta. Forse
ci converrebbe aspettare un po' disse.
Lisbeth segu lo sguardo della sorella. Decidi tu.
Carlynn si ricord il viaggio nella nebbia che aveva fatto
per raggiungere la Comune, la settimana prima. Non sarebbe
stato peggio. Andiamo? azzard.
Salirono in macchina. Lisbeth ruot il volante con cautela
e scese verso la strada. Si ferm all'uscita del parcheggio
e guard a sinistra.
Non vedo nulla disse.
Hai acceso gli antinebbia?
Certo disse Lisbeth. Svolt con eccessiva cautela per
immettersi sulla strada. L'auto sobbalz.
Carlynn vide dal parabrezza la nebbia che si avvolgeva
su se stessa e si sollevava un po'. All'improvviso le foglie
degli alberi divennero visibili ai lati della strada. La
carreggiata sembrava pi nitida.
Cos va meglio. Lisbeth spinse un po' sull'acceleratore.
Tieniti di lato il pi possibile le raccomand Carlynn.
La sorella la guard. So perch vuoi tornare alla Comune.
Perch?
Vuoi prendere in braccio ancora una volta quella bambina.
Come si chiama?
Shanti Joy. Era stata cos esplicita? In realt voglio
salutare Penny. Vedere la piccola  un motivo in pi.
Gi. Lisbeth sorrise e Carlynn cap che non le credeva.
La conosceva troppo bene.
Ho pensato delle cose strane le confid Carlynn.
Di che genere? La nebbia si era infittita di nuovo. Le
nocche di Lisbeth erano bianche a forza di stringere il volante,
mentre la testa era tutta protesa in avanti, per vedere
la strada.
Pensieri inquietanti. Ho pensato che i suoi genitori
morivano e che non potevano pi prendersi cura di lei e allora
me la affidavano.
Lisbeth sorrise, ma tenne fissi gli occhi sulla carreggiata.
Desideri ancora tanto un bambino, vero?
Pensavo mi fosse passata. Mi piace molto il mio lavoro
al Centro. E ormai ho trentasette anni. Eppure quella
bambina... Scosse la testa, poi disse:  bellissima. Ha una
testina di capelli neri.
Lisbeth ferm la macchina.
Cosa ti prende? fece Carlynn, allarmata.
Non posso.
Che cosa?
Non posso guidare con una nebbia del genere. Lisbeth indic
la strada: non si vedeva pi nulla. Mi dispiace.
Torniamo indietro. Mi tremano le gambe.
Carlynn guard indietro, ma vide soltanto nebbia.
Non possiamo fare inversione qui, e tantomeno fermarci
in mezzo alla strada. Se arrivasse un'altra macchina ci investirebbe
in pieno.
Vuoi guidare tu?
Non ti preoccupare, era cos anche quando sono arrivata,
ci ho fatto l'abitudine.
Uscirono dall'auto e si scambiarono i posti. Quando
Carlynn fu al volante, cap perch Lisbeth aveva avuto paura.
La strada era come svanita. Persino gli alberi lungo i lati
erano stati inghiottiti dalla nebbia.
Porca miseria disse. Mise in moto e l'auto fece un piccolo
balzo in avanti. La nebbia era ancora pi densa del
giorno in cui era arrivata alla Comune. Carlynn avrebbe
anche tentato di invertire la marcia sulla strada stretta e tortuosa,
se ci fosse stato il modo di tornare indietro.
Allora? chiese Lisbeth. L'hai avuta qualche tentazione?
Quale tentazione?
Di andare a letto con qualcuno alla Comune?
Lisbeth. Sei pazza? Guard la sorella. Certo che no.
Tu l'avresti avuta?
No. Mi chiedevo soltanto se dopo una settimana l'ambiente
ti avesse contagiato. Hai detto che Penny lo faceva
con tutti.
Ma Penny  sempre stata cos. Spero che non rimanga...
Carlynn url Lisbeth. Attenta...
I fari di un'auto si dirigevano contro di loro. Carlynn
non ebbe scelta: sterz di colpo, per evitare lo scontro. La
Volkswagen scivol sull'asfalto umido e cominci a sbandare
fino al bordo del promontorio. Carlynn si accorse che
le ruote si staccavano da terra. Qualcosa si schiant contro
la parte posteriore dell'auto, poi cominciarono a precipitare
nel vuoto.
Lisbeth tent di strappare il volante a Carlynn, ma era
troppo tardi.
Carlynn afferr il braccio della sorella. Sent Lisbeth gridare,
poi, d'improvviso, il mondo divenne buio e si ferm.

 Capitolo 36.

Al solito tavolo della mensa era seduto soltanto Paul. Joelle
stava per raggiungerlo, un po' in ritardo. Reggeva il vassoio
e cercava Liam con lo sguardo. Non lo vide.
Paul si alz e le scost una sedia.
Si vede tanto che sono incinta? domand.
Facevo il cavaliere. A quando l'evento?
Il primo dell'anno.
Ah, gi. Non avrei dovuto dimenticarlo.
Oggi inizio la trentesima settimana di gravidanza
precis Joelle.
Stai benissimo rispose Paul.
Grazie. Dov' Liam? Joelle cerc di non imprimere
sottolineature alla voce.
Ha avuto una mattinata pesante al pronto soccorso.
Movimentata come un sabato notte rispose l'amico.
Joelle si mise in bocca una vitamina e la inghiott aiutandosi
con qualche sorso di latte. E a te com' andata?
Me la sono cavata. Tu invece?
Il cercapersone di Joelle suon. Lei diede un occhiata
al display per vedere chi fosse.
Il pronto soccorso? domand Paul, mentre Joelle si
alzava in piedi.
Lei annu. Torno subito.
And al telefono a parete vicino all'uscita della mensa
e compose il numero.
Liam rispose all'altro capo dell'apparecchio. Sei in
mensa, Jo? chiese.
S. Cosa succede?
Mi dispiace interromperti il pranzo, ma avrei proprio
bisogno di te qui al reparto. Sono occupato con un paio di
persone che hanno avuto incidenti stradali e proprio adesso
 arrivata una donna che sembra abbia subito maltrattamenti.
Lei dice di essere semplicemente caduta. Potresti
verificare come stanno le cose?
Sicuro, arrivo subito.
Joelle riappese il telefono e ritorn al tavolo, senza sedersi,
Lasciami qui il vassoio, per favore, nel caso mi sbrighi
in fretta disse a Paul.
Ho quasi finito, Joelle. Vuoi che me ne occupi io?
No, grazie. Preferisco di no. Si tratta di una donna che
 stata picchiata,  meglio che la veda io. Gli fece un cenno
con la mano. Buon pomeriggio.
Joelle guard in sala d'aspetto mentre passava dal corridoio
del pronto soccorso. Paul aveva proprio ragione.
Sembrava davvero la notte di un fine settimana. C'erano
madri che facevano saltellare sulle ginocchia i figli irrequieti,
una coppia di bambini con sacchetti pieni di ghiaccio
appoggiati sulle gambe e diversi adulti seduti in modo
scomposto. Guardavano tutti il banco dell'accettazione, in
attesa di essere chiamati.
Un'infermiera vide Joelle e le and incontro, porgendole
un foglio.
La donna  stata trasportata alla stanza quattro disse.
Bart l'ha ricucita e le ha ingessato il braccio. Ha cercato
anche di farle ammettere cos' accaduto realmente, ma
lei si ostina a nascondere la verit. Sostiene di essere caduta
dalle scale. L'infermiera scroll le spalle. Magari  vero.
Ma non vogliamo dimetterla, almeno finch uno di voi
non accerta i fatti. Insiste per andarsene. Non riusciremo a
trattenerla a lungo.
Joelle esamin la cartella clinica e i documenti di identit.
Si trattava di una donna bianca di ventiquattro anni,
Katarina Parsons. Non si cur di decifrare l'illeggibile scrittura
di Bart. Si era gi fatta un'idea.
Apr la porta della sala medica e vide Katarina seduta
sul bordo del lettino. Aveva le braccia incrociate sul petto
e un'espressione annoiata. Il viso era pieno di lividi. Aveva
un atteggiamento indifferente, che in realt mascherava
la paura. Joelle ne era quasi certa. Aveva gi visto casi
simili.
Porse la mano alla ragazza. Ciao, sono Joelle D'Angelo,
un'assistente sociale dell'ospedale.
Katarina le strinse la mano senza energia. Perch dobbiamo
parlare?
Di solito... Joelle si appoggi al bancone, quando arriva
qualcuno che sembra sia stato picchiato, ci accertiamo
che non possa succedere ancora, una volta lasciato il pronto
soccorso.
Ho gi detto a quel medico che non mi hanno picchiata
disse Katarina, spazientita, sono caduta dalle scale.
Joelle le sorrise. Mi piace il tuo accento. Da dove vieni?
Virginia.
Come mai ti sei trasferita qui?
Mi ha portata il mio ragazzo.
Capisco. Lui vive qui oppure...
No, vive in Virginia rispose Katarina, ma suo fratello
era a Monterey e lui voleva raggiungerlo. Pensava di
trovare lavoro, per non c' riuscito. Si accomod un po'
meglio sul lettino.
Vuoi sederti l? Joelle indic l'unica sedia della stanza.
 scomodo stare seduti sul lettino, lo so per esperienza.
Ultimamente mi  capitato di farlo un sacco di volte.
Si batt una mano sulla pancia, ammiccando.
Non voglio sedermi da nessuna parte. Voglio andarmene.
Joelle indic di nuovo la sedia. Avanti, siediti un momento,
 pi comodo l.
Katarina borbott qualcosa, poi scese dal lettino. Si capiva
che era fragile, e terrorizzata.
Dove ti sei fatta male?
Sulle scale, a casa di suo fratello.
Vedo che hai dei punti sulla guancia, e hai un braccio
rotto...
Ho gi raccontato tutto a quel medico tagli corto
Katarina.
Joelle si chin su di lei. Senti, pu essere che tu sia caduta
dalle scale. Ma se non fosse andata cos, noi possiamo
aiutarti. E una volta guarita, c' un posto dove puoi stare,
non devi sentirti sola.
Le lacrime che sgorgavano dagli occhi di Katarina fecero
capire a Joelle di essere sulla buona strada.
Non sei l'unica donna a cui  successo riprese, capita
a molte, purtroppo, ma per fortuna noi possiamo fare
qualcosa.
All'improvviso Katarina fiss la porta. Dall'esterno provenivano
delle voci: una voce di donna, pacata, e una voce
maschile rabbiosa.
Jess disse Katerina in un soffio.
Il tuo ragazzo?
Annu, con lo sguardo sempre fisso alla porta. Mi uccider
perch sono venuta qui, ma avevo un braccio rotto.
Joelle si diresse al telefono a muro. Chiamo la sicurezza
disse, e cerc di mantenersi calma mentre componeva
il numero.
A un tratto, la porta si spalanc con violenza. Un uomo
imponente si precipit nella stanza e strapp la cornetta
dalle mani di Joelle. Lei si copr d'istinto la pancia con le
mani.
Cosa sei venuta a fare qui? chiese l'uomo a Katarina.
Ho detto che sono caduta dalle scale.
Jess disse Joelle in modo pacato, Katarina e io abbiamo
quasi terminato. Per favore aspettaci fuori.
Cosa sei tu, un'assistente sociale? L'uomo guard
Joelle con disprezzo, poi si volt verso la ragazza. Allora,
cosa le hai detto? grid, avvicinandosi con fare minaccioso
a Katarina..
Sta' lontano da lei gli intim Joelle, afferrandolo per
un braccio.
Lui si liber dalla presa, e ora la guardava con odio.
Joelle sent dei rumori all'esterno della stanza, sper
che fosse arrivata la sicurezza. Invece era Liam. Uscite di
qui disse, svelte.
Tu non vai da nessuna parte ringhi l'uomo alla ragazza
terrorizzata. Poi si gir verso Joelle che gridava. E
tu sta' zitta, puttana. Alz un piede e la scaravent con un
calcio contro il muro. Scivol lungo la parete finch si accasci
sul pavimento, piegata in due. La stanza si fece confusa,
ma era ancora cosciente. Vide Liam afferrare l'uomo
per le spalle e colpirlo con un pugno.
A quel punto, chiuse gli occhi. Quando li riapr di nuovo,
c'erano due guardie di sicurezza e Liam era chinato sopra
di lei. Gli afferr un lembo della camicia. La bambina
disse con un filo di voce.
La mano di Liam scivol sotto la maglietta e si ferm
sulla pancia. Andr tutto bene le sussurr all'orecchio,
deve andare tutto bene.

 Capitolo 37.

San Francisco, 1967.
Lisbeth sentiva delle voci. In un primo momento erano poco
pi di un mormorio lontano, una conversazione al di l
di una parete sottile. Ma a poco a poco le riconobbe. La voce
di Alan. E quella di Gabriel.
Tent di aprire gli occhi. La fatica era superiore alle sue
forze. Riusc per a emettere un suono, a met tra un sussurro
e un brontolio. I rumori erano amplificati nelle orecchie.
Le voci tacquero.
Ci senti? Era la voce di Gabe. Lei si sforz di sorridere,
di farsi capire, ma si accorse di non esserne capace.
Lisbeth? La voce di Alan era poco pi di un bisbiglio.
Lisbeth emise ancora il brontolio.
Finalmente. Grazie al cielo disse Gabriel.
Parla sottovoce lo rimprover Alan.
Sar meglio assicurarsi che non entri nessuno.
Mi metto sulla porta..
Gabe mormor Lisbeth.
Sono qui, piccola.
Le accarezz il viso, lei sent il profumo del dopobarba.
Sono... aggrott la fronte. Dove si trovava? Non era
il suo letto di casa. I pensieri scorrevano veloci e non riusciva
a metterli a fuoco. Mi fa male la testa disse.
Hai subito una grave commozione cerebrale.
Non ricordo. Lisbeth tent di aprire gli occhi, ma fu
abbagliata dall'eccessivo chiarore.
Spegni la luce, Alan gli chiese Gabriel, lasciando per
un istante la mano della moglie. Lo sent abbassare la tapparella.
Poi riprese la mano di Lisbeth.
Prova di nuovo la incit Gabriel. Apri gli occhi.
Questa volta ci riusc. La stanza era buia, ma distinse
il viso di Gabriel. Sollev la mano per sfiorargli la guancia.
Che cos' successo? gli chiese.
Hai avuto un incidente stradale.
Non ricordo nulla. Aveva la mente confusa. Quando
 successo?
Circa un mese fa rispose Gabriel.
Un mese?
Tu e Carlynn eravate in macchina, a Big Sur, ricordi?
Lisbeth aveva un vago ricordo. Tutta quella nebbia e
lei che guidava. Non era un mese fa disse.
S, cara, sei rimasta senza conoscenza per molto tempo.
Lisbeth aveva la testa pesante. Port la mano alla tempia
e le dita toccarono del tessuto, della garza. Cos'ho sulla
testa?
Sei ferita spieg Gabriel. Ti sei fatta molto male, Liz,
sei stata operata pi volte, ma ora stai guarendo...
Shanti Joy sussurr Lisbeth all'improvviso.
Cosa dici? chiese Gabriel.
La bambina... Quella bambina nata nella Comune.
La voce di Alan giunse dall'altra parte della stanza.
Che cosa ricordi?
Carlynn voleva tornare alla Comune per rivedere la
bambina un'ultima volta. C'era molta nebbia. Una macchina
veniva contro di noi... Lisbeth cominci ad agitarsi.
Gabe le prese la mano. Calmati, ora non sei pi l. Ora
sei qui con me. Sei stata molto fortunata, ma adesso sei qui.
Dov' Carlynn? domand. Sta bene?
Gabriel esit un momento prima di scuotere la testa.
Mi dispiace, piccola disse e la guardava con affetto.
Cosa vuoi dire?
Gabriel annu.  morta nell'incidente, Liz.
Non  vero. Ti prego, Gabriel. Tent di girare la testa
per guardare Alan, ma non riusc a vederlo. Alan grid.
Non parlare. Alan si avvicin rapidamente.
Non pu essere morta pianse Lisbeth. Non pu. Ti
prego, Alan, dimmi che sta bene. Ti prego.
 morta sul colpo sussurr lui, e Lisbeth cap che diceva
la verit. La polizia ha detto che non ha fatto in tempo
ad accorgersene. Non ha sofferto...
Si sentiva un chiacchiericcio fuori della stanza. Alan si
volt verso la porta.
Penso stia arrivando l'infermiera.
Tienila fuori disse Gabriel.
Se l'infermiera dovesse entrare le sussurr Gabe,
Alan e io ti chiameremo Carlynn, d'accordo?
Cosa?
Ti spiegher dopo. Per favore.  importante. Fingi di
essere Carlynn.
No Lisbeth cerc di sedersi, ma la testa era troppo
pesante. Non riusciva a sollevarla dal cuscino. Perch?
chiese.
Non parlare disse Gabriel. Rimani gi. Per favore.
Ascoltami, piccola. Cerca di capire.
Voglio mia sorella grid Lisbeth.
Lo so disse Gabriel, tutti noi vorremmo che fosse
qui. Ma ascolta,  importante. Diede un'occhiata verso la
porta. Lisbeth aveva la mente annebbiata, ma non aveva
mai visto Gabriel cos turbato.
Ti ascolto rispose.
Eravate in macchina, il tuo Maggiolino, ma era
Carlynn che guidava, vero?
Lisbeth chiuse gli occhi e rivisse la scena. Prima ho
guidato io, poi ci siamo date il cambio. La nebbia era troppo
fitta e io... le gambe mi tremavano... non si vedeva niente.
Carlynn disse che poteva guidare meglio di me in quelle
condizioni.
Infatti i soccorritori hanno trovato una borsa con i tuoi
documenti e hanno creduto che tu fossi alla guida quando
siete precipitate. Non hanno trovato quelli di Carlynn. Ci hanno
riferito che tu eri morta e Carlynn era ferita gravemente.
Lisbeth aggrott la fronte, cercava di seguirlo. Non
potevate... Tu e Alan non avete notato la differenza quando
mi avete vista?
No, era impossibile. Non abbiamo pi visto Carlynn
dopo l'incidente. E tu eri bendata, con il viso ferito e pieno
di punti...
Lisbeth si port le mani sulla faccia. Io sono...
No, tesoro. Sei quasi guarita. E sei uguale a Carlynn.
All'improvviso Lisbeth cap cosa intendeva Gabriel.
Hai pensato che fossi morta?
Lui annu. Il giorno peggiore della mia vita, Liz. Gabriel
deglut e riprese. Per, quando ho capito che eri tu a
essere stesa su quel letto e non Carlynn, d'improvviso  diventato
il pi brutto per Alan.
 terribile, per quanto tempo mi avete scambiata per
Carlynn.
Due settimane. Noi... non so se faccio bene a dirti queste
cose.
Voglio sapere tutto, ti prego.
Sono accadute molte cose mentre eri senza conoscenza.
Sono apparsi articoli sui giornali: dicevano che la famosa
guaritrice Carlynn Shire aveva perso la sorella in un
incidente stradale. C'era gente che pregava per la tua guarigione.
O meglio la sua guarigione. Tua madre ti  rimasta
accanto giorno e notte e...
Perch pensava fossi Carlynn.
Gabriel fece cenno di s. Non so come avrebbe reagito
se avesse saputo che eri tu. Forse se ne sarebbe andata.
Non lo so, Liz. Comunque, come tutti noi, credeva che tu
fossi Carlynn. Diceva che si sentiva in colpa per come aveva
trattato Lisbeth e che aveva intenzione di fare una grande
donazione a tuo nome al Centro, capisci? E se Carlynn
si riprende al punto di ricominciare le attivit del Centro,
tua madre dar un grosso aiuto.
Cos, nel caso Carlynn fosse morta e io viva, la mamma
non...
Alan dovrebbe chiudere il Centro disse Gabriel.
Il sogno di mia sorella.
Infatti. Il suo sogno.
Ma non penserete che io...
C' dell'altro prosegu Gabriel. Una delle condizioni
poste da tua madre  che il Centro si sposti a Monterey.
Vuole starti pi vicina.
Vicina a Carlynn.
E vuole che Carlynn e Alan vadano a vivere con lei.
Io l'ho evitata il pi possibile, o meglio, lei ha evitato me.
Anche se ha cercato di guardarmi, di tanto in tanto, qui o
al funerale di Carlynn. Non vede abbastanza bene da riconoscermi.
Cos, Alan e io abbiamo studiato un piano che
permetter a tutti noi di vivere insieme nella villa.
Che cosa?
Tua madre ha una camera da letto al piano terra, e non
sale pi di sopra per via dell'artrite. Perci tu, Alan e io vivremo
al piano superiore. Sar presentato a tua madre come
il nuovo assistente. User il mio secondo nome.
Quinn.
Esatto. Lei non potr mai immaginare la verit. Le faremo
credere che sono nuovo della zona e ho bisogno di un
posto in cui vivere. E, grazie al suo denaro, sar in grado
di lasciare il mio lavoro all'ospedale e potr dedicarmi al
Centro a tempo pieno.
Lisbeth chiuse gli occhi.  una follia.
Mi rendo conto che pu sembrare un'assurdit, Liz.
Anch'io se mi svegliassi dopo un mese e ascoltassi queste
parole lo penserei. Ma Alan e io abbiamo valutato questa
idea e...
Non posso farlo, Gabe. Non posso sostituirmi a
Carlynn.
Pensa all'alternativa, piccola. Se tu riveli la tua vera
identit...
Come hai scoperto che c'ero io su questo letto e non
Carlynn? lo interruppe.
Gabriel si chin su di lei. Oh, Lizzie le sussurr, 
stato terribile.
Che cosa?
La polizia ci ha portato i vostri anelli. Erano etichettati
in bustine di plastica. I tuoi erano nel sacchetto con il
nome di Carlynn e viceversa. Gli agenti hanno dato la busta
prima ad Alan e lui ha tentato di dire che si erano sbagliati.
Poi si  reso conto di tutto. Siamo venuti qui e, insomma,
abbiamo guardato... Sai che hai sulla pancia quelle
smagliature...
Lisbeth chiuse gli occhi. Cos avete capito che io ero
viva e Alan ha scoperto che sua moglie era morta. Volt
la testa di lato e si mise a piangere.
Gabriel disse: Puoi avere la sua vita, Liz. Non il marito,
per.
Lisbeth percep l'ombra di un sorriso nella sua voce e
si gir a guardarlo. Non provavano gli stessi sentimenti in
quel momento. Lui aveva gi superato il dolore, lei ne era
travolta.
Alan sar tuo marito in pubblico continu. Solo in
privato potrai essere mia moglie. Nelle altre occasioni, vivrai
la vita di Carlynn. La villa a Cypress Point un giorno
sar tua. E potrai rimanerci per sempre. Con me. Il denaro
non rappresenter pi un problema per noi, n per il Centro.
Cypress Point, pens Lisbeth. Avrebbe potuto vivere l,
dividerlo con Gabe.
Carlynn cosa vorrebbe che io facessi? chiese a Gabriel.
Tu che cosa credi?
Vorrebbe che avessi tutto quello che aveva lei rispose,
e sapeva che era la verit. Ma non in questo modo.
Ce n' un altro?
 una follia. Io non posso guarire nessuno. Non sono
un medico.
Non importa disse Gabriel, Alan e io penseremo ai
dettagli. Dobbiamo solo far credere al mondo, e a tua madre,
che Carlynn Shire  ancora viva. Possiamo sempre dire
che l'incidente ha alterato le sue capacit di guaritrice.
D'altra parte, il Centro  improntato alla ricerca. Possiamo
coinvolgere altri guaritori, per studiare i loro metodi...
Si apr la porta e un'infermiera entr nella stanza seguita da
Alan. Sembrava preoccupato, anzi spaventato, di
non essere riuscito a trattenerla. L'aria era tesa mentre l'infermiera
misurava la pressione e il polso di Lisbeth.
Si rende conto di dove si trova? le chiese la donna.
All'ospedale.
E sa che anno ?
Lisbeth dovette pensare un istante. Il 1967? domand.
Molto bene disse l'infermiera. E conosce questi signori?
Qual  suo marito?
Lisbeth deglut. Lanci un'occhiata a Gabriel, poi si volt
verso Alan.
 lui disse.

 Capitolo 38.

Liam avrebbe voluto rimanere con Joelle mentre la visitavano,
ma si trovava anche lui al pronto soccorso. Il dottor
Bart gli stava medicando un taglio alla mascella, e la mano
non era in condizioni migliori. In tutta la vita non aveva
mai preso a pugni nessuno. Neppure da bambino. E invece,
con quel bastardo, gli era parso naturale. Non avrebbe
mai pi dimenticato quella scena, quel bastardo che scaraventava
Joelle contro il muro.
Sai come sta Joelle? chiese al dottor Bart che armeggiava
con i punti.
L'hanno portata al reparto femminile.
Ecco perch non sentiva pi le sue grida. Sta bene?
Parto prematuro... ma adesso basta, Liam, smettila di
parlare.
Joelle sta bene, per?
Ha un paio di costole rotte, credo rispose Bart, chinandosi
a esaminare il suo lavoro. Se continui a parlare,
Liam, mi ci vorr una giornata intera.
Appena Bart ebbe finito, Liam si tolse la maglietta sporca
di sangue e si fece prestare degli abiti puliti. Lasci il
pronto soccorso e si diresse al reparto femminile. Si ferm
in bagno, per controllare com'era ridotto. L'immagine allo
specchio lo spavent. Aveva pi ferite di quanto credeva.
Si appoggi alla parete e chiuse gli occhi per un istante, poi
raggiunse la sala infermieri del reparto femminile. L incontr
Serena Marquez. Come sta Joelle? le chiese.
In che stato sei ridotto disse lei. Ho sentito che hai
picchiato il ragazzo che ha aggredito Joelle. Ma dalla tua
faccia sembra che abbia vinto lui.
Come sta Joelle? ripet Liam. Non era dell'umore giusto
per scherzare.
Rebecca sta cercando di fermare il travaglio.
Posso vederla?
Serena guard l'orologio. Aspetta una ventina di minuti.
Rebecca la sta visitando. Le ha prescritto antibiotici e
betametadone.
A cosa serve?
Stimola la crescita dei polmoni della bambina, se non
pu essere fermato il travaglio. Senza questo rimedio, e forse
anche se lo si adotta, trenta settimane di gravidanza sono
un problema serio per il feto. Serena prese un foglio da
un contenitore. Joelle  nella camera numero venti disse
uscendo.
Liam si sedette al bancone e sollev la cornetta del telefono.
Cerc il numero del Centro Shire e lo compose. Rispose
la voce di una ragazza.
Dovrei parlare con Carlynn Shire e non ho il suo numero
di casa. Pu dirmi come posso raggiungerla?  molto
urgente.
Di cosa si tratta?
Riguarda una sua amica, Joelle D'Angelo. Voglio sapere
se Carlynn pu venire qui, al Silas Memorial.
Le trasmetto il messaggio.
Subito?
La chiamo e se la trovo glielo riferisco. Altrimenti, non
saprei dirle...
Cerchi di trovarla, per favore. Sono Liam Sommers.
Lasci il numero dell'ospedale. Le dica di chiamarmi sul
cercapersone.
La chiamata arriv venti minuti dopo, proprio mentre
Liam entrava nella camera venti. Rispose al telefono.
Sono Carlynn. Ho ricevuto il messaggio e sono corsa
all'ospedale. Sono nell'atrio. Joelle sta bene?
Arrivo subito. Poi ne parliamo.
Carlynn era seduta vicino alla finestra, con le mani appoggiate
sul bastone. Liam le sedette di fianco.
Grazie per essere venuta.
Cos' successo? chiese. Cosa ti hanno fatto?
Joelle stava parlando al pronto soccorso con una donna
che era stata picchiata. All'improvviso il suo compagno
ha fatto irruzione nella stanza e ha colpito Joelle con
un calcio.
E adesso? Come sta?
Ha alcune costole rotte ed  in travaglio prematuro.
Non ci voleva. E tu, cos'hai fatto alla faccia?
L'uomo che ha colpito Joelle l'ha pagata cara.
Carlynn sembrava compiaciuta. Sai qual  la prognosi?
Tentano di fermare il travaglio. Ho pensato che la tua
presenza potesse esserle utile.
E perch non la tua? chiese Carlynn.
Non sono un guaritore.
Carlynn si guard le mani. Il tuo aiuto pu esserle pi
prezioso del mio.
Liam si irrigid. Carlynn li incoraggiava sempre a stare
insieme, come se Mara non esistesse. Carlynn, non  facile
per me...
Lo so. Ma tu e Joelle state sacrificando la vostra felicit
per chi non ha bisogno di sacrifici. Sono certa che Mara
non vorrebbe. Desidererebbe che Joelle si prendesse cura
di te e di Sam, come pu fare solo una donna che vi adora
entrambi.
Credevo che tu venissi per cercare di guarire mia moglie.
Invece faceva parte di un piano prestabilito con Joelle.
Vi stavate prendendo gioco di noi?
Carlynn lo guard con severit. Ho lavorato molto per
Mara continu. Ma hai ragione. Non era lei che tentavo
di guarire. Lei non ha bisogno del mio aiuto, Liam. L'ho capito
fin dall'inizio. Siete tu e Joelle che avete bisogno di guarire.
Guarda Mara.  sempre sorridente. Ti sembra che soffra?
Liam non disse niente. Conoscevano entrambi la risposta.
Guand fuori della finestra, doveva raccogliere i pensieri.
Se assecondassi i sentimenti che provo per Joelle, sarebbe
come tradire mia moglie.
Non vuol dire che l'abbandoneresti, caro. Il tono di
Carlynn si era addolcito. Tu e Joelle non le farete del male,
se vi amate. Non avresti bisogno di divorziare. Tu e Joelle
sarete sposati nel vostro cuore. Avrete pi forza da regalare
a Mara e a Sam, se vivrete felici. E alla tua bambina.
Devi sentirti responsabile verso di lei, verso di loro, e vivere
una vita piena e felice.
I miei bambini disse Liam.
Adesso devi scegliere. Puoi continuare a restare fedele
a Mara, come fai adesso. A Mara che percepisce poco del
mondo, e continuer a sorridere, che tu sia presente o meno.
Oppure puoi stare accanto a Joelle, che invece vive nel
mondo: paura, amore, preoccupazione... questi sono i sentimenti
che sta provando Joelle, mentre spera che tua figlia
si salvi. Decidi chi ha pi bisogno di te.
Andrai a vederla?
Ci andr. Ma non posso prendere il tuo posto, Liam.
Non al suo fianco, n tantomeno nel suo cuore.
Liam lasci l'atrio e non ritorn al reparto femminile.
Temeva di incontrare i colleghi, avrebbero potuto riferirgli
che Joelle chiedeva di lui. Doveva prima risolvere una questione.
Liam entr nella camera della moglie alla casa di cura
e chiuse la porta dietro di s. Sedette vicino a lei, si appoggi
alle sbarre del letto e attese che aprisse gli occhi. Quando
Mara si svegli emise il solito mugolio. Lui si chin a
baciarla.
Devo parlarti, tesoro disse. Le prese la mano destra,
quella che reagiva agli stimoli. Non so cosa fare continu,
ti amo. Non so cosa darei per riaverti come prima.
Sei sempre stata importante per me. E mi hai reso felice,
molto felice. Pass la mano libera sui capelli. Abbiamo
un bambino meraviglioso. Gli anni che abbiamo trascorso
insieme sono stati i migliori della mia vita. Ma sono finiti.
Ho bisogno di staccarmi dai ricordi. Sorrise con tristezza.
Tu l'hai gi fatto, a tuo modo.
Mara lo fissava. Aveva gli occhi spalancati, immobili,
e anche il sorriso non era mutato.
Mi sono innamorato di Joelle, Mara. Condividiamo
l'affetto per una persona importante. E tu sei quella persona.
Ti amiamo entrambi. E vogliamo prenderci cura di te.
Non ti abbandoner. Non smetter mai di venire a trovarti,
qualsiasi cosa accada nella mia vita.
Liam si sforzava di trattenere le lacrime. Mi  difficile
staccarmi da te. Non voglio sentirmi come se ti tradissi.
Ti amo troppo. La guard. Ti prego, Mara, vorrei che tu
mi facessi un cenno, fammi sapere che sei d'accordo.
Mara aveva lo stesso sorriso immobile. Era l'unico segno
che potesse dargli e l'unico di cui Liam avesse bisogno.
Le lasci la mano e le scost una ciocca di capelli dal
viso. Grazie, tesoro. Si protese verso di lei e la salut con
un bacio.

 Capitolo 39.

Almeno una cosa va bene disse Lydia, l'infermiera che
stava occupandosi di Joelle. La tua pressione  perfetta.
Joelle annu, ma non apr gli occhi. Se si fosse guardata
attorno, la stanza avrebbe ripreso a girare.
Carlynn le teneva la mano e lei era grata per l'energia
che le trasmetteva quella stretta delicata.
Sono le sette comunic l'infermiera. Immagino che
l'ultima cosa che desideri sia mangiare.
Joelle conferm con un cenno. Penso che non manger
pi in vita mia.
Il solfato di magnesio faceva sentire accaldati e provocava
nausea, era normale. Eppure quel farmaco offriva alla
bambina la possibilit di rimanere pi a lungo nella pancia.
Va' a casa adesso disse a Carlynn senza aprire gli occhi.
Sono una compagnia noiosa.
Non sono qui per divertirmi rispose Carlynn.
Joelle avrebbe voluto chiamare i genitori, ma non voleva
che si precipitassero a Monterey per vederla stesa a
letto, con un monitor collegato alla pancia. Avrebbe chiesto
di avvertirli solo al momento del parto.
Si sentiva sola, sebbene conoscesse quasi tutte le infermiere.
Posso entrare? disse una voce.
Joelle apr gli occhi e la stanza inizi a girare. Liam si
affacci dalla porta socchiusa.
Vieni pure disse Lydia, che stava per andarsene. Suona
se hai bisogno.
Liam entr nella stanza e Carlynn si alz. Vado a prendermi
una tazza di t. Ti dispiace tesoro? chiese.
Non ti preoccupare. Sei stata tanto gentile a restare
con me.
Liam tenne la porta aperta a Carlynn e prese posto sulla
sedia accanto al letto.
Ciao disse a Joelle.
Lei disse: La tua faccia....
Dovresti vedere quella dell'altro.
Ti fa molto male?
Non  niente in confronto a quello che senti tu. Mi
spieghi che cosa succede?
Se dovesse nascere adesso avrebbe seri problemi. Paralisi
cerebrale, difficolt respiratorie, lesioni al cervello...
C' una possibilit che nasca ora e che vada tutto bene?
S, con molta fortuna e assistenza medica.
Lui si pass una mano tra i capelli. Porto male alle mie
donne, quando i miei figli devono nascere.
Non  colpa tua se quell'uomo mi ha dato un calcio.
Il ho chiesto io di occuparti di quella ragazza.
Non potevi saperlo. Joelle scivol con cautela sul letto.
Hai detto tu a Carlynn di venire a trovarmi?
Liam annu. Ho fatto bene?
Certo.  sempre un conforto avere vicino una guaritrice,
anche se non sono ancora sicura di crederci.
Nemmeno io. Liam si tocc la fasciatura sulla mascella.
Sai a cosa credo, per?
A cosa credi?
A noi due, con la bambina o senza di lei.
Che cosa era cambiato nelle ultime due ore? Si domand
Joelle, ma non os chiederglielo. Voleva solo godersi quel
momento.
Sarebbe bellissimo, Liam.
Ho chiamato Sheila, ho detto che avrei lavorato fino
a tardi. Guard l'orologio. Ma penso sia meglio che le telefoni
di nuovo per chiederle di tenere Sam tutta la notte.
Non c' bisogno che tu lo faccia, Liam. Stanotte sicuramente
dormir e forse rester qui per giorni interi, o addirittura
per settimane.
Bene, e io ti terr compagnia, almeno questa notte. Voglio
starti vicino, negli ultimi sette mesi non sono stato molto
presente. A meno che tu non sia contraria.
Mi piacerebbe tanto se rimanessi, ma mi guarderesti
solo dormire.
Vado a chiamare Sheila, allora. Liam si alz.
Cosa le dirai?
La verit. Liam era in piedi, con le mani sullo schienale
della sedia. Sa gi che la bambina  mia.
Lo sa? E come ha fatto?
L'ha immaginato e io le ho detto che aveva ragione.
E che reazione ha avuto?
Mi ha picchiato con la borsetta.
Stai scherzando?
Mi piacerebbe. Liam lasci la stanza con un sorriso.
Joelle si svegli all'improvviso. Carlynn? chiam.
 andata a casa disse Liam. Stai bene?
Credo che sia una contrazione. Che ore sono?
Le due del mattino.
Sar meglio chiamare l'infermiera
Liam si precipit fuori della stanza e torn subito dopo
con Lydia.
Sei dilatata di quattro, cinque centimetri. Il solfato di
magnesio non ha funzionato. Vado a chiamare Rebecca.
Joelle guard Liam. Era terrorizzata.
Liam le strinse la mano. Ci sono io. E non dimenticare
che sono un medico.
Quando arriv un'altra contrazione, Joelle strinse forte
la mano di Liam.
Ho tanta paura.
Lo so. Anch'io.
Ho avuto degli incubi terribili.
Liam premette le labbra sulla mano di lei. Non succeder,
non ti preoccupare.
Hai parlato con Sheila? Era arrabbiata?
Non ha commentato. Le ho detto che eri in travaglio
e le ho chiesto se poteva tenere Sam, perch mi sarebbe piaciuto
stare con te. C' stato un lungo silenzio. Poi ha borbottato
un d'accordo e ha riattaccato.
Deve essere molto penoso per lei.
Gi. Liam deglut e Joelle vide l'azzurro dei suoi occhi
incupirsi. Non parliamone ora.
Mezz'ora dopo Joelle era in sala parto. Un anestesista
che non conosceva le pratic l'epidurale. Le rese insensibile
solo il lato destro, ma fu sufficiente per farla addormentare.
Quando si svegli, aveva le gambe sulle staffe ed era
circondata da molte persone. Riconobbe subito Rebecca, e
anche il neonatologo. Liam era vicino a lei.
Hai dormito durante la parte pi difficile la inform
Rebecca, adesso devi spingere.
Che ora ? domand Joelle.
Sono appena passate le sei del mattino rispose Liam.
Ti abbiamo fatto l'epidurale le spieg Rebecca. Forse
l'effetto  finito adesso, ma comunque  arrivato il momento
di spingere, Joelle.
Joelle sent dolore intenso, poi l'impulso fu fortissimo.
Voglio spingere grid, e risero tutti.
Era ora disse Rebecca. Sono dieci minuti che ti chiediamo
di farlo.
Non era facile vedere attraverso la plastica. La bambina
sembrava una piccola bambola, non pi grande di un
rametto. L'incubatrice fu trascinata via prima che Joelle
avesse il tempo di osservarne i lineamenti. Voglio alzarmi
disse, sollevandosi sui gomiti. Avrebbe voluto seguirla
nella nursery.
Rebecca rideva. Ferma, per l'amor del cielo. Lasciami
finire.
Poco pi tardi, Liam stava spingendo Joelle per il corridoio
sulla sedia a rotelle. Avrebbe potuto camminare, ma
l'infermiera aveva insistito che non lo facesse. Non importava
come sarebbe arrivata alla nursery: voleva solo arrivarci
in fretta.
La sala con le incubatrici era un luogo familiare per lei.
Mostr a Liam come lavarsi le mani e indossare i camici di
carta gialla. Quando furono all'interno, Patty, l'infermiera
che lei conosceva meglio, li guid verso la figlia. Joelle si
sedette per guardarla.
 pi grande di quanto mi aspettassi disse sorridendo
alla piccola. Aveva un tubo che le usciva dalla bocca e
molti fili incollati al corpo minuscolo.
Pi grande? chiese Liam.
Ho visto bambini pi piccoli, qui.
Patty port una sedia per Liam e la mise dall'altra parte
dell'incubatrice. Poi torn dal lato di Joelle e le appoggi
una mano sulla spalla.
Sembra stia bene, Joelle. I prossimi due giorni saranno
critici, ma ci sono tutte le condizioni per essere fiduciosi.
Joelle non riusciva a staccare gli occhi dalla bambina.
Patty si allontan.
Possiamo toccarla? domand Liam.
 proprio quello che voglio fare. Joelle allung la mano
verso uno degli sportelli dell'incubatrice, mentre Liam
faceva altrettanto dalla sua parte. Pass delicatamente la
punta delle dita sul piccolo braccio della figlia, poi guard
Liam che le accarezzava la mano con l'indice. La bambina
strinse le dita perfette e piccolissime intorno a quello del
pap.
Hai gi pensato a un nome? La voce di Liam era velata.
Joelle non rispose subito. Ci aveva pensato, si trattava
di un nome di fantasia: una combinazione del suo con quello di Liam.
Ci hai pensato, vero? disse Liam.
S, ma non ti piacer.
Qual ?
Joli rispose. Guardava Liam attraverso l'incubatrice.
Lui sorrise.
Te lo stavo per suggerire io.
Davvero?
Ho sentito scegliere il nome? Patty stava lavorando
alle spalle di Joelle e si spost vicino all'incubatrice. Estrasse
il cartoncino dalla fodera di plastica e prese un pennarello.
Allora?
Joelle guard Liam.
La chiameremo Joli annunci lui con decisione. J-o-
l-i. Una combinazione dei nostri nomi.
Patty sollev la testa, allibita.
S, proprio cos afferm Liam con orgoglio, sono io
il padre di questa bambina.
 
Capitolo 40.

Carlynn appoggi la testa sulla spalla di Quinn. Erano nel loro
letto, a casa. La notte era luminosa e Carlynn osservava le
stelle dalla finestra. Era tornata dall'ospedale un paio d'ore
prima. Aveva passato la maggior parte della serata con Joelle
e la bambina e ora si sentiva esausta. Fino a quel momento
la piccola non aveva complicazioni. Carlynn l'aveva accarezzata
attraverso gli sportelli dell'incubatrice, le aveva sfiorato
il braccio, poi si era decisa a rivelare a Joelle che il suo
tocco non aveva niente di magico. Le aveva confessato tutto.
Avresti voluto raccontarle ogni cosa dall'inizio, vero?
disse Quinn.
S, anche se non so il perch rispose Carlynn. Mia
sorella diceva che era molto legata a Joelle e anch'io ho provato
lo stesso affetto. Diede un colpetto sulle spalle nude
di Quinn. Sei preoccupato?
Quinn ridacchi. Sono vecchio disse, ho smesso di
preoccuparmi da anni, ormai. Ma non riferire ad Alan che
hai raccontato a Joelle tutta la nostra storia. Esit. Le hai
parlato di Mary?
Sono stata costretta ammise Carlynn. Quando l'ho
informata della verit su di noi, ha detto che le dispiaceva
per Alan. Ho dovuto spiegare che nostro cognato ha trovato
un'ottima amica e compagna, negli ultimi quindici anni.
Penso che l'abbia stupita pi di tutto. Carlynn sorrise
al ricordo della risposta di Joelle.
Pensavo che Mary fosse una domestica aveva commentato,
e che Quinn fosse il giardiniere.
Rimasero in silenzio. Carlynn guard le luci di un aereo
che attraversava il cielo scuro e lo segu con gli occhi
finch non spar dietro la cornice della finestra. Era stanca.
Quella spossatezza era sintomo di un cambiamento nel corpo.
Carlynn lo sapeva. Erano ormai poche le notti che avrebbe
potuto passare accanto al marito.
Rimpiangi il nostro piano? La domanda di Quinn la
sorprese, Carlynn si volt a guardarlo.
In oltre vent'anni non me l'hai mai chiesto.
Avevo paura della risposta disse Quinn e le strinse
il braccio con una mano. Ti sei sentita obbligata, almeno
all'inizio. Alan e io agivamo sotto la spinta della paura e
della disperazione, siamo stati incoscienti. E tu non hai avuto
la possibilit di scegliere. Hai dovuto seguirci.
Una cosa mi  spiaciuta: sono stata costretta ad abbandonare
la vela disse Carlynn con una risata. Era stato
un sacrificio per lei. Tutti sapevano che la vera Carlynn non
avrebbe mai navigato.
Adesso scherzi comment Quinn, ma per te  stata
davvero una grossa rinuncia.
Carlynn sospir, mentre appoggiava la testa sulla spalla
del marito.  difficile rimpiangere l'inganno, se penso
al Centro.
Abbiamo fatto del bene.
Nel corso degli anni lei, Alan e Quinn avevano vinto
numerosi premi per la ricerca sul fenomeno delle guarigioni.
Lisbeth  morta quando mor Carlynn disse con tranquillit,
come tu sei morto come Gabe e sei rinato come
Quinn. Ma  stato straziante per me. La nuova Carlynn, la
persona che sono diventata, la persona che sono ora, non
 nessuna delle due donne, in realt. Non mi sono mai sentita
a mio agio in questo ruolo, nellamenzogna.
Sollev il viso per studiare meglio quello del marito.
Non volevo ardarmene cos. La mia vita non poteva essere
basata sull'inganno. Ho voluto guarire qualcuno prima
di morire. Ho desiderato cambiare la vita a una persona.
Credi che abbia senso? Avevo bisogno di terminare quello
che Carlynn aveva iniziato, quando ha salvato Shanti Joy.
 stata una scelta coraggiosa la rassicur Quinn. E
sei stata premiata.
Carlynn pens cos'altro potesse rimpiangere.
All'inizio riprese, mi infastidiva moltissimo non riuscire
a vivere un matrimonio normale.
Anche a me le fece eco lui, ma  stato bello, vero?
Aveva una punta di preoccupazione nella voce.
Bellissimo disse Carlynn. Penso sia stata la ragione
per cui ho voluto aiutare Joelle e Liam a ogni costo. Mi ricordavano
noi due.
Cosa vuoi dire?
Che si amano tanto, ma possono essere sposati solo
nei loro cuori. Come noi. Siamo sposati di fronte alla legge,
 vero. Ma lo sappiamo solo io e te. Il nostro legame 
valido comunque, sia che gli altri lo conoscano sia che non
lo scoprano. L'ho capito con gli anni.
Quinn le sollev il mento con la mano, per darle un bacio
sulle labbra. Ti amo, piccola.
Anch'io ti amo.
Ho un'idea.
Quale sarebbe?
Domani ti porto in barca.

 EPILOGO.

Joelle teneva lo sguardo fisso davanti a s, mentre Liam
guidava lento sull'autostrada. Cercava la sequoia lungo il
ciglio. Il cartello con l'indicazione Cabrial probabilmente
non era pi inchiodato all'albero da anni. Invece la sequoia
doveva essere sempre al suo posto. Almeno lo era stata fino
a pochi anni prima, l'ultima volta che Joelle aveva fatto
una gita. Proprio non immaginava chi potesse vivere alla
Comune, ammesso che fosse ancora abitata. Sperava solo
che la vecchia strada sterrata fosse ancora transitabile, adesso
che si era decisa a tornare laggi.
La giornata era magnifica. Era la fine di dicembre, e non
c'era nebbia lungo la costa. Alla loro destra, in lontananza, il
cielo e l'oceano s'incontravano in una linea azzurra e nitida.
Ecco l'albero disse a un tratto Joelle.
Devo voltare qui? Liam ferm l'auto all'imbocco della
stradina che si inoltrava nel bosco.
La macchina ce la far? chiese Joelle.
Proviamo disse Liam, mentre curvava per penetrare
nel tunnel di alberi.
Quella strada non le suscitava alcun ricordo. Era solcata
da tracce di ruote, segno che era stata percorsa dopo l'ultima
pioggia. Nessuno comunque l'aveva mantenuta in buone
condizioni. La vegetazione era diventata ancora pi folta e
avvolgente, e i rami graffiavano i fianchi della macchina.
Ci vivr qualcuno? domand Liam. Dalle condizioni
della strada non si direbbe.
Dubito che ci siano persone della Comune originaria
rispose Joelle. All'inizio degli anni Ottanta le lotte politiche
avevano provocato la scissione del gruppo e la maggior
parte degli abitanti se n'era andata.
Da questa parte. Joelle indic la radura vicino al capanno
pi grande, che un tempo era la cucina e la sala da
pranzo.
Liam parcheggi vicino ai gradini della costruzione.
Non c'erano altri veicoli e appena uscirono dall'auto si trovarono
immersi nel silenzio. L'aria era fredda e impregnata
del profumo di terra e foglie.
Sembra deserto comment Joelle. Se l'era aspettato.
Cammin nell'ampio portico del capanno di pietra e spinse
l'uscio. I tavoli lunghi non c'erano pi. Le ragnatele formavano
un reticolato di pizzi tra gli armadietti e il vecchio
bancone di legno. Non deve essere passato nessuno da
molto tempo.
Fammi vedere dove vivevi disse Liam incuriosito, e
lei gli fu grata dell'interesse.
Vediamo se riesco ancora a trovare il nostro capanno
disse mentre uscivano.
Camminarono lungo il sentiero che partiva dal capanno
principale e raggiunsero lo spiazzo dove Joelle pensava
di trovare l'Arcobaleno. Non riconobbe subito la costruzione.
La casetta di fianco alla sua era stata abbattuta.
Senza quel riferimento, impieg del tempo prima di capire
che la vecchia casa adesso si era trasformata in un rudere.
Non aveva pi la porta e due ganci arrugginiti pendevano
dallo stipite.
Qui era appeso il cartello con il nome. Joelle indic
un grosso chiodo, mentre entrava nel capanno davanti a
Liam.
Io dormivo in soggiorno, la camera da letto era troppo
piccola per tre persone. Per dieci anni ho dormito su un materasso
appoggiato sopra il pavimento. Scosse la testa. Mi
sembra cos strano, ora. Entr nella minuscola camera da
letto. Questa era la stanza dei miei, dove sono nata.
Liam rimase colpito. Che bella esperienza hai vissuto
da bambina.
Vieni. Joelle lo prese per mano. Andiamo a cercare
la scuola. Il pino deve essere l.
Dopo un breve tratto Joelle lo vide: Incredibile, guarda....
L'edificio era interamente rivestito di rampicanti. Per
aprire la porta dovettero spezzare alcuni rami.
Com' piccolo constat quando furono all'interno. Il
capanno era pi stretto di quanto si ricordava. Molto di pi.
Joelle sent per un attimo l'odore fresco di muffa che la accoglieva
quasi ogni giorno, da bambina. Come facevano
a starci tutti gli scolari? si chiese a voce alta. I tavoli e le
sedie erano spariti. Adesso quel capanno era uno spazio
vuoto.
Hai imparato a scrivere qui? Liam indic la grande
lavagna nera, ancora appesa a una parete.
Certo. Aveva scritto molte frasi e risolto molti problemi
di matematica su quella lavagna. Ho ricevuto un'istruzione
molto buona, sai, Liam disse, come per giustificarsi.
Ma adesso basta cos. Andiamo a cercare il pino.
Non vedeva l'ora di scoprire se il suo albero era ancora l,
se era sopravvissuto. Magari aveva messo le gemme.
Girarono intorno alla scuola. Il pino si trova in cima a
una collinetta ricord Joelle. Guard meglio e scorse una
montagnola di terra sconnessa. Eccola, la sua collina. Da
piccola la vedeva cos. Sulla sommit svettava uno splendido
pino di Monterey, curvo e ritorto. Guarda disse Joelle.
Deve essere quello. Ma  enorme.
In fin dei conti comment Liam ironico,  vecchio
quanto te.
 bellissimo. L'albero era alto circa quattro metri, ma
la chioma verde, intrecciata e contorta, era anche pi ampia.
Si leggeva la direzione del vento dal modo in cui i rami
si protendevano verso la scuola.
Si aiutarono ad arrampicarsi sulla collinetta. Joelle tenne
aperto un sacchetto di plastica mentre Liam tagliava le
talee dal pino, secondo le istruzioni di Quinn. Non  il periodo
migliore dell'anno per raccogliere talee e aspettare che
mettano radici li aveva messi in guardia, ma Joelle volle
tentare comunque. Lui aveva promesso che si sarebbe occupato
dei germogli. Li avrebbe trapiantati nella serra della
villa e si sarebbe applicato perch attecchissero.
Pensi che siano sufficienti? Liam guard nel sacchetto
e Joelle annu.
Si scambiarono un'occhiata. Lei sospir.
Bene disse, penso sia meglio fare quello per cui siamo
venuti.
Tornarono all'auto con calma, tristi per ci che li attendeva.
Joelle avvolse con cura le talee in fazzoletti di carta
umidi e si sedette di fianco al posto di guida.
Nessuno dei due parl, mentre sobbalzavano sui solchi
della strada sterrata, lungo il tragitto di ritorno dalla
Comune. Quando furono di nuovo sull'autostrada, Liam
chiese a Joelle: Come fai a conoscere il punto esatto?.
Non so se lo trover ammise lei. Carlynn mi ha spiegato
pi o meno qual  la zona. Spero sia sufficiente.
Si fece pensierosa mentre procedevano lungo la strada
a curve. Era il primo giorno che passava lontana da Joli. La
bambina era ancora ricoverata in ospedale. Non era pi nell'incubatrice,
ma doveva essere tenuta in osservazione. Se
tutto andava bene, forse poteva portarla a casa il primo gennaio.
Era la data in cui avrebbe dovuto nascere.
Joelle era impaziente di averla con s per iniziare la sua
vita di madre a tutti gli effetti. L'aspettavano tre mesi di
permesso per la maternit. Poi Sheila si sarebbe presa cura
di entrambi i bambini, Joli e Sam. Le era molto grata di
quell'aiuto, e soprattutto della sua comprensione. In quel
periodo lei e Liam si recavano insieme a trovare Mara, ma
una volta alla settimana lo incoraggiava ad andare da solo.
Capiva che lui ne aveva bisogno.
Deve essere qui disse Joelle, indicando il tornante davanti
a loro.
Non vorrei precipitare da questa altezza.
Dovremmo cercare di parcheggiare e avvicinarci a piedi.
Cosa ne dici di quel rettilineo?
L?
S. Che te ne pare?
Ma cos occupiamo met della corsia.
Almeno se arriva qualcuno vede la macchina ed  costretto
a rallentare.
Proviamo. Liam si spinse il pi vicino possibile al
muretto di protezione. Va bene? chiese.
Perfetto.
Uscirono dall'auto. Liam prese dal sedile posteriore un
contenitore di metallo. Joelle gli si mise di fianco e camminarono
in silenzio verso la curva.
Carlynn aveva chiesto a Joelle che fosse lei a farlo. Era
sdraiata sul letto, a casa, l'infermiera le stava preparando
la flebo con la morfina. Aveva cercato di spiegarle la zona
dove lei e la sorella avevano perso la vita, ciascuna a suo
modo.
Non preferirebbero occuparsene Quinn e Alan? aveva
domandato Joelle.
Quei due vecchi precipiterebbero dalla scogliera, cara
aveva risposto Carlynn. Sono certa che vi sarebbero
grati se tu e Liam ve ne occupaste al posto loro.
L'impresa era tutt'altro che facile. Raggiunsero un punto
a met del tornante. Joelle scavalc il muretto e tese le
braccia per recuperare la scatola.
Fa' un passo indietro disse Liam, porgendogliela.
Vengo anch'io. E si trov con lei sull'orlo del precipizio.
Joelle si accucci e pose a terra il contenitore. Sollev il
coperchio, ma prefer non guardare all'interno. Non voleva
vedere Carlynn chiusa dentro la scatola. Si alz lentamente,
con in mano l'urna aperta.
Va tutto bene? chiese Liam. Joelle cap che aveva notato
le lacrime.
Non vedo l'ora di lasciarla libera disse. Sollev la scatola
e la rovesci. Il vento port con s le ceneri, verso sud.
Una parte atterr sulla macchia e un'altra parte vol verso
l'oceano.
Joelle sent la mano di Liam sulla spalla e si appoggi
a lui.
La sua vita  stata molto complicata sussurr.
Ha avuto molti contrasti disse Liam.  vero. Ma pi
di ogni altra cosa mi colpisce che lei e Quinn, nonostante
tutto, siano stati capaci di vivere un matrimonio cos lungo
e felice.
L'hanno davvero vissuto disse Joelle.
Anche noi staremo insieme cos.
Come fai a esserne sicuro?
Perch disse Liam abbracciandola, siamo stati guariti.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Condurre le ricerche per un libro pervaso dal fascino della
costa californiana, dalle battaglie e dalle speranze di personaggi
generosi e compassionevoli e da un pizzico di
magia,  stato decisamente piacevole.
Michael Reynolds si  rivelato un aiuto prezioso per comprendere
come si vive nella penisola di Monterey. Mike
Woodbury e Karen Sears mi hanno impartito lezioni virtuali
di vela. Suzanne Schmidt, una delle mie amiche pi
care, nonch ostetrica e ginecologa, mi ha fatto da guida
attraverso gli aspetti medici del mio racconto.
Con il suo talento e la sua saggezza, l'amica scrittrice
Emilie Richards  stata prodiga di consigli durante la stesura
del romanzo.
La mia gratitudine anche a Richard Bingler, Liz Gardner,
Tom Jackson, Craig MacBean, Patricia McLinn e Katherine
Rutkowski, per i loro cospicui contributi alla nascita del
libro.
Come sempre, un grazie alla mia agente, Ginger Barber,
per la fiducia che ripone in me, e alla mia editor, Amy
Moore-Benson, per la capacit di aiutarmi a far s che un
buon libro diventi un ottimo libro.
...
.
...
FINE.  